Tutto come prima? No grazie!

Tutto come prima? No grazie!

  Fossero state una, tre o nove le medaglie, poco sarebbe cambiato: non è più il tempo della medaglia “libera-tutti”. Sull’Italia di Astana – non quella degli atleti, sia chiaro, ma quella di chi governa – ci si era già espressi prima della gara e a margine della patetica telenovela che ha accompagnato la partenza [...]

Pubblicato da AC il 10 set 2015 in Monza

 

Fossero state una, tre o nove le medaglie, poco sarebbe cambiato: non è più il tempo della medaglia “libera-tutti”. Sull’Italia di Astana – non quella degli atleti, sia chiaro, ma quella di chi governa – ci si era già espressi prima della gara e a margine della patetica telenovela che ha accompagnato la partenza iridata. Ma superato il clamore di quei giorni di imbarazzo per il judo azzurro, superata la gara, tralasciate le “prove di pace” e gli armistizi falliti, ci soffermiamo su alcune criticità nazionali ed internazionali che il mondiale – e ciò che l’ha preceduto – ha denunciato con vigore; l’auspicio di fondo è triplice ed insistente: cambiare, cambiare, cambiare.

 

L’ITALIAImmagine

L’agosto di fuoco del judo italiano culminato con Astana, ha palesato infatti alcune urgenze ed emergenze “nazionali” a cui la politica federale dovrà al più presto provvedere: a meno di un anno dai Giochi Olimpici è fondamentale rileggere lo status quo per affrontare Rio ed abbracciare il futuro con una nuova mentalità.

Nove per tutti La critica sui nove convocati per Astana è partita da questa pagina come una critica alla mancanza di prospettiva di una convocazione al ribasso: ad un anno dai Giochi Olimpici la scelta di stringere sul numero di convocati alla rassegna iridata è apparsa come una presa di posizione molto politica e poco sportiva, una scelta di reazione in risposta a troppe pressioni che è stata tutto fuorché lungimirante. D’altronde come già riflettemmo lo scorso agosto, un segno di cambiamento non può limitarsi a tagli bizzosi, ma dovrebbe piuttosto indicare una nuova via. Lasciato alle spalle il mondiale kazako che obiettivi si pone l’Italia per la stagione imminente e per il futuro post-olimpico?

L’Italia ad Astana – L’Italia ad Astana c’è stata e non solo come presenza. Forse è presto parlare di “ripartenza” ma è innegabile riconoscere alcuni segnali più che positivi: i due bagliori, Odette Giuffrida ed Elio Verde, sono stati protagonisti indiscussi e fanno ben sperare, i colleghi in molti casi sono stwc15ati obiettivamente sfortunati, vedendo il mondiale infrangersi troppo presto di fronte a mostri al momento ancora fuori portata; il mondiale d’altronde è stata una gara ardua e è sceso da otto a sei (Elio Verde, Antonio Ciano, Valentina Moscatt, Odette Giuffrida, Edwige Gwend, Assunta Galeone) ai quali si aggiunge Walter Facente passato dai “qualificati” veri e propri alle quote continentali; Elisa Marchiò, esclusa dal team dei mondiali, al momento ha invece perso lo status di continental quota rimettendoci per ora la potenziale qualifica. Chi era in una posizione borderline – vedi Andrea Regis e Marco Maddaloni per esempio – si è invece allontanato ulteriormente dalla soglia critica valevole per la qualificazione. Chi dunque avrà la possibilità di mettersi o ri-mettersi in gioco cercando una qualificazione non impossibile?

Kyoshi Murakami – Il ritorno da Astana ha coinciso con l’inizio dell’era Murakami, che dalla scorsa settimana veste ufficialmente i panni di DT azzurro: dalla sua direzione tecnica ci si aspetta una vera rivoluzione attraverso una pianificazione condivisa ed una rinnovata collaborazione con le società sportive, ma soprattutto attraverso una maggiore attenzione ai giovani. Quale sarà l’agenda dell’uomo su cui l’Italia punta per i prossimi cinque anni?

Il “Caso Astana” – Il “Caso Astana”, l’ultimo episodio della telenovela federale scaturito dallo “strappo” sui convocati al mondiale, ha minacciato la fine del sistema viziato delle eccezioni, dei favori, dei campanilismi, dei nepotismi, che fino ad oggi ha anteposto ai risultati, alle potenzialità di crescita e ai meriti degli atleti le provenienze, i club, i maestri eindex1 i padrini. La bufera che si è abbattuta sul judo azzurro è stata l’occasione per fermare una macchina impazzita con l’obiettivo di ripartire da zero con una prospettiva tessuta di regole ferree, criteri oggettivi e percorsi definiti. L’Italia avrà dunque il coraggio di cambiare o quietata la tempesta, torneranno silenziosamente ai capricci delle vecchie abitudini?

Gli impegni per cambiare – La strada verso Astana è stata un pellegrinaggio di “buoni propositi” che la Federazione ha preso e che le scelte di questi mesi – compresa la pianificazione dell’Attività Agonistica 2016 – dovranno necessariamente suggellare. Repetita iuvant:

  • maggiore lavoro di squadra ed una rinnovata collaborazione con le società sportive: questi sono due dei cardini della nuova direzione tecnica di  Kiyoshi Murakami, come annunciato nella Circolare 48 del 31 luglio 2015: un impegno doveroso alla luce dei recenti risultati coi settori giovanili che hanno dimostrato che l’Italia “liberalizzata” coi club lavora alla grande al punto di raggiungere la vetta del mondo;
  • investire di più sui giovani: è l’auspicio del vicepresidente Federale Franco Cappelletti a chiusura della stagione storica della nazionale under 18; avere il coraggio di puntare sui giovani significa riconoscere che non bastano più i progettini “verso Rio” o “verso Tokyo” ed iniziare una vera e propria rivoluzione  in termini di programmazione che tracci percorsi, passi e tappe, che definisca obbiettivi e criteri, che pianifichi gli investimenti necessari a trasformare i giovani talenti di oggi nei campioni di domani;
  • “allargare il numero degli atleti qualificati e qualificabili dando la possibilità anche a quelli più giovani di fare esperienza, di mettersi in mostra e di coltivare il sogno olimpico”: sono le parole del Comunicato apparso sul Sito Federale lo scorso 11 agosto in cui la Federazione ha chiarito la posizione del Conisglio Federale circa il mondiale di Astana.

 

IJF.gifIL MONDO

Anche sul piano internazionale, il mondiale 2015 ha rappresentato un momento critico: molte delle scelte ostentate dalla IJF con l’obiettivo di cambiare e migliorare il judo olimpico si sono rivelate deboli e dannose: ingabbiato da regolamenti ridondanti, contorti e inefficaci il judo da emozionante lotta marziale rischia di trasformarsi in una battaglia tattica, asettica e soporifera. Alle federazioni nazionali – compresa la nostra – il compito ora di mettere in discussione i punti deboli e debolissimi di un sistema di regole e norme che non giova a nessuno e danneggia gli atleti, le federazioni ed i loro investimenti.

Ma quale spettacolo?! – Le scelte tecnico-arbitrali propugnate dalla federazione internazionale per rendere il judo più spettacolare e “televisivo” si sono rivelate inefficaci e dannose: Astana ha mostrato al mondo che il judo olimpico si sta rapidamente e tragicamente trasformando in una noiosa caccia allo shido (Mondiali 2014: 575 shido in 679 incontri. Mondiali 2015: 1627 shido in 765 incontri). Il regolamento arbitrale attualmente in vigore si sta infatti comportando come un mostro impazzito e mal gestito, il cui figlio più orrendo è il cosiddetto tiqui-taca: il nulla cosmico sul tatami a cui anche i leggendari nipponici – che non sono dei kamikaze sprovveduti – hanno imparato ad adeguarsi quando la battaglia si fa più dura; il mondiale di Astana ha evidenziato un drammatico spostamento del baricentro degli incontri dalla tecnica alla tattica in cui i sofismi deShidoi regolamenti e le decisioni arbitrali prendono sempre più valore: arzigogolato e cavilloso, il judo reinterpretato nel quadriennio in corso sembra dare più importanza alle sanzioni che alla tecnica e alla ricerca dell’ippon o di qualcosa che almeno gli somigli… un koka ben fatto non era più emozionante di uno shido per uscita? I nuovi protagonisti del judo di oggi sono le regole e i signori delle regole. L’Italia come pensa di rispondere al fallimento della politica arbitrale di Barcos, Schnider & Co.?

La caduta dei grandi – Il sistema di ripescaggio ai quarti concepito con l’introduzione delle Ranking List ha vacillato; il tatami kazako ha purgato infatti numerosi dei favoriti, inghiottiti dal gorgo dei turni eliminatori: da Mudranov a Mogushkov, Khan-Magomedov e Isaev, da Ebinuma a Kengo, da Zantaraia, a Shavdatuashvili, Scvortov, Iliadis, dalla Silva, alla Menzes, Van Snick, Harrison, Sol, Gonzales e Aguiar sono numerosi gli eliminati di spicco, caduti sul fronte di Astana tra il primo ed il secondo turno eliminatorio. L’attuale sistema di ripescaggio, adottato non per ragioni tecniche o logistiche ma per mercato, ancora una volta si è mostrato deteriore nei riguardi sia degli atleti che delle federazioni – e dei privati – che su di essi investono. Il vecchio “doppio recupero” d’altronde, avrebbe tutelato gli setssi azzurri che ad Astana hanno ceduto troppo presto, soltanto di fronte ai migliori; il ritorno al vecchio sistema almeno per europei, mondiali ed olimpiadi si deve profilare all’orizzonte come una priorità nell’agenda dei vertici internazionali: gioverebbe a noi come a molte altre nazioni, piccole e grandi! L’Italia come intende muoversi per tutelare i propri atleti ed i propri investimenti su di essi?

Emotionless – Dopo aver messo il bavaglio ai tecnici ad aver inaugurato la stagione degli strilloni comprensibilmente appollaiati sulle transenne di mezzo mondo a rivendicare il sacrosanto dicyb1ritto di ogni allenatore di lavorare con i propri atleti, le nuove vittime dei guardiani del tatami sono gli atleti stessi: esultare, gioire ma anche disperarsi o avvilirsi, come ogni altra forma di emotività palese, sono comportamenti scoraggiati. Limitare gli eccessi è doveroso – non siamo calciatori – ma scimmiottare il rigore nipponico trapiantandone l’asprezza in un contesto culturale lontano anni luce, non solo è grottesco ma certo non rende i judoka migliori, appetibili, “televisivi” come auspicato dal “sistema Vizer”. L’Italia come pensa di reagire nel piccolo dei suoi tatami nazionali ad una condotta di rigore indubbiamente grottesca anche per l’alto livello?

Il sistema Vizer – Quando ad influenzare le scelte tecnico-sportive del judo mondiale vi sono linee commerciali ben definite  – come per esempio è avvenuto per il cambio nei sistema di ripescaggio – succede che prima o poi qualcosa smette di funzionare. Ad Astana il sistema Vizer ha in parte scricchiolato: per le nazioni in cui il judo non è business, il sistema attuale non può che stare stretto; nell’Italia del “calciolicesimo” e della “calciofilia” in cui lo sport a scuola è una perdita di tempo, il sistema Vizer ad oggi è infatti improponibile. L’Italia sceglierà di adeguarsi ed imprimere una nuova marcia al judo nazionale o di stare tra i piccoli dello sport azzurro e del judo mondiale?

 

Giunta a conclusione di un quadriennio movimentato, l’Italia del judo si deve interrogare sull’opportunità di un cambiamento drastico del sistema obsoleto che regge il nostro sport. Coltivare i talenti e a farli crescere al passo col resto del mondo, ristrutturare le porte ed i percorsi dell’alto livello ma soprattutto osare cambiamenti coraggiosi anche quando il rischio è alto: fare sport e amministrare lo sport significa d’altronde fare delle scelte e prendersi le responsabilità di queste perseguendo un fine che non è il mantenimento dell’equilibrio…per fare ippon d’altronde non si può non osare.



  1. Claudio Zanesco says:

    bell’articolo, letto tutto da in cima a in fondo, ed esprimo alcuni pareri, vecchi ma siccome nessuno se li fila li ripropongo,
    Spettacolo: girone all’italiana, gruppi più ridotti, max 20 unità per categoria ,e 4 gruppi da 5 i migliori si confrontano, sperimentato, rende le gare meno lunghe per gli atleti e i tecnici ecc. ecc. provare per credere
    Punteggio: rimettere il koka e sommare i punti 3+5+7 (K-Y-WA) fa 15, si vince a 16 (un punto in più) ippon vale 10 ma non fa vincere subito, l’atleta deve arrivare a 16, già provato anche qui vedrete delle rimonte fantastiche e provate ad immaginare gli scenari (tizio fa ippon in piedi e poi subisce un osae komi a terra- 10 pari e vai che si ricomincia)
    Sanzioni: devono valere poco, max un punto in meno per chi le compie
    Per quanto riguarda la nostra nazionale provoa dire che:
    Con o senza Maddaloni forse non sarebbe cambiato nulla;
    colpe, meriti, chi può saperlo!!!;
    a questo punto mandare avanti i giovani junior e cadetti, a farsi le ossa, tanto cosa si spera di cambiare da qui ad un anno?

  2. Comino says:

    arrivato in ritardo non posso che prendere a prestito da altra , qualificata,fonte il commento” parole, parole, parole…” ed il bello è che i cambiamenti vengono proposti da chi non li ha mai fatti anzi è lì da 25 anni…..
    è a solita puntuale presa in giro….

  3. ale says:

    scusate ma xchè vi dimenticate di 10 anni di lavoro ……………… la commissione giovanile istituita (se non sbaglio)nel 2004 ha portato varie generazioni in giro x tutti i tatami internazionali sperimentando imparando, creando una serie di atleti di livello internazionale ,che fine hanno fatto ?xchè vogliamo metterli nel cestino e dimenticarli? xchè il lavoro di grandi maestri deve essere dimenticato ?lo stesso che dopo queste esperienze hanno portato i risultati di questa estate nei cadetti
    i vari Ardizio, i Carollo,Miranda,meloni,Parlati,Piras,Basile,i regis,pitzanti,ferrari,centracchio,ecc.ecc (non vigliatemene se ho scordato qualcuno)questi ragazzi/e che hanno sacrificato il loro tempo denaro ecc.ecc che fine devono fare ?alcuni continuano a gareggiare internazionalmente a portare risultati ,x alcuni addirittura lo stato ha investito ,mi volete spiegare xchè dobbiamo dimenticarli e dare spazio solo ai cadetti che hanno fatto dei favolosi risultati,senza l’esperienza passata forse e dico forse non sarebbero arrivati?
    forse è ora di creare un gruppo di lavoro che veda tutte le classi come i paesi che nelle competizioni internazionali non contano quanti incontri hanno vinto ma quante medaglie portano a casa

  4. marco bottinelli says:

    L’articolo, é bello,esaustivo ed ogni comprensivo tocca tutti i temi nazionali ed internazionali di uno sport,il JUDO, tanto bello quanto in declino (almeno in Italia,il resto del mondo non lo conosco).Per quanto riguarda il ns. Paese , sicuramente aiuto ai giovani, fenomeni fino a 20 anni e perdenti da Senior (geneticamente IMPOSSIBILE) aiutandoli a stare con aiuti economici da Professionisti nelle loro palestre e non ficcati per forza negli squadroni professionali dei militari, peraltro oggi di dimensioni sempre più esigue.Trattati da atleti e portati alle competizioni importanti fin da Junior, il loro sudore ma sopratutto il loro entusiasmo vale quello dei Fratelli Maggiori.Per il resto oltre alle lacune tecnico programmatiche non riusciamo a dare visibilità a questo SPORT,soffocato dal calcio (mono sport italico) durante i mondiali RAI SPORT 1 e 2 faceva vedere partite e corse ciclistiche degli anni 80. Possibile che nessuno capisca che il ns. per la massa non é uno sport da diretta ma da sintesi, ovvero 2 ore di gara condensate in 15 minuti di IPPON che possano entusiasmare anche il non addetto ai lavori e lo incuriosiscano, tutti sono attratti da ciò che vedono,ma a Noi non ci vede nessuno,non mi sembra ci voglia una laurea in scienze delle comunicazioni.
    Il regolamento é da Ragionieri in alcuni casi da Rag. Fantozzi,( tipo non si pùo dare un 5 tra gli atleti all’inizio incontro????!!!).Il fatto di aver tolto le prese alle gambe ci ha impoveriti con ben pochi vantaggi in termini di spettacolo, forse la versione precedente su contraccolpo per quanto macchinosa era migliore.L’Allenatore muto sulla sedia con il suggeritore tra il pubblico vera sintesi di ipocrisia.I recuperi cosi come fatti oggi mettono in mano al fato un potere enorme.
    Ma d’altronde qualcuno diceva che ogni popolo ha i condottieri che si merita ,evidentemente Noi non meritiamo molto.

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