“Pronto, parlo con la storia?”

“Pronto, parlo con la storia?”

“Pronto, parlo con la Storia?” Esita per qualche secondo il neo campione mondiale juniores Antonio Esposito, incerto sulla risposta più che sull’identità dell’interlocutore. “Non ci credo: fino a ieri era un sogno. Quando sono usciti i tabelloni e ho visto che ero col georgiano mi sono detto «da sta poule non esco» poi…” Poi, non [...]

Pubblicato da AC il 29 ott 2013 in Monza

“Pronto, parlo con la Storia?” Esita per qualche secondo il neo campione mondiale juniores Antonio Esposito, incerto sulla risposta più che sull’identità dell’interlocutore. “Non ci credo: fino a ieri era un sogno. Quando sono usciti i tabelloni e ho visto che ero col georgiano mi sono detto «da sta poule non esco» poi…”

Poi, non sono le parole a contare ma i fatti: e sono i fatti a fare la storia.

Antonio Esposito oggi è un tassello della storia del judo italiano: mai nessuno prima era stato capace di salire sul tetto mondiale, almeno tra le categorie maschili.

Ancora diciottenne, studente di liceo scientifico,  Antonio non è uno di quei talenti che a 15 anni hanno già vinto tutto: è di quest’anno il suo primo tricolore, guadagnato ad Andria lo scorso febbraio. Chi c’era non può non ricordare tra tutti il suo sorriso entusiasta ed appagato al termine della finale. Era il suo “mondiale”.

Era, perché col primo tricolore, nell’anno dei grandi cambiamenti, è arrivato in verità anche il titolo forse impensabile di Campione del Mondo, contro ai pronostici forse malevoli e alle aspettative forse modeste.

Eppure in una giornata perfetta Antonio ha inquadrato ogni avversario, ha centrato ogni movimento, ha sferrato l’attacco migliore contro i più forti ed ha vinto.

Così è stato col georgiano Phridon Gigani, macinato sul ritmo e portato alla squalifica; così col belga Sami Chouchi bruciato con due gaeshi su uchi-mata e con l’ armeno Davit Nikoghosyan eliminato dal potente ko-uchi gari; così è stato ai quarti di finale col cubano Magdiel Estrada  che non ha avuto possibilità d’appello  in risposta all’ineguagliabile gaeshi su uchi-mata; così è stato in semifianle col russo Imranbek Gabasov illuso di poterla spuntare e quindi castigato con sagacia; così è stato nella finalissima con l’uzbeco Sarvar Shomurodov sorpreso in tsukashi come solo Pino-il mito aveva saputo fare a Sydney.

Solo Antonio sa quante volte aveva visto e rivisto i momenti migliori di quelle olimpiadi coltivando il mito del suo grande campione e crescendo di anno in anno senza far rumore. “E’ solo questione di tempo, sta crescendo a vista d’occhio” furono le parole del DT Toniolo a margine degli europei under 21 di Porec 2012. Non si sbagliava.

E’ un ragazzo straordinariamente modesto Antonio, quasi timido ma concreto, risoluto, intraprendente determinato: sempre sorridente ed educato, pronto ad ascoltare con fiducia, a lavorare con dedizione, senza paura della fatica, mai centrato soltanto su di sé ma capace di accogliere gli altri. “Voglio dedicare questa vittoria alla mia famiglia, al maestro e a Davide Faraldo che ha attraversato un periodo un po’ difficile e non è potuto essere qui” ha raccomandato l’azzurro al telefono al termine della giornata di gara.

Antonio Esposito non era, non è e non sarà uno dei tanti: oggi “senza volerlo” ha fatto la storia.

 “E’ l’inizio – ha chiosato emozionato dagli spalti di Lubijana un altro giovanissimo, Elios Manzi – è l’inizio per lui e per l’Italia.”

E’ l’inizio, di una nuova Storia.

Grande Antonio!

“Sono felice per questo mio pazzo amico

che mi ha confermato la veridicità di una convinzione :

a volte il vincitore è solamente un sognatore

che non ha mai smesso di credere!”

Odette Giuffrida 24.10.2013

 

 

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  1. Luigi Guido says:

    Bellissimo ed emozionante articolo!!! Complimenti vivissimi a voi e a tutta la squadra che, con le parole di Odette e dei giovani che assistevano in tribuna, ma anche di tutti gli altri non riportati che ho avuto il piacere di sentire, si sono dimostrato ancora una volta TEAM. Anche questa è la nostra forza, e questi ragazzi faranno grandi cose. Grazie a tutti

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