Qualifiche under18: in scena le novità!

22/01/2013- Il nuovo regolamento è andato in scena: con il fine settimana della qualificazioni cadetti l’Italia ha a assaporato le novità del 2013 in una versione “soft” parzialmente digeribile. Non sembra infatti aver destato particolari difficoltà la prima tranche delle novità arbitrali introdotte quest’anno, con la revisione del sistema delle sanzioni prima tra le altre regole ad [...]

Pubblicato da AC il 6 set 2013 in Milano

22/01/2013- Il nuovo regolamento è andato in scena: con il fine settimana della qualificazioni cadetti l’Italia ha a assaporato le novità del 2013 in una versione “soft” parzialmente digeribile. Non sembra infatti aver destato particolari difficoltà la prima tranche delle novità arbitrali introdotte quest’anno, con la revisione del sistema delle sanzioni prima tra le altre regole ad essere accettata e prontamente sperimentata.

 

In primo luogo, l’estensione della classe cadetti a tre anni sembra aver dato risultati positivi in termini di partecipazione: non sono poche le regioni in cui determinate categorie hanno qualificato anche i settimi classificati, tanto tra i ragazzi, quanto tra le ragazze.

 

Il sistema del Golden Score senza limiti di tempo potrebbe invece destare qualche dubbio: basti pensare che in Lombardia uno degli incontri della categoria al limite dei 60 kg si è protratto per ben 10 minuti e 24 secondi! Se nella logica di chi ha prodotto la regola questo non dovrebbe accadere grazie alla mannaia delle sanzioni, la realtà dei fatti mostra che un incontro PUO’ durare tanto e troppo tempo. Va ponderato con attenzione se questo tipo di norma sia idonea anche per i settori giovanili e per gli atleti (e i giudici) di “base”: sia per ragioni logistiche sia e soprattutto per questioni mediche…non dimentichiamo che un sistema circolatorio in crescita non è quello di un professionista adulto.

 

Pollice verso invece per il “gioco del silenzio” che esordisce proprio questo fine settimana. La  grottesca rilettura italiana della norma per cui ai tecnici è consentito parlare al proprio atleta in gara limitatamente alle pause tra “matte” e “hajime”, è stata applicata ora con buon senso, ora con rigore militare. Se in alcune regioni chi ha fatto esperienza della versione “morbida” (i.e. le modalità applicate ormai da un anno a livello internazionale) ne ha forse compreso le finalità, non senza fatica, in altre realtà, messo a tacere anche il pubblico la qualificazione si è svolta in un clima lunare: utile? Imbarazzante. Condivisibili le remore del DT dello Yama Arashi Udine, Milena Lovato: “Tutti i coach di livello nazionale sanno perché questa regola è stata scritta e chi vuole «sedare». Ne conosciamo nome cognome, club, stile, pregi e difetti. Questa regola rimane inapplicabile da ogni persona di buon senso. Cosa significa consiglio, commento e/o alta voce? Anzi sapete cosa? Non serve neanche spiegare perché questa regola è inapplicabile. All’Alpe Adria? Mi verrebbe da dirvi portate i tamburi! Incitare, fare il tifo è l’unica cosa che i supporters possono fare, è un loro diritto, è il loro pane ma è anche la benzina di ogni atleta. Tifare = emozionarsi = vivere. Ogni agonista ricorda almeno uno sguardo o una voce che da fuori almeno una volta ha fatto la differenza. Allo stadio secondo voi perché va la gente? Per guardare al freddo invece che dal divano?”

 

Il grosso delle novità arbitrali in sperimentazione per il 2013 deve in verità ancora arrivare: è da capire se anche in Italia si sceglierà di seguire alla lettera la sperimentazione internazionale nata per l’alto livello o se avremo sufficientemente forza per preparare il nostro “alto livello” a quelle regole senza stravolgere l’attività “di base”. Non saremmo certo i primi:  la Germania non si allineò alla scelta di eliminare i kansetzu-waza per la classe cadetti, consentendone l’esecuzione a livello nazionale, senza creare difficoltà ai propri atleti nelle competizioni internazionali: le nuove regole danno ragione a quella scelta. Oggi rischiamo che al termine di questa sperimentazione alcuni dei cambiamenti non vengano ratificati con la necessità di fare dei passi indietro.

 

Se invece si deciderà di sperimentare, sarà inevitabile formare rapidamente e con grande scrupolo sia i tecnici che – e soprattutto – gli arbitri, nell’interesse degli unici protagonisti di ogni incontro: i nostri atleti.

 

E’ fondamentale che in questo periodo di scelte ogni decisione parta proprio da loro: almeno a casa nostra.


Commenta con Facebook

commenti