Un “PASSpOrt” avanti e…uno indietro!

Un “PASSpOrt” avanti e…uno indietro!

Lo scorso venerdì è stato presentato il nuovo programma informatico “PasSport” con cui la Federazione intende ottimizzare il lavoro di tutti gli attori coinvolti nella preparazione degli atleti. Gli obiettivi sono quelli di massimizzare i risultati e diminuire i risichi di infortunio grazie ad un database interattivo e condiviso nel quale vengono implementate informazioni di [...]

Pubblicato da AC il 26 gen 2015 in Monza

Lo scorso venerdì è stato presentato il nuovo programma informatico “PasSport” con cui la Federazione intende ottimizzare il lavoro di tutti gli attori coinvolti nella preparazione degli atleti. Gli obiettivi sono quelli di massimizzare i risultati e diminuire i risichi di infortunio grazie ad un database interattivo e condiviso nel quale vengono implementate informazioni di carattere medico-scientifico relative a ciascun atleta.

Se come dichiarato, le intenzioni sono quelle di condividere un “vero lavoro di squadra”, ci si è dimenticati che anche in Italia, nell’epoca Vizer, l’alto livello va oltre gli staff nazionali ed i gruppi sportivi militari interessando i club di tutto il territorio nazionale; se per queste realtà un “secondo passaggio” arriverà nei tempi dovuti, la mancanza dei grandi club privati in rappresentanza degli altri, al momento ufficiale di venerdì, non è passata inosservata: tra gli invitati alla presentazione i membri degli staff tecnici federali, gli atleti di Judo, Lotta e Karate in collegiale, i responsabili dei Gruppi Sportivi Militari, lo staff sanitario ed il nuovo Consulente della Commissione Tecnica Nazionale, maestro Kiyoshi Murakami,.

È bene ricordare che nell’ultima classifica federale ben sette squadre civili campeggiano tra le prime dieci società d’Italia, ma anche che oggigiorno tanti professionisti sono allenati nei club, che svolgono un ruolo chiave nella preparazione di alcuni atleti impegnati nella corsa olimpica. Ai club è inoltre demandato in toto lo scouting e la crescita dei talenti che domani andranno a comporre le file dei team professionistici.

Che si tratti di una dimenticanza o meno, nella confusa ripartenza dell’era post-Toniolo leggerezze come questa rischiano di essere male interpretate, alimentando la triste percezione che esistano due Italie e non una squadra.

Oggi più che mai, l’Italia del judo ha bisogno di unità e di profondi segni di cambiamento che partano da scelte ed attenzioni forse piccole, ma tutt’altro che banali.

 


  1. marco bottinelli says:

    In effetti suona male, mi auguro sia una pre presentazione atta a recepire delle prime impressioni in modo da calibrare lo strumento informatico per poi presentarlo a tutti e ricalibrarlo ancora. Se si tratta di un data base più ampio é e più ha valore (sempre rimanendo nella cerchia di atleti prescelti) anche da un punto di vista statistico. inoltre come ricordato molti atleti militari di primo piano si allenano nei propri club, quindi ragione di più per condividere con queste società, e a titolo informativo sarebbe bello condividere con tutte le società che potrebbero visualizzare meglio il percorso di atleti importanti traendone spunti anche per il lavoro quotidiano.Penso (e spero )sia solo un modo di lavorare a step per raccogliere osservazioni in maniera più mirata, prima le strutture federali e i corpi militari, poi le società civili (anche magari divise per fasce) se questo é un metodo di lavoro nessuno si dovrebbe offendere ( e i judoka a permalosità non sono secondi a nessuno), diversamente chiudere l’uso di uno strumento informatico nato per condividere dati e metodologie ,alle società civili che sono un asse portante del ns. sport,non sarebbe offensivo, sarebbe solo stupido! TUTTI INSIEME PER PROGREDIRE dovrebbe ricordare qualcosa a tutti noi, stavolta mi auguro sia cosi.

  2. Gbsav says:

    Il problema principale del Judo attuale è lo scouting che le piccole società dovrebbero fare. Purtroppo questo non avviene quasi mai poichè i piccoli club gestiti da insegnanti tecnici con mentalità antiche quando hanno la fortuna di avere fra le mani un potenziale campione non sanno riconoscerlo o peggio ancora finiscono per perderlo. Quanto volte nelle gare giovanili si vedono potenziali buoni atleti ma poi gli stessi non si vedono più nelle categorie superiori? La risposta è semplice i piccoli club si accontentano di vedere il loro atleta vincere la medaglietta, ai campionati provinciali e gli istruttori sono convinti di aver creato un nuovo Inoue. Se vogliamo che il judo cresca è fondamentale annullare queste convinzioni. I piccoli club sono fondamentali per diffondere il judo ma se qualcuno ha la fortuna di avere un talento deve anche avere il coraggio di inviarlo nelle strutture adatte alla sua crescita, lo so è difficile privarsi del campioncino, ma un domani il nostro ragazzo si ricorderà di noi, se invece ci si ostina a trattenerlo un domani sarà solo un ex judoka.

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