Intervista con Asma Niang

Intervista con Asma Niang

Oggi tra i tatami dell’INJ, dove si è svolto l’OTC del Grand Slam di Parigi, finiti gli allenamenti, ho il piacere di scambiare quattro chiacchiere con una compagna di allenamento, un’altra “straniera” in terra francese. Ciò che ci accomuna non è solamente il judo, ma anche la preparazione fisica e la preparazione mentale. Eccovi una piccola intervista con la judoka Assmaa Niang, atleta marocchina top level nella WRL, che sta preparando il quadriennio olimpico qui a Parigi.

Pubblicato da Cristina Piccin il 6 mar 2019 in Parigi

Oggi tra i tatami dell’INJ, dove si è svolto l’OTC del Grand Slam di Parigi, finiti gli allenamenti, ho il piacere di scambiare quattro chiacchiere con una compagna di allenamento, un’altra “straniera” in terra francese. Ciò che ci accomuna non è solamente il judo, ma anche la preparazione fisica e la preparazione mentale. Eccovi una piccola intervista con la judoka Asma Niang, atleta marocchina top level nella WRL, che sta preparando il quadriennio olimpico qui a Parigi.

Buongiorno Asma, puoi presentarti a Italiajudo?
 Mi chiamo Asma Niang, categoria -70 kg, judoka internazionale per il Marocco. Dal 2012, dopo le Olimpiadi di Londra, ho deciso di rappresentare il mio paese d’origine. Sono nata in Marocco, in una città vicino a Casablanca. Il mio percorso sportivo è un po’ atipico, perché ho iniziato judo a 20 anni. Il mio sogno è sempre stato quello di partecipare ai Giochi Olimpici. Cercavo uno sport in cui potevo esprimere il mio fisico, che era il mio punto forte. Diciamo che ero forte in tutti gli sport che ho praticato, ma non trovavo veramente lo sport che mi portasse alle Olimpiadi e poi il destino ha fatto sì che arrivassi in Francia a 12 anni. Ho preso tempo per integrarmi nella società e a 20 anni ha scoperto il judo.
Purtroppo non potevo solamente allenarmi, quindi sono entrata nel corpo dei Pompieri di Parigi, per 10 anni e quindi ho fatto un “doppio progetto”, anche all’epoca in cui combattevo con la Francia. Poi un giorno ho deciso, o meglio creduto di avere il livello per rappresentare il mio paese d’origine alle Olimpiadi. Perciò ho lasciato tutto e ho deciso di consacrarmi solamente al judo, combattendo per il Marocco.

Come hai fatto a gestire i due progetti che avevi?
Allora.. Non mi sono posta molte domande, in quanto ero, possiamo dire, autodidatta nel mondo dell’alto livello del judo. Il mio lavoro era prioritario ovviamente, ma il judo non era solamente un hobby, da qualche parte nella mia testa sognavo i Giochi Olimpici. Però non mi ponevo troppe domande: lavoravo con i Pompieri di Parigi e ciò mi ha aiutata in quanto essi richiedono un’eccellente forma fisica e allenamento. Diciamo che non era come stare dietro ad una scrivania tutti i giorni! Essi hanno una preparazione fisica e una preparazione mentale estremamente forte. Inoltre penso che lavorare mi ha sempre portata a seguire una certa disciplina, perché inizialmente la motivazione era altalenante, ma la disciplina mi ha portato alla motivazione costante oggi.

Parli di due elementi della prestazione, la preparazione fisica e di preparazione mentale, che sono inoltre due tuoi campi di competenza… in che modo essi sono importanti?
Il mio vantaggio è stato la conoscenza del judo tardiva  a 20 anni, quindi tutta la tecnica e la tattica non erano eccellenti in proporzione alla mia età, ma tutto ciò che era fisico e mente mi ha  aiutato enormemente ad accompagnarmi, ad apprezzare e amare la tecnica e la tattica.

Quindi oggi ti prepari su questi 4 assi della prestazione, la tecnica, la tattica, la preparazione mentale e la preparazione fisica. Potresti raccontarci brevemente come ti prepari in questi diversi campi di allenamento?
Attualmente, abitando in Francia e combattendo per il Marocco, non mi trovo in un’istituzione o una struttura di allenamento. Ho anche un’impresa che si chiama Mind Over Matter (lo spirito domina la materia), quindi sono sempre nel doppio progetto, accompagno gli atleti ad eccellere nel loro sport. Quindi a livello sportivo se vogliamo parlare della mia preparazione personale di questo quadriennio olimpico, mi gestisco come gli sportivi professionisti. Mi sono accerchiata di uno staff mio, siccome abito molto lontano dal Marocco, qui in Francia. Dei professionisti competenti sono attorno a me e mi accompagnano nel mio progetto sportivo ogni giorno. Pertanto anche io ho un preparatore fisico, un preparatore mentale, ho qualcuno per il lavoro tecnico specifico, ho qualcuno per la tattica.

Quindi sottolinei il fatto che è importante delegare, anche laddove abbiamo già le competenze nella materia?
Sì certamente. Per fare un paragone, è come se parlassimo di un medico che si cura da solo, non sarebbe logico. Un giorno o l’altro andremo da un collega per farci curare, quindi anche se mi sono specializzata nella preparazione, ho bisogno di delegare la preparazione del mio programma e del mio allenamento a qualcun’altro.

Esattamente, sono d’accordo con te, essendo colleghe di lavoro e di sport, questo pensiero ci accomuna. Potresti dirci ora in cosa la preparazione fisica è importante nel judo e allo stesso modo la preparazione mentale?
In effetti la preparazione fisica ci permette di mantenere il nostro fisico per anni e mantenere un combattimento in profilassi senza infortunarsi. Il più grande pericolo che abbiamo nel judo, che è una disciplina in cui si cade molto (non si sa mai come e dove) ed è uno sport che sollecita moltissimo le articolazioni, è il rischio di infortunio. Senza la preparazione fisica non potremmo gioire a pieno di questa disciplina. Pertanto PREPARIAMO, è  importante capire che è una reale preparazione al combattimento.

Per quanto riguarda la preparazione mentale, spesso ho sentito la gente dire “nel combattimento è questione di testa” , ma la preparazione mentale è semplicemente prepararsi mentalmente in certe capacità mentali. Innanzitutto la preparazione mentale è qualcosa di davvero ampio, ma prenderò un esempio mio specifico. Io ero molto impaziente, nella vita sono una persona impaziente. Fare della preparazione mentale mi ha permesso di avere più sicurezza in me stessa e di fare degli esercizi per allenare la pazienza, perché come il corpo il cervello ha bisogno di allenarsi e fare degli esercizi specifici. Il cervello ha bisogno di essere preparato, quindi faccio degli esercizi quotidiani, che non prendono tantissimo tempo, ma che mi permettono di essere preparata per la gara e guadagnare in pazienza nel mio combattimento di 4 minuti.

Grazie mille Asma e soprattutto in bocca al lupo per tutto il tuo percorso sportivo e professionale!
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