Verso il 2016 e oltre: provocazioni e proposte

Verso il 2016 e oltre: provocazioni e proposte

In molti se lo saranno chiesto: cosa ne è stato del confronto “Verso il 2016 e oltre” organizzato da Italiajudo e Judo Italiano in occasione degli Assoluti di Asti? Tante parole ma poi… niente paura, solo mancanza di tempo da parte di chi avrebbe dovuto relazionare! Eccoci dunque a rendere conto a tutti gli interessati, [...]

Pubblicato da AC il 19 dic 2014 in Monza

In molti se lo saranno chiesto: cosa ne è stato del confronto “Verso il 2016 e oltre” organizzato da Italiajudo e Judo Italiano in occasione degli Assoluti di Asti? Tante parole ma poi… niente paura, solo mancanza di tempo da parte di chi avrebbe dovuto relazionare!

Eccoci dunque a rendere conto a tutti gli interessati, soprattutto a chi non ha potuto presenziare di persona ed anche agli scettici che hanno adocchiato il dibattito come se fosse una riunione carbonara o il meeting degli scontenti: tutt’altro! Con l’idea comune di non cedere alle polemiche né di improvvisare “processi” senza le parti interessate, la serata astigiana ha testimoniato che i tempi delle polemiche dietrologiche e delle lotte di potere devono tramontare.

Trasformando la critica in confronto gli oltre cinquanta partecipanti provenienti da tutte le regioni d’Italia hanno infatti dato forma ad un dialogo costruttivo da cui sono scaturite interessanti proposte per guardare al futuro.

Di seguito riportiamo le provocazioni rivolte all’assemblea su quattro “temi caldi” e le proposte emerse durante il confronto.

 

FORMAZIONE

L’auspicata riforma della scuola federale fino ad ora non si è tradotta in un vero e proprio rinnovamento del sistema di formazione dei tecnici nazionali: è vero infatti che non esiste una “scuola italiana” e neppure dei percorsi condivisi che insegnano a diventare un tecnico e consentono a chi desidera accedere ai livelli superiori, di acquisire competenze specifiche e diversificate in base agli ambiti di interesse. Siamo soddisfatti dei percorsi di formazione ed aggiornamento? Sono ben spesi i 100 e più euro che ogni anno versiamo per la formazione obbligatoria? Perché non studiare percorsi ad hoc per chi desidera approfondire tematiche specifiche, liberalizzando la circolazione sul territorio nazionale? Non servirebbe una formazione più specifica per chi frequenta il contesto internazionale?

COMMENTI E PROPOSTE – Chi insegna ha il dovere di conoscere molto per incontrare le esigenze di un’utenza ampia e variegata: insegnare ai bambini della scuola dell’infanzia o ai ragazzi che si avviano all’agonismo, allenare un ragazzo che si prepara al campionato europeo o l’amatore che si prepara a sostenere l’esame per il primo dan sono sfide differenti che richiedono di avere solide conoscenze di base ma anche un sapere ampio e differenziato. Oggi i percorsi di formazione dei tecnici non preparano a questo diffuso scenario.

Sarebbe opportuno costruire un percorso standard mirato alla formazione e non all’informazione, che costituisca una base ed un linguaggio comune a tutti gli insegnanti tecnici. Di qui la “formazione continua” e l’aggiornamento dei tecnici dovrebbe procedere in modo differenziato per aree d’interesse (i.e. attraverso corsi monotematici), attraverso un sistema – simile a quello universitario – basato sull’acquisizione annuale di crediti formativi; non solo: sarebbe opportuno “liberalizzare” la formazione, consentendo maggiore mobilità sul territorio nazionale, e maggiore sinergia tra le regioni affinché ciascuno costruisca il percorso formativo più idoneo alle proprie esigenze.

Occorrerebbe inoltre inserire nei percorsi di formazione anche gli ex-atleti che a fine carriera desiderano rivestire un ruolo tecnico: fare l’atleta e fare l’insegnate sono d’altronde due mestieri diversi  che non si possono improvvisare e che non implicano lo stesso bagaglio in termini di conoscenze, presupposti ed esperienze. Esistono d’altronde delle basi sportive, scientifiche e pedagogiche che ciascun tecnico deve possedere e deve arricchire più il livello si innalza.

Un altro punto critico riguarda l’acquisizione della cintura nera: ogni anno il judo italiano sforna cinture nere ed attribuisce Dan forse con manica eccessivamente larga, dimenticando che la “cintura nera” ha un valore che va oltre i punti accumulati, la medaglia vinta o l’esame superato. Occorrerebbe maggiore responsabilità nell’attribuzione di un grado che conferisce autorevolezza a chi lo veste stabilendo criteri minimi verificabili anche per gli agonisti.

SETTORI GIOVANILI

A guardare i risultati dei nostri giovani all’estero, l’Italia del judo po’ essere più che soddisfatta: da quasi un decennio l’Italia è tra le prime nazioni in Europa e nel mondo. Questa constatazione è sufficiente per metterci al sicuro confermando che la strada percorsa fino ad oggi sia quella migliore? Gli investimenti sui settori giovanili sono sufficienti? Esistono dei percorsi ad hoc per i talenti o la loro crescita è affidata alla fortuna o al virtuosismo dei singoli? È ancora: come la federazione potrebbe sostenere l’attività dei club impegnati con i giovanissimi a livello internazionale? Ha senso continuare a limitare i giovani tenendoli fuori dai percorsi senior?

Parlando di giovani non basta guardare ai ragazzi impegnati su scala internazionale: qual è lo stato di salute del judo giovanile di base? Esistono percorsi adeguati e soddisfacenti per crescere le nuove leve a livello locale, regionale o nazionale?

COMMENTI E PROPOSTE – Occorre fare di più per lavorare su due fronti: quello promozionale e quello agonistico vero e proprio. Il judo internazionale dell’epoca Vizer, d’altronde è esasperato verso l’alto livello e non tutti i giovani si trovano a proprio agio in questo contesto; d’altro canto se i giovani di oggi sono i campioni di domani, lavorare su di essi è una responsabilità imprescindibile.

Alla federazione si chiede più supporto dal punto di vista economico: le sponsorizzazioni andrebbero studiate ad hoc per i settori giovanili.

Non si notano frutti positivi dall’accorpamento delle classi junior con i senior: i percorsi di crescita dovrebbero avere una maggiore linearità sia per permettere ai tecnici azzurri di individuare i talenti ma anche e soprattutto per crescerli con una logica non ossessivamente legata ad un risultato: a questo proposito da un lato occorrerebbe avere un bacino più ampio per ogni categoria, dall’altro sarebbe utile lavorare di più sui collegiali e meno esclusivamente sulle gare.

Guardando all’attività promozionale una prima riflessione riguarda l’inadeguatezza del modello agonistico proposto: d’altronde come possiamo continuare a proporre ai ragazzini di 10 anni gare che non durano meno di 8/10 ore? Non è certo un’ottima strategia per evitare il crescente abbandono…un’alternativa può essere quella di promuovere l’attività locale supportando ed incentivando i circuiti regionali, magari suddividendo per cintura, valorizzando il potere aggregativo delle gare a squadre e formule diverse sperimentate anche all’estero come il ne-waza e il kata.

ALTO LIVELLO

La liberalizzazione dei tornei internazionali ha indubbiamente dato ottimi frutti. Purtroppo oggi non si sa ancora cosa sarà di questa apertura per il prossimo anno…questo tipo di liberalizzazione è sufficiente o si può fare di più? Gli atleti e i tecnici “volontari” sono adeguatamente sostenuti dalla Federazione rappresentando l’Italia ogni volta che viaggiano all’estero?

Alto livello e club possono interagire nell’interesse dei talenti che puntano ai risultati internazionali: quali forme di interazione si rivelano o possono rivelarsi più efficaci? Potrebbe essere opportuno, come avviene in Olanda, Ungheria, Slovenia ed in altri paesi europei, che siano i tecnici sociali a seguire gli atleti anche nelle competizioni maggiori in giro per il mondo? Come ottimizzare la preparazione “a casa” delle élite che sempre più spesso scelgono il proprio maestro come punto di riferimento? Le liste dei collaboratori nazionali non andrebbero ridefinite in base a criteri di merito riscontrati ad ogni stagione? Il doppio tesseramento degli atleti militari potrebbe essere una soluzione utile sia ai club che ai gruppi sportivi nel comune intento di crescere dei campioni?

COMMENTI E PROPOSTE – Che la liberalizzazione sia un aspetto cruciale degli ultimi anni è ormai un dato di fatto: ormai irrinunciabile, se opportunamente regolata la partecipazione libera all’attività internazionale è un ingrediente fondamentale per la costruzione di un ampio gruppo di atleti competitivi ad alto livello. E’ vero che la liberalizzazione fino ad oggi si è rivelata importante anche per i tecnici che volontariamente hanno seguito i propri atleti – professionisti e non – nei circuiti internazionali traendo giovamento e crescendo professionalmente grazie al contatto e allo scambio con una realtà di più ampio respiro rispetto a quella di casa. Proprio i tecnici sociali, nel futuro più prossimo, potrebbero giocare un ruolo determinante accanto ai propri atleti anche nelle competizioni maggiori: sarebbe positivo ed importante mantenere quel feeling tecnico-atleta capace di trasformarsi in un’intesa vincente anche nei momenti cruciali della stagione agonistica. E’ vero anche che andrebbero definiti dei criteri minimi perché un tecnico possa seguire i suoi atleti nel mondo…Questo movimento, che sta riscontrando successo a livello internazionale, potrà in un futuro non lontano portare al doppio tesseramento degli atleti militari nel comune interesse dei club e dei gruppi sportivi di trasformare dei talenti in veri campioni.

Un altro punto determinante nella ridefinizione dell’alto livello che guarda a Rio ed oltre – e forse di tutta la vita Federale – è la chiarezza: chiarezza e trasparenza nei criteri, nei programmi, nei calendari e nelle convocazioni che dovrebbero essere pubblici attraverso il sito federale…una comunicazione trasparente non può essere certo quella che passa per la mail last-minute ai soli interessati!

GARE NAZIONALI

Negli ultimi mesi sono state criticate alcune delle manifestazioni nazionali organizzate nel contesto dei circuiti di qualificazione: è soddisfacente il complesso di queste gare? Come elevare gli standard organizzativi? Quali potrebbero essere i criteri minimi a cui una manifestazione deve ottemperare per ottenere lo status di gara di Grand Prix?

La scansione delle gare nazionali è adeguata? Potrebbe aver senso portare TUTTE le finali nazionali nel secondo semestre come avviene in molte altre nazioni?

Dopo il primo anno di sperimentazione siamo soddisfatti del sistema di qualificazione “ibrido” mediante ranking list e qualificazione regionale?

COMMENTI E PROPOSTE – Occorre probabilmente un cambiamento di prospettiva nella concezione dell’attività nazionale, in particolare per quel che concerne i circuiti di qualificazione e le finali nazionali, Assoluti inclusi. Essendo i momenti più “alti” del judo nazionale sarebbe fondamentale trasformare quella che oggi non è altro che una “serie di incontri” in un vero e proprio evento capace di mettere al centro il judo ed i judoka. L’esperienza dei circuiti internazionali e la cura quasi maniacale dei dettagli che questi eventi impongono, potrebbe essere uno spunto da importare:  definire gli standard logistici minimi – sedi, infrastrutture, programi,… – sottolineare i momenti culminanti di ogni manifestazione – incontri di finale e premiazioni –, approntare un sistema di ricompensa anche pecuniaria per i vincitori.

L’esasperazione dei calendari internazionali in particolare nella prima metà dell’anno impone di rivedere ed adeguare opportunamente anche i calendari di casa: in particolare dovrebbe essere più netta la suddivisione dei periodi riservati ai circuiti di qualificazione (Grand Prix, Trofeo Italia) e quelli riservati alle finali. Collocare per esempio le finali tra il terzo e il quarto trimestre, (ma non a ridosso di eventi importanti come il Grand Slam di Tokio come è accaduto con gli Assoluti di Asti) permetterebbe di definire meglio i criteri di partecipazione all’attività internazionale dell’anno successivo ma anche renderebbe più lineare ed oculata la pianificazione della preparazione degli atleti.

Un altro punto passibile di revisione riguarda i criteri di definizione dei qualificati di diritto alle finali nazionali: con l’avvento delle Ranking List è venuta meno la necessità di qualificare di diritto gli atleti militari; piuttosto sarebbe più equo identificare un gruppo di atleti di interesse internazionale che in base ai risultati ed ai percorsi nell’anno in corso possano godere della qualificazione agevolata.

Infine, guardando soprattutto alla base, sembra urgente sostenere ed incentivare la crescita di attività locali anche per gli atleti più esperti: d’altronde i numeri dell’ultimo Assoluto testimoniano una crisi del judo “adulto”…se infatti la maggior parte degli atleti impegnati nei club non fa parte dell’élite in corsa per le olimpiadi, è fondamentale rivedere l’attività nazionale di base: alcuni spunti potrebbero essere quelli di ripristinare il campionato italiano senior o di rivedere la Coppa Italia affinché torni ad essere un torneo “appetibile”, ma anche quello di inaugurare una vera e propria lega a squadre, locale o interregionale facendo leva sull’appeal delle gare per team.

 

Consapevoli che il buon governo poggi anche e soprattutto sull’ascolto, sul confronto e sulla condivisione, il testo pubblicato qui sopra sarà inoltrato ufficialmente alla Commissione Nazionale Insegnanti Tecnici e al Consiglio di Settore Judo FIJLKAM, affinché le proposte condivise nel confronto di Asti possano essere opportunamente studiate e prese in considerazione. 

Invitiamo infine nostri lettori a proseguire il dibattito anche attraverso il sito, alimentando in modo propositivo il dialogo attraverso proposte ed idee da condividere.


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  1. Zanesco Claudio says:

    MMMMMMM, belle cose quelle elaborate, mi sembra di essere tornato al 1984 quando ho fatto per qualche mese il consigliere Regionale… Auguri e speriamo che ci riusciate dove abbiamo fallito

  2. Porcari Giuseppe says:

    Gent.mo Maestro Zanesco Caudio,Lei ,noi, non abbiamo fallito
    a tale proposito le riporto una lettera aperta che ho sentito il bisogo di inviare all’attuale Presidente Federale
    Gen.mo Presidente
    In occasione dei Campionati Assoluti di Asti ho incontrato diversi amici ed appassionati d JUDO.Da loro ho potuto ascoltare alcune tematiche che sono di comune interesse per gli insegnanti, le societa’ ed i praticanti di JUDO
    Gli stessi argomenti vengono ormai dibattuti da anni ed erano tematiche gia’ presenti ai tempi del mio impegno dirigeniale in Federazone. Sono trascorsi 30 anni ma nulla e’ cambiato, anzi non e’ vero tutto e’ peggiorato.
    Prendiamo per esempio la formazione degli insegnanti, alcuni di questi amici, hanno fatto notare che si e’ passati da una formaione attenta, precisa,professionale,che passava attraverso i corsi accademici di JUDO, della durata di 4 mesi guidati da inseganti di alto profilo e testi di studio con un metodo italiano,con l’obiettivo di ottenere un riconoscimento giuridico dallo Stato avviato dall’allora appassionato Judoka Predente del nostro settore AVV. AUGUSTO CERACCHINI
    Iniziativa abbandonata,per perseguire una formazione attuale approsimativa, affiddata dalla Federzione alle Regioni, senza controllo e privata di quei contenuti didattici di base e di tradizione ( facciamo JUDO)indispensabile per svolgere la professione di insegnante di JUDO. Noi abbiamo una grande ricchezza, abbiamo una disciplina che si presta al sostegno sociale educativo,che puo’ aiutare sempre, ancora di piu’in questo momento particolamente dfficile che vivimo, le famiglie e la scuola.
    Gli amici hanno anche parlato di SCUOLA DI JUDO
    Noi abbiamo una scuola di JUDO, noi abbiamo un patrimonio che non dobbiamo disperdere nel qalunquismo sportivo ( oggi puoi diventare aspirante allenatore ed isegnare, dopo poche lezioni di un corso regioale. IL JUDO no e’ una disciplina qualuque.
    Il JUDO e’ una proposta educativache dobbiamo tutti insieme valorizzarla e farla apprezzare da tutto i mondo sociale, ben vengano i campioni,ma arrivano solo,dopo quesio concetto di base.
    Allora si facciano i corsi Regionali per contenere i disagi dei corsisti, MA FACCIAMOLI SERI, ad eempio i corsi per Aspirani Allenatori, durata un anno con un minimo di presenze e di ore effetive, con testi federali e un metodo globale di insegnamento e cosi’ di coneguenza anche per l’ottenimento delle altre qualifiche. Affidiamo questi corsi di formazione agli insegnanti migliori, ai MAESTRI che sappiano guidare il percorso formtivo dei corsisti, escludiamo le scelte amichevoli dei docenti che nulla hanno a che fare con la serieta’. Si facciano dei corsi accademici di valore,per cui quando il candidato raggiunge l’ambito riconoscimento si sente effettivamente soddisfatto della propria quaifica e grado. Ed i gradi, la federazione non li dia piu’ per posta o per riconoscimenti banali, pretendiamo che tutti e dico tutti, facciano degli esami SERI e RIGOROSI.
    NON FACCIAMOCI PIU’COMPRARE PER UN DAN
    Un dan in piu’o in meno non toglie o non aggiunge nulla alle nostre capacia’. Ma a cosa servono gli oltre 6000(seimila)isegnanti, per i circa 30.000 ( trentamila) tesserati ( un isegnante ogni 5 tessrati) che la Federazione ha nei suoi elenchi?Assurdo tra qualche anno sarmo piu’ insegnanti che tesserati.
    A proposito non pensate che una Fedeazione organizzata debba avere UN ALBO DEGLI INSEGNANTI, UFFCIALI DI GARA, CINTRE NERE CON RELATIVE QUALIFICHE E GRADI ?
    Alcuni potranno obiettare su questa mia esposizione rifacciandomi gi 8 anni che ho servito la Federazione quale consigliere federale e di non aver portato avanti queste istanze allora,criticandole adesso.
    E’vero ma devo dirvi con estrema franchezza,che il consiglio dl settore JUDO quasi mai ha trovato una esposizione unanime alle proprie decisioni e ha lasciato, sempre ampio spazio ad una decisione fnale al Presidente di allora. Potrete altresi’ comprendere che il progetto del riconoscimento giurdico degli insegnanti diJUDO non poteva essere perseguito, ne da me ne dagli altri colleghi di consiglio . La volonta’ doveva essere espressa dal Presidente, che seppur di grandi capaita’non poteva privilegiare il sttore JUDO a dispetto del settore Lotta, da dove proveniva e che era il suo primo amore.
    Ho detto e ribadisco una presideza di grandi capaita’e intelligenza ma che no aveva politicamente l’obiettivo di far crescere il JUDO nella forma di riconoscimeto che gli era dovuto.
    Certo e’ che chi doveva insistere, per poter far accettare al Presidente le nostre aspirazioni ed aspettaive, anche perche’ il settore lo aveva incoronato Vice Presente e’ il Sig. Cappelletti,che nulla ha fatto ne tentato di fare per l bene del JUDO ma ha solo barattato il suo comportamento accondiscendente con una sua personale e lunghissima carriera dirigenziale nazionale (40anni) e internazionale (20 anni).
    E’ parere di molti, che questa persona al JUDO italiano non e’ servito e non ha dato nulla. Purtroppo non e’recriminando che si possono cambiare le cose, ma se una volonta’ di cambiamento viene espressa dalla base e’ sicuro che puo’ iniziare una nuova era per il JUDO Italiano Intendiamoci non c’e'nessuna preclusione er i nomi attuali che guidano la Federazione ma una preclusione per il metodo si. Finiamola con le mille deleghe e finiamola anche con gli articoli statutari studiati ad arte, nelle furberie, nei veti e nelle chiusure per rimanere per sempre incollati alla poltrona. A voi alla federazione ed ai suoi dirigenti chiedo una profonda riflessione.

  3. Zanesco Claudio says:

    Ah però!!!!!
    Interessante esposizione, ma come vede siamo solo noi, (direbbe il Vasco nazionale) , comunque sono le tre di mattina della vigilia di natale e sono appena tornato da una tre giorni con il maestro Kashiwasaki, una leggenda del judo, li mi sono rintemprato e ho goduto del judo e delle amicizia nazionali e internazionali che si creano quando un MAESTRO di judo insegna qualcosa che va oltre ” lo speciale” del campione di turno.
    l’amico Croceri ha creato un’altra di quelle occasioni da non perdere, peccato che l’hanno persa in tanti…

    • Corrado Croceri says:

      Un saluto a tutti i Judoka Italiani e tanti Auguri di un sereno Natale:
      Non è il mio solito scrivere su i social network, è la prima volta che scrivo su Italia Judo che ringrazio perché da voce agli appassionati di questa meravigliosa disciplina che amo e pratico da un cinquantennio.
      Sono meravigliato e nel contempo contento di vedere che il mio amico Claudio Zanesco alle 03:00 di notte, trovi ancora la forza di scrivere un commento su Italia Judo, naturalmente lo ringrazio per questo.
      Per me invece sono le 15:51 del pomeriggio della Vigilia di Natale, sono stanco per tutto il lavoro svolto come organizzatore del Winter Camp 2014 ma sono anche molto contento: “l’iniziativa con un personaggio d’eccezione come il M° KATSUHIKO KASHIWAZAKI (Campione del Mondo Maastricht 1981) è stata a dire poco bellissima!, abbiamo (Plurale Maiestatis), fatto una cosa utile e anche importante.
      Fare le cose per bene, significa successo sicuro, per questo colgo l’occasione per dire grazie di cuore a tutti gli intervenuti, il M° K. KASHIWAZAKI? un solo aggettivo: SUPERLATIVO! mi sento anche di aggiungere ASSOLUTO! sono certo che ci sarà un grande eco e che ci sarà un grande seguito.
      Questa mattina con il Maestro K. KASHIWAZAKI ci siamo lasciati dopo aver fatto una foto insieme nel mio DOJO sotto la scritta in carattere Kanji (In shin den Shin).
      Il maestro è stato ospitato insieme alla delegazione della Kanto Judo Federation presso la sede del Dojo Kenshiro Abbe – Gr. Marche completamente rinnovata.
      L’iniziativa che è stata realizzata in occasione dei 40 anni di attività del mio Dojo è risultata un grande successo, consensi all’unanimità bella esperienza per tutti, il pomeriggio di Domenica 21 al Teatro L. Rossi di Macerata con una scaletta molto interessante e ben studiata, abbiamo toccato i cuori dei presenti il Judo è ancora una disciplina affascinante e la gente si commuove quando può gustarlo da vicino e si entusiasma, questo mi rassicura.
      Cari signori, io voglio vedere positivo per il prossimo futuro sono certo che c’è tanto lavoro da fare e se ce lo meritiamo si farà, non bastano solo le parole, bisogna anche mettersi in gioco e lavorare per realizzare i nostri sogni.
      A mio modesto parere è che la prima cosa che bisogna fare è quella di uniformare il linguaggio per fare in modo che il Judo abbia un vocabolario unico chiaro e cristallino, sarà importante definire bene lo scopo per cui è stato fondato dall’illustre Dott. Jigoro Kano (che invito a leggere).
      Questo processo è necessario per avere le idee chiare in modo tale risulti a tutti molto bene quale obiettivo perseguire, la formula è abbastanza semplice dice il Prof. J. Kano una volta fissato l’obiettivo bisogna cercare il modo migliore per raggiungerlo (Seiryoku zen’yo) sarà importante avere unità d’intenti (Jita kyoei).
      Questi principi che rasentano l’utopia se messi bene insieme sicuramente faranno crescere sempre di più il popolo del Judo.
      Da molto tempo penso che per riscattare il Judo dall’anonimato, bisogna cercare di raggiungere (come del resto in ogni campo delle attività umane)la competenza, (Importante ruolo gioca la formazione degli insegnanti) trovare la maniera migliore per comunicare i contenuti del soggetto di studio (il Judo) non sarà poi tanto difficile dunque per essere più chiaro e anche breve in sole quattro parole dobbiamo dire: “Saper fare e far sapere”.
      Scusate la mia intromissione ma essendo in un periodo pre-natalizio ho voluto dare il mio modesto contributo.
      Un Saluto a tutti.
      Corrado Croceri

  4. Porcari Giuseppe says:

    No maestro Zanesco,siamo in tanti, mi creda, siamo solo frastornati da oltre trent’ anni di manipolazioni, inibizioni, squalifiche,mortificazioni ( ho sentito con le mie orecchie piu’ volte essere definiti, da alte cariche federali, dei matti con il pigiama addosso (detta alla romanesca, so na gabia de matti).Ma non dobbiamo arrenderci, dobbiamo ritornare a dialogare ad esprimere le nostre idee, senza paure,a riprenderci il nostro Judo. Grazie a lei e all’amico Corrado parliamone.

  5. Porcari Giuseppe says:

    UN PROBLEMA TUTTO FEDERALE
    Ma lo sapevate che :
    in una regione, facciamo un nome a caso ” IN PIEMONTE” la maggioranza delle societa’del settore JUDO avente diritto a voto, hanno richiesto alla Federazione con R/A, come da STATUTO FEDERALE di sollevare dall’incarico il vice presidete dello stesso settore,per incapacita’gestionale organizzativa ( chi ha parecipato ai campionati Assoluti di ASTI si sara’ reso conto)
    Tutto questo avveniva nel mese di LUGLIO c.a.e dopo 6 mesi la Federazione non ha ancora dato una soluzione a questo problema ,ignorando, volutamente gli ulteriori appelli che si sono succeduti affinche’ venisse esercitato il dirtto delle societa’scriventi.
    Ma la sorpresa piu’grande si e’ manifestata quando e’emerso che anche le societa’ del settore Karate ( guarda caso della stessa regione, ma il presiente regionale Piemontese dov’era quando si verificavono questi scontenti nella sua regione???!!) avevano richiesto la rimozione del loro vice presidente ancor prima di noi e cioe’ dal mese di maggio c. a.
    Nel mese di Novembre, dopo 7 mesi, a queste societa’ di Karate veniva detto, sempre in maniera informale,che il problema della rimozione del vice presidente REGIONALE del settore Karate era stata portata in Consiglo Federale e che i consiglieri dei settori ,Lotta e Judo avevano votato contro la rimozione,mentre ovviamente i consiglieri del settore Karate avevano votato per la rimozione.Due settori contro uno e la partita e persa.
    Non pensate che e’ sbalorditivo che un settore debba essere condizionato nelle scelte del proprio funzionamento dagli altri settori? Che senso ha questa limitazione della propria autonomia? A cosa servono i consigli di settore se non hanno l’autorita’ di muoversi e risolvere i propri problemi interni?
    Quali funzioni hanno i consiglieri federali che si fanno manovrare a secondo degli interessi di parte ?
    Queste domande le ho rivolte all’attuale Presidente Federale,che mi ha risposto che aveva consultato gli avvocati!!!!?????e che l’iterpretazione DELLO STATUTO ci vincola al parere degli altri settori per ogni qualsiasi evenienza, come dimostrato.
    QUINDI LEGATI A VITA, PER CONVENIENZA DI QUALCUNO, NELLA BUONA E NELLA CATTIVA SORTE.
    Motivato da sana curiosita’ e spirito di conosceza, anch’io mi sono informato,ed i legali interpellati hanno smentito categoricamente che vi sia obbligatorieta’ di valutazioni collegiali nelle singole esigenze di funzionamento dei settori,(specie quella di cambiare un semplice vice presidente regionale) quanto invece la volonta’di interferire volutamente utilizzando a proprio uso il nostro Statuto , che a maggior ragione per evitare simli errori grossolani, va sicuramete adeguato per una democrazia, sia interna che esterna.
    Quindi Presidente perche’ prenderci in giro ed esasperare gli animi di quanti fanno, per passione queste discipline e creano con il loro impegno,atleti e campioni,che fanno la fortuna di questa Federazione? Non crede Presidente che vi sia l’obbligo morale Suo e di tutti quelli che l’accompagnano ad avere rispetto per le societa’ che lavorano per Lei e la Federazione?
    Allora, se sente un minimo di quest’obbligo si faccia interprete di questo indispesabile ed atteso cambiamento.

  6. Zanesco Claudio says:

    Gentile Maestro Porcari, le vicende federali Piemontesi, Lombarde, Friulane ecc. ecc. sono un problema tecnico amministrativo ed in ogni organizzazione ha le sue regole e le sue maniere di applicarle (vedi Governo, Magistratura ecc. ecc. ) che poi delle società chiedano la rimozione di un Vice non vuol dire abbiano ragione a tutti i costi, ma questo è un discorso di politica federale. Ora si può fare contestazione e cercare di ribaltare la situazione (tentativo di Croceri a cui ho dato una mano) oppure tentare un discorso all’interno della struttura come sta tentando di fare IGEI con queste sue iniziative, oppure pensare di più al judo di Kano come sto cercando di fare io, (con scarsi risultati per ora)
    BUON ANNO A TUTTI

  7. Porcari Giuseppe says:

    RIFLESIONI
    L’ironia è una qualita’ che non tutti hanno
    Importante non importante, giusto non giusto certo è che noi proveniamo, da una formazione mentale, una disciplina il JUDO,che non lascia delle interpretazioni Hippy o qualunquiste.
    Il rispetto in senso generale, è una delle componenti che noi insegnamo ai nostri Judoka e che il M° SUGIYAMA , di cui sono suo allievo mi ha insegnato.
    Il ripetto delle regole. Se ci diamo delle regole, le scriviamo,le riportiamo in un volume,le cataloghiamo in articoli che compongono LO STATUTO, IL REGOLAMENTO ORGANICO,IL REGOLAMENTO DELLA GIUSTIZIA SPORTIVA IL REGOLAMENTO DI COMPORTAMENTO ETICO SPORTIVO;IL REGOLAMENTO ANTIDOPING ecc.ecc.se facciamo tutto questo mi domando ci sara’una ragione.
    Allora se la ragione è di poter amministrare un Gruppo, una Associazione, una FEDERAZIONE è d’obbligo riferirsi alle regole
    pubbliche che le organizzazioni si danno per funzionare e vivere.
    Se vi sono delle regole e queste sono poco chiare,lasciate all’interpretazione dei legali del momento, per poterle esercitare a nostro piacimento,in questa o quella direzione,vuol dire a parer mio,che queste regole vanno riformate per poter dare la massima trasparenza e democraticita’alle applicazioni da parte
    di tutti.
    Allora è importante che tutti gli appartenenti ad una Organizzazio
    ne,Associazione o Federazione, prendano visione e leggano i regolamenti in modo da essere dotti sulla funzione , che questi regolmenti, esercitano sul nostro operato.
    Come dicono le istituzioni LA LEGGE NON AMMETTE IGNORANZA.
    Società,Dirigenti,Insegnanti, Atleti hanno il dovere di conoscere
    le carte statutarie.
    La nostra Federazione FIJLKAM ha uno STATUTO, a detta di esperti del settore,che necessita di una profonda revisione.
    Quali potranno essere i suggerimenti che dobbiamo dare, che portino il Presidente Federale ed il suo Consiglio a modifcare quegli aricoli troppo resrittivi, riduttivi,antidemocratici che mortificano la nostra intelligenza?
    Diciamo solo che sono 30 anni che questo Statuto viene chiac chierato dagli addetti ai lavori, per le sue profonde anomalie,ciò
    nonostante sono oltre 30 anni che sento spesso e volentieri delle lamentele, delle critiche sull’operato della nostra Federazone,che però non vanno oltre le tribune di questa o quella gara.
    E’un periodo che sono molto sensibile alle anomlie che mi circondano
    e quando espongo la nostra realtà sportiva a dirigenti che gestiscono lo sport Italiano,dopo una espressione di incredulità,
    ribaltano il problema sulle nostre Società e sul nostro immobilismo.
    Ma mi domando,alle nostre Società,ai Dirigenti, sta bene uno Statuto come è concepito il nostro?
    Sta bene alle nostre Società che un candidato, per essere ammesso
    all’elezione a Presidente Federale debba avere 30 deleghe del JUDO,30 deleghe della LOTTA e 30 deleghe del KARATE
    su 5 Regioni diverse? Ed i Consiglieri Federali non è che abbiano
    strada più facile.
    Chi potrà mai aspirare a simile incarico visto che, se un Judoka
    può trovare i favori del proprio settore non li troverebbe in quelli della LOTTA e del KARATE e viceversa?
    Non vi sembra una pesantissima limitazione questa norma statutaria?
    Perchè non si vuole dare alle intelligenze che abbiamo ancora(molte in 30 anni,sono state eliminate o allontanate)di poter contribuire allo sviluppo ed alla crescita della nostra Federazione?
    Perchè la Federazione di JUDO FRANCESE si avvia al traguardo di UN MILIONE DI TESSERATI mentre noi continuiamo a decrescere e non
    abbiamo mai dati ufficiali che ci dicano quanti tesserati siamo?
    Forse perchè a tutti i costi si vuole mantenre uniti, senza autonomia, i tre settori a dispetto delle loro diverse ideologie,
    nelle loro diverse funzioni e cassati nelle loro legittime ambizioni?
    Questi ed altri interrogativi movimentano da moltissimo tempo, senza risposte i nostri pensieri. Ai nostri Dirgenti Federali
    l’onere e l’onore di trovare le soluzioni.

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