Rio 2016: una grande lezione per il futuro

Rio 2016: una grande lezione per il futuro

L’Olimpiade di Rio è la testimonianza più rappresentativa di quanto i club italiani siano le fondamenta sulle quali il nostro movimento si basa, persino nell’alto livello. Del resto non si può negare che l’oro di Fabio Basile è direttamente attribuibile all’opera di programmazione dell’Akiyama Settimo Torinese dei fratelli Pierangelo e Massimo Toniolo. Rio 2016 ci invita a superare un sistema governato dalle eccezioni, dai campanilismi, dalla non trasparenza, dall’anteporre il “di chi è” al “merita”. Lontano dalla logica della medaglia libera tutti, oggi tutti conosciamo chiaramente come affrontare il futuro; ai nostri dirigenti spetterà da un lato decidere se far propria la lezione di Rio, dall’altro definire chiaramente gli obiettivi che inevitabilmente indicheranno la direzione di navigazione dell’immensa imbarcazione che si chiama FIJLKAM.

Pubblicato da Ennebi il 20 ago 2016 in Bucharest, ROM

Grande successo per l’Italia - A conclusione della XXXI edizione dei Giochi Olimpici, facciamo alcune riflessioni. Per il Judo, il successo è evidente e dopo Sydney 2000 torniamo di nuovo a ad avere un numero di medaglie superiore ad una unità. Ci sono piaciute le prestazioni di tutti gli atleti italiani in gara, indipendentemente dal risultato: Fabio Basile, Odette Giuffrida, Matteo Marconcini, Edwige Gewnd, Valentina Moscatt ed Elios Manzi sono tutti stati eccellenti nelle loro performance. Un grande cambiamento rispetto al recente passato, sancito con la quarta posizione nel medagliere per nazioni alle spalle di tre super potenze: Giappone, Francia e Russia. I nostri complimenti agli atleti e allo staff che li ha seguiti.

La nostra risorsa principale - Qualche giorno prima dell’inizio delle Olimpiadi abbiamo pubblicato un pezzo dal titolo “Obrigado Italia” – il portoghese non poteva che essere d’obbligo – a firma di Alessandro Cau, il quale ringraziava tutti coloro che avevano contribuito alla crescita del movimento judoistico italiano in questo quadriennio, nonstante fosse uno dei periodi più difficili che il nostro movimento abbia mai vissuto. Il ringraziamento di Cau partiva proprio dai nostril Club e dalle famiglie degli atleti, quindi dai tecnici nostrani che li hanno formati e cresciuti. In effetti, l’Olimpiade di Rio è la testimonianza più rappresentativa di quanto i club italiani siano le fondamenta sulle quali il nostro movimento si basa, persino nell’alto livello. Del resto non si può negare che l’oro di Fabio Basile è direttamente attribuibile all’opera di programmazione dell’Akiyama Settimo Torinese dei fratelli Pierangelo e Massimo Toniolo. Quello di Fabio Basile non è l’unico esempio, ma è senza dubbio il più rappresentativo.

Definizione degli obiettivi - Qualche giorno fa Il Fatto Quotidiano usciva con un pezzo a firma di Lorenzo Vendemiale dal titolo “Olimpiadi Rio 2016, judo italiano d’oro: dietro i successi di Basile e Giuffrida ci sono programmazione e investimenti”, nel quale Vendemiale fa riferimento al Progetto Tokyo 2020, talmente ben organizzato che i risultati sono arrivati con quattri anni d’anticipo. Se da un lato il giornalista de Il Fatto ha scritto quello che gli è stato riferito, dall’altro lato è chiaro che non conosce le dinamciche del movimento judoistico italiano. E’ ovvio che un progetto nato a fine 2015 – e attualmente sospeso – nulla ha a che vedere con le medaglie di Rio 2016. Agli addetti ai lavori, è altresí ovvio che la programmazione e l’investimento non sono stati effettuati a livello centrale dalla federazione che ci rappresenta, bensí dai club e dalle famiglie che giorno dopo giorno hanno lavorato per realizzare degli obiettivi. Ecco, abbiamo citato questa fantomatica parola, “obiettivi”, che pare sia vietata in via dei Sandolini ad Ostia. Essi sono direttamente collegati alla programmazione: del resto senza obiettivi non si può parlare di programmazione e vice versa. L’oro di Fabio Basile è stato un obiettivo programmato all’interno della fucina di campioni dell’Akiyama Settimo Torinese e in nessun altro luogo. Ne è chiara testimonianza il fatto che la nazionale italiana abbia qualificato per “sbaglio” – tanto per usuare un eufemismo – tre dei sei atleti volati a Rio, tra i quali lo stesso Basile. Alla faccia della programmazione! Torniamo alla definizione degli obiettivi, chiari e raggiunbili: si tratta di un passaggio di fondamentale importanza per il futuro di qualsiasi Organizzazione. Del resto, avete mai visto un marinaio che invita i passeggeri a salire a bordo senza dire dove sta andando? A tal proposito mi viene in mente che i dirigenti della nostra federazione non ci hanno mai parlato di obiettivi chiari e raggiugibili, quanto meno io non me ne sono mai accorto… tuttavia sono pronto a fare un passo indietro qualora qualcuno mi faccia notare il contrario. E’ chiaro che dire “faremo bene a Rio” - oppure a Tokyo – è più una presa per i fondelli piusttosto che una chiara definizione di obiettivi.

Una grande lezione per il futuro - Le Olimpiadi di Rio ci regalano una grande lezione per il futuro che non possiamo ignorare. Non è più una opinione oggi giorno pensare che sia fallimentare puntare solamente su un gruppo ristretto di atleti! Rio 2016 ci insegna che ha senso lavorare su una prima squadra, ma ha ancora più senso lavorare su una seconda e su una terza. Rio 2016 ci insegna che dobbiamo aprire ad un contesto competitivo, superando la logica dei titolari – se non a qualificazione olimpica ultimata – con indubbio vantaggio per ogni parte in causa. Rio 2016 ci insegna che all’interno dei club italiani abbiamo delle risorse validissime che dobbiamo mettere a frutto piuttosto che tenere in disparate. Rio 2016 ci insegna che non è sufficiente qualificare un atleta alle Olimpiadi, ma è altresí importante che sia una delle teste di serie. Non solo Rio 2016, ma ancora prima gli europei di Kazan 2016 ci aveva fatto capire quanto miope sia l’approccio che governa le nostre scelte tecniche e politiche, che hanno avuto il proprio culmine con i mondiali di Astana 2015, dove furono mandati solo 9 atleti lasciandone a casa altrettanti 9, tra i quali Elios Manzi e Fabio Basile. Una convocazione al ribasso che denotó una totale mancanza di prospettiva. Rio 2016 ci invita a superare un sistema governato dalle eccezioni, dai campanilismi, dalla non trasparenza, dall’anteporre il “di chi è” al “merita”. Rio 2016 ci invita, infine, a non confondere questioni tecniche con questioni politiche.

Lontano dalla logica della medaglia libera tutti, oggi tutti conosciamo chiaramente come affrontare il futuro; ai nostri dirigenti spetterà da un lato decidere se far propria la lezione di Rio, dall’altro definire chiaramente gli obiettivi che inevitabilmente indicheranno la direzione di navigazione dell’immensa imbarcazione che si chiama FIJLKAM.


  1. Claudio Zanesco says:

    premesso che quanto scritto da Ennebi è condivisibile, non conosco a fondo le dinamiche che hanno portato i tecnici nazionali a certe scelte piuttosto che altre, per cui si questo mi astengo, vorrei aggiungere che sarebbe opportuno programmare anche la crescita della base che fornisce linfa vitale alla Federazione, ovvero gli iscritti ai club, i partecipanti alle competizioni (ridotti ormai all’osso) la qualificazione degli insegnanti, il marketing e molto altro. Come diceva qualcuno nei giorni scorsi, perdere questo treno pubblicitario sarebbe un suicidio…

    • Ennebi - Amministratore says:

      Maestro Zanesco, ha perfettamente ragione! Come sempre, è puntuale a preciso. Grazie

  2. Arsenio says:

    Analisi a tratti condivisibile, a tratti incompleta: manca “un Toniolo” per esempio, quello che con Fabio Basile ha condiviso il tatami delle gare di qualificazione; mancano gli “altri” quei Federali che hanno lavorato bene per gli olimpionici indipendentemente dalla scelte dei politici; mancano gli altri “altri”: gli olimpionici che si sono guadagnati Rio indipendentemente dal risultato perché il fatto che ci fossero, nonostante lo sfacelo federale che ha preceduto il 2016, è il loro risultato, loro e di chi con loro ci ha creduto; mancano gli altri altri “altri”: quelli che per colpa di un triennio di scelte sbagliate Rio l’anno persa…….mancano e senza di loro non è uguale!!
    Forse non si conosce a fondo la materia…peccato, occasione sciupata per un’analisi potenzialmente costruttiva: la memoria di vecchi articoli di ex giornalisti di questo blog non basta a fare la differenza.

    • Ennebi - Amministratore says:

      Ha ragione, per questo motivo la invito a leggere il pezzo “Obrigado Italia” pubblicato in tempi non sospetti, all’interno del quale non ci siamo dimenticati degli “altri”. Buona lettura

      PS.
      Obrigado Italia è citato e linkato nel pezzo sovrastante!

    • Giulia says:

      Caro Arsenio (o qualsiasi sia il suo nome reale),
      l’articolo qui presente si intitola “Rio 2016: una grande lezione per il futuro” e dice delle cose sacrosante. Non ha lo scopo di elogiare tutti quelli che hanno contribuito alla vittoria di Fabio e Odette… a cui vanno i miriti principali per averci creduto fino alla fine.
      In quello che dice il sig. Ennebi ci vedo un invito a riflettere sugli errori del passato… che indubbiamente ci sono stati e tanti…
      Con una programmazione avremmo potuto avere non solo piu qualificati alle Olimpiadi, ma anche una migliore posizione nel ranking per manzi, moscatt, gwend e marconcini e forse di medaglie a casa ne portavamo di piu.
      La programmazione la fanno i dirigenti che quando ingaggiano un team fissano e condividono degli obiettivi… il testo mi pare chiaro, si rivolge proprio ai dirigenti… alcuni tecnici non capisco per quale motivo si sono sentiti chiamati in causa… mah

  3. marco bottinelli says:

    L’articolo dice il vero sulla finta programmazione di Rio 2016 e i commenti confermano in modo unanime che certi risultati siano frutto solo e soltanto di investimenti economici e tecnici di famiglie (i primi) e club (i secondi) , e questo per Fabio Basile é a mio giudizio indiscutibile. Ma Fabio,forse inaspettatamente, ha vinto e anche molto bene e quindi tutti sono saliti sul carro del Vincitore e non sarà facile far capire ai Dirigenti Federali (e non ai Tecnici Federali che il loro lavoro lo fanno e anche bene)che poco centrano con quello che é successo, che fino a 4 mesi fa stavano guardando da un’altra parte e non avevano visto Fabio, Elios e Matteo che sbracciavano per farsi vedere e portare a far punti olimpici in qualche gara. Mentre per Odette Edwige e Valentina il discorso è senz’altro diverso loro forse veramente dentro un progetto.
    Lo stellone italico stampato negli occhi di tigre di Fabio e Odette hanno fatto il botto ora io mi aspetterei dalla federazione solo 2 cose:
    - L’utilizzo corretto ma importante dell’immagine di questi bei giovani
    per riempiere le palestre e cercare nuovi sponsor.
    - Una piccola professione di umiltà che consiste nel capire i propri
    errori e primo fra tutti quello di non investire in maniera più massiccia sui giovani , portandoli alle gare, aiutandoli a fare judo a casa loro senza dissanguare le famiglie o sperare solo nel lavoro dei Clubs.
    Ma poi ripensandoci, perché fare autocritica quando si vince (non é mai stata fatta neanche quando si perdeva) e quindi saltone sul carro del Vincitore e poi a Tokio ci pensiamo a primavera 2020 che magari ci va di c….fortuna e qualcuno in cantina ha preparato un altro Campione !!!!!!

    • Ennebi - Amministratore says:

      Gentile Marco Bottinelli,
      La ringrazio per questo Suo chiarimento, Lei ha spiegato molto meglio di come io abbia fatto quello che volevo dire.

      Ritengo che il confronto giovi a tutti, per questo motivo invito tutti quelli che mi hanno scritto in privato (alcuni per insultarmi) ad esporre pubblicamente le loro ragioni in modo civile.

      Non credo di possedere la verità assoluta e sono pronto a fare dei passi indietro (come ho anche scritto nell’articolo) qualora chicchessia mi faccia notare chiaramente che ho scritto delle baggianate… del resto sono umano e posso sbagliare.

      In ultimo, mi preme precisare che dire che una medaglia sia stata programmata in un club, non significa che non vi siano state altre persone che hanno dato un supporto più o meno importante alla vittoria, fermo restando che il merito principale e’ di chi ci ha creduto fino alla fine in prima persona, ovvero degli atleti stessi. Si badi tuttavia che nell’articolo mi riferisco chiaramente alla PROGRAMMAZIONE e non al lavoro dei collaboratori tecnici, su cui non ho nulla da dire anche perché non sono competente in materia.

      Grazie,
      Ennebi

  4. sonia says:

    Nell’articolo e nelle risposte varie non viene mai citato ciò che abbiamo (e metto il plurale xchè è di tutti il problema sia di chi lo ha creato…sia di chi lo ha portato avanti….sia di chi non ha fatto le giuste pressioni x farlo smettere sia di chi non ha fatto nulla xchè non era interessato)buttato nel cestino dell’immondizia … il lavoro di 10 Anni della commissione giovanile che ha portato i ns Ora Senior a fare quelle esperienze che servono (e sono servite anche alle ns medaglie e al 5° posto di questa Olimpiade) x poter affrontare un percorso di qualificazione Olimpica i vari Carollo …Ardizio..Meloni …Parlati …Piras …ecc ecc le donne Milani….poser…Centracchio…raia .Righetti…Greci giorgis….Paissoni ….Politi Rosetta non me ne vogliano quelli che non ho nominato, ma che hanno fatto parte di questi gruppi che dal 2009 hanno calcato i tatami di tutto il mondo riportando molti risultati (medaglie agli europei…ai continental open …agli Universiadi…) che non sono stati presi in considerazione quasi mai ,ecco direi che è da quì che bisogna cominciare ,lavoriamo sui giovanissimi ma non dimentichiamo che il 5° Posto di Marconcini non è frutto di nessuna presunta programmazione (vedi rio 2016—tokyo 2020) ma del lavoro prima di chi lo allena tutti i giorni poi della commissione giovanile (Moraci ,Toniolo,DiToma)
    Personalmente non credo che dobbiamo continuare a sperare nella fortuna o nel coraggio di qualche allenatore che allo stremo si espone (poi arrivano le medaglia e le qualificazioni) ma che sarebbe ora di scrivere pubblicare regole chiare e NATURALMENTE poi applicarle senza deroghe varie dando a tutti le giuste opportunità lavorando con una rosa di 4/6 atleti x categoria x classe

    • Ennebi - Amministratore says:

      Ha ragione, un ottimo commento! Concordo con Lei, nell’articolo manca un riferimento alla CAG, che ha lavorato egregiamente. Mea culpa!

Commenta con Facebook

commenti