Riflessioni genovesi

Riflessioni genovesi

Calato il sipario sul 27° Torneo “Città di Colombo” alcune riflessioni sono opportune. Chapeau a chi si mette in gioco per l’organizzazione di queste gare che hanno fatto la storia: rinnovare annualmente la sfida sopravvivendo ai tempi di crisi e alle bizzarrie federali non è certo un’impresa da poco. Ciò detto, Genova è la riprova [...]

Pubblicato da AC il 26 apr 2015 in Monza

Calato il sipario sul 27° Torneo “Città di Colombo” alcune riflessioni sono opportune.

Chapeau a chi si mette in gioco per l’organizzazione di queste gare che hanno fatto la storia: rinnovare annualmente la sfida sopravvivendo ai tempi di crisi e alle bizzarrie federali non è certo un’impresa da poco.

Ciò detto, Genova è la riprova del fatto che i calendari debbano essere studiati – e non riempiti – con senno, senza troppa politica e soprattutto con un’idea globale dell’attività agonistica annuale. I numeri parlano chiaro; se per i cadetti lo scarto tra i partecipanti al Trofeo genovese e – a titolo d’esempio – il trofeo Alpe Adria è di circa 70 trascurabili unità, l’analogo confronto con gli atleti della classe junior è drammatico: 187 atleti in Gara a Genova, 374 – ovvero il doppio – a Lignano.

Ad una settimana dalla finale nazionale under 21 di Conversano non poteva essere altrimenti: Genova è passata in secondo piano, non richiamando nemmeno l’attenzione della direzione tecnica nazionale junior.

Il Città di Colombo ha messo in luce un altro punto critico del sistema-gare italiano: è fondamentale permettere al famoso Kannon di esprimere le proprie potenzialità. Premesso che sia folle dover pagare l’iscrizione alle gare di Gran Prix un mese prima dell’evento – neanche le gare dei circuiti internazionali vanno in questa direzione –, una volta pagato, stampati e ritagliati i tagliandi per ciascun atleta, è insulso trovarsi la mattina della gara a compilare altri tagliandini ma anche vedere ufficiali di gara doverli spuntare al peso, quindi riordinarli e riverificarli per il sorteggio con un lavoro certosino. Il Kannon se utilizzato al 100%, consente di evitare code e lungaggini in giornate già troppo lunghe.

La verità è forse che tutte le gare di Grand Prix andrebbero difese, valorizzate e potenziate: difese in quanto strumento di qualificazione ed occasione per chi vuole mettersi in gioco, anche senza velleità internazionali; valorizzate come patrimonio nazionale in cui ciascuna tappa abbia la stessa dignità e considerazione; potenziate perché adeguandosi ad elevati standard organizzativi, siano gare di “Grand Prix” e non tornei “qualsiasi”.

Defraudata del proprio “valore” ai fini della finale 2015, la tappa genovese del Grand Prix non è stata trattata al pari delle altre; sarà così per il Trofeo Città della Mole, organizzato la settimana prima degli assoluti? Probabile. E’ difficile capire che cosa si stia aspettando per elaborare un piano dell’attività nazionale coerente con la realtà dei club e degli atleti: forse il prossimo quadriennio?

 

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  1. Giuseppe Marzo 1980 says:

    Forse! Se si cambia lo statuto federale della FIJLKAM, si, altrimenti non ci resta che votare scheda bianca!

  2. Simone says:

    rimango allibito ogni giorno di più !!!!!
    E cosa possiamo dire del mese e mezzo di fuoco che attenderà nel secondo semestre i poveri esordienti B, ragazzi di 13-14 anni che, se vorranno cercare di farsi largo nel trofeo Italia (e quindi salire nella ranking list) e nei campionati italiani, dovranno girare in lungo ed in largo tutta l’Italia sacrificando in un incredibile tour de force energie, soldi, famiglie, e non ultima la scuola…
    Ma chi decide tutto ciò ha un contatto con la realtà??? Gli capita di parlare con qualcuno che sta alla base come noi poveri operatori??? Crede che tutto avvenga spingendo il tasto di un computer come magari fa Lui per rendere operative tali “funzionali” decisioni???

  3. Fabio says:

    Sono tante le cose che andrebbero riviste se vogliamo veramente fare il tanto agognato (e necessario) salto di qualità professionale:
    1) RANKING LIST: che senso hanno le qualificazioni tramite RL se poi l’alteta può passare ad una categoria superiore od una inferiore. A livello di qualificazione olimpica non succede così, ed è molto più giusto e serio, io mi qualifico nella categoria dove ho ottenuto punti, altrimenti non ci si capisce più nulla. La qualificazione tramite ranking deve avere un valore diverso rispetto alla qualificazione diretta per i medagliati.
    3) GRAN PRIX: è già stato detto tanto ma vale la pena ribadirlo, così non vanno bene. Le gare di Gran Prix devono avere la giusta rilevanza ed importanza a livello nazionale, date di svolgimento certe ed immutabili, organizzazione logistica e location di livello adeguato.
    Va da se che con una gestione del genere pagare un mese prima diventa ancora più assurdo.
    4) ALLENATORI: Oramai siamo al paradosso, sedia vuota o convitato di pietra al posto del tecnico e dietro ad urlare….ma possibile che non si riesca a trovare una soluzione di compromesso? Possibile che il problema stia tutto nel comportamento dei tenici?
    5) KANNON: Strumento con potenzialità di sviluppo elevata ma così com’è rischia di essere arma spuntata o a doppio taglio. Occorre evidenza dei pagamenti, oppure che possa gestirli direttamente. L’assurdo dei “fogliettini” del Colombo è una testimonianza di quanto poco si creda in questo tipo di innovazioni.
    6) CARE SYSTEM: Si continua impunemente ad utilizzarlo in maniera sbagliata, nonostante una circolare ad hoc e nonostante sia acclarato che
    togliere un arbitro da un angolo per mettere tre “occhi” dalla stessa parte generi più danno che altro.

    Mi fermo qua.

    Come chiosa posso solo dire che oramai sono mesi che rispondiamo (sempre in meno) su questa tematica, molto sentita, e non si dica che il malessere non sia diffuso, bastava essere a Genova. A quando una fase 2? Ognuno qui sta facendo delle proposte concrete, perché ItaliaJudo non si fa carico di raccoglierle e presentarle in forma ufficiale? Che fine ha fatto la riunione di Asti?

  4. Zanesco Claudio says:

    In mente ho sempre un’altra concezione del judo, ma se dobbiamo giocare allo sport giochiamo come si deve, Care System “l’assurdo in persona” direbbe Bennato, sarà che me ne capitano di cose strane da quando è in vigore questa cosa, ma se non ci sono almeno due telecamere non si deve fare, oppure si deve dare all’uomo . arbitro , più credibilità che alla macchina, siamo quasi giunti al fatto che l’arbitro è considerato un suppellettile pesso li per dovere, se cosi deve essere l’hajime e il matte lo diano dalla sedia cosi si risparmia fatica;
    Allenatori, sedia o altro, servono, servono in qualsiasi sport, ma se fossero più educati non guasterebbero e poi gli atleti si allenano in palestra non a bordo gara;
    Grand Prix- Ranking list, sistemi da perfezionare e cambiare anche in base all’età degli atleti, per gli ES. B al massimo interregionale con trasferte da farsi in giornata, ad esempio gare solo il sabato pomeriggio, magari con meno categorie, trofei più brevi ecc. ecc.

    • silvia barbon says:

      Concordo in pieno signor Zanesco, la sua analisi sull’assurdità del care system così com’è concepito ora, con sola telecamera ha peggiorato la qualità dell’arbitraggio aumentandone assurdamente gli errori e prevaricando totalmente l’arbitro sul tatami. Parlo per esperienza reiterata e condivisa con buona parte della tribuna. Si faccia qualcosa. Grazie

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