Recuperare da un infortunio: come?

Recuperare da un infortunio: come?

Lo status di ‘Atleta’ non può essere perso o sospeso in seguito ad un infortunio. L’atleta di judo è abituato a lavorare, allenarsi sempre e proprio per aiutarlo a stare meglio solo chi ha fatto JUDO e conosce le dinamiche del nostro SPORT può gestire al meglio questa delicata situazione. Proprio per capire il punto [...]

Pubblicato da Dott. Maffioletti il 29 set 2014 in Bergamo

Lo status di Atleta non può essere perso o sospeso in seguito ad un infortunio. L’atleta di judo è abituato a lavorare, allenarsi sempre e proprio per aiutarlo a stare meglio solo chi ha fatto JUDO e conosce le dinamiche del nostro SPORT può gestire al meglio questa delicata situazione.

Proprio per capire il punto di partenza e di conseguenza fare la cosa giusta, possiamo semplificare e paragonare il processo di recupero ad un viaggio, e dire che ci sono 5 tappe obbligatorie di questo viaggio che sono da toccare in modo che l’Atleta sia gestito in un continuum che ha come obiettivo il raggiungimento del 100% delle sue effettive potenzialità e talvolta spingere l’atleta oltre le sue aspettative.


Le tappe imprescindibili sono 5: affrontiamole una ad una.

FASE 1: il controllo del dolore e dellinfiammazione

Nell’ambito delle 5 fasi, questa è la fase dedicata al collaudo del programma di rieducazione.

FASE 2: il recupero dellarticolaritàe della flessibilità

Gli obiettivi di questa fase sono il raggiungimento del completo arco di movimento dell’articolazione e il ripristino del movimento in assenza di dolore. Il rieducatore potrà avvalersi vi varie tecniche, dalla mobilizzazione articolare all’allungamento muscolare. Il lavoro di articolarità deve essere iniziato il più precocemente possibile al fine di ottenere un recupero completo.

Fondamentali sono l’esperienza e l’abilità del rieducatore: infatti un approccio troppo aggressivo potrebbe determinare un aumento del quadro infiammatorio, uno troppo prudente potrebbe causare rigidità a carico dell’articolazione.

FASE 3: il recupero della forza e della resistenza muscolare

Il rieducatore lavorerà sul potenziamento muscolare secondo la regola della progressione dei carichi per evitare il sovraccarico. Si lavorerà molto anche sulla resistenza alla fatica (capacità aerobiche), il lavoro, se tollerato, è da eseguire sin dalle prime fasi ad esempio con allenamenti in piscina con galleggianti, nuoto contro corrente, esercitazioni a carattere generale continue e intervallate. Fondamentale risulta la capacità di monitorare e misurare quantitativamente il lavoro prodotto attraverso dei test di valutazione funzionale.

FASE 4: il recupero della coordinazione

Ogni lesione a livello dell’apparato muscolo-scheletrico determina un’alterazione dei meccanismi propriocettivi. La propriocettività deve essere ripristinata quanto prima per ottenere un recupero completo e prevenire le recidive.

La rieducazione propriocettiva e sensomotoria non deve avere degli schemi fissi su ogni atleta ma deve essere calibrata in funzione dei movimenti base e finali ai quali il judoka deve arrivare.

La capacità e l’esperienza del rieducatore si adatteranno ad ogni caso per meglio definire e delineare il processo di recupero.

FASE 5: il recupero delle gestualità

Il recupero della gestualità viene enfatizzato giorno dopo giorno permettendo a tutti di svolgere le attività sempre più in sicurezza e senza avvertire dolore. Il nostro fisico impara facendo, questa è la fase del fare, dell’esplorare e del mettere in gioco il nostro corpo forse come non abbiamo mai fatto. Ogni esercizio terapeutico può essere proposto rispettando la fisiologia e l’obiettivo che ci siamo posti.

PREPARAZIONE-ATLETICA-DEL-FIGURANTE-3Ad oggi, purtroppo o per fortuna, il nostro fisico non impara inserendo chip o programmi preimpostati. Il nostro corpo lavora e cresce in esperienza motoria facendo esperienza, lavorando in condizioni nuove, talvolta facili e talvolta complesse.

Il nostro compito di rieducatori è di promuovere un lavoro versatile, globale, a 360 gradi che permetta di aumentare il bagaglio motorio dell’atleta, aumentare e perfezionare i suoi schemi motori e di conseguenza renderlo più sicuro, economico, stabile e vincente.

Le 5 FASI della rieducazione sono delle tappe obbligatorie del viaggio, sta a noi determinare quanto accelerare e quanto rallentare in funzione dei segnali e delle sensazioni che troviamo sul percorso. La suddivisione del trattamento in 5 FASI, in realtà, è puramente didattico in quanto ogni fase è legata e talvolta sovrapposta alla precedente, alla successiva o a quella successiva ancora (ad esempio è molto comune  e ottima pratica introdurre delle esercitazione cardiovascolari in acqua ed esercizi terapeutici ad effetto antalgico sin dalle primissime fasi della rieducazione).

Il trucco per avere un buon recupero senza sovraccarichi sta nella cauta progressione dei carichi. Le linee guida dei centri di eccellenza parlano di semafori rossi da rispettare per procedere agevolmente e con maggiore sicurezza da una fase all’altra.

Il dolore e il gonfiore sono i primi semafori rossi da superare, una volta superati si deve recuperare il completo arco di movimento: ad esempio, con un ginocchio senza l’estensione completa non si può camminare bene e senza la flessione non si può correre in modo corretto.

La forza è necessaria per potere effettuare esercizi complessi perchè i muscoli agiscono da ammortizzatori e stabilizzatori dinamici dell’articolazione. Senza la giusta forza non si può fare un salto ed atterrare con sicurezza. Il recupero della forza deve essere svolto in parallelo con il lavoro propriocettivo e di coordinazione.

Trasformare poi tutto questo in gesti complessi durante una situazione di attività sportiva o di vita quotidiana è la fase successiva.

Come abbiamo avuto modo di capire le varie fasi sono molto legate fra di loro e se dovessimo avere un’immagine per rappresentarle niente è meglio della successiva dove ogni pezzo è in linea e in progressione con i precedenti anche se indissolubilmente legato in un processo circolare che può essere visto da molti, forse infiniti lati…

La rieducazione è quindi un anello fondamentale della medicina sportiva, essa passa da una mobilizzazione precoce e prevede un trattamento intenso, mirato e specifico per affrontare e sostenere il trauma o intervento subito dal soggetto per riportarlo ad uno stato psicofisico almeno pari al livello pre-infortunio.

Buon VIAGGIO!

 

L’esperto simonemaffioletti.it

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