Alberto Borin: dal judo all’Upperhand Gin, ecco com’è cambiata la sua vita!

Alberto Borin: dal judo all’Upperhand Gin, ecco com’è cambiata la sua vita!

Alberto Borin è stato un atleta della Nazionale Italiana, plurimedagliato ai Campionati Italiani Assoluti e a vari tornei Internazionali. Dopo la carriera da atleta, si è spostato in Svizzera dove ha allenato atleti di livello internazionale. Da pochi mesi Alberto ha cambiato vita: si è trasferito in Scozia dove produce il Gin “Upperhand” assieme alla moglie Claudia, coltivando una passione che entrambi hanno maturato in gioventù ed ereditato dalle rispettive famiglie. Alberto rappresenta un bellissimo esempio di come la vita può riservare sempre nuove sorprese a chi è capace di coglierle con coraggio e dedizione. La redazione di Italiajudo augura un grande successo ad Alberto e Claudia per questa nuova splendida avventura.

Pubblicato da Giovanni Di Cristo il 27 apr 2021 in Torre del Greco

Ci puoi raccontare com’è nata la passione per il gin?

Con mio padre condividevo tatami e vigneti. Mi spiegava i metodi di distillazione della grappa nel casolare che usavamo per la nostra piccola produzione di vino. Questo ha fatto sì che negli anni sviluppassi l’interesse al mondo dei distillati, tra cui ovviamente anche il Gin.

Vivi in Irlanda con tua moglie. Come mai questa scelta?

Mia moglie è nata a Stirling in Scozia ed è discendente dei Lafferty, una famiglia Irlandese trasferitasi in Scozia tra metà e fine ‘800. Sebbene poi sia cresciuta in Toscana non ha mai perso i legami con la famiglia materna. Quando abbiamo deciso di dar vita al progetto Upperhand abbiamo pensato, come fecero i suoi antenati, di spostarci in Scozia e cominciare da lì! Quindi viviamo in Scozia e distilliamo Upperhand in Irlanda proprio ad onorare le origini dei Lafferty.

Come vi siete conosciuti?

Allenavo in Svizzera ed ero tornato in Veneto, in visita alla mia famiglia per il periodo Natalizio. Mia moglie lavorava per una grossa azienda di prosecco del trevigiano. Ci siamo conosciuti in un locale tramite amici comuni. La passione per il buon vino e i distillati è stata sin da subito un collante.

Come vi siete divisi ruoli e responsabilità in questo lavoro?

Claudia è un commerciale d’eccellenza. Ha un’agenzia di consulenza sull’ export ed oltre ad Upperhand rappresenta anche altre realtà. Io mi occupo dell’aspetto di marketing/packaging e logistica. Per quanto riguarda ricette e produzione invece, si fa insieme. Lei mette la sua conoscenza dei sapori, data da un palato molto sensibile ed io cerco di rendere le cose il più pratiche possibile!

Qual’è la particolarità del vostro Gin?

E’ unico e distinguibile ma allo stesso tempo versatile, sia in miscelazione che per la preparazione di piatti in cucina. Abbiamo puntato su semplicità e qualità, usando solo 4 botaniche: Ginepro, Basilico, Aneto e Limone.

Ho appreso che avete venduto migliaia di bottiglie. Complimenti! Qual’è il vostro obiettivo per il 2021 e invece che tipo di volumi pensate di fare da qui a cinque anni?

Sì, come anticipato, Claudia viene da questo mondo ed ha maturato molta esperienza e conoscenze negli anni. Da Maggio 2019 in cui la prima bottiglia di Upperhand è stata venduta, siamo distribuiti in diversi paesi tra cui ovviamente l’Italia. Il nostro obbiettivo nei prossimi anni è quello di consolidare i mercati esistenti e prepararci ad attaccare i grossi mercati come Cina e USA.

Come pensate di raggiungere questo ambizioso obiettivo?

Stiamo diversificando il nostro portfolio, aggiungendo prodotti che andranno ad affiancare Upperhand. A breve lanceremo Lafferty’s Gin, che avrà come mascotte un alpaca di nome Archy. Sarà un classico London Dry Gin. Stiamo per acquisire il terreno dove poi nascerà la nostra distilleria e dove potremmo produrre, oltre alla nostra gamma di gin, anche il primo Scotch Whisky dal cuore italianissimo!!

Con sincerità: meglio l’Irlanda o l’Italia? E perché?

In realtà non c’è un meglio. Sono due realtà molto diverse, che è difficile paragonare. Posso dire però, che mi mancano dell’Italia la convivialità ed il meteo.

Riguardo la pandemia da Covid 19, com’è la situazione oggi in Irlanda ?

Qui, la situazione non è migliore che in altri paesi. L’allarmismo è all’ordine del giorno. La cosa a favore è il meteo che non ti fa venir voglia di uscire! Siamo in lock down totale da metà Dicembre, inizieranno a riaprire, con delle restrizioni più leggere dal 26 Aprile a differenza dell’Inghilterra che invece aprirà prima. La poca simpatia tra Scozzesi e Inglesi va avanti dai tempi di Braveheart (William Wallace) e sicuro non verrà risolta dal Covid!!

Da Campione di Judo a produttore di Gin. Ci sono degli insegnamenti appresi durante la carriera da atleta ed allenatore che ti sono stati utili nella tua (nuova) vita e veste di produttore di gin?

Da atleta ho imparato a gestire le emozioni. Prima di entrare in una riunione importante vado a ricercare le sensazioni che avevo prima di un incontro, cuore a mille e quel misto di determinazione e paura, mi aiuta a rimanere concentrato. Da allenatore invece ho imparato ad essere concreto, creando obbiettivi e pianificandone i passaggi intermedi. Mi ha anche migliorato dal punto di vista della gestione della squadra di lavoro. Credo fermamente che nulla accada per caso e che il percorso da atleta e da allenatore mi hanno preparato e formato per la vita da produttore e imprenditore.

Sono sicuro che continui a seguire le gesta degli atleti della Nazionale Italiana, di cui in passato hai fatto parte. Come vedi i nostri atleti in prospettiva Olimpiadi?

Ovviamente! Il Judo non è un qualcosa che chiudi in una scatola e metti in soffitta. Quando lo hai respirato ti entra nei polmoni e fa parte di te. Il potenziale della squadra Italiana è alto. Sulla carta vedo 2 medaglie olimpiche, più 1 Upperhand, quella medaglia che nessuno si aspetta! Poi si sa, quel giorno tutto può accadere!

Ti va di raccontarci un episodio in particolare che ti è rimasto impresso nella tua bellissima carriera da judoka?

L’incontro con Valentin Grekov (UKR) prestito dell’Akyjama Settimo ai campionati Italiani a squadre del 2004. Aveva vinto un paio di settimane prima i Campionati Europei. E’ stata la prima volta che riuscii a togliere i freni ed esprimermi al 100%. Il mio allenatore al tempo (Enzo De Denaro) mi disse: “bhè, Judo lo sai fare. Valuteremo!” in un misto di dialetto Triestino e Veneziano. Più volte ho pensato non avesse nessun senso quella frase! Mi sarei aspettato strategia, il classico: “mi raccomando, prima la manica” o cose simili. Invece no. In effetti, di che tattica volevo parlare? Sulla carta ero dato 10 a 0! Giustamente il “valuteremo” era l’invito a divertirmi! Cosa che a discapito di Grekov quel giorno ho fatto!

Restando in ambito del judo, stai allenando in Irlanda? Se la risposta è no, Ti piacerebbe? 

Due, tre volte la settimana mi organizzo e salgo in tatami al Centro Nazionale di Edimburgo, dove si allena la squadra Scozzese diretta da Euan Burton e Billy Cusack. Non voglio perdere il contatto con il tatami e mi piace tener “l’occhio allenato” su come cambia il modo di combattere. Non è mia intenzione per il momento, tornare ad allenare. Non avrei abbastanza energie da dedicare ai ragazzi e quindi, non lo farei come vorrei e come loro meriterebbero.