Parola a Fabio Della Moglie, ideatore di EducaJudo

Parola a Fabio Della Moglie, ideatore di EducaJudo

Conosciamo meglio il progetto EducaJudo attraverso le parole del proprio ideatore e direttore, l’Avv. Fabio Della Moglie.

Pubblicato da Ennebi il 25 apr 2017 in Barcellona, ESP

Italiajudo ha avvicinato Fabio Della Moglie, ideatore e direttore del progetto EducaJudo che ha visto la luce a settembre del 2016 ed è divenuto in pochissimo tempo noto nel mondo del judo grazie all’utilizzo di una comunicazione accattivante, pungente, creativa e sopratutto efficace ed efficiente. L’obiettivo è quello di raggiungere un pubblico più vasto di quello di addetti ai lavori, promuovendo il modello educativo del judo. Fabio Della Moglie, 41 anni, avvocato, terminati gli studi in giurisprudenza, prosegue la sua formazione in psicomotricità presso la facoltà di Scienze della Formazione. Maestro di Judo e, tra le altre cose, docente di “Mezzi e metodi dell’allenamento del judo per normodotati e disabili” presso la Scuola Regionale dello Sport del Coni Campania, si definisce un educatore. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni sul rapporto tra il judo e i bambini in età prescolare, i bisogni educativi speciali e i disturbi specifici dell’apprendimento.

Il segreto del suo successo si cela non solo dietro una grande passione per il proprio lavoro, ma anche nella propria capacità di leadership, in grado di individuare le eccellenze nel nostro mondo e quindi di creare un team volitivo ed affiatato senza il quale ogni progetto, anche il più interessante ed innovativo, è destinato a morire.

Nella squadra di EducaJudo, tra gli altri, figurano i due collaboratori più stretti del M.stro Della Moglie, Alessandro Carfora e Gianni Motta. Alessandro Carfora, 48 anni, si occupa del sito web di EducaJudo (educajudo.it). Laureato in ingegneria chimica, lavora per la marina americana quale amministratore responsabile dei sistemi informatici. Alessandro ha oltre 30 anni di esperienza nella programmazione e nello sviluppo informatico e oltre 17 anni di esperienza nella gestione dei sistemi operativi e dei data base. Gianni Motta, 39 anni, si occupa in EducaJudo di comunicazione e marketing. Laureato in Scienze Ambientali con indirizzo Oceanografico, è anche un esperto informatico. Ha lavorato per oltre quindici anni come docente in corsi di informatica, grafica e comunicazione, nonché come freelancer per diverse aziende in qualità di esperto in comunicazione e marketing. Dal 2010 ricopre il ruolo di Communication Manager presso una prestigiosa azienda internazionale di sicurezza informatica.

Fabio Della Moglie EducaJudo

Avvocato Della Moglie, ci può spiegare meglio che cosa è EducaJudo e quali sono le proprie finalità?

EducaJudo è un progetto educativo che intende sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo centrale del judo nella formazione psicomotoria dei bambini in età prescolare e scolare, specie in chi presenta bisogni educativi speciali legati ai disturbi specifici dell’apprendimento, del comportamento, dello spettro autistico. Si pone preliminarmente l’obbiettivo di abbattere i luoghi comuni e i preconcetti che gravitano attorno alla nostra disciplina, facendo leva su un sistema di comunicazione, attento e moderno, per lo più mirato ai “non addetti ai lavori”, ma già riferimento di informazioni utili per tecnici di settore, atleti e personale delle società sportive. EducaJudo è anche proposta didattica per l’infanzia maturata in oltre 40 anni di esperienza nel judo/gioco e in ambito psicomotorio. Si avvale della partnership di ricerca scientifica con la facoltà di scienze motorie e del benessere dell’Università degli studi di Napoli Parthenope. Il progetto intende inoltre potenziare il percorso formativo degli insegnanti tecnici acquisito nei corsi federali, attraverso un aggiornamento continuo finalizzato ad implementare le conoscenze in ambito psicopedagogico, dei bisogni educativi speciali, delle disabilità e della comunicazione. EducaJudo è amplificatore della visibilità della nostra disciplina e delle asd che aderiscono al progetto. Funge da collegamento ed immagine con istituzioni, scuole e mass media. E’ oggi marchio registrato, network nazionale e progetto guida per la partecipazione ai bandi gara, per la organizzazione di eventi e convegni, per il coordinamento di gruppi di interesse.

Ci può spiegare come è nata l’idea di EducaJudo?

Se dici in giro che fai judo, come ti rispondono? Ebbene, l’idea di EducaJudo nasce dall’osservazione di come il judo viene percepito dai genitori, dalle istituzioni, dai dirigenti scolastici, dai media; di come la distorsione dell’immaginario collettivo finisca poi per incidere negativamente sul numero dei tesserati, degli iscritti nelle nostre palestre, sulle presenze di pubblico profano nei palazzetti. Un mesetto fa ero in giro per l’Italia a presentare il progetto. Durante la lezione per i bambini di 3-5 anni, ero seduto sul tatami, con un libro in mano, pronto a leggere una storia sui valori educativi del judo. Invitai un bambino ad intrattenersi con noi, ma il papà mi rispose: “no, si fa male!! Quella reazione, per quanto bizzarra, riflette in realtà il comune sentire sul nostro movimento che, seppur forte delle vittorie olimpiche e dei milioni di praticanti in tutto il mondo, continua evidentemente ad essere fumoso, quanto meno sotto il profilo della percezione culturale. Una mamma sa qual è la differenza tra tennis e calcio, ma confonde la proposta ludico motoria del judo per l’infanzia con la difesa personale dei corpi armati, accomunando le proposte, le finalità e gli animi, ciò semplicemente perché non è stata aiutata a capire. Il judo, già di per sé, presenta tante difficoltà di approccio connesse ad una pratica e ad una filosofia poco intuitiva, lontana dalle tradizioni occidentali, dalla nostra lingua, dalla ns cultura fugace. Se poi ci aggiungiamo il pasticcio informativo, la confusione cinematografica, telecronache incomprensibili e carenze di comunicazione, allora siamo destinati a rimanere nella nostra piccola nicchia. I genitori vanno istradati, vanno presi per mano – né più né meno di come facciamo sul tatami con i bambini – specie quando dalla scelta dei primi dipende l’iscrizione in palestra dei loro figli. Ecco che EducaJudo ha pensato di fornire loro un orientamento qualificato e credibile, attraverso articoli, note divulgative, utilità, video e contenuti editi da grandi professionisti dello sport, della medicina, della pedagogia, della cultura e della lingua giapponese, da condividere sul web e sui gruppi whatsapp, attraverso un costante lavoro sui social media. L’informazione rappresenta tuttavia solo lo strumento obbligato per “agganciare” l’attenzione di chi non ci conosce. Una volta sul tatami, è doveroso allineare la proposta didattica all’immagine e alla professionalità mostrata sul web, modellandola ad un’utenza che è certamente diversa da quella di 40 o 20 anni fa e che richiede nei Maestri una specifica preparazione in campo psicomotorio e pedagogico.

Ho visto che ha moltissimi collaboratori: qual è il segreto di una squadra così ampia ed affiatata?

fabio della moglie 3Stima reciproca, rispetto, pazienza. La squadra di EducaJudo si compone di tanti professionisti che lavorano in ospedale, all’università, a scuola, in laboratorio, in palestra. Spesso è necessario attendere le loro disponibilità, i loro tempi. E’ bello poi ritrovarsi periodicamente insieme a buttar giù la linea redazionale, a confrontarsi, a condividere esperienze e feedback e a far squadra attorno ai piccoli allievi della palestra, per fornire loro un servizio integrato e completo, che parte dall’osservazione logopedica, all’analisi posturale, all’eventuale approfondimento neuropsichiatrico, allo sviluppo psicomotorio.  Devo dire grazie a tante persone, ma soprattutto ai miei due collaboratori più stretti, Alessandro Carfora e Gianni Motta, che con me curano quotidianamente gli aspetti della comunicazione e con i quali ho il piacere di girare in tutta Italia per la promozione del progetto.

Qual è la difficoltà piú grande che il team di EducaJudo sta incontrando?

EducaJudo conta e vive sull’investimento personale, di tempo e di risorse dei suoi ideatori e collaboratori.

Quale invece la soddisfazione piú grande in questi primi 6 mesi di attività?

Le soddisfazioni sono incredibili e ricoprono tutti gli aspetti del progetto. A inizio febbraio ho incontrato il M.stro Katanishi. Gli ho detto: “Maestro, vorrei parlarLe del mio progetto”. Mi ha risposto: “EducaJudo? Lo conosco già!.” Da ottobre 2016 abbiamo iniziato un tour promozionale che ci ha già portato in tante palestre, nelle scuole e nei comuni. In queste occasioni abbiamo conosciuto tante persone che non pensavano minimamente che il judo fosse così incredibilmente adatto alla crescita psicomotoria dei bambini. Abbiamo condiviso esperienze con i genitori di bimbi “speciali”, abbiamo posto le basi per la collaborazione con le istituzioni locali, abbiamo ritrovato amici e definito protocolli di intesa per futuri progetti insieme. Abbiamo visto crescere sensibilmente il numero degli iscritti in palestra della fascia della scuola dell’infanzia, dei BES e dei DSA.

Dando un’occhiata al sito web di EducaJudo, veniamo a conoscenza di moltissime collaborazioni con Istituzioni locali e nazionali. Che cosa significa per il movimento che Lei rappresenta ricevere l’appoggio delle Istituzioni?

Credibilità, potere contrattuale, dialogo semplificato con la pubblica amministrazione, con le scuole, con i media, utilizzo delle strutture pubbliche per le presentazioni del progetto, impatto sulla collettività.

Che tipo di supporto EducaJudo ha ricevuto dalla FIJLKAM?

La nascita di EducaJudo si inserisce in un momento di passaggio tra i governi federali. Il progetto è stato presentato al Corso Maestri di ottobre 2016 e al Presidente Falcone, in seduta privata. Quest’ultimo si è riservato di dedicare un workshop di presentazione ufficiale del progetto presso il centro olimpico di Ostia e di poter utilizzare EducaJudo come progetto guida nelle scuole.

Lei crede di aver costruito qualcosa di sostenibile nel lungo periodo? Se si, ci può spiegare il perché?

La sostenibilità è insita nelle prospettive del progetto che mirano alla crescita numerica, qualitativa e di immagine del nostro movimento. Allargare la base tesserabile ai bambini di 3 anni significa entrare in un territorio che oggi è appannaggio della ginnastica artistica, della danza classica, della psicomotricità. Far capire ad un genitore che il nostro sport è veramente completo sotto il profilo neuro-motorio, cognitivo ed emozionale è il presupposto per allargare la nostra platea e per potervisi dedicare con il medesimo impegno con cui oggi si curano gli aspetti tecnici delle squadre agonistiche nazionali. 

Come si immagina il movimento judoistico italiano nel lungo periodo (5-10 anni)?

Ritengo che il futuro del judo italiano non possa prescindere dalla considerazione che il judo agonistico ricopra soltanto un piccolo “ramo d’azienda” di un movimento enorme che invece si sviluppa principalmente nelle prime fasce di età. Investendo nella formazione psicopedagogica degli insegnanti tecnici e negli aspetti di comunicazione sono certo si creerà un circolo virtuoso che restituirà al judo, in una veste aggiornata, il reale valore educativo che il Fondatore erse a bandiera della nascita di questa disciplina meravigliosa.    

Fabio Della Moglie 2


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