Donata Burgatta in mischia!

Donata Burgatta in mischia!

Allenamento funzionale, preparazione integrata e multilateralità nello sport sono concetti sempre più attuali nella considerazione degli specialisti. La ricerca e lo sviluppo nell’ambito dell’attività sportiva comprende anche l’incontro di discipline che la “tradizione” ha sempre mantenuto separate all’insegna di una specializzazione esclusiva. All’estero questa analisi sta producendo ottimi risultati: in Francia e in Inghilterra dove [...]

Pubblicato da BN & AC il 17 ott 2014 in

Allenamento funzionale, preparazione integrata e multilateralità nello sport sono concetti sempre più attuali nella considerazione degli specialisti. La ricerca e lo sviluppo nell’ambito dell’attività sportiva comprende anche l’incontro di discipline che la “tradizione” ha sempre mantenuto separate all’insegna di una specializzazione esclusiva. All’estero questa analisi sta producendo ottimi risultati: in Francia e in Inghilterra dove esistonp da tempo collaborazioni sistematiche tra le federazioni, Judo e Rugby si muovono in sinergia.

In Italia è Donata Burgatta, un’olimpiade ed un palmares invidiabile alle spalle, la protagonista indiscussa del connubio vincente tra le due discipline.

Grazie all’esperienza acquisita in dieci anni di collaborazione con il CUS Milano nell’allenamento dei piccoli rugbisti, Donata si è fatta interprete di un lavoro d’incontro e di sintesi motoria e concettuale: da una parte cadute, squilibri, contatto, dall’altra rispetto delle regole e dell’avversario oltre ad un’etica sportiva fondata innanzitutto sulla disciplina di sé e degli altri.

Donata, come è iniziata questa avventura?donata foto1

Sono entrata in contatto con Arturo Bergamasco (padre di Mirko e Mauro n.d.r.) in occasione di un campus dove accompagnavo i bambini; successivamente mi ha contattata come esperta di judo per il loro Campus. Lì ho avuto modo di attuare una proposta più evoluta perché avevo a che fare con un’utenza più motivata: si è trattato di introdurre le cadute, il passaggio da terra in piedi, le prese e gli sbilanciamenti.

Chi sono stati i primo protagonisti di questa esperienza?

All’inizio prevalentemente 5 anni. Con loro il lavoro è gioco e viceversa; i principi sono quelli della conoscenza di sé e dell’ambiente. Queste indicazioni rendevano immediatamente utili le progressioni didattiche del judo per la pratica di uno sport come il Rugby: corse e andature, rotolamenti e cadute, lo svolgimento delle attività in gruppo inoltre permette ai più piccoli di considerare gli altri senza concentrarsi per forza in un confronto diretto. Era del tutto naturale far svolgere lavori di base del judo durante gli allenamenti.

Fino a che punto una sport individuale può preparare ad uno sport di squadra?

Il fatto che un incontro veda due atleti uno contro l’altro non toglie le ore di allenamento trascorse in gruppo cercando di sfruttare le caratteristiche altrui per crescere e mettendo a disposizione le proprie. Il Judo sfrutta il lavoro di squadra a un livello diverso dal Rugby, ma non lo esclude.

 Nell’adattamento delle attività non hai mai avuto difficoltà a conciliare i due aspetti?

Al contrario! All’inizio trovavo difficoltà per la mia minore conoscenza del Rugby. Passando a lavorare con i ragazzi fino ai 12 anni aumentavano le regole e le componenti legate alla tattica di gioco. Io acquisivo conoscenze, i ragazzi progredivano nelle richieste motorie e la mia esperienza nel judo era una chiave di lavoro per i ragazzi e al contempo un termine di paragone per me.

Come si è evoluta la ricerca di sinergie tra Judo e Rugby?

Innanzi tutto l’equilibrio, una volta trovato lo devi perdere per avanzare: quindi esercizi di destabilizzazione sul contatto e sull’impatto. La lotta ti permette di concentrarti su questi aspetti per trasferirli poi nelle situazioni di gioco: prima si mettono in serie esercizi di lotta creando una consequenzialità di gesti e risposte da dominare e poi si introduce il pallone e l’idea di compagni e avversari.

Sei testimone dell’utilità del judo come propedeutica al rugby. Ti sentiresti di proporlo come integrativo al rugby ad ogni livello?

Sicuramente si. Mi rendo conto che nascano delle esigenze pratiche con l’introduzione delle gare e dei calendari: bisogna prepararsi nei tempi e la sperimentazione viene sempre di più associata ad una perdita di tempo o addirittura ad un rischio. Invece dalle mie esperienze dirette ho sempre avuto riscontri positivi, sia lavorando con under 16 e prima squadra al CUS sia parlandone con atleti di livello al Campus Bergamasco.

Hai avuto problemi con il 3°tempo?

No assolutamente no, anzi è stata una piacevole scoperta, proprio per il fatto che questa convivialità non è solo all’interno del proprio club, ma venga condivisa a fine partita tra avversari.

Possiamo dire che il passo da judoka a rugbista è compiuto?

Diciamo che sto nel mezzo. Io pratico Judo e ai bimbi faccio distinguere la pratica delle due discipline in modo esplicito, così come io ho integrato le competenze, però, loro integrano le attività. Sicuramente ora sono in grado di gestire la programmazione in tutti gli aspetti con pari qualità…comunque resto judoka.

 

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  1. pat says:

    donata come sempre sei all’avanguardia ,da poco abbiamo parlato di molte iniziative che abbiamo nel cassetto e spero davvero che si riesca a metterle tutte in campo
    Brava a presto pat

  2. marco bottinelli says:

    Per quel pochissimo che conosco Donata Burgata ho l’impressione di vedere una persona che ha pienamente colto lo spirito del Judo. Ovvero nel ns. mondo spesso fatto da super maestri abbastanza pieni di sè parlare con Donata ti dà l’idea che dietro una tranquilla umiltà si celi quello spirito di ricerca, di innovazione e di applicazione dei propri principi tipico dei grandi judoka ma più in generale dei grandi sportivi. E questa interazione con il rugby ne é una sicura riprova. Complimenti.

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