L’importanza dell’aspetto psicologico

L’importanza dell’aspetto psicologico

Quanto è importante l’aspetto psicologico per un judoka? Per rispondere a questa domanda, riporto di seguito i punti che hanno interessato e incuriosito maggiormente i partecipanti al workshop “Mente e sport da combattimento: aspetti psicologici della prestazione sportiva” organizzato dal Comitato Regionale Ligure FIJLKAM a fine giugno. In ogni sport, compreso il judo, gli aspetti [...]

Pubblicato da Katya Iannucci il 10 lug 2014 in sportbusinessplus.wordpress.com

Quanto è importante l’aspetto psicologico per un judoka?

Per rispondere a questa domanda, riporto di seguito i punti che hanno interessato e incuriosito maggiormente i partecipanti al workshop “Mente e sport da combattimento: aspetti psicologici della prestazione sportiva” organizzato dal Comitato Regionale Ligure FIJLKAM a fine giugno.

In ogni sport, compreso il judo, gli aspetti mentali delle competizioni sono tanto importanti quanto quelli fisici, ma spesso vengono trascurati. A livello internazionale, diamo per scontato che gli atleti d’elite siano tutti ad un livello simile per la forma fisica, la forza, la resistenza, la competenza tecnica e l’esperienza. Guardando ai risultati ad esempio delle Olimpiadi, si può notare che le vittorie sono date a volte da differenze minime. Così, cercando la sfumatura vincente, ci si rende conto che spesso deriva dalla preparazione mentale e dall’attitudine.
Ad alto livello, la differenza tra due atleti è fisica al 20% e psicologica all’80% (A. Cei, Mental Training, 1987).

Essere mentalmente preparati diventa ancora più importante nel judo, dove gli atleti si trovano a gestire un numero diverso di variabili alla volta e affrontano direttamente il proprio avversario combattendo. Il confronto è diretto.

Perché e quanto può essere utile ad un judoka la preparazione mentale?

Molti atleti lavorano sodo in allenamento e, pur avendo una buona tecnica, non sempre raggiungono i risultati sperati.
La prestazione ottimale di un atleta non può basarsi solo sul bagaglio di conoscenze tecnico-tattiche. Possiamo dire che esiste una triade di fattori composta da: preparazione fisica, preparazione tecnica e preparazione mentale. L’obiettivo della preparazione mentale (fatta da un professionista) è quello di allenare le capacità e le potenzialità della mente per esprimere a livelli di eccellenza l’intero potenziale del singolo atleta.
Ad esempio, durante il combattimento quando l’avversario attacca, pensare a cosa si può fare per contro-attaccarlo è un procedimento mentale troppo lento per il judo. Quindi essere adeguatamente allenati anche mentalmente può essere molto utile all’atleta per migliorare la propria performance.
Va anche considerato il fatto che i Tornei di judo sono spesso competizioni lunghe, con un elevato numero partecipanti e con molti tempi d’attesa. Tutti fattori che mettono a dura prova gli atleti.

Esistono alcuni fattori psicologici fondamentali da considerare nell’allenamento mentale di un judoka e cioè: la motivazione, l’auto-efficacia, la gestione dello stress e delle emozioni, la combattività, la scelta degli obiettivi, il supporto dell’allenatore.
Partiamo brevemente dalla motivazione, ovvero dal che cosa ci fa combattere.

  • La motivazione: in particolar modo quella intrinseca, è quella spinta interiore che sostiene il desiderio di far bene e l’impegno in un’attività dalla quale si trae soddisfazione per ciò che si fa e per come la si fa (E. Deci). Ad esempio: “Faccio judo perché mi piace / perché mi diverto”.
  • L’auto-efficacia (self-efficacy): è la convinzione di un atleta nella propria capacità di saper affrontare un determinato compito (A. Bandura). Riguarda non solo il sapere cosa fare e avere le abilità adeguate, ma anche credere e dimostrare di saperle utilizzare correttamente.
  • Lo stress: gestire lo stress non significa eliminare lo stress. Un certo grado è necessario per ottenere una performance ottimale. È importante per l’atleta, ma anche per l’allenatore, imparare a saper gestire le situazioni stressanti in allenamento così come in gara. Significa per un judoka saper gestire le emozioni (non farsi prendere dalla paura) ed essere pronto a combattere.
  • La combattività: cioè l’indole battagliera di un atleta, la capacità di essere tenaci e persistenti anche in caso di difficoltà nella competizione. È differente dall’essere iper-aggressivi o rabbiosi.
  • La scelta degli obiettivi. Un obiettivo è qualcosa che si vuole consapevolmente raggiungere. Per essere motivante un obiettivo deve essere: specifico, misurabile, accettabile, raggiungibile, temporale. È importante che sia anche realistico in base alle capacità e all’esperienza dell’atleta. Stabilire obiettivi basati sulla qualità della prestazione da eseguire permette di concentrarsi su un aspetto della competizione che il judoka può controllare e che è la sua prestazione.
  • Il supporto dell’allenatore. L’allenatore (in senso generico, da asp.allenatore a Maestro) è un importante riferimento per l’atleta. L’allenatore attraverso la comunicazione assertiva e il feedback può dire molto al judoka sulla sua prestazione ed essere un importante supporto nel raggiungimento degli obiettivi che l’atleta si è posto.

Ovviamente tutti questi aspetti non possono essere lasciati al caso, ma vanno padroneggiati in maniera efficace e competente. Molto dipende anche dall’età e dal grado di esperienza e competenza del judoka.

In conclusione, l’allenamento mentale è importante per un judoka perché è quell’ingrediente che contribuisce al raggiungimento della performance ottimale, che aiuta l’atleta a dare il meglio, ovvero a saper usare tutte le proprie risorse, ad essere determinato, ad avere fiducia in sé.
Resta comunque indubbio il fatto che la mente da sola non basta, alla base di una ottima performance c’è anche un ottimo allenamento sia tecnico che fisico-atletico.

 

 

Dott.ssa Katya Iannucci, Psicologa


  1. Mauro says:

    Ho partecipato al seminario tenuto dalla dott.ssa Iannucci. Ho riscontrato competenza e disponibilità nell’affrontare temi ed argomenti su cui ci si sente – a torto o a ragione – padroni della materia.
    L’aspetto psicologico nello sport da combattimento andrebbe sviluppato ed approfondito, in quanto tocca aspetti spesso sottovalutati nell’economia e nella gestione della preparazione di un atleta.
    Mi auguro che sia possibile ripetere tali incontri, magari portando esempi concreti, tratti dalla vita di palestra di tutti i giorni.

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