Francia: lo sciopero rientra con un accordo

Francia: lo sciopero rientra con un accordo

La dura protesta da parte dei judoka francesi trasformatasi in uno sciopero è rientrata dopo un paio di giorni con un accordo, che di fatto annulla la decisione che aveva scatenato i dissapori da parte dei club transalpini.

Le tre medaglie francesi ai mondiali di Budapest, ovvero i due ori di Clarisse Agbegnenou e di Teddy Riner a cui si aggiunge il bronzo di Helene Receveaux, sono considerati dai più un grande insuccesso. Lo staff dei tecnici della nazionale francese ha pertanto giustificato la propria prestazione scadente – quanto meno per lo scenario francese – con la presenza troppo assidua in nazionale dei tecnici di club, che ha poi portato alla tanto discussa decisione da parte della federazione transalpina.

La decisione prevedeva di ridurre la presenza durante gli allenamenti all’INSEP degli allenatori di club a sole due volte a settimana. Per di più, mentre in precedenza gli allenatori avevano accesso alla materassina e potevano dare consigli ai propri atleti, la decisione sanciva per gli allenatori di club il divieto di indossare il judogi e salire sul tatami e sopratutto di interloquire con i loro atleti.

Infine, la federazione francese ha accettato di istituire un organo di rappresentanza degli atleti composto da due uomini e due donne votati dai propri compagni di squadra e non nominati da chicchessia.

Pubblicato da Myriam Auteri il 15 ott 2017 in Parigi

La dura protesta da parte dei judoka francesi trasformatasi in uno sciopero è rientrata dopo un paio di giorni con un accordo, che di fatto annulla la decisione che aveva scatenato i dissapori da parte dei club transalpini.

Il tutto nasce per via della decisione presa da parte della federazione francese riguardo alla presenza dei coach di club durante gli allenamenti che si tengono all’INSEP (Institut National du Sport de l’Expertise et de la Performance). In tale sede, alle porte di Parigi, si allenano gli atleti francesi di interesse nazionale ed internazionale che ruotano nel giro della nazionale. La stessa struttura è utilizzata per ospitare atleti o nazionali straniere.

La decisione che ha scatenato le proteste vedeva ridurre la presenza durante gli allenamenti all’INSEP degli allenatori di club a sole due volte a settimana. Per di più, mentre in precedenza gli allenatori avevano accesso alla materassina e potevano dare consigli ai propri atleti, la decisione sanciva per gli allenatori di club il divieto di indossare il judogi e salire sul tatami e sopratutto di interloquire con i loro atleti. In ultimo, la decisione prevedeva che gli insegnanti tecnici stessero in tribuna.

Cosi, atleti e tecnici si sono uniti ed hanno dato il via allo sciopero.

Nel primo giorno di proteste, lo scorso lunedì 9 ottobre, sono saliti sul tatami solo 5 atleti: Riner, Djalo, Milous, Merlin e Limare. A questi, si è aggiunto Cyrille Maret il giorno seguente, martedì 10 ottobre. I rumors sostengono che Maret sia stato “minacciato” di non far parte della selezione francese nelle successive gare del 2017, tra cui i campionati del mondo open in programma a Marrakesh a novembre.

A capeggiare la protesta, troviamo un nome importante e molto influente nello scenario judoistico francese: Stephane Nomis, presidente del prestigioso club Flam 91 ed ex atleta della nazionale, che all’indomani dei mondiali di Budapest ha minacciato, tramite un posto su Facebook, di ritirare i propri atleti dal “sistema” federale. Nomis è in disaccordo con come gli atleti vengono seguiti in nazionale, molto spesso in sovraccarico e pertanto maggiormente esposti ad infortuni, che negli ultimi anni sono aumentati considerevolmente.

Questo punto di vista è condiviso anche da una buona fetta dei club francesi, che non ci stanno a veder sfumati i propri investimenti. Basti pensare che Stephane Nomis investe ogni anno una cifra che va dai 300 ai 400 mila euro sui propri atleti del Flam 91.

Le tre medaglie francesi ai mondiali di Budapest, ovvero i due ori di Clarisse Agbegnenou e di Teddy Riner a cui si aggiunge il bronzo di Helene Receveaux, sono considerati dai più un grande insuccesso. Lo staff dei tecnici della nazionale francese ha pertanto giustificato la propria prestazione scadente – quanto meno per lo scenario francese – con la presenza troppo assidua in nazionale dei tecnici di club, che ha poi portato alla tanto discussa decisione da parte della federazione transalpina.

Nel pomeriggio di martedì, il presidente della federazione francese. J.L. Rouge, ha incontrato i presidenti dei club francesi in una riunione di oltre 3 ore. In tale occasione, la decisione che aveva scatenato i dissapori è stata ritrattata. Dallo scorso mercoledì tutto è rientrato alla normalità, quanto meno in apparenza.

C’è chi assicura che non finirà qui e qualcuno nello staff della nazionale francese ci rimetterà presto le penne.


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