SCE-TA-TE-VE! (SVEGLIATEVI!)

SCE-TA-TE-VE! (SVEGLIATEVI!)

Questa sera il maestro Silvano Addamiani, VIII Dan, ci invita a riflettere sui nostri diritti e doveri di tesserati della federazione di cui facciamo parte, la FIJLKAM, e ad esprimerli al meglio. Con “sce-ta-te-vi” cosa vorrà dire? Buona lettura!   L’Italia oltre che ad essere un vero forziere di tesori d’arte, di città e paesaggi unici [...]

Pubblicato da S. Addamiani il 5 mar 2015 in Roma

Questa sera il maestro Silvano Addamiani, VIII Dan, ci invita a riflettere sui nostri diritti e doveri di tesserati della federazione di cui facciamo parte, la FIJLKAM, e ad esprimerli al meglio. Con “sce-ta-te-vi” cosa vorrà dire? Buona lettura!

 

L’Italia oltre che ad essere un vero forziere di tesori d’arte, di città e paesaggi unici al mondo è anche un grande fiume argenteo di lingue, vernacoli e dialetti; l’intreccio secolare di popoli, su questo meraviglioso stivale, ne fanno un vero scrigno di linguaggi umani e dei loro particolari significati. Per semplificare quanto detto, facciamone un esempio: immaginate e pronunciate, prima a bassa voce e poi ad alta voce, quasi gridando, la parola del titolo dell’articolo, sce-ta-te-ve, come se foste i titolari di quella parola e di quel dialetto.

Ci siete riusciti? Cosa ha voluto significarvi questa parola, con quella sua fonia sfumata dai suoi tanti suoni di alti e di bassi che la compongono? Letteralmente  il verbo dialettale partenopeo si traduce sinteticamente in svegliatevi, aprite gli occhi, sollevatevi dal giaciglio dove riposate. Sce-ta-te-ve, detta così, con voce accattivante, può avere questi significati, ma, se, sce-ta-te-ve fosse urlato, nelle piazze, con forza e indignazione, il suo contenuto significativo sarebbe ben diverso dal primo, eppure il termine dialettale è sempre lo stesso. In questo ultimo caso, sce-ta-te-ve, è un grido dell’anima  che vuol sollevare le coscienze da quella pigrizia che le avvolge, da quella apatia che subentra nel corso del tempo, dall’oppio profuso scientemente per appannare le menti.

SCE-TA-TE-VE, svegliatevi, partecipate, siate più vicini ai vostri diritti e ai vostri doveri. Riappropriatevi delle vostre realtà nel judo, non lasciate che esso degradi.

Questo grido, una sola parola del dialetto napoletano, ma che vuol rappresentare tutta l’Italia judoistica, in tutte le nostre espressioni di lingua. Questa parola non è solo un suono vocale umano, ma è un’arma che vi penetra  nell’anima e se provate nuovamente a pronunciarla, lentamente, la sentirete agire, e darvi l’energia per affrontare ogni avversità.

Il judo ha bisogno di svegliarsi, essendo in una fase dormiente da troppo tempo, è come un nobile decaduto che vende lentamente i suoi beni, rimanendo solitario dentro il suo castello che lentamente si degrada con lui.

Amici, sce=ta=te=ve, c’adda passa’ à nuttata!

 

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