Roberta Chyurlia miglior arbitro donna d’Europa del 2017

Roberta Chyurlia miglior arbitro donna d’Europa del 2017

Roberta Chyurlia, 38 anni, avvocato penalista, è uno dei migliori arbitri di judo che abbiamo in Italia. Ai prossimi Campionati d’Europa di Tel Aviv l’arbitro pugliese che ha officiato la finale dei 48 kg del Grande Slam di Parigi 2018 tra la coreana Yujeong Kang e l’ucraina Daria Bilodid, sarà premiata come miglior arbitro donna d’Europa. Un riconoscimento importantissimo che rappresenta un primato assoluto per l’Italia e che rende tutto il movimento nostrano molto orgoglioso. Italiajudo ha avvicinato Roberta per farle alcune domande. Di seguito troverete un estratto dell’intervista, la cui versione integrale sarà disponibile da domani all’interno della versione elettronica del libricino “Guida ai Campionati d’Europa 2018” edito da Italiajudo Edizioni e curato da Alessandro Cau.

Foto di Franco Di Capua

Pubblicato da Ennebi il 24 apr 2018 in Barcellona

Roberta, riceverai il premio per la miglior performance femminile d’Europa per il 2017. Innanzi tutto complimenti. Ci puoi spiegare come sei arrivata fin qui e a chi dedichi questo prestigioso risultato?

Grazie infinite per i complimenti. Quello appena trascorso è stato un anno molto intenso, ricco di soddisfazioni e di momenti difficili, che si è concluso nel migliore dei modi. Ottenendo buone valutazioni in campo europeo – ho ricevendo convocazioni dall’EJU agli EYOF, ai Campionati d’Europa Junior e dal Campionato d’Europa per Club – ed in campo internazionale – grazie alle convocazioni ricevute dall’IJF al Campionato del Mondo Cadetti, al Grand Prix di Zagabria, al Grand Slam di Tokyo ed ai World Master – è stato possibile risalire la classifica europea e raggiungere questo obiettivo.

Ringrazio innanzi tutto Riccardo che mi supporta e sopporta ogni giorno, oltre ad essere mio marito – compito assolutamente non facile, lo riconosco! – è il mio migliore amico, il mio compagno di allenamento, il primo arbitro a cui chiedo consigli. Ringrazio i miei genitori – Erminia e Tonino – per me un esempio da seguire nella vita e nello sport; si dice che i genitori non si scelgono, ma se avessi potuto farlo avrei scelto sicuramente loro. La mia famiglia è il premio più bello. Ringrazio le mie “zie”, “zii”,”fratelli e sorelle”acquisiti, il mio “Maestro d’arbitraggio”, il mio “Vice Papà” e gli amici del Comitato Regionale Pugliese i quali,con un sms, un messaggio vocale, una foto, non mi hanno fatto sentire mai sola neanche dall’altra parte del mondo. Infine, ma non per minore importanza, ringrazio tutti coloro che, specie in quest’ultimo anno e mezzo, hanno provato a farmi desistere, coloro che non hanno creduto in me e che non si sono astenuti dall’esprimere critiche sterili, vi ringrazio di cuore, senza di voi non avrei imparato a superare gli ostacoli e a dare sempre il meglio di me.

Sei stata l’unica donna italiana ad arbitrare una finale di un Grande Slam. Che cosa  hai provato quando hai arbitrato la finale a Parigi a febbraio 2018?

Parigi è una bolgia, una bellissima bolgia, ma pur sempre una bolgia. 20.000 spettatori si fanno sentire. Sul momento non ho capito molto ed ho solo pensato ad arbitrare al meglio e rendere onore alle due atlete. É stata un’emozione bellissima confrontarsi con arbitri di quella caratura – basti pensare che solo l’Europa presentava quattro arbitri olimpici ed altrettanti arbitri con svariati mondiali senior alle spalle – ed arbitrare finali come quella del bronzo dei 100 kg mi hanno riempito di orgoglio perché solo fino a pochi mesi fa vedevo i loro incontri da casa e facevo il tifo per loro.

In Italia, è quasi prassi comune per gli insegnanti tecnici recarsi al tavolo di giuria per rivedere l’azione al C.A.Re System. Lo ritieni corretto?

Al di là di quello che io possa ritenere corretto o meno, nel nostro sport non è prevista la richiesta della moviola come per esempio nella scherma o nella pallavolo. Il C.A.Re System è uno strumento a servizio della terna che è l’unica deputata a gestire l’incontro. Non è previsto dal regolamento la possibilità di rivedere le azioni. Il ricorso al C.A.Re System dev’essere un’eccezione; lo strumento, ripeto, serve a ridurre al massimo il margine d’errore e a consentire alla Commissione, qualora chiamata ad intervenire dalla terna, a porre rimedio ad un errore sull’asegnazione della vittoria ad un atleta piuttosto che ad un altro e a dare il proprio supporto in alcune situazioni eccezionali che pongono fine all’incontro. Per esempio, hansokumake o assegnazione della valutazione di ippon all’atleta blu ma che in realtà sarebbe dovuto essere assegnato all’atleta con judogi bianco, specie nelle situazioni di kaeshi. Preciso, infine, che nelle competizioni IJF non è più previsto l’uso del C.A.Re System: i supervisori, gli unici dotati di telecamere e supporto video, intervengono solo in casi eccezionali.

Sei un avvocato penalista in carriera. Come fai a conciliare gli impegni di lavoro e quelli della tua seconda “professione” da arbitro?

Con questa domanda mi dai l’opportunità di ringraziare di cuore lo Studio Legale Orlando, il mio “capo”, l’Avv. Rosario Orlando, ovvero colui che mi ha formato, i miei colleghi Rossana ed Angelo i quali mi sostituiscono quando sono impegnata per le gare, la mia amica Anna, l’amico-collega Vincenzo Monteforte. Grazie a loro posso continuare ad inseguire il mio sogno. Non è facile far conciliare le due cose specie quando non puoi usufruire di permessi sportivi, purtroppo non posso chiedere di far rinviare un’udienza perché impegnata in una competizione internazionale e/o nazionale. Per questo motivo, rinnovo il mio grazie di cuore a tutte queste persone.

La versione integrale dell’intervista è fruibile all’interno di

“Guida ai Campionati d’Europa 2018″

disponibile gratuitamente da mercoledì 25 aprile su queste pagine.


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