Riaprono i corsi: partiamo con il piede giusto

Riaprono i corsi: partiamo con il piede giusto

Con l’inizio del nuovo anno sociale, Italiajudo inaugura con la penna di Emilio Maino, educatore professionale e formatore, la rubrica “Judo idee” con l’obiettivo di proporre degli articoli dai contenuti pedagogici in cui un solo aspetto è approfondito. In linea con la mission di Italiajudo di proporsi quale luogo di incontro e confronto, invitiamo i nostri lettori alla partecipazione.

Pubblicato da Emilio Maino il 9 set 2017 in Bergamo

“Nel mio Dojo i genitori non mettono piede, ci mancherebbe”. Questo è quanto si sente spesso dire agli insegnanti di arti marziali, anche a quelli di Judo, a inizio stagione.

La partenza dell’anno è sempre una scommessa: torneranno tutti?

Anche se sappiamo già, in cuor nostro, chi non rimetterà il Gi. Certo, abbiamo fatto le cose per bene, ma l’incognita e un po’ di incertezza ci accompagnano sempre nel mese di settembre. Ogni anno. E, dobbiamo essere onesti, non dipenderà solo dalle nostre capacità se qualcuno continuerà a frequentare il tatami e qualcun altro non tornerà. Anche se si spera passi a salutare.

Le variabili sono moltissime.

Ma cosa significa far le cose per bene? Ormai la maggioranza delle società sportive mette in campo ottimi strumenti comunicativi: lettere a casa, volantini, brochure, manifesti, e-mail, sito web, pagina face book, mailing list, i più moderni anche i gruppi WhatsApp. E via dicendo. Qualche matto ha organizzato allenamenti anche a ferragosto e ha tenuto sotto i più pimpanti.

Fiato alle trombe: a settembre ripartono i corsi, ci vediamo in palestra, magari anche una pizzata ad inizio anno per rivedersi in faccia, prima di iniziare a sudare. Benissimo, ottimo, bravi. Quel che è fatto è fatto.

Poi ci sono i nuovi: l’amico del cuore dell’allieva prediletta, il figlio della sorella del collega di lavoro, qualcuno che ha svolto una ricerca scientifica su internet.

Vi aspettiamo, venite a provare, rimarrete entusiasti! Però, il primo approccio con i nuovi e, se si tratta di minorenni, con i loro genitori, lo curiamo proprio bene? Una cosa sola mi preme sottolineare in queste righe.

Possiamo avere il più bel Dojo del mondo, il materiale promozionale in technicolor, il codice etico e la segreteria efficiente, ma quello che dobbiamo curare di più, nel momento del vis a vis, è la ricerca della fiducia. Reciproca.

I neojudoisti (e i loro genitori, se piccoli) dovrebbero tornare a casa dopo il primo incontro di prova, oltre che col sorriso sulle labbra, con la percezione che il maestro e il gruppo dei compagni sono accoglienti e, anche se hanno fatto fare delle cose un po’ strambe, hanno lasciato il segno e la voglia di tornare. A riprovare il Judo.

Invitiamo i genitori ad entrare nei nostri Dojo. Non per sempre, solo qualche volta. Mostriamo il nostro sport, come insegniamo, cosa proponiamo ai loro figli, come ci relazioniamo col gruppo, che spirito collaborativo richiediamo agli allievi.

Facciamoli entrare, sviluppiamo delle relazioni empatiche e di fiducia. Partiamo col piede giusto.


  1. Vittorio Serenelli says:

    Carissimo Emilio,
    apprezzo molto lo stile ed il contenuto della tua esortazione ai Maestri per l’apertura del nuovo anno accademico.
    Se mi permetti sarei ancora più incisivo.
    Partiamo da un presupposto:
    • l’allenatore sportivo prepara al meglio i suoi atleti alla competizione
    • L’intrattenitore deve divertire e ricreare la propria utenza
    • L’educatore deve accompagnare in un percorso di crescita mirato il proprio protetto
    Il Maestro di Judo è spesso un di tutto questo ma, a mio parere, dovrebbe i cuor suo decidere quale di queste azioni è OBIETTIVO e quali invece STRUMENTO.
    Nel caso l’obiettivo sia il terzo il ruolo del genitore DEVE diventare centrale.
    Mi spiego, nei primi due casi può essere il bambino al centro della relazione lineare MAESTRO-BAMBINO-GENITORE. Quindi il Maestro deve sostanzialmente soddisfare le esigenze del bambino.
    Se invece la relazione è MAESTRO-GENITORE-BAMBINO l’interlocutore è necessariamente il genitore con il quale è necessario confrontarsi per illustrare obiettivi educativi e le strategie che verranno utilizzate per raggiungerli.
    Quindi come vedi concordo a pieno con la tua idea.
    A presto
    Vittorio

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