Francesca Milani: ” Volevo questa medaglia! Grazie a chi ha creduto in me”

Francesca Milani: ” Volevo questa medaglia! Grazie a chi ha creduto in me”

Il nostro caporedattore ha intervistato Francesca Milani, medaglia d’argento nella cat. -48 kg al recente Grand Slam di Tbilisi (photo @IJF)

Pubblicato da Alessandro Cau il 31 mar 2021 in Iglesias

È la tua prima medaglia in un Grand Slam che cosa rappresenta per te?
Si è la mia prima medaglia in un Grand Slam e per me rappresenta tanto. Da tempo cercavo di raggiungere questo obiettivo e finalmente ce l’ho fatta. Naturalmente non è un punto di arrivo, ma un punto di inizio e questa medaglia arriva in un momento importante. Ho già resettato tutto e mi sto concentrando sulla gara che verrà. La soddisfazione è tanta così come la felicità, ma c’è ancora molto lavoro da fare. Adesso però ho la consapevolezza di poter raggiungere il mio obiettivo.

Come ci si prepara per vincere una medaglia del Grand Slam?
Secondo me ogni atleta ha le sue esigenze e prepara la gara in modo diverso. Personalmente mi alleno sempre al massimo, anche quando mi appresto a fare il “calo peso”  cerco di non risparmiarmi mai. Faccio sempre due allenamenti al giorno, uno di judo (tecnica o randori) e l’altro di preparazione fisica e pesi. A volte, invece, capita che dedico intere giornate solo al judo ed altre esclusivamente alla preparazione. La gara poi è una cosa a se, nella quale subentrano altri fattori come l’emozione e la tensione, se riesci a sovrastarli però con la giusta concentrazione è più facile raggiungere l’obiettivo.

Un atleta di livello pensa solo all’allenamento o riesce a coltivare altre passioni?
Il nostro, come ogni sport agonistico richiede tanto tempo, oltre a quello utile per gli allenamenti, che sono davvero faticosi, ci vuole il giusto riposo per affrontare al meglio quello successivo. Durante la settimana non ho molto tempo libero, ma la domenica riesco a dedicarmi alla mia passione per la cucina e sforno dolci e salati per la mia famiglia.

Ci sono stati dei momenti difficili durante il tuo percorso? E come hai reagito?
Purtroppo ci sono stati dei momenti difficili. Uno di questi è stato quando ho avuto una frattura al perone, che mi ha costretta ad operarmi e a rinunciare a gare importanti. Fortunatamente al mio rientro, conquistai subito una medaglia d’oro che mi diede la conferma di aver recuperato al meglio. Ma la sfortuna è sempre dietro l’angolo e negli European Games di Minsk un altro infortunio al ginocchio mi costrinse ad uno stop di qualche mese, ma anche in quel caso recuperai molo bene. Infine è subentrato il Covid ed al rientro nel Grand Slam di Budapest, come tutti sanno, la squadra fu squalificata perchè trovarono alcuni atleti positivi. A Budapest risultai negativa, mentre al ritorno in Italia mi venne accertata la positività. Nella sfortuna però ho avuto almeno la possibilità di affrontare la quarantena a Roma. Il Covid mi ha comunque lasciato dei segni per qualche mese; mi sentivo sempre stanca, affaticata e appena guarita ho disputato i Campionati Europei non al meglio della condizione (mi allenavo sola in stanza due volte al giorno) e infatti la gara non andò molto bene. Ora però ho ritrovato la mia condizione ottimale.

Questa medaglia ti ha permesso di conquistare punti importanti per la qualificazione a Tokyo 2021. Guardi la classifica?
Per la qualificazione c’è ancora da lavorare. Naturalmente questa medaglia mi ha permesso di conquistare punti importanti, ma io continuo a lavorare senza pensare alla classifica, perchè credo che l’atleta debba pensare a dare il massimo sul tatami poi il resto viene da se.

Il poter gareggiare rispettando un severo protocollo anti-COVID dimostra che si può ripartire! Secondo te si può applicare positivamente anche in Italia con le competizioni nazionali?
Personalmente se si rispettano i dovuti protocolli si può ricominciare anche in Italia. Sono sincera, non so come funzioni perfettamente, ma sicuramente ricominceremo presto anche qui da noi.

Infine permettimi di ringraziare chi ha continuato a credere in me nonostante stessi facendo un percorso non proprio ottimale e che mi ha permesso di essere a Tbilisi e raggiungere la medaglia d’argento.