Chiacchierata con il maestro Franco Capelletti

Chiacchierata con il maestro Franco Capelletti

Il Maestro Franco Capelletti è un’icona del judo nazionale e negli ultimi mesi è stato al centro di molte polemiche, ora “strattonato” da alcuni, ora “incensato” da altri. Il maestro Franco Capelletti è fuor di dubbio uno dei padri del judo azzurro. Alle prossime elezioni nazionali della FIJLKAM, concorre alla carica di consigliere nazionale per il settore judo nella componente “Dirigenti”.

Pubblicato da Ennebi il 13 nov 2016 in Barcellona, ESP

Il Maestro Franco Capelletti è un’icona del judo nazionale e negli ultimi anni è stato al centro di molte polemiche, ora “imputato” da alcuni, ora “osannato” da altri. Il maestro Franco Capelletti è fuor di dubbio uno dei padri del judo azzurro. Classe 1938, nato nella provincia di Brescia, è l’unico in Italia ad indossare la cintura rossa. All’età di diciannove anni lascia il calcio, dove ha intrapreso la propria carriera sportiva, per dedicarsi al judo e si tessera per il club Kodokan Tadashi Koike. Nel 1975 entra nello staff della nazionale come direttore tecnico, ruolo che ricoprirà fino al 1988 e dal 2004 al 2008 (Fonte delle date appena citate: Wikipedia e lo stesso M. F. Capelletti). Successivamente, è stato consulente tecnico dell’imperatore Matteo Pellicone, poi Consigliere e infine vicepresidente Federale. Dal 1994 ricopre ininterrottamente cariche di rilievo nell’European Judo Union: dapprima aiuto direttore sportivo, poi direttore sportivo, poi ancora capo della direzione sportiva e infine vice presidente. Successivamente entra nell’IJF come membro della Commissione Educazione e Coaching, ruolo che ancora ricopre. Ha presenziato i massimi livelli del Judo Internazionale per dieci edizioni dei Giochi Olimpici, incluso Rio De Janeiro. E’ nella IJF Hall of Fame ed ai vertici del judo mondiale, ha ricevuto l’onorificenza “Ordine del Sol Levante” dal governo giapponese per l’impegno nella diffusione a livello internazionale del judo e per il contributo dato nel promuovere l’interscambio culturale fra Italia e Giappone, ha visto nascere e crescere il judo tricolore sviluppando una visione d’insieme ampia frutto di un’esperienza più unica che rara.

Maestro Franco Capelletti, perché si candida? 

Mi candido perché me l’hanno chiesto i presidenti ed i vice presidenti dei comitati regionali e perché voglio stare al fianco di Domenico Falcone e di altri amici. Questo sarà il mio ultimo mandato, all’interno del quale Falcone dovrà capire chi dopo di me starà al suo fianco.

Il presidente Domenico Falcone Le ha chiesto il Suo aiuto? 

Dopo Rio ci sono state molte polemiche nonostante dei risultati storici per il judo e per tutta la FIJLKAM. Sembra quasi che la nostra colpa sia stata quella di aver portato a casa delle medaglie. Ora, dato che io rappresento il judo mentre Falcone è espressione di tutti i settori, voglio mettermi ancora una volta in gioco quasi a fargli da scudo da tutte queste polemiche sterili e fuori luogo.

Qual è stato il Suo ruolo nella formazione della “Squadra del Presidente”?

Sono al fianco del presidente Domenico Falcone ed è quello che conta. Non ho avuto un ruolo cruciale nella scelta delle altre persone della squadra, ma mi fido di Domenico e lavorerò per lui e per tutto il movimento.

Parliamo delle polemiche cui faceva riferimento in precedenza. Alle ultime Olimpiadi si sono qualificati tre atleti “per sbaglio”, tra cui Fabio Basile e Matteo Marconcini, rispettivamente primo e quinto a Rio. Non crede ci siano state delle lacune dal punto di vista della programmazione? 

Per niente! Gli atleti che si sono qualificati nelle ultime gare ci sono riusciti perché qualcuno li ha schierati al momento giusto quando erano nella loro forma migliore. Molto semplice!

Lei ritiene che Rio sia stato un successo che il Direttore Tecnico Murakami può vantare di aver ottenuto?

Non solo Murakami, noi dirigenti siamo stati bravi a creare un clima di armonia all’interno del quale tecnici e atleti si sono trovati chiaramente a loro agio. Murakami ci ha messo il suo. Tanto per fare un esempio mi ricordo quando Fabio Basile è stato sospeso da Murakami per qualche settimana perché non si era comportato bene, senza entrare nello specifico, comportando un cambiamento radicale dell’atleta.

Questo clima di tranquillità è il risultato della dismissione di Raffaele Toniolo prima e Pino Maddaloni poi?

Raffaele Toniolo é stato dismesso perché il capo degli allenatori assieme agli altri collaboratori tecnici non lavoravano bene con lui. Mi sono proposto di guidare la nazionale e di fare da intermediario tra Toniolo e il resto dei tecnici. Ahimè Raffaele ha rifiutato e abbiamo dovuto dimetterlo. Mi spiace perché ritengo che sarebbe stato un buon compromesso per tutti. Nel caso di Pino Maddaloni abbiamo fatto l’errore di dargli troppe responsabilità tutte assieme è troppo velocemente. Pino non era chiaramente pronto. Per fortuna dagli errori s’impara e con Francesco Bruyere stiamo agendo in maniera diversa, tanto per fare un esempio.

Se posso permettermi, Lei mi sta confermando che quella di non essere troppo sul tatami è stata più una scusa che una reale motivazione di esonero per il DT Raffaele Toniolo.

Non è vero che era una scusa. In effetti Raffaele voleva gestire tutto dal PC da casa e questa cosa ha creato molte incomprensioni.

Non pensa che sia giusto che un DT si scelga i propri collaborati?

Si certo, lo ritengo giusto ma non è sempre possibile. Io ho fatto il DT più di una volta e non ho mai avuto questa possibilità, eppure ho fatto bene: si veda Mosca, Atlanta e Pechino.

Lei ritiene vi sia in Italia un tecnico all’altezza di Murakami?

In Italia non abbiamo tecnici al suo livello. La scelta di Murakami tuttavia è stata dettata anche dal fatto che spesso lo straniero mette tutti d’accordo, sopratutto in un ambiente molto competitivo.

Lei ritiene che la gestione della FIJLKAM sia trasparente?

Certo, non ne ho il minimo dubbio.

Può farci sapere allora a quanto ammonta il contratto del DT Murakami e per quanto tempo dura. 

Il DT Murakami percepisce uno stipendio piú alto degli altri tecnici per il semplice motivo che si è dovuto trasferire dal Giappone con tutta la famiglia. Mi pare il minimo. Ho sentito parlare di cifre che si aggirano intorno ai 10.000 euro al mese, che pero’ non sono vere. Come Le ho detto in precedenza, il suo stipendio giustifica il trasferimento a Roma con la famiglia. Il contratto firmato con Murakami scade a fine 2020: si è trattato di una condizione che lo stesso Murakami ha imposto fin dall’inizio e che abbiamo accettato.

Lei è da tanti anni ai vertici del judo nazionale e mondiale. Può raccontarci le cose di cui va più fiero?

Vado prima di tutto fiero dei risultati di Rio. Fabio Basile é considerato un fuoriclasse da tutti. Pensi che prima di fare la finale olimpica stava prendendo il caffè al posto di fare riscaldamento e quando l’ho richiamato, Fabio mi ha risposto che non dovevo preoccuparmi perché avrebbe vinto senza problemi, come poi è avvenuto. A Rio abbiamo chiuso alle spalle di Giappone, Russia e Francia. Per fare un paragone, loro sono come un grande ristorante di lusso, con cuochi famosissimi dove si sperimentano grazie alle risorse economiche abbondanti le migliori prelibatezze e i migliori mix per poter servire i piatti più gustosi; noi invece siamo come una piccola famiglia dove la mamma deve preparare dei piatti gustosi e sostanziosi allo stesso tempo con il solo stipendio dell’uomo di casa. Come posso non essere fiero di aver chiuso Rio dietro di loro? Vado poi fiero dei sacrifici che ho fatto per la FIJLKAM durante 40 anni di attività. Tanto per fare un esempio, ho fatto il direttore tecnico in modo non ufficiale senza percepire un euro, perché mi era stato chiesto da Matteo Pellicone e questo è accaduto in almeno due occasioni.

Cambiamo discorso: molti ritengono che lo statuto federale vada cambiato perché non è sufficientemente democratico. Qual è la Sua opinione in merito?

So che alcuni parlano tanto di rivedere lo statuto federale. Attenzione: è un falso problema quello della democraticità o meglio, della presunta scarsa democraticità del nostro attuale statuto. Non è questo il punto e nemmeno la diversificazione dei settori. Non è così che si progredisce o si garantiscono i risultati. Questi arrivano se si lavora bene, ognuno nel proprio ambito, con onestà. Detto questo ritengo che sia normale che ci sia un riconoscimento differente verso chi crea i campioni rispetto a chi ha solo tesserati, ma sono d’accordo che un qualche riconoscimento ci debba essere.

Come vede la FIJLKAM del futuro? 

Sarà una super federazione. Sogno una FIJLKAM grande come non lo è mai stata. A Tokyo sono sicuro che faremo il più grande risultato di sempre: infatti non solo abbiamo due squadre giovanissime e fortissime nel judo e nella lotta. Per la prima volta a Tokyo il Karate sarà una delle discipline olimpiche. Faremo grandi cose.

Lei è sicuro di essere eletto? 

Non sono sicuro di essere eletto. Credo di aver lavorato bene all’estero e in Italia e di aver servito il mio Paese. Se non dovessero votarmi, significa che non sono stato bravo a farmi capire.

Molti sostengono che nel giorno delle elezioni Lei si ritirerà dalla corsa. Quanto sono affidabili questi rumors?

In realtà ci ho pensato, tuttavia ho preso un impegno e lo porto a termine fino alla fine.

La ringrazio per la Sua disponibilità e Le faccio un in bocca al lupo per la sfida elettorale.

Grazie a Lei.

cappelletti


  1. Patroclo says:

    Credo che in questa intervista il Maestro Cappelletti abbia evidenziato tutti i limiti per cui una sua ricandidatura non sia auspicabile.
    Nessun rispetto per il movimento che ha creato quei campioni e la presunzione di poter fare senza di esso.
    Direi che, come ha detto qualcuno IL RE E’ NUDO!!!

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