Quando gli assoluti erano gli Assoluti

Quando gli assoluti erano gli Assoluti

Mi ricordo una volta quando gli assoluti di judo erano gli Assoluti, ovvero la competizione per eccellenza, quella a cui era vietato mancare, quella che andava fatta a tutti costi, persino con una clavicola o una caviglia lussata. Una volta se vincevi gli Assoluti, quelli con la A maiuscola, potevi affermare senza possibilità di essere [...]

Pubblicato da Ennebi il 7 dic 2015 in Galway, IRL

Mi ricordo una volta quando gli assoluti di judo erano gli Assoluti, ovvero la competizione per eccellenza, quella a cui era vietato mancare, quella che andava fatta a tutti costi, persino con una clavicola o una caviglia lussata.

Una volta se vincevi gli Assoluti, quelli con la A maiuscola, potevi affermare senza possibilità di essere smentito, di essere il più forte in Italia. E non sto parlando di molti decenni fa… (nonostante la foto possa ingannare!)

Possiamo dire lo stesso oggi?

E’ vero, i tempi sono decisamente cambiati, oggi si combatte troppo spesso, si ha un ritmo davvero esagerato ed insopportabile. Disumano aggiungerei. Verissimo! Sacrosanta verità.

Tuttavia, la mia domanda resta. E alla precedete se ne aggiunge un’altra.

Perché i tempi sono cambiati solo in Italia, mentre in Francia e altre nazioni i campioni olimpici e mondiali vanno a giocarsi il titolo nazionale assoluto? Eppure combattono con la stessa frequenza di quanto facciano gli atleti italiani, forse persino di più.

In Francia non sarebbe accettabile lasciare degli atleti che non siano infortunati venire al palazzetto senza salire sul tatami, né tantomeno sarebbe accettabile lasciarli a casa senza una giusta causa. Neppure il fatto di preparare una gara importante, qualsiasi essa sia, puó essere una giustificazione. Per non parlare di cosa accade in Giappone e in tante altre super potenze del nostro mondo, da cui dovremmo solamente imparare piuttosto che prendere le distanze.

In Italia quest’atteggiamento in verità c’è sempre un po’ stato, ma negli ultimi anni è andato via via consolidandosi ed è volto solamente a far stare tranquilli più i selezionatori o meglio conosciuti collaboratori tecnici, che gli atleti stessi. Infatti, agli atleti avere il fuoco sotto i piedi – come si suol dire – non può che fare bene, non può che essere stimolante e i risultati delle super potenze quali la Francia e il Giappone lo dimostrano appieno.

La cosa che fa più scalpore è che sempre più ci sentiamo dire: “io avrei anche voluto gareggiare, ma il mio allenatore mi ha suggerito di non fare questa gara”. Tuttavia, è raro – ma per fortuna ci sono delle minoranze – vedere atleti che reagiscono e piuttosto dicono: “no grazie, io gli Assoluti li faccio”.

Non preparare un Assoluto e praprare “qualcosa di piu’ importante” non solo è un chiaro segnale di non volersi mettere in gioco, ma è sopratutto irrispettoso per tutti quegli atleti che sognano una Olimpiade – anche se non dovessero andarci mai – e che hanno bisogno di confrontarsi con i migliori atleti in Italia. Forse qualcuno dimentica come sia diventato un player competitivo in un contesto internazionale: sarà mica stato grazie al confronto con atleti più forti?

Una disciplina quale il judo, che è molto più di uno sport, non può ignorare i valori di rispetto degli avversari, di lealtà, di onestà e mutua prosperità. Quanto meno non è ciò che mi aspetto dai loro praticanti.

A ciò si aggiunge una ulteriore riflessione: non è mica giusto che i nostri atleti debbano andare per forza all’estero per misurarsi con un livello più alto del loro. O mi sbaglio?

Incitare i propri atleti a fare gli Assoluti e trasmettere loro l’importanza di svolgere il campionato italiano assoluto, è un dovere di ogni insegnante tecnico, poiché ne vale la crescita di tutto il movimento judoistico italiano. Bisogna entrare nell’ottica che solo il bene collettivo può creare un bene personale duraturo. Quando ero ragazzino e per un paio di volte accadde che non andai in palestra dopo aver svolto il campionato italiano di classe, il mio maestro giustamente si arrabbiò. Io ero fondamentale per far allenare i miei compagni di squadra. Allargando i confini, il concetto resta lo stesso e potremmo vedere il movimento dei judoka nostrani come un unico grande dojo, dove tutti lavorano per tutti. Non è forse questo il concetto di mutua prosperità?

A tal proposito, non posso che citare l’esempio di Elio Verde, a cui tutti gli atleti dovrebbero ispirarsi. Lui ha fatto la storia del judo italiano conquistando nel 2009 la medaglia di bronzo ai Campionati del Mondo di Rotterdam nella categoria al limite dei 60 kg. Poche persone in Italia possono vantarsi di un risultato del genere. Tuttavia, non si puo’ non apprezzare la decisione di Elio Verde di mettersi in gioco e affrontare i suoi connazionali a viso aperto quando molti altri preferiscono non farlo. Gli assoluti di Asti dello scorso anno ne sono un chiaro esempio. Per di più, il fatto che Elio non li abbia vinti, non gli ha impedito lo scorso week end di calcare il tatami del grande slam di Tokyo… aggiungerei giustamente.

Dunque, il mio augurio per il prossimo week end è quello di tornare a vedere gli Assoluti, quelli con la A maiuscola. Altrimenti finiremo presto per chiudere gli ultimi dojo che abbiamo in Italia.

 

@Ennebi (Twitter)

Assoluti 1978


  1. Claudio Zanesco says:

    Caro EnneBi, sono a spasso da atleta e poi a fasi alterne da tecnico dal 1979, anche per me fare un Assoluto era una cosa Assoluta, ma anche in quegli anni era in uso esentare i Campioni, quindi è una abitudine italica ben consolidata non una novità, oggi poi che come dici tu si deve sopportare una gara impegnativa praticamente ogni settimana capisco che qualcuno forse vuole evitare un ulteriore stress psicofisico, li giustifico più oggi che ieri.
    Poi le altre nazioni vanno in direzioni diverse?, vero ma non solo all’ssoluto che non è altro che il prodotto finale di una base più o meno solida.
    Quindi sempre da li dobbiamo partire, dal rifare le basi, altrimenti chiuderanno anche gli ultimi dojo italici e alle regionali troveremo, non i 50 atleti su 14 categorie di oggi, ma dei Master tronfi dei loro risultati, imbolsiti da malattie cardiovascolari o scheletriche più o meno gravi da mettere a carico del SSN. che a mio avviso dovrebbe chiedere i danni alla federazione Internazionale e poi giù a cascata per le spese da sostenere al fine di tenere in piedi judoka ridotti a scricchiolanti esseri viventi.

  2. amministratore says:

    Qualcuno si ricorda chi erano i campioni italiani del 1978?

  3. Cristina Fiorentini says:

    condivido questo articolo .
    Non ricordo i maschi, ma nelle donne ai miei tempi, se non vincevi gli assoluti non partivi per le gare piu’ importanti :)
    Pero’ …..nel 78 gli assoluti , io li ricordo a Napoli ….perche’? ( sara’ l’alzhaimer, ma sono certa !)
    Cristina Fiorentini

  4. pierattilio maino says:

    Caro collega Claudio Zanesco (cosí ti definisco in quanto tesserato ancora in Italia con il grado di 6º dan e la qualifica di Maestro)nella tua esternazione mi sembra tu sia uscito, e non da poco, dal seminato. In un pezzo che ci porta a riflettere sulle finalitá dei camp. italiani assoluti di ieri e di oggi in riferimento ad atleti, tecnici sociali e nazionali, societá e non ultima la Federazione stessa, borbotti di nuovo sui miseri 50 atleti nelle 14 categorie (riferimento agli ultimi regionali in Lombardia, per chi non lo sapesse, ma semmai chiedi conto di questo fallimento al tuo V.P. sett. Judo!)e poi te la prendi con inaudito rancore verso il movimento dei Master, deridendone le condizioni fisiche ed atletiche dei praticanti. Partecipai nel 1995 al 1º campionato Master a Prato ed era assolutamente obbligatorio presentare un certificato medico non generico ma redatto da un Centro di Medicina Sportiva ufficialmente abilitato;
    stessa cosa al 1º Master Sankaku: il mio ex amigo Santo Pesenti rigettó tutti gli iscritti che non erano in possesso di tale documento; pochi anni or sono vi partecipai di nuovo con papel in versione brasiliana; non ne sono sicurissimo, ma credo che ad oggi non siano cambiate le condizioni, quindi ritengo altamente fuori luogo tutti i tuoi denigratori epiteti sullo stato fisico degli attuali gareggianti Master. Non tutti hanno avuto la fortuna di poter iniziare Judo da giovani e poter gareggiare nelle varie classi di etá; al sottoscritto successe a 22 anni e l’ufficializzazione delle gare Master mi ha portato nuova energia ed entusiasmo che di sicuro ha giovato anche ai miei cari ex allievi. Trovarmi sul podio dei 75 Kg. accanto a Star del passato come Giumarra e Valdesi é stato di una felicitá immensa che probabilmente non vuoi o non puoi capire ma che di sicuro mi é condivisa dalla stragrande maggioranza dei “diversamente giovani”.
    Se il Judo Lombardo nelle selezioni del 2015 per gli assoluti
    ha messo sul tatami solo 50 atleti, fatevi tutti quanti voi un esame di coscenza, ma por favor non inveire su quelli della mia etá che amano ancora vestire il judogi e sentire il profumo del sacrosanto sudore, proprio e dell’ avversario! Muito obrigado.
    pierattilio maino-brasil

  5. Claudio Zanesco says:

    Caro Maino, un pò di pepe e sale non guasta, mi spiego, partiamo dai 50 atleti, in Lombardia, non è colpa di Santo Pesenti in quanto nelle altre regioni è peggio, quindi il problema è nazionale; cerco di stare vicino all’interpretazione di un judo adatto alla crescita dell’individuo il quale certamente per un certo periodo della sua vita può fare delle competizioni per misurarsi con altri con in palio un premio, o se preferisci anche senza premio; per dare linfa ad un assoluto servirebbero giovani in gamba in gran quantità, che non si fermino nella loro gioventù alle competizioni per cadetti ma vedessero negli junior il primo passo importante per crescere come judoka che nei senior matura la sua esperienza sportiva, per poi passare a altre incombenze quali insegnare, arbitrare, organizzare, fare politica sportiva, insomma crescere. Douillet in Francia è diventato Ministro della Repubblica. Credo che un Master se voglia può fare tutte le gare del mondo per appagare la sua voglia di confrontarsi ma, a mio parere questo non serve a far crescere il Judo ne sportivo ne se vuoi più tradizionale, educativo ecc. ecc.Mancando validi giovani nelle categorie senior, mancano arbitri validi, insegnanti con esperienza, persone che possano assumersi incarichi organizzativi. Poi che ad una certa età si subiscano i danni di una attività sportiva , o che il tempo possa far emergere problemi di salute non mi sembra una grande novità. Molto spesso ho sentito Master lamentarsi degli acciacchi causati da una gara; lo stesso Yamashita una volta smesso il judogi da gara non ha voluto assolutamente mai più effettuare un confronto agonistico, nemmeno a livello di pubblicità. Quindi concludo affermando di non voler offendere nessuno, ognuno faccia le sue scelte, ma da queste parti va più o meno cosi, magari in terra do Brasil gira meglio.
    Ciao e a presto

  6. alessandra Di Francia says:

    condivido questo articolo Cristina ha detto la sacrosanta verità .
    La locandina è del Campionato italiano Senior a Treviso Gli Assoluti si erano svolti a Napoli
    i risultati del campionato Senior maschili i Campioni 1° cl kg 60 Letizia kg 66 Fetto Kg 71 Nasti kg 78 Croceri KG 86 Vecchi Kg 95 Daminelli kg + 95 Beccacece
    gli Assoluti di Napoli i Campioni kg 60 Letizia, kg 66 Rosati, Kg 71 Nasti, kg 78 PRAMSTALLER, KG 86 Marcolina, Kg 95 Daminelli e + 95 Beccacece

    • amministratore says:

      Interessante far sapere ai giovani che in precedenza vi erano il campionato italiano senior e il campionato italiano assoluto.
      Possiamo dire che erano una specie di serie B e serie A?
      Chi ci spiega le differenze ?

    • Alessandra Di Francia says:

      Non possiamo dire che vi era un campionato di serie A ed uno di serie B ma semplicemente che agli assoluti andavano solo i migliori dei vari campionati di classe, infatti avevano accesso i primi 8 della classe Speranze i primi 8 della classe junior e i primi 16 della classe senior, ogni anno si ripartiva dalle qualificazioni, dove tutti partecipavano, anche i medagliati e i militari. Gli atleti della nazionale e probabili olimpionici non godevano di alcun privilegio e dovevano partecipare alle qualificazioni e a volte nomi illustri rimanevano a casa.
      Nel ‘78 Riccardo Cardarelli campione italiano speranza arrivo 3°agli assoluti nella kg 60, il campione italiano junior della kg 65 Sandro Rosati vinse il campionato Assoluto nella kg dei 65… per ora ricordo solo questi due esempi.
      Ricordo che era altissima la considerazione per la classe dei senior, al contrario di quanto succede oggi, infatti come ha detto Cristina venivano convocati per il livello internazionale solo gli atleti che vincevano gli Assoluti. A differenza di quanto accade oggi, dove sembra che la classe senior non goda di alcuna considerazione, mi riferisco al livello nazionale, chiaramente.

  7. pietro mellone says:

    salve,condivido anche io il ridare valore al titolo assoluto,Vorrei anche dire che i MASTER sono fieri dei loro risultati,anche quando non vengono!l’importante é esserci. Siamo orgogliosi di avere ancora una passione cosi forte da farci superare i normali acciacchi, di farci condividere il tatami con i più giovani e regalargli la nostra esperienza. Siamo fieri di partecipare a competizioni dove c’è ancora un forte spirito agonistico, ma alla fine quello che vince è l’amicizia tra tutti. I TRONFI sono quelli che dall’alto giudicano senza sapere di quello che parlano. Ma non sarà forse come “la storia della volpe e l’uva?”. Cordialmente Pietro

    • pietro andreoli says:

      Pietro
      sono pienamente daccordo con te, però permettimi di darti un consiglio:
      non vale la pena di rispondere a certe provocazioni, poichè quella persona probabilmente ha i problemi fisici che attribuisce agli atleti Master oppure ha il terrore di perdere credibilità partecipando ad una competizione.

      A presto

      Pietro

  8. pierattilio maino says:

    Querido collega Claudio Zanesco, qui non si tratta solo di “un poco di sale e pepe” l’ hai sparata grossa gettando discredito su un bel numero di sinceri praticanti, regolarmente tesserati alla Federazione anche perché per ora non mi risulta che pure gli Enti di Promozione Sportiva si siano dedicati a tale iniziativa. L’ attivitá Master é stata ufficializzata dalla Federazione nazionale ed Internazionale (IJF)raccogliendo innumerevoli ed insperati consensi, cosí pure come nell’ area Kata in cui ci si differenzia anche per classi di etá.Yamashita puó essere piú che soddisfatto
    per le medaglie ottenute e puó far tranquillamente a meno dei Master, poi di acciacchi ed infortuni, purtroppo, ce ne sono per tutte le etá. Comunque sia non é di certo un movimento Master che piaccia o no a Claudio Zanesco, che frena l’ espandersi del Judo a livello territoriale e nazionale nelle classi junior-senior; non é che per un “diversamente giovane” in palestra tu perdi (o non trovi nemmeno!) un rampollo di belle speranze, i motivi sono ben altri, o no??
    Abraços a todos, fatta naturalmente sempre eccezione a coloro che accolsero la notizia del mio 6º dan in Brasile defininendolo di “terzeiro mundo”.
    pierattilio maino-brasil

  9. Claudio Zanesco says:

    Come promesso ad EnneBi, chiedo scusa se vi sentite offesi e spargo cenere sul mio capo, faccio un solenne inchino a tutti coloro che hanno scelto di fare gare per molti anni dopo quella che viene considerata un’età ragionevole (30/35 anni), rimango comunque dell’opinione che ad una certa età si deve andare oltre il confronto in gara e spostarlo altrove, personalmente non ho problemi di uva e volpe i 14 anni di gare mi sono bastati ed avanzati, trovo esaltante ricordarmi che esistevano persone come Riccardo che da speranze arrivavano terzi agli assoluti o chi come Ugo Fontana li vinse a 16 anni, i senior erano una grande gara, mi onoro di aver ottenuto un solo terzo posto a Catania forse nel 1983, ma da quelle generazioni sono poi arrivati signori insegnanti, arbitri, dirigenti che ancora oggi sono riferimento per il judo nazionale. Oggi invece con i nostri 50 fortunati in regione potremo avere uno o due tecnici e mezzo arbitro in futuro. Siamo finiti, gareggiamo, gareggiamo, gareggiamo e poi?- Ringrazio l’amico Maino che mi tratta da collega ma sono rimasto Insegnate Tecnico- 4° dan , quindi per ora un gradino sotto.

  10. amministratore says:

    Io invito tutti quanti voi, come ho già fatto in passato per chi ci segue più assiduamente, a non fare più riferimento ai Dan.
    Dallo scroso 19 maggio la redazione di Italiajudo ha infatti deciso di eliminare ogni riferimento ai dan di coloro che scrivono e contribuiscono alla discussione e al confronto su questo blog.
    Tale riferimento continuerà ad essere presente nella sola sezione “Cerca il Club”, nelle schede delle società sportive (più che altro per una questione di praticità visto che diventa difficile andare ad eliminare il riferimento in ogni scheda di club).

    Per troppo a lungo il dan ha rappresentato e continua a rappresentare una ‘merce di scambio’ nel mondo judoistico italiano e questo e’ un piccolo gesto che si pone l’obiettivo di riportare (o portare) l’attenzione sugli individui. Il nostro e’ un invito a focalizzarsi su ciò che davvero e’ importante, ovvero la nostra disciplina, la passione con cui ci dedichiamo ad essa e il confronto attraverso il quale tutti insieme possiamo progredire. E’ un invito a guardare oltre il Dan che ripropongo qui ancora una volta a voi commentatori.

    Che cosa ne pensate?

  11. Gianluca says:

    Credo che sia sufficiente interrogarci sulla denominazione della gara……fatto? Ok, allora se di assoluti si tratta, assoluti sono i valori che in quella sede devono venire espressi.
    Ed inoltre c’è un ulteriore importante aspetto da non sottovalutare, e cioè il rispetto che i campioni devono al movimento che li ha generati. Non possiamo pensare di riempire i palazzetti di appassionati di judo se permettiamo che i campioni si defilino. È la scusa del calendario è veramente tale, perché se le gare sono tante non sarà una in più o in meno a fare la differenza sul vincere o meno una medaglia a Rio.
    Sarebbe come se la Juve facesse il campionato di serie a schierando la primavera perché la prima squadra deve fare la Coppa dei Campioni; quanto tempo pensate che passerebbe perché lo stadio di Torino diventasse deserto?
    Credo che una visione più matura, anche da punto di vista manageriale, dell’italjudo sia auspicabile, perché livellando sempre tutto verso il basso, concedendo privilegi, favori, permettendo una gestione dettata da ragioni di opportunità, continueremo ad avere baby campioni e seniores non all’altezza.

  12. Zanesco Claudio says:

    Penso che Amministratore abbia ragione, mi adeguo all’istante

  13. pierattilio maino says:

    Bom dia a todos, pure io mi adeguo all’ istante, di fatto non avevo messo a fuoco questo particolare di non far riferimento ai dan e mi son fatto trascinare dalla foga….Abraço al collega Claudio Zanesco
    e a tutti gli altri…un gradino piú giú o 10mila Km. piú sú…
    pierattilio maino-brasil

    • amministratore says:

      Mi fa piacere che condividiate.
      Buona giornata,
      Ennebi

  14. marco bottinelli says:

    Ho letto l’articolo e mi sembra del tutto condivisibile vorrei sottolineare 2 aspetti, il primo in merito alla lealtà e rispetto dovuto a questa gara ed agli avversari, se vuoi affermare di essere veramente il titolare di quella categoria secondo me dagli assoluti devi passare e dimostrare con i FATTI quanto vali, poi vinci o perdi, le valutazioni le fanno i direttori tecnici, ma se sei in salute li devi metterti in gioco.L’altro aspetto é eminentemente pubblicitario, in italia non esistono molte gare di rilevanza internazionale quindi il riunire insieme il meglio ASSOLUTO, mandarci anche la TV (seppur con una programmazione da rivedere) e poi scoprire che i BIG sono a casa non fa molto bene alla ns. immagine, e Dio sa di quanta immagine oggi abbiamo bisogno. La polemica sui Master a mio avviso poco c’entra con gli assoluti, nel senso che il Master sia stato campione o scarsone (come me) o addirittura judoka tardivo fa le gare per motivazioni molto intime,per dare un senso all’allenamento quotidiano e anche per il clima dell’evento spesso para competitivo e la compagnia che partecipa .Poi che sia vagamente demenziale combattere più con il mal di schiena che con l’avversario qui ha sicuramente ragione Claudio, ma anche questo fa parte della complessità dell’uomo.

  15. Claudio Zanesco says:

    Ciao Marco, ti aspettavo, un salutone, spero che tu abbia capito il tono ironico della situazione

  16. marco bottinelli says:

    Ciao Claudio, io assolutamente SI un salutone a Te.

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