Preparazione Mentale: i benefici per i judoka

Preparazione Mentale: i benefici per i judoka

Da qualche anno una nuova componente della prestazione sportiva sta prendendo piede nella programmazione dell’allenamento degli sportivi di alto livello, pertanto anche dei judoka: la preparazione mentale, chiamata anche mental coaching. Negli sport di squadra come nelle discipline individuali numerosi atleti fanno appello all’aiuto di un preparatore mentale o ad uno psicologo dello sport (spesso in sordina) con lo scopo di ottimizzare la propria prestazione sportiva o per risolvere delle difficoltà subentrate di concentrazione, di motivazione o di sicurezza in sé stessi.

La preparatrice mentale Cristina Piccin ci racconta in 10 puntate i benefici della preparazione mentale per i judoka, con fine di confrontarci su questo tema a volte considerato un tabù.

Cristina Piccin, veneta di nascita e cosmopolita per adozione, si laurea nel 2015 nella facoltà STAPS (Sciences et Techniques des Activités Physiques et Sportives) dell’Université Paris Descartes nell’indirizzo Entrainement Sportif, che permette di intraprendere in seguito la ricerca o il lavoro di preparatore fisico o mentale. Nel 2016 consegue il diploma universitario in Préparation Mentale Aide et Intervention à la Performance, percorso di studi focalizzato sulla preparazione mentale che termina con un tirocinio pratico. Studia nello stesso istituto in cui diversi psicoterapeuti, psicologi, allenatori, coach di diverse scuole affermate ed anche atleti di alto profilo internazionale si sono formati, tra cui il celebre Gonzalo Quesada, Direttore Sportivo dello Stade Français Rugby fino al 2017. Tutt’ora judoka attiva, tanto da essere reduce dalla recente European Open di Roma, dopo aver vissuto in Francia, essere tornata in Italia, Cristina vive da poche settimane di nuovo a Parigi dove collabora come preparatrice mentale per alcuni atleti di alto livello e squadre di judo ed altri sport olimpici.

Aderisce alla Société Française de Psychologie du Sport, istituto che promuove la ricerca, la formazione della preparazione mentale nelle diverse federazioni nazionali sportive francesi. Per maggior info www.factorpmentalpreparation.com

Pubblicato da Cristina Piccin il 20 mar 2018 in Parigi

Che cosa è la preparazione mentale?

È la preparazione alla gara grazie ad un apprendimento di abilità mentali e abilità organizzative, il cui obiettivo principale è quello di ottimizzare la prestazione personale dell’atleta, promuovendo il piacere e favorendo il raggiungimento dell’autonomia.” (Fournier, INSEP).

Ciò significa portare l’atleta ad essere pronto mentalmente per raggiungere i propri obiettivi di risultato, ma anche di lavoro stesso nella sua disciplina sportiva. Si tratta di portarlo ad esprimersi nelle condizioni mentali ottimali per avere la massima efficacia negli appuntamenti più importanti. Come potrete immaginare ciò ricopre un ambito di lavoro molto vasto, che non va a toccare solamente gli aspetti psicologici della prestazione, ma anche le abilità mentali prettamente legate al gesto tecnico, la reattività, le abilità organizzative e le capacità di relazionarsi con gli altri attori del proprio sport, limitandosi a rimanere comunque nell’ambito della psicologia dello sport.

La preparazione mentale è un elemento spesso lasciato da parte dagli atleti, gli allenatori o le squadre sportive. Tuttavia non è raro percepire un sentimento di frustrazione contornare il momento della competizione e quindi sentire delle affermazioni del tipo “Non ha testa” o ancora “è tutta una questione di forza mentale”, “ha mollato mentalmente”, e chi più ne ha, più ne metta. Si tratta di frasi comuni, che il piú delle volte non sono accompagnate da un lavoro da parte dello staff altrettanto strutturato e definito come la preparazione fisica e tecnica. Sì, perché si tratta di un vero e proprio allenamento, ci sono delle ripetizioni da fare e degli automatismi da integrare! Non è magia!

Quest’oggi vi parlo dell’opportunità di controllare i propri pensieri, gli atteggiamenti e i comportamenti facilitanti o debilitanti ad allenamento e in competizione.

Prima di essere degli atleti esperti o di élite, i judoka sono anch’essi degli esseri umani. E come ogni essere umano è naturale essere in situazione di stress o andare in ansia! È un’emozione di base che ci caratterizza dalla notte dei tempi, sebbene i fattori di stress siano cambiati. Questo stato di ansia si collega con i pensieri, i comportamenti o degli atteggiamenti automatici che ci “trasportano” nel futuro o nel passato.

Nel judo spesso succede durante i primi combattimenti di raffigurarsi già in semi finale o addirittura in finale, dimenticando quindi di combattere veramente i round precedenti, o ancora visualizzarsi già vincitore (o perdente) durante il randori invece di focalizzarsi ad esempio sull’azione in sé. Un altro esempio può essere, durante il combattimento, il caso dello shido (penalità) che ci mette pressione o il wazari da gestire dell’azione precedente, sino ad arrivare alla problematica del conoscere o meno l’avversario futuro. Tutto ciò fa partire un grande circolo vizioso. Pensare è l’attività preferita del cervello umano!

Quello che fa la differenza tra chi è forte mentalmente e chi meno si nasconde nella capacità di gestione di questo stato che normalmente non è abituale. Alcuni atleti ci parlano addirittura di “ansia positiva”, ovvero riescono a trasformare tutte queste emozioni che potremmo valutare come debilitanti, in pura benzina per affrontare il combattimento.

Come questo è possibile?

A tal proposito, esistono diverse tecniche utilizzate dai preparatori mentali e psicologi dello sport. Con il vostro troverete la tecnica più adatta alla vostra personalità ed ai vostri bisogni. Alcuni utilizzano il rilassamento, altri gli ancoraggi e gli switch (lo switch consiste nel passare da uno stato mentale inadatto alla prestazione o al benessere ad uno stato mentale favorevole al risultato ricercato), la coerenza cardiaca e la respirazione, i discorsi interni, le tecniche di meditazione, l’ipnosi, la fissazione degli obiettivi, la PNL, e molto altro.

È interessante notare come l’ansia del judoka ad allenamento può essere di natura differente da quella che vivrà in gara. Infatti, l’ansia non è solamente somatica, ma ne esiste anche un altro tipo, detta cognitiva. Un atleta può essere troppo teso in gara e non in allenamento, o viceversa… L’ansia è spesso la punta dell’iceberg del magnifico, ma complesso, sistema mentale!

A martedì prossimo.

 

Leggi anche: 

Preparazione Mentale: i benefici per i judoka – Parte II


  1. Claudio Zanesco says:

    Nel nostro club abbiamo iniziato da poco , casulamente con un genitore abilitato al coaching, devo dire che è stato ben accettato dai ragazzi che ritengono questo “allenamento” utile alle loro performance

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