Prima parte dell’intervista al Maestro Nicola Tempesta

Prima parte dell’intervista al Maestro Nicola Tempesta

Il neo direttore di Italiajudo, il Dott. Giovanni Di Cristo, ha intervistato la scorsa settimana il pioniere del judo italiano, il Maestro Nicola Tempesta, che con la sua solita classe ed ironia ha risposto alle nostre domande. Quest’oggi vi proponiamo la prima parte dell’intervista.

Foto: EducaJudo

Pubblicato da Giovanni Di Cristo il 23 dic 2020 in Napoli

Negli ultimi quadrienni  l’IJF ha introdotto dei cambiamenti in riferimento al regolamento arbitrale. Lei cosa pensa di queste modifiche?

Penso che esistono uomini a cui piace confrontarsi ed altri invece a cui interessa solo comandare. Una delle cose più belle della vita è proprio il confronto,  voler essere solo padroni e fare regole ad hoc oppure ad personam, non è giusto. Potrei fare un esempio, senza vena polemica, tirando in ballo lo Statuto della FIJLKAM, dove appunto ci sono delle regole che farebbero ridere persino i polli fino a farli crollare a terra dalle troppe risate.

Cosa suggerisce ai tanti atleti che oggi a causa di un virus stanno riscontrando tantissime difficoltà negli allenamenti?

Ai ragazzi dico di non mollare, di continuare ad allenarsi con un po’ di attenzione in più; è un periodo difficile, ma passerà. Purtroppo in questo caso non conosciamo il nostro avversario, non è sul tatami di fronte a noi per poterlo studiare meglio, è invisibile e non sappiamo nemmeno che vestito indossi. Siamo anche vittime di una cattiva informazione, ogni giorno sentiamo pareri diversi e discordanti, come se la verità non dovessimo conoscerla; forse, non la conosce nessuno.

In riferimento all’incontro tra i due atleti giapponesi Abe e Maruyama, Lei ritiene giusto che la federazione nipponica abbia scelto un singolo incontro a porte chiuse per assegnare il pass olimpico nella categoria dei 66kg?

Secondo il nostro metro è una decisione sbagliata, ma dobbiamo accettare il fatto che i giapponesi hanno un altro modo di pensare e ragionare. Rappresentano una cultura totalmente diversa. Spesso molti judoka italiani cercano di imitare le abitudini di questo Paese, ma noi siamo un altro popolo, un altro mondo ed è inutile sindacare le loro decisioni.

Restando in Giappone, c’è un ricordo in particolare che Le è rimasto impresso riguardo la Sua partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo 1964?

Certo! Sono 60 anni circa che penso a quelle Olimpiadi. Adesso devo prima fare una premessa necessaria, senza volermi sviolinare; all’epoca il judo giapponese temeva due atleti occidentali, uno ero io e l’altro era l’olandese Geesink. Il loro timore era dovuto alla mia velocità! Ancora oggi che ho piú di 80 anni mi rendo conto di essere più veloce di alcuni giovani ragazzi. Ricordo benissimo che sfruttavo questa dote anche prima di iniziare a praticare judo,  quando iniziai a giocare nelle giovanili di pallanuoto della Rari Nantes, quella che oggi si chiama “Settebello”. Quante botte ho ricevuto all’epoca: non si contavano i calci in bocca ed i pugni. E pensare che giocavo insieme a campioni come Gildo Arena ed il grande Carlo Pedersoli, per molti Bud Spencer. Per rispondere alla tua domanda, il ricordo più nitido che ho di quella gara è l’incontro con il koreano J. Kim. Dopo avergli fatto un ippon di seoi-nage in appena 40 secondi e dopo aver sentito l’arbitro comunicare a voce alta la parola “Ippon Soremade” mi ritrovai immobilizzato. Non ho mai accettato il modo in cui mi fecero perdere, questo mi è rimasto impresso.

Come vede i nostri atleti in prospettiva dell’Olimpiade di Tokyo 2021?

Penso che i nostri ragazzi abbiano davvero ottime chance alle prossime Olimpiadi! Anche se, senza voler fare polemica, ritengo che siano male accompagnati. Non possiamo avere un D.T. che non abbia mai fatto agonismo, sicuramente sarà anche una brava persona, ma dal punto di vista delle conoscenze, egli non sa come si affrontano i problemi di un agonista, sono troppo complessi, soprattutto per chi non li ha vissuti. Lo stesso discorso vale anche per alcuni collaboratori tecnici dello staff federale e non mi riferisco solo alla classe seniores. Mi piace affermare che l’agonismo sta al judo come la formula uno sta all’auto. Per fare un esempio, se una persona ha sempre fatto il tassista, come fa a salire su un auto di formula uno?

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A breve pubblicheremo la seconda parte dell’intervista al M. Tempesta. 

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