Parola all’atleta di Cristo: Odette

Parola all’atleta di Cristo: Odette

La manutenzione straordinaria dei nostri siti ci ha fatto ritardare di una settimana la pubblicazione dell’intervista a colei che si definisce l’atleta di Cristo.  Lei non ha bisogno di presentazioni: e’ una delle giovani protagoniste del Judo italiano, con importanti affermazioni a livello nazionale, europeo e mondiale nelle categorie giovanili, ma grande protagonista anche tra [...]

Pubblicato da Alessandro Cau il 4 giu 2015 in Iglesias

La manutenzione straordinaria dei nostri siti ci ha fatto ritardare di una settimana la pubblicazione dell’intervista a colei che si definisce l’atleta di Cristo. 

Lei non ha bisogno di presentazioni: e’ una delle giovani protagoniste del Judo italiano, con importanti affermazioni a livello nazionale, europeo e mondiale nelle categorie giovanili, ma grande protagonista anche tra i seniors, e’ in piena corsa per un posto alle prossime Olimpiadi di Rio de Janiero. 

Una ragazza che da’ sempre tutto sul tatami e se il risultato non è quello sperato, riesce a trovare del positivo anche da cio’, recuperando forza e determinazione per l’obiettivo successivo.

Troppo facile: avete gia’ capito di chi stiamo parlando? Ovviamente di Odette Giuffrida. Al momento e’ la numero 11 al mondo, il numero 8 al mondo per la qualificazione olimpica. 

Leggiamo le sue parole dall’intervista dell’inviato di Italiajudo, Alessandro Cau. 

 

Ciao Odette, grazie per aver accettato questa intervista. Bentrovata sulle pagine di ItaliaJudo. Presentati pure ai nostri lettori.

Ciao a tutti!! Sono Odette Giuffrida, nata a Roma il 12 Ottobre del 1994.

Come hai iniziato a praticare il Judo?

Quando avevo 5 anni ero innamorata dell’acqua e desideravo tantissimo fare nuoto ma per problemi ad un timpano perforato non potevo stare troppo tempo sott’acqua. I miei genitori mi spinsero a scegliere un altro sport e dopo averne provato diversi dalla ginnastica ritmica, alla danza classica, passando perfino per l’hip hop, decisi di provare il judo, perchè già mio fratello lo praticava e lo vedevo sempre ritornare felice a casa dalla palestra. Dal momento in cui mi tolsi le scarpe e salii sul tatami nessuno fu più capace di farmi scendere.

Tutto questo iniziò a Roma, precisamente nel mio club, che in realtà è la mia seconda famiglia, la Talenti Sporting Club e i miei maestri, di judo e di vita, Gregorio Magnanti, Marina Magnanti e Rita Ricci capaci di farmi appassionare e amare così tanto questo sport. A loro devo molto!

Quando hai capito che sarebbe diventato il tuo lavoro?

Sinceramente non ho mai pensato a questo fino a quando nel 2011 il Gruppo Sportivo dell’Esercito Italiano mi chiese di entrare a far parte di un’altra grande famiglia, la loro!

Il Judo richiede “Passione e Sacrificio”. Per raggiungere il tuo livello hai dovuto rinunciare a qualcosa anche nella tua vita privata?

Questa è una bella domanda. Sicuramente non ho avuto una vita come tutti gli altri adolescenti, ho rinunciato a molte cose poichè è uno sport molto faticoso e impegnativo, ma tutte queste rinunce non mi piace definirle “sacrifici” perché per me non lo sono state.  Amo il judo e ho un grande sogno, qualsiasi rinuncia esso comporti, io la faccio con grande piacere!

Sei uno degli atleti di punta della nazionale con affermazioni importanti nella categoria senior. Qual è la medaglia più importante conquistata fino ad oggi e quale o quali, invece, quelle invece che vorresti conquistare?

Immagine 061Quella più importante è stata quella di pochi giorni fa al World Masters in Marocco. Quelle che voglio conquistare sono la medaglia europea, quella mondiale e quella olimpica!

A livello giovanile il tuo palmares è invidiabile. Quale di queste medaglie vai più orgogliosa?

Sinceramente non ne ho una di cui vado più orgogliosa. Sono state tutte importanti e tutte hanno una loro storia dietro.

A proposito di Olimpiade, siamo nel bel mezzo della qualificazione Olimpica. Quanto manca per la tua qualificazione a Rio 2016?

Sinceramente non ne ho idea e neanche ci penso (sorride).

Sali sui tatami più importanti del mondo. Quali sentimenti provi ogni volta?

Ogni volta sono emozioni e sensazioni forti e bellissime: felicità, voglia di dare il massimo, voglia di fare sempre un passo in avanti verso il mio sogno, voglia di fare judo, voglia di sentire l’Inno di Italia!!! Onorata di poter rappresentare il mio Paese in giro per il mondo, nelle gare più importanti!!

Se tu non avessi fatto il judoka, cosa avresti fatto?

Me lo sono chiesta molte volte, è una domanda difficile perché non riesco a vedere la mia vita senza il judo. Forse dato che mi sono sempre piaciuti i numeri, i calcoli, l’economia penso avrei intrapreso quella strada.

Fai parte del Gruppo Sportivo dell’Esercito. Se non fosse per il supporto dei gruppi militari, che cosa ne sarebbe del Judo in Italia?

Sicuramente per noi atleti i gruppi sportivi sono una grande opportunità che ci permette di dedicarci completamente al raggiungimento del nostro sogno sportivo. Anzi ci tengo a ringraziare il Centro Sportivo dell’Esercito Italiano per la loro fiducia e per l’essere sempre pronti ad aiutarmi e sostenermi. Il judo richiede molto impegno e soprattutto tempo e allenamento!

Come si svolge una tua giornata tipo di allenamento?

Io mi alleno 3 volte al giorno fino al sabato (7.00 – 8.30 e 10.00 – 11.45 la mattina e 17.00- 19.15 il pomeriggio) e la domenica vado a correre sia la mattina che la sera (alcune volte capita di fare una seduta di judo anche di domenica)

Hai un/una judoka a cui ti ispiri? Cosa ti piace di lei/lui?

Sicuramente Ryoko Tani! Mi piace la sua costanza, la sua forza di volontà, il fatto di non fermarsi mai anche davanti mille ostacoli (infortuni ecc) … il suo judo.

Gran parte degli atleti hanno riti scaramantici. Tu hai qualche rito scaramantico prima di una gara?

No, nessun rito. Credo moltissimo in Dio e per niente alla superstizione.

Nel tempo libero quali sono i tuoi hobby?

Tempo libero?  Diciamo che tra un allenamento e l’altro mi piace molto la fotografia. Un giorno spero di riuscire a fare un corso di fotografia.

Ti è mai capitato di insegnare ai bambini? Come ti senti e cosa ti porti dentro quando lo fai?

Si, mi è capitato nel mio club. Amo i bambini, mi piace giocare con loro e mi riempiono di gioia e felicità. Purtroppo i genitori mi “odiano” perchè li faccio sempre tornare a casa stanchi morti! (sorride)

Quali consigli puoi dare ad una persona che si avvicina al judo?

Mettetevi il judogi, la cintura, levatevi le scarpe, fate judo e non dimenticatevi mai di divertirvi nel farlo!!

Il judo non è uno sport, ma una disciplina, e a me piace definirla “scuola di vita”. Sei d’accordo con questa affermazione?

Assolutamente si!!! Personalmente il judo mi ha dato tantissimi valori, mi ha insegnato il rispetto, il sapersi rialzare dopo ogni caduta (e non parlo solo fisicamente!), mi ha insegnato a combattere per le cose in cui credo, mi ha aperto la mente.

Una domanda sui regolamenti. Si sta facendo di tutto per tornare ad un judo “puro” Cosa ne pensi?

Penso che i regolamenti siano giusti ma purtroppo molti arbitri hanno le idee molto confuse!

Per un’atleta agonista che importanza hanno i dan?

A questa domanda posso rispondere solamente per quanto riguarda me stessa.  Non so se sia molto carino dirlo ma sinceramente avere il dan più alto non e sicuramente il mio sogno. Se fosse per me potrei anche indossare la cintura bianca. Nè il colore nè il dan per me sono importanti.

Pensi mai al giorno in cui vivrai il tatami non più da atleta? Cosa ti piacerebbe fare nell’ambiente?

Credo sia ancora presto per pensarci ma sicuramente mi piacerebbe un giorno poter diventare una buona allenatrice per poter aiutare qualche giovane atleta a raggiungere il proprio sogno.

In conclusione ti ringrazio per il tempo concessomi e ti lascio uno spazio per dire qualcosa ai nostri lettori.

Grazie mille a voi per questa intervista. Per me è un piacere farvi conoscere un pò di me.

Immagine 020Ci terrei tanto a dire che spesso leggo molte critiche sui social network, sui siti ecc rivolte a noi, alla nazionale italiana che non si allena abbastanza, agli allenatori, alle persone dentro i gruppi sportivi che si accontentano… Beh, vorrei dire che io sono un’amante delle critiche, penso che aiutino a crescere e a migliorare. Ma ci terrei veramente di cuore che siano critiche costruttive e non distruttive!!! Mi piacerebbe che le persone prima di criticare vengano a vedere quello che vedono tutti i giorni i miei occhi: sudore, voglia di vincere, di non mollare mai, voglia di portare la NOSTRA bandiera in alto!!! (sia allenatori che atleti!)

Ci tenevo a dire questo perché passiamo tutto il nostro giorno sul tatami ad allenarci duramente e sentirci dire che non abbiamo spirito di sacrificio, che non ci alleniamo, che ci accontentiamo dello stipendio del gruppo sportivo (quest’ultima è veramente pessima!!) ecc non ci aiuta per niente.

Cosi come mi dispiace sentire critiche fatte agli allenatori della nazionale italiana!! Ho trovato persone sulla mia strada dagli alti contenuti tecnici e dai grandi valori umani!! Allenatori come Dario Romano sempre presenti e disponibili a qualsiasi ora del giorno e della notte per aiutarci in tutto e per tutto. Posso tranquillamente dire che senza di lui non sarei mai riuscita ad arrivare dove sono arrivata, ad avere quello che sto avendo.

Per quanto io possa contare vorrei dire che a me non manca nulla, sono circondata da persone meravigliose e da un clima stupendo nel quale mi sento libera di allenarmi al massimo. Ed in tutto questo anche il vostro supporto è importante! Ancora grazie mille per l’intervista e per lo spazio che mi avete concesso.

Un grande saluto a tutti!

 

Dallo scroso 19 maggio la redazione di Italiajudo ha deciso di eliminare ogni riferimento ai dan di coloro che scrivono e contribuiscono alla discussione e al confronto su questo blog. Tale riferimento continuera’ ad essere presente nella sola sezione “Cerca il Club”, nelle schede delle societa’ sportive. Per troppo a lungo il dan ha rappresentato e continua a rapresentare una ‘merce di scambio’ nel mondo judoistico italiano e questo e’ un piccolo gesto che si pone l’obiettivo di riportare (o portare) l’attenzione sugli individui. Il nostro e’ un invito a focalizzarsi su cio’ che davvero e’ importante, ovvero la nostra disciplina, la passione con cui ci dedichiamo ad essa e il confronto attraverso il quale tutti insieme possiamo progredire. E’ un invito a guardare oltre il dan. 

 

 

Conosci la storia di IGEI, il drago che assomiglia ad un pollo e che tramite il judo sconfigge il bullismo e la paura.

 


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