Intervista al Maestro Sandro Piccirillo

Intervista al Maestro Sandro Piccirillo

Italiajudo vi propone l’intervista al Maestro Alessandro Piccirillo, veterano del judo e componente della CNAG.

Pubblicato da Giovanni Di Cristo il 28 Gen 2021 in Pompei

In breve, ci può spiegare che tipo di precauzioni avete preso nei raduni in Nazionale?

In questo periodo sono sospesi i ritiri in nazionale, anche se gli atleti continuano ad allenarsi nei propri club, perché come ben sapete gli agonisti in questo momento possono allenarsi. Negli ultimi raduni che abbiamo fatto, sia noi allenatori che tutti gli atleti eravamo obbligati a fare il test sierologico prima di ogni ritiro. Quindi abbiamo sempre lavorato in piena tranquillità e a suo tempo non è mai successo nulla.

Come sta affrontando il suo club questo difficile momento dovuto alla pandemia?

È un momento molto difficile e dobbiamo lavorare tutti per tutelare la salute degli associati. Dobbiamo mettere da parte il nostro ego e la voglia di vincere e di allenarci a favore di un bene supremo che riguarda la collettività. In un primo momento ho lavorato molto on line, mentre adesso sto portando gli atleti all’aperto. In realtà, gli agonisti possono allenarsi anche al chiuso, tuttavia ho deciso di non farlo e di prendere delle cautele in più.

Lei quanto pensa sia importante la collaborazione tra il club e lo staff della nazionale e come ha gestito questa relazione all’interno della CNAG?

L’ho gestita molto bene, anche perché c’è una conoscenza e una stima reciproca con molti tecnici di tutta Italia. Abbiamo sempre collaborato, naturalmente il grosso lo si costruisce nelle società, ma a noi spettava la rifinitura. Anche perché seguendo i ragazzi in gara abbiamo acquisito un’ottima conoscenza del judo internazionale e conosciamo bene i loro avversari, in modo da poter creare le tattiche giuste contro di essi. Per questo ritengo che la CNAG è stato un bel successo, perché da parte nostra è stato fatto un grosso lavoro professionale.

Far seguire gli atleti dai propri tecnici di club anche in nazionale. Favorevole o contrario e, soprattutto, perché?

Con riferimento alle classi seniores, potrebbe decidere l’atleta, anche se la maggior parte di loro si allena spessissimo in nazionale e molti fin da quando erano cadetti, quindi c’è un’ottima relazione con lo staff tecnico. Ritengo che ad oggi l’allenatore che si trova a seguire un atleta in gara, con quei 5 o 10 secondi a disposizione tra un hajime e un matte, non riesce a dare un aiuto concreto durante l’incontro. Per questo motivo, credo abbia più senso una collaborazione tra tecnici di club e tecnici della nazionale, che potrebbe vedere i primi fuori sugli spalti durante l’incontro o presenti al fianco del proprio atleta appena prima di salire sul tatami; ciò potrebbe aiutare sia psicologicamente, sia moralmente gli azzurri in gara.

Per quanto riguarda le classi giovanili, la situazione è molto più difficile, perché il tecnico della società ha difficoltà a spostarsi, oltre che per il lato economico, anche per problemi di tempo e di gestione del club. E poi mi chiedo se molti degli allenatori conoscano il judo internazionale. Detto questo, sono della convinzione che il campione ragiona sempre con la sua testa.

Lei è uno dei tecnici che supporta la ricandidatura di Domenico Falcone alla presidenza della FIJLKAM. Quali sono le ragioni della sua scelta?

Con Falcone ho visto la continuità di un lavoro ben radicato, un lavoro immane iniziato da Matteo Pellicone, il quale aveva identificato nella persona di Domenico Falcone il proprio successore. Ho avuto l’occasione di approfondire la conoscenza di Falcone alle Olimpiadi di Atlanta del 1996, quando l’attuale presidente era Segretario Generale della Federazione. In quell’occasione mi ricordo che Falcone ricevette gli elogi dell’International Judo Federation per l’ottimo lavoro svolto. Più recentemente ho potuto constatare con mano le capacità di Domenico: infatti, tutte le richieste avanzate dalla CNAG sono state appoggiate e da lui sostenute con gran forza.

Devo dire che conosco bene anche Felice Mariani con cui collaborai per la prima volta nel 1995 in occasione di un torneo internazionale a Budapest. Lo stimo come tecnico e come persona, tuttavia per la gestione di una Organizzazione complessa come la FIJLKAM, scelgo la tradizione e la sicurezza. Bisogna porre gli uomini giusti al posto giusto e, secondo me, l’uomo giusto è Falcone.

Sappiamo che Lei ha anche aperto un canale YouTube, di cosa si tratta?

Da tempo pubblico video su facebook, perché è un social che seguono molti amici. Quando sono stato in Australia, mi hanno suggerito di aprire un canale YouTube, dove inserire il mio punto di vista sul judo, in modo da poter aiutare tanti amici. In Veneto ad esempio mi è capitato di fare uno stage con circa 300 tecnici dove ho rappresentato un mio sistema di allenamento con una progressione didattica particolare. E così nel periodo di lockdown, siccome potevamo allenarci esclusivamente da casa, ho aperto questo canale, che ha avuto un buon seguito con le iscrizioni. Ora sto continuando a studiare per inserire tutta la progressione didattica, partendo dalle base fino ad arrivare alle situazioni da gara per gli agonisti. Può essere un lavoro utile sia ai tecnici che agli atleti, è un po’ come fare uno stage via social.


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