Si guarda avanti!

Si guarda avanti!

Sembra vero: si guarda avanti! Raccogliendo il meglio dell’anno ormai alle spalle, l’Italia del judo si affaccia all’imminente 2014 con lo sguardo teso alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Con la consapevolezza che il quadriennio di Rio 2016 fosse l’ultimo da presidente, già negli scorsi mesi il presidente Pellicone aveva intrapreso una strada di rinnovamento [...]

Pubblicato da AC il 26 dic 2013 in Monza

Sembra vero: si guarda avanti! Raccogliendo il meglio dell’anno ormai alle spalle, l’Italia del judo si affaccia all’imminente 2014 con lo sguardo teso alle Olimpiadi di Rio de Janeiro.

Con la consapevolezza che il quadriennio di Rio 2016 fosse l’ultimo da presidente, già negli scorsi mesi il presidente Pellicone aveva intrapreso una strada di rinnovamento guardando alla prossima Olimpiade come ad un punto di svolta a cui fosse necessario arrivare preparati .

La nomina della nuova direzione tecnica, la regolamentazione dell’attività internazionale in termini di criteri ed aperture, l’elaborazione di un Piano dell’Attività Agonistica Federale attraverso le proposte dei club e dei comitati regionali, sono infatti segni non banali, alla luce della storia anche recente della nostra Federazione.

Organizzazione, programmazione, decentramento sono stati i concetti chiave del rinnovamento propostodal nuovo direttore tecnico Raffaele Toniolo: organizzare per risparmiare ed investire meglio, programmare per ottimizzare la preparazione e la resa degli atleti, decentrare e collaborare con i tecnici della società militari e civili per far crescere i talenti nei propri contesti abituali ed i tecnici di club attraverso l’esperienza dei tecnici federali.

La recente pubblicazione dei criteri di partecipazione all’attività internazionale ha incarnato con energia le idee di liberalizzazione, riconoscimento del merito e progettualità di cui la nuova direzione tecnica s’è fatta promotrice: la possibilità di conoscere con largo anticipo i criteri di selezione delle competizioni internazionali più importanti, oltre a definire per la prima volta dei parametri oggettivi e condivisi,  consente di delineare in modo chiaro i percorsi e le tappe irrinunciabili per chi ambisce all’alto livello, dando potenzialmente a tutti la possibilità di puntare in alto; d’altronde la conferma della liberalizzazione dell’attività internazionale – che nel futuro potrebbe prevedere ulteriori ampliamenti – si è rivelata fondamentale per un’evoluzione del judo italiano in ottica internazionale, alla luce dei benefici finora ottenuti a partire dai settori giovanili.

Il Piano dell’Attività Agonistica Federale 2014, pubblicato in seguito all’ultimo Consiglio Federale, ha finalmente preso in considerazione le proposte delle società e dei comitati regionali, rappresentando un’evoluzione positiva della “famosa e fumosa” bozza del dicembre 2012. In estrema sintesi, le novità principali per il 2014 riguardano la revisione del sistema di ammissione alle finali nazionali per tutte le classi d’età con l’adozione delle Ranking List accanto alla tradizionale fase qualificazione regionale (fanno eccezione le donne, purtroppo ammesse di “diritto”, previa partecipazione – e non risultato – alla fase regionale di qualificazione); l’organizzazione del circuito nazionale di Grand Prix anche per la classe senior; la revisione del sistema di passaggi di grado a punti fino al terzo dan con la ridefinizione delle prove per classi agonistiche, master e kata; la tutela  del doppio recupero per i ripescaggi, messo irragionevolmente in discussione lo scorso dicembre.

Questo positivo bagaglio di scelte e decisioni con cui il judo italiano conclude il 2013, raccoglierà i suoi frutti sul tatami a partire da gennaio nell’ottica di un’evoluzione necessaria in vista di Rio 2016 e oltre.

Guardando a quell’orizzonte, la recente scomparsa del presidente Matteo Pellicone, dopo l’iniziale inevitabile sgomento, ha richiesto la messa in campo di tutte le risorse disponibili per garantire una linea di continuità e di progresso.

Non fa scandalo, né sorprende infatti che Pellicone stesso abbia indicato nella figura del Segretario Generale Domenico Falcone, un successore pro-tempore capace di traghettare la Federazione in modo compatto ed efficiente verso le nuove opportunità che il dopo Rio saprà esprimere; sarebbe d’altronde assurdo improvvisare in poche settimane una leadership avulsa dal cammino intrapreso dopo i Giochi di Londra, col rischio di frenare e bloccare quel rinnovamento ancora lieve ma presente che ha caratterizzato questi mesi.

Quello iniziato con Pellicone l’8 dicembre 2012  può essere infatti inteso come un percorso di responsabilità che guarda oltre il 2016 per individuare un’evoluzione positiva ed una successione matura ad un periodo storico che va concludendosi. E’ un percorso che inevitabilmente dovrà partire dal qui ed ora delle necessità individuate nell’ultima Assemblea ma che dovrà inevitabilmente estendersi con responsabilità al dialogo con le società sportive a garanzia di una partecipazione più ampia e democratica alla vita federale; è un percorso che passerà dall’1 febbraio 2014 per raccogliere con consapevolezza l’eredità di chi c’era e trasformarla davvero nella realtà di domani.

In questo cammino, la responsabilità di tutti è quella di mettere in campo le risorse migliori conidee e progetti, rischiando in prima linea e a viso aperto perché ciò che è stato non vada disperso ma si trasformi in ciò che sarà.”

 

Clicca qui per il PAF 2014

 

Clicca qui per i regolamento per l’Attività Internazionale 2014

 

 

“Il più grande spreco nel mondo

è la differenza tra ciò che siamo

e ciò che potremmo diventare”

Ben Herbster

 


  1. zanesco claudio says:

    Gentile, editorialista, la sua analisi è decisamente onesta e corretta, ma secondo il mio inutile e modesto parere pongo alcune osservazioni che ho già pubblicamente espresso in più occasioni, chiaramente inutilmente nel senso che nessuno mi fila e quindi è probabile che sia io quello fuori posto, ma siccome la sua rubrica è pubblica basta firmarsi, ancora una volta voglio dire la mia.
    Se concordo con Lei nel dire che i programmi per Rio siano fondamentali per la tenuta della Fed., altrettanto non capisco perchè ci si debba occupare sempre e solo di quel 3/8 per cento della Federazione, ovvero gli atleti di alto livello, si discute nelle palestre, anche in quelle di periferia dove un agonista serio è un miracolo dei criteri di ammissione ai tornei internazionali, quando questo non riguarda nessuno, non si parla quasi mai di didattica e di come trattenere nel dojo gli adulti, erroneamente nominati Amatori,corsi su corsi su come allenare i cadetti ecc. ecc. poi in Italia con più di 50 milioni di abitanti siamo costretti ad ammettere di diritto alle finali tutte le “donne”, , e questi sono alcuni esempi, mi rifaccio ad un vostro articolo su un ( o una non ricordo bene) judoka italiana ad un corso francese, dove tutti sapevano fare kata, mi ricordo nel 1983 o 84 ad una gara in Marocco il padre del Petri attuale campione del mondo, allora fortissimo atleta 78 kg che dopo gli allenamenti praticava Koshiki no kata, ed eravamo negli anni 80. Detto questo concludo con il mio totale disappunto su un eventuale governo “tecnico”, l’esempio avuto in politica è emblematico, alla nostra Federazione non serve un bravissimo tecnico fattosi Presidente, ma una persona che abbia il riconoscimento vero ed autentico della base, solo cosi si scateneranno le forze positive. E questo con il massimo rispetto delle capacità dei singoli.
    Siccome immagino che Lei sia ad uno stage sulla neve la saluto e a rivederci alla prossima esaltante stagione sportiva

  2. Marco Bottinelli says:

    Lo sguardo io penso convenga sia proteso verso i fasti della prossima Olimpiade, verso la gara Top per definizione , anche perché se per caso lo sguardo ci cadesse sui ns. tatami di provincia sarebbe a mio avviso abbastanza desolante , sopratutto per numero di praticanti e situazione delle società sportive. Concordo abbastanza con le riflessioni dell’amico Zanesco riguardo la necessità di fare di più per i non agonisti (cosi non ci chiamiamo amatori)e per gli atleti di medio livello di ogni classe d’età.
    Un pò tanto ” Democristiano ” e sinceramente poco consono alla vs. bellissima testata giornalistica mi sembra il richiamo ad :” individuare un’evoluzione positiva ed una successione matura ad un periodo storico che va concludendosi”.
    Periodo storico di lunghezza e continuità ribadisco inusuali per qualsiasi organismo democratico, e a me personalmente invece fa un pò scandalo l’indicazione alla successione (prescindendo ovviamente dalla Persona e dalle Sue indubbie capacità). Senza voler essere in sintonia con nessun tipo di Robespierre, io penso che come già fatto nella parte tecnica la ns. beneamata federazione abbia bisogno per GUARDARE AVANTI di discontinuità, anche a costo di creare nuove difficoltà aggiuntiva, anche perché di continuità ne abbiamo avuta veramente tanta.

  3. Leonardo C. says:

    Trovo sbagliatissimo aver abolito i tornei regionali per l’acquisizione della cintura nera, limitandoli alle qualificazioni ed alle finali nazionali. Il PAF 2014 mi delude da questo punto di vista. Spero si consenta anche a chi non è un campione di poter raggiungere la cintura nera combattendo. A questo proposito non è stata ascoltata nessuna società sportiva. Basterebbe un sondaggio online al quale si accede con codice federale e password. Buon anno

  4. Vittorio Serenelli says:

    Mi piacciono sia le considerazioni di Claudio Zanesco che quelle di Marco Bottinelli, mi piace un po’ meno l’assordante silenzio di chi nei bar e corridoi di palazzetti spesso si è lamentato di un sistema cristallizzato, bloccato e che oggi potrebbe ricevere uno slancio nuovo per un reale rinnovamento. Sono d’accordo che Domenico Falcone abbia le capacità per poter traghettare la Federazione fino alla fine del quadriennio, ma sono ancora più d’accordo nel condannare prima la “forma” poi la “sostanza”. Per forma intendo l’indicazione alla successione come fossimo in una dinastia monarchica e nella sostanza perché non mi piace il concetto di “traghettare” che a mio avviso risulta solo perdere del tempo prezioso. Sono convinto che a questa epocale elezione dovrebbero presentarsi dei candidati con dei chiari ed espliciti programmi, sui cui contenuti confrontarsi. Però, mi ripeto, la cosa che mi sconcerta di più è il non sentire le opinioni dei tanti che ho sentito negli anni opporsi, proporsi, lamentarsi. Dite la vostra, se non ora quando? Buon Anno Vittorio Serenelli

  5. pierattilio maino says:

    Bom dia a todos,
    entro volentieri nell’ assunto, non fosse altro che, dopo 14 anni di emigrante in Brasile, mantengo in Italia il grado di 6º dan e la qualifica di maestro presso il mio J.C.Alghero. Noto come sempre una certa acredine nei confronti della Federazione nazionale, come se fosse la causa di tutti i societari insuccessi.
    Signori miei, ognuno gestisce i propri corsi con indirizzi e finalitá che sono totalmente avulsi alla Federazione.
    Chiamali come vuoi querido ex collega Claudio Zanesco i corsi amatoriali, sta di fatto che tocca a te promuoverli al meglio nell’ ambito sociale e territoriale nel quali ti devi per forza
    geograficamente muovere, la Federazione non entra per nulla, non hanno di certo obbiettivo Rio 2016…. Anni 80 e 90 in provincia di Bergamo, oltretutto con risultati a livello nazionale mai piú ripetibili, ai miei corsi sempre brulicanti di bambini e ragazzi non interessava piú di tanto che 2 giorni prima Fabrizio Francese avesse fatto medaglia agli assoluti, o che il Body Pak
    fosse promosso in serie “A” a squadre, erano solo estremamente vogliosi che gli presentassi una lezione diversa dalla precedente,
    con nuovi stimoli,finalitá,impegno e professionalitá. Nel nostro (Vostro!) ambiente, purtroppo (o per fortuna??) navigano i piú disparati personaggi, dalle piú disparate capacitá tecnico-didattiche e dalle piú disparate finalitá:il professionista vero, il dopo-lavorista, l’ improvvisato,l’avventuriero, e colui che nell’ offerta globale del grande centro polifunzionale ci butta anche il Judo, forse per antico amore o forse per trarne vantaggi propagandistici e fiscali…tutti con problemi e finalitá oggettivamente differenti,
    vogliamo farne carico e colpa alla Federazione?? Anno 2000, circoscizione di Cittá Alta (BG) ottengo l’uso della palestra comunale per 2 lezioni la settimana, me la proibiscono durante tutte le vacanze scolastiche (una manna per i dopo-lavoristi!) arrivo alla scrivania del Pres. di Circoscrizione con tanto di statuto federale richiestomi al momento della concessione e il calendario federale aggiornato: esami regionali per il 1º dan al 13 di ottobre,come posso mai preparare l’esaminando residente in Cittá Alta in 2 lezioni?? me ne andai “chiavi in mano” inizio 1º settembre uso a volontá…Credo che la Fed. nazionale abbia fatto molto per i cosidetti corsi amatoriali, gare di Master e Kata ufficializzate che possono dare ampia soddisfazione ad una parte non indifferente
    di praticanti attivi ed interessati. Altro discorso le squadre nazionali, stando in Brasile ho capito (dopo la presidenza di Paulo Wanderley Teixeira perché prima era medioevo puro..Aurelio Miguel docet…)che agli atleti é doveroso riconoscere un pur minimo incentivo economico (aqui borsa di studio per risultati provinciali, statuali e nazionali)gli atleti di interesse nazionale sono pur arruolati nei vari corpo militari (la campionessa olimpica Sarah Menezes nella Marinha do Brasil)ne percepiscono lo stipendio ma rimangono pur sempre tesserati al loro originale Club di appartenenza e sono a disposizione del c.t. nazionale in vista delle piú importanti occasioni.I risultati chiamano e lo sponsor risponde: Infoareo (gestore in toto degli areoporti brasiliani), Banco Bradesco (la seconda banca del Brasile)Sadia (prima industria agroalimentare del Brasile)e via via..spazi televisivi a non finire, poi ancora premi nazionali (Sarah Menezes eletta atleta brasiliana dell’ anno premiata dall’ ex Pres. Lula)innumerevoli iniziative locali a promozione del Judô promosse e sponsorizzate in ambito locale…e la materia prima non manca di certo,la neo campionessa mondiale Rafaela Silva creciuta in un progetto di recupero in una favela di Rio de Janeiro… volonterosi e numerosi da non credere, con loro il mio successo da allenatore della squadra giovanile del Ceará 2000-2004….ma questo é altro mondo, indipendentemente dalla FIJLKAM, dai suoi I.T. e dalle sue Societá…se potete copiare qualcosa ben venga per voi…di certo non vi mancano personaggi qualificati e responsabili…il materiale umano alla fine nemmeno, esce sempre una gradita sorpresa…
    abraços a todos
    pierattilio maino-brasil

  6. zanesco claudio says:

    Un salutone all’amico Maino do Brasil

  7. luca c. says:

    Per la mia modesta opinione penso che le novità introdotte vadano a interessare solo la piccola cerchia dei grandi club e non tengano alcuna considerazione delle piccole realtà che vanno avanti facendo conti con la crisi e il sempre più esiguo numero di persone che si affacciano al judo.
    Spiegatemi che senso ha eliminare quasi del tutto l’attività regionale e abolire i grand prix 1 e 2 dan.
    Magari si vuole fare un salto in alto e alzare il livello “imponendo” a tutti di partecipare a gare internazionali ma penso che il risultato potrebbe essere quello di allontanare ancor di più i praticanti.

  8. AC says:

    Accolgo con piacere le critiche ed il dibattito generato da questo articolo: se fossimo capaci di dibattere sempre a viso aperto e non “tra pochi” nei bar dei palazzetti, sulle gradinate o nei parterre, probabilmente cresceremmo di più e più rapidamente…lo stesso – come saggiamente sottolinea Pierattilio Maino – accadrebbe se imparassimo a guardare con curiosità e voglia di imparare al di fuori dei nostri confini, siano essi l’orto di casa, la regione o l’Italia. Va anche detto che per crescere sarebbe fondamentale sostituire il piagnisteo “sempre e comunque” con una più utile – forse difficile – dialettica “construens” che alla critica faccia seguire in modo sistematico la proposta: siamo stati abituati male e purtroppo non è costume.

    In quest’ottica mi piacciono gli spunti di Claudio Zanesco, che ribadisce l’importanza di curare la base con la stessa attenzione che in questi primi mesi del quadriennio si sta riservando ad una meticolosa, utile e necessaria “restaurazione” dell’alto livello: è fondamentale che “chi di dovere” si adoperi per promuovere iniziative di crescita per il settore didattico, per quello “amatoriale”. Rispetto a quanto c’era prima non è “nulla” l’organizzazione del Circuito nazionale Senior e dell’attività Master e Kata, ma anche la revisione del sistema di acquisizione dei dan che a ben guardare allo stato attuale moltiplica le possibilità (campionato regionale, qualificazioni regionali, Grand Prix e finali nazionali anche a squadre se si considera l’attività agonistica junior-senior; trofeo Italia e Campionato Italiano per i Master; Campionato Regionale, Grand Prix e Campionato Italiano per i praticanti del kata) proponendo anche un lieve innalzamento del livello richiesto, rappresentano un passo in avanti. Fatico piuttosto a leggere in questa prospettiva l’ammissione di tutte le donne alle finali nazionali: un tentativo bislacco di apertura che non solo non rende giustizia al judo femminile in termini di parità, dignità e livello, ma che rischia di trasformare le domeniche di finale in odissee interminabili.
    Considero inoltre che il PAF non è dogma, ma è uno strumento di anno in anno migliorabile che è compito di tutto il judo italiano sperimentare e criticare in modo costruttivo laddove faccia acqua. Va riconosciuto che lo strumento di cui siamo stati dotati quest’anno, per quanto perfettibile, rappresenti un’evoluzione “storica” rispetto ai precedenti. Non basta, certo, ma è qualcosa: l’attenzione al settore didattico, alla formazione, alla promozione su larga scala del nostro sport, come anche una programmazione più sinergica e propositiva delle attività regionali DEVONO e POSSONO trasformarsi in progetti e scelte concrete che la prossima presidenza non potrà ignorare.

    A proposito di presidenza chiarisco infine che “individuare un’evoluzione positiva ed una successione matura ad un periodo storico che va concludendosi”, significhi a mio avviso non fermarsi al prossimo Febbraio ma guardare a chi e come potrà dare forma alla Federazione di domani dal 2016 e non in corsa a costo di “nuove difficoltà” e “tempo perso” come suggerito dai commenti precedenti. Una leadership, d’altronde non si costruisce in due mesi scarsi, come anche una “discontinuità” cercata per crescere.

    Punti di vista.

    AC

    • amministratore says:

      Ben detto, condivido in pieno.

      Ennebi

Commenta con Facebook

commenti