Commenti sul Karate: “La mano vuota”

Commenti sul Karate: “La mano vuota”

Questo giovedì il M. Silvano Addamiani, VIII Dan di Judo, ci regala i suoi ricordi e le sue ricerche sulla storia dei karateka, ovvero i nostri cugini all’interno della federazione. Forse il consiglio e’ quello di conoscere meglio la storia di coloro con cui dobbiamo decidere le sorti federali? Buona lettura.    Nel tempo andato, [...]

Pubblicato da S. Addamiani il 26 feb 2015 in Roma

Questo giovedì il M. Silvano Addamiani, VIII Dan di Judo, ci regala i suoi ricordi e le sue ricerche sulla storia dei karateka, ovvero i nostri cugini all’interno della federazione. Forse il consiglio e’ quello di conoscere meglio la storia di coloro con cui dobbiamo decidere le sorti federali? Buona lettura. 

 

Nel tempo andato, il popolino affidava la conoscenza del suo futuro  prossimo al becco di un pappagallo. Con incredulità mascherata, ma con molta fantasia credulitaria.

In Italia “l’arte del campare” non solo è puro genio italico ma anche arte mistica ed esoterica nel presentarla.

Nelle strade, nei pressi dei mercati rionali, in specie nel centro sud, si vedevano degli uomini, detti pappagallari, che reggevano un trespolo con sopra un variopinto pappagallo, accanto, legata al trespolo, una scatola contenente  tanti bigliettini colorati; chiunque lo desiderava, si avvicinava, dava un piccolo contributo all’uomo e questo faceva beccare al pappagallo un solo bigliettino. Lì, c’era scritto il futuro del richiedente: secco, sintetico e pieno di speranza che non si può negare mai a nessuno.

Nella FIJLKAM sopravvive ancora questa tradizione, andata, è cambiato soltanto il pappagallo, infatti, ogni tanto, ci pervengono notizie “beccate” dalle carte federali che non ci danno però molte speranze di un convivere insieme come vogliamo.

La notizia è di quelle forti ed è da tempo in circolazione in Italia, riguarda una convenzione avvenuta tra la FIJLKAM e la FIKTA che aveva la durata di due anni e che sarebbe scaduta alla fine del 2OI4. Detta così la notizia non fa nessuno effetto, è una normale routine federale, ma se accenniamo al tipo d’accordo intrapresosi nella convenzione allora si rimane un pò perplessi. Noi ne diamo un cenno per onore di cronaca.

Si era convenuto, in questa convenzione, che tutte le società della FIKTA godessero dell’iscrizione gratuita nella FIJLKAM (tutti gli addetti ai lavori della FIJLKAM conoscono molto bene quelle  cifre contributive, non le ripetiamo) sia con gli atleti, sia con gli insegnanti e sia con i tecnici (un trasbordo economico vero e proprio, senza che una nave affondasse, “un mare nostrum terracqueo” ci verrebbe da pensare)

La FITAK poteva partecipare alla attività agonistica federale, tranne qualche gara.

La FIJLKAM riconosceva tutti i gradi riconosciuti dalla FITAK (ma non diceva, che la FITAK, riconosceva i titoli rilasciati dalla FIJLKAM, come mai?)

Sempre, nella convenzione, si era convenuto, che lo stile Shotokan fosse lo stile più idoneo nella pratica del karate in Italia.

Ci fermiamo qui, per il momento, non andiamo più avanti.

Aver fatto questa convenzione, sta a dimostrare come i fini  preposti federali erano ben lontani dalle ragioni  vere, il Karate era la vittima sacrificale da usare in quel momento per ragioni di palazzo. Ciò era abbastanza evidente.

Il karate dunque, è stato il mezzo da usare per ottenere un altro fine, non tenendo minimamente conto dei valori della disciplina e di tutti coloro che la praticano.

Al karate vogliamo  dare un nostro piccolissimo contributo come riconoscimento del suo valore sociale e sportivo che ha avuto, da oltre cinquant’anni in Italia. Ne racconteremo sinteticamente la sua storia perché non è stato mai fatto, la           Federazione a tal proposito, non si è mai interessata a tesserne i  suoi fatti storici.

Rimaniamo con un dubbio,suquesta storia: ma il settore karate conosceva l’accordo? Noi pensiamo di no, se invece fosse si, il settore, ci sembra, abbia fatto passare molto tempo, senza darne una  ragione ai suoi elettori. I karateka italiani se lo ricorderanno.

Dalle nostre ricerche testimoniali, “l’alba del Karate italiano”, l’abbiamo trovata, sembrerebbe, a Firenze nella centrale palestra “Kodokan fiorentino” sita in Via Cavour n°32 del Maestro Wladimiro Malatesta, mentore primo, di questo movimento, intorno all’anno 1956.

Il Maestro Brogi Emilio che vedemmo  praticare karate nel 1956 nella palestra fiorentina ci ha raccontato che, divenuto cintura nera nel 1958, una sera seduto in un bar insieme ad altri appassionati della “mano vuota” quali: Degli Innocenti Mario, Morandi Francesco e Massimo Mario decisero di costituire la “F.I.K.” ( Federazione Italiana Karate) con atto notarile, nominando primo presidente di questa neonata Federazione, il Maestro Malatesta e segretario generale lo stesso M° Brogi.

Con la realizzazione di questa iniziativa, incominciò anche la diffusione del karate. La prima società fuori Firenze, fu costituita a Viareggio, al Principe di Piemonte, con il M° Brogi, tecnico della sezione karate e dopo di lui, nella stagione seguente, subentrò il M° Romani.                                                                                                                                                       Il Maestro Gaddi Pio, conosciutissimo nel mondo del judo, per i suoi mille arbitraggi (europei e mondiali) comprendenti ben quattro olimpiadi, in gioventù, fu un mio compagno di dojo, un mio avversario agonistico, più di una volta ci siamo disputati, sul tatami, la maglia azzurra o il titolo italiano e soprattutto, fu ed è attualmente mio compagno di ricerca sulle arti marziali.

Anche il M° Gaddi fu colpito dal karate, all’epoca, lo conosceva sui libri ma la pratica è un’altra cosa. L’efficacia degli “atemi” del karate la vide in un film d’azione americano, ciò lo stravolse per l’efficacia e le variabili in esso sviluppate. Nel judo, nel contempo, per conoscere meglio l’arte dell’ “atemi ”, contemplata nei kata di judo, necessitava trovare chi praticava tale specialità.

Il Conte Marsilio Fossati, studioso di arti marziali e praticante di judo con il M° Gaddi, trovò i giusti contatti per sviluppare questi desideri e queste necessità tecniche e fu così che il M° Romani di Viareggio, venendo periodicamente a Roma, dette avvio, nel 1960, all’avventura del karate romano. Al gruppetto dei neofiti si aggiunse un maestro vietnamita Ngujien, già terzo dan di karate e poi il M° Basile.

Al Judokwai, palestra del M° Gaddi, spetta l’onore dunque, della pro genitura del karate romano; ma dobbiamo segnalare  un precedente movimento che si sviluppò accidentalmente prima di questo inizio organico del karate, attuando un movimento di difesa e attacco con la conoscenza dei soli atemi del judo.

Il maestro Vinicio Volpi, già campione d’Italia assoluto di judo e mio insegnante, teneva delle lezioni private, nella sua casa, in cui assistetti alcune volte e che lui aveva definito come corsi di difesa personale giapponese. Questa iniziativa fu recepita da una palestra romana: la Fiamma Yamato che ne organizzò delle lezioni settimanali ed in queste c’era anche l’allievo M° Basile. La cosa non si sviluppò più di tanto, dato che poche erano le basi tecniche su cui si fondava, pur tuttavia, tale movimento rimase attivo fino al 1962.

Nel 1960 il M° Basile partì per Firenze, per il servizio militare, nel tempo libero naturalmente frequentava la palestra del M° Malatesta e dopo due anni divenne cintura nera 1° dan di karate.

Nel 1958 il M° Romani di Viareggio già allievo del maestro Malatesta decise di trasferirsi a Parigi per conoscere il karate d’oltralpe sotto la guida di Henry Plee mitico maestro di arti marziali fondatore, tra l’altro, della rivista bilingue (francese-inglese) Judo International, unico mezzo di informazione dell’epoca, in Europa, di arti marziali.

Ricordando il M° Romani non possiamo non ricordare la sua passione per la montagna che lo ha visto tante volte scalatore in spedizioni Himalayane.

In una di queste da lui raccontata e filmata mi colpì particolarmente perché il Romani si fece ritrarre con il “ki” su di una vetta sopra i 6.000 metri. Il ritratto combinava fortemente le due passioni del maestro: karate e montagna.                                                                                                                                                         Nel 1961 il M° Basile, tornato a Roma, si trasforma in un tornado di attività, apre corsi nelle palestre romane: al Budokwai, al Judokwai, al Fiamma Yamato, come anche al Sakura.

La F.I.K. negli anni 1963-1965 non riesce a darsi un sufficiente sviluppo; nascono nuove palestre a Livorno, a Pisa e in Romagna, ma la sfera d’azione non va oltre.

Nel 1963 il M° Basile con l’ausilio del M° Gaddi, va a Ginevra nella palestra del M° Mochizuki Hiroo dove apprende, nel tempo, gli stili Shotokan, Shotokai e infine il Wado ryu, quindi si trasferisce a Londra presso il Budokwai.                                                                                                                                                                          Nel 1965 tornato a Roma fonda il K.I.A.I. (accademia italiana di karate internazionale) affidando la presidenza a suo padre per poi legalmente passarla al sottoscritto.

L’attività di diffusione del karate del M° Basile diventa pirotecnica, apre centri nel Veneto, in Sicilia, in Campania, in Abruzzo, e particolarmente nel Lazio.

In meno di un anno, il K.I.A.I. diventa la prima reale forza del karate italiano.

Il M° Basile nel 1965 fonda anche la Federazione europea karate, le nazioni che la costituivano erano: Belgio, Svizzera, Francia e Italia.

Presidente fu eletto Del Court Jack e il M° Basile assunse la carica di direttore tecnico europeo. Sempre in quell’anno si disputò il primo incontro di Karate, Francia-Italia a Parigi dove il K.I.A.I. partecipò con la seguente formazione: Morelli M. 1° kyu, Monaci M. 2° kyu, Evangelista A. 2° kyu, Decina P. 2° kyu, Bonafede A. 2° kyu. In seguito sempre nel 66 a Parigi al primo Campionato Europeo, l’Italia partecipa con:  Bellini, Gerometta, Evangelista, Collamati, Decina, Michelini, Basile, classificandosi al terzo posto nella gara a squadre.

Mentre traccio queste note, desidero ribadire che quello che racconto sono i fatti che ho convissuto, tutto comprovato con documenti o foto dell’epoca, nessuna pretesa di storia dunque ma solo fatti che permettono forse di costruire una traccia di storia del karate italiano.                                                                                                      Il M° Gaddi assurto al grado di cintura nera non solo diffuse il karate nella sua palestra ma assunse le redini della F.I.K. che lo aveva generato.

Il secondo congresso nazionale della F.I.K. svoltosi a Firenze il 20 Gennaio 1966 elesse a presidente il Sig. Bettoni Enrico, a vice presidente il M° Gaddi Pio, consiglieri: Pavoni Aldo, Freschi Vero, Piazzesi Arnoldo, Mancini Riviero, Bonafini Ferruccio. Il M° Gaddi rivitalizzò la F.I.K. organizzando gare e nel febbraio del 1966 furono indetti i primi Campionati Italiani, dove, per la cronaca, nella gara a squadre, prevalse lo Shotokan Venezia.

Fu anche designata la prima nazionale per i Campionati Europei di Parigi, costituita da: Freschi, Valle, Bellini, Gerometta, Campolmi, ma che non partì per mancanza di fondi.

La fusione delle due organizzazioni costituite (F.I.K.- K.I.A.I.) fu la strada più logica per far crescere il karate così che nell’aprile del 1966 al teatro Italia a Roma nacque la nuova F.I.K. con la presidenza all’ avvocato Ceracchini e vice presidente Dott. Porzio, consiglieri: Addamiani S., Piazzesi A., Gufoni B., direttore tecnico Basile Augusto. 1967 lo Zen-Shin, la mia palestra romana, vinse il primo Campionato Italiano a squadre nella ex sala scherma di Roma.                                                                                                                                                                             Sempre nello stesso anno la prima nazionale della F.I.K. costituita da: Monaci M., Decina P., Collamati E., Michelini A., Bonafede A., e Di Chiara M. per gli individuali, a Londra, si classificò al terzo posto della gara a quadre dei Campionati Europei.

Nel contempo, la F.I.K. a Roma non solo aveva acquisito una struttura simile alle Federazioni del Coni, ma aveva anche accentuato il suo valore tecnico con la venuta di alcuni maestri giapponesi che citiamo per la cronaca: 1965-67 Wado ryu M° Atsuo Yamashita, 1967 M° Yutaka Toyama, 1969 M° Iwao Yoshioka, in questi anni videro la presenza anche del M° Toshio Yamada dello shotokan e il M° Katsutoshi Mikuria di Goju ryu. In Toscana il M° Murakami aveva fatto molti proseliti e tra questi il M° Gufoni divenuto poi per lungo tempo governante di cose del karate, non rinunciando mai alla sua pratica.

La FIK,dopo la morte del suo primo presidente,avv. Ceracchini, fu inglobata nella FILPJ divenendo un settore FJLKAM anziché FEDERAZIONE quale essa era. Il resto crediamo sia cognito a tutti. Sono nate tante organizzazioni in Italia, tutte con i loro stili e con le loro scuole di pensiero, La Federazione Italiana aveva il compito (affidatogli dal CONI) di unificarle; inizialmente aveva ben cominciato, dando, al suo interno, ad ogni stile,una forma paritetica, poi il compito è stato lasciato alla politica e se ne sono visti i frutti, anche con questi ultimi accordi.


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