A tu per tu con Alessia Regis

A tu per tu con Alessia Regis

Tornano le interviste e la protagonista odierna è una famosa judoka italiana che è ancora più conosciuta dagli amici di Italiajudo perché nel 2013 è stata testimonial della nostra linea di abbigliamento.
Abbiamo il piacere di ospitare sulle nostre pagine Alessia Regis.

Pubblicato da A. Cau il 23 apr 2018 in Iglesias

Tornano le interviste e la protagonista odierna è una famosa judoka italiana che è ancora più conosciuta dagli amici di Italiajudo perché nel 2013 è stata testimonial della nostra linea di abbigliamento.
Abbiamo il piacere di ospitare sulle nostre pagine Alessia Regis.

WhatsApp Image 2018-04-21 at 16.20.17Ciao Alessia, bentrovata sulle nostre pagine. Iniziamo dal principio: come hai deciso di iniziare a praticare Judo?
Praticavo nuoto, facevo le gare ed ero anche brava, però visto che mio fratello (Andrea Regis ndr) praticava un altro sport, i miei genitori erano costretti a dividersi da una parte all’altra. Decisero quindi di mandarci entrambi a judo e ci iscrissero alla Akiyama Settimo col maestro Piergiorgio Toniolo; all’epoca avevo nove anni, iniziarono le prime gare, e da li è nato tutto, per caso.

Avresti mai immaginato di arrivare un giorno in nazionale?
Assolutamente no, anche perché agli inizi è un gioco, poi per qualche anno ho praticato ancora nuoto e deve essere sincera, pensavo più che avrei fatto strada in quello sport. Invece intorno ai 12/13 anni ho fatto la mia scelta definitiva.

Il judo richiede “passione e sacrificio”. Questo ha comportato anche delle rinunce nella tua vita privata?
Assolutamente si. Ho fatto il Liceo Classico ed è stato difficile coniugare al meglio le due cose; anzi se mi guardo indietro mi stringo la mano da sola per come ho saputo gestire le due cose. Uscite con gli amici, cinema, compleanni non esistevano, ero proiettata nello studio e sul judo: erano i miei obiettivi.

Tu hai fatto parte del Centro Sportivo Carabinieri. Se non ci fossero i Gruppi Militari, credi che il judo (come tanti altri sport definiti “minori”) riuscirebbe a tenere alto il livello in campo internazionale?
Assolutamente no, a partire dal sistema scolastico e universitario dove non è proprio considerato. Senza i gruppi sportivi esisterebbe ben poco. Grazie a loro gli atleti possono allenarsi e dedicarsi al loro obiettivo. Ringrazierò sempre l’Arma dei Carabinieri per l’opportunità che mi ha dato.

Qual è il judoka a cui ti sei ispirata?
Non ce ne è solo uno/a, ma diversi. Quando ero bambina in campo italiano Ylenia Scapin è sempre stata un mio idolo, ma posso dirti anche Lucia Morico, Pino Maddaloni. Pensa che andai ad assistere ad un campionato del mondo a squadre a Basilea e mi misi in fila per i loro autografi.
A livello mondiale Kaori Matsumoto, che per di più faceva la mia stessa categoria ai tempi dei -57 kg, e l’ho anche incontrata in un combattimento.

Quando salivi sul tatami quali sensazioni provavi? Erano ogni volta uguali o no?
C’è stata un’evoluzione nel modo di affrontare le gare.
Da adolescente ero molto più spavalda, poi c’è stato un periodo in cui non le vivevo benissimo. E poi è arrivato il cambio di categoria (da -57 a -63) ed è qui che le affrontavo in modo più maturo con una consapevolezza diversa: sono riuscita ad esprimermi al meglio.

Se non avessi fatto la judoka cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Se non fossi entrata nei Carabinieri forse avrei fatto medicina, perché era l’idea che avevo sin da bambina.

WhatsApp Image 2018-04-20 at 14.34.44Negli ultimi mesi la tua vita professionale è cambiata, sempre a servizio dell’Arma dei Carabinieri ma in un altro ruolo. Di cosa ti occupi adesso?
Da 2 mesi e mezzo sono tornata a Torino (mia città natale) e presso la Caserma Cernaia faccio l’istruttrice di educazione fisica e difesa personale agli allievi.
E’ stato un cambio radicale della mia vita che mi ha portato però tante cose belle che non mi aspettavo.
Un agonista appena smette si dice cosa faccio?? Nei primi tempi ti manca l’adrenalina da gara, ma posso reputarmi fortunato perché il lavoro che faccio ora mi piace tanto.

Nel tuo futuro vedi l’insegnamento nel mondo del judo? Partendo magari dai bambini.
Insegnare ai bambini penso sia la cosa più bella che c’è. Mi è capitato di farlo, ed ogni volta è stato bellissimo. Quello che ti danno i bambini è spettacolare, vedere che riesci a trasmettere quello che sai ti gratifica e riempie di gioia.
Insegnamento nel futuro non lo so. Al momento devo capire se fare altro oltre al lavoro: collaborare con qualche palestra, la pratica da avvocato (proprio in questi giorni ho conseguito la laurea magistrale in giurisprudenza). Sono in una fase di riflessione.

In conclusione. Siamo prossimi al Campionato Europeo: come vedi la nazionale italiana sia in prospettiva europea che Tokyo 2020?
Premetto che dal judo ho voluto un pò staccare la spina, ho sofferto il distacco dalla fase agonistica, è stato un periodo difficile, ma alla fine torni sempre li. Infatti mentre ero a Firenze per il corso ho aiutato la mia amica Rosalba Forciniti a preparare i Campionati Italiani Assoluti.
Dall’esterno vedo qualcosa di positivo che si sta muovendo, anche a livello di risultati. Il gruppo ci fa ben sperare sia per l’Europeo che per il futuro.


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