Parola ad Antonio Di Maggio, dimessosi dalla Commissione Organizzazione Gare

Parola ad Antonio Di Maggio, dimessosi dalla Commissione Organizzazione Gare

Pochi mesi fa, il maestro Antonio Di Maggio si è dimesso da presidente della Commissione Organizzazione Gare. Nell’intervista che ha rilasciato ad Italiajudo, il maestro Di Maggio spiega le ragioni che lo hanno portato alle dimissioni. La chiacchierata spazia anche su altri temi, tra cui lo Statuto federale che necessita una revisione immediata.

Il maestro Di Maggio ricopre il ruolo di Direttore Tecnico di diversi club romani. Dal 2014 è socio fondatore e direttore tecnico del Judo Di Maggio Roma. È un ottimo conoscitore degli ambienti federali e ha un trascorso importante in diverse federazioni sportive. Diplomatosi presso l’Istituto Kennedy di Roma in Ragioneria nel 1979, nel 1980 diviene Segretario Generale della Federazione Italiana Karate e Discipline Associate. Nel 1985 diviene Segretario Generale della Federazione Italiana Taekwondo, ruolo che riveste per un decennio. Nel 1995 prende servizio nella FILPJ come segretario della sezione Pesi, mentre dal 1997 al 2004 è il responsabile ufficio gare nazionali e internazionali dell’attuale FIJLKAM. Viene eletto per due mandati consecutivi ricoprendo per 8 anni, dal 2004 al 2012, il ruolo di consigliere nazionale della FIJLKAM, su chiamata dell’imperatore Matteo Pellicone. Nel 2012 non si ricandida per via della spending review che riduce il numero di consiglieri nazionali, accettando l’invito di Pellicone a fare un passo indietro. Tuttavia, arriva per lui l’incarico di “Direttore delle Gare” per il settore Judo, che ricopre per i primi due anni del quadriennio. Alle ultime elezioni federali a dicembre 2016 si candida come consigliere nazionale, indicato dal presidente Falcone quale uno dei componenti della propria squadra. Perde ma viene nominato presidente della Commissione Organizzazione Gare dalla quale si dimette a giugno 2018.

Pubblicato da A cura di Ennebi il 6 nov 2018 in Europa

Maestro Antonio Di Maggio, innanzi tutto La ringrazio per aver accettato questa intervista. Prima di parlare delle Sue dimissioni, ci può spiegare meglio i compiti della Commissione Organizzazione Gare, neo costituita ad inizio del quadriennio?

Ci tengo a fare una premessa: mi sono sempre messo a disposizione della Federazione. È accaduto quando Matteo Pellicone mi chiese di diventare Consigliere Nazionale nel 2004 e poi quando nel 2012 mi invitò a fare un passo indietro, per via della riduzione dei componenti del Consiglio Nazionale. È accaduto di nuovo quando mi fu proposto di ricoprire il ruolo di Direttore delle Gare. All’indomani delle elezioni del 2016, il Consiglio mi ha nominato Coordinatore di una commissione ex nova denominata Organizzazione Gare assieme ad Alessio Marchello. In una seconda fase, il Consiglio cambiò la mia nomina da coordinatore a presidente della Commissione Organizzazione Gare. Il terzo componente è stato oggetto di diverse discussioni a valle delle quali non si trovò un accordo. E così fu per i successivi tre Consigli di settore, fin quando si decise che il terzo componente sarebbe stato un Presidente di Giuria a rotazione. Dopo mesi di inattività, potevamo finalmente cominciare i lavori. Tuttavia, compiti e obiettivi della Commissione Organizzazione Gare non erano chiari, né tanto meno menzionati nel Regolamento Organico. Pertanto, chiesi più volte al Consiglio di fare chiarezza a tal proposito. Nell’attesa che il chiarimento arrivasse, proponemmo una matrice con diverse variabili volta a valutare le organizzazioni delle più importanti competizioni italiane e per il primo anno, a partire dalla seconda metà del 2017, il nostro lavoro si limitò a tale attività. Nel frattempo, il Consiglio approvò il Programma dell’Attività Agonistica Federale (PAAF) attualmente in vigore senza coinvolgermi. Ad inizio del secondo trimestre di quest’anno, ho ricevuto una email dove viene spiegato che il principale obiettivo della Commissione Organizzazione Gare era quello di partecipare alla stesura del Programma dell’Attività Agonistica Federale (PAAF), assieme ad altre mansioni meno rilevanti. Credo di aver risposto alla prima domanda, spero di essere stato chiaro.

Ha risposto molto chiaramente. Veniamo al perché delle Sue dimissioni. Da cosa scaturiscono? 

In seguito all’email chiarificatrice circa gli obiettivi della Commissione che presiedevo, partecipai alla prima riunione del gruppo di lavoro incaricato di rivedere il PAAF per l’anno 2019. La riunione avvenne via Skype, così come richiesto dal Segretario Generale, che ci mise al corrente di una difficile situazione economica della FIJLKAM. La conference call venne guidata da Gino Nasti ed oltre a me erano collegati anche Guerrino De Parte, quale presidente della Commissione Nazionale Ufficiali di Gara, e Luigi Crescini, quale presidente della Commissione Insegnanti Tecnici. Vi erano poi due rappresentati della segreteria che prendevano appunti.

Mi scusi se la interrompo: l’altro componente della Commissione Gestione Gare, Alessio Marchello, partecipò alla riunione on-line? 

Non partecipò in quanto non fu chiamato. In effetti, secondo la nomina ricevuta per email avrebbe dovuto prendere parte ai lavori per il PAAF. Ma non era invitato…

La ringrazio per il chiarimento. La lascio continuare. 

La riunione preliminare prese il via esaminando il PAAF attualmente in corso, sviluppato lo scorso anno. Quando abbiamo cominciato a leggerlo, sono cominciate le discussioni. I punti che mi hanno portato allo scontro sono i seguenti:

  1. L’accredito obbligatorio la sera prima di una competizione che mette in difficoltà le finanze della Federazione, dell’Organizzatore, dei club e delle famiglie degli atleti. Non capisco come mai sia necessario, visto che bisogna pagare prima e pre-accreditarsi on-line.
  2. La ranking list valida per il 2019 e per il 2020 come comunicata nel PAAF attualmente in corso prevede dei punteggi per niente equi, che danno una importanza spropositata ai campionati regionali; per carità trovo giusto che si ridia un valore alle competizioni in regione, ma bisogna farlo dando la giusta importanza alle gare, sopratutto se gli atleti qualificati di diritto alle finali nazionali non possono prendere parte al campionato regionale.
  3. Il sistema misto che combina il controllo del peso la sera prima della competizione assieme alla possibilità di potersi pesare il giorno stesso è un altro punto che non trova la mia approvazione; avrei preferito o uno o l’altro sistema, ma non una combinazione delle due opzioni che trovo priva di senso, poco equa e pericolosa in quanto mette a confronto atleti che hanno riposato la notte e recuperato le forze contro atleti che hanno appena effettuato le operazioni di peso. E non raccontino le favole che non tirino al massimo il peso perché Fabio Basile ha dichiarato al grande fratello (potete richiedere le registrazioni) che per ogni gara calava dieci/undici chili.
  4. La proposta (poi fortunatamente modificata) di far effettuare il controllo del peso completamente nudi sia agli atleti maschi che alle atlete donne mi ha fatto da un lato sorridere, dall’altro perdere la pazienza. Attualmente gli atleti si pesano in body o costume da bagno nel caso delle ragazze ed in mutande nel caso di atleti maschi. Viste le sedi gara, con l’ammucchiamento di ragazzi e ragazze spesso in spazi comuni, con la possibilità di mettere in rete il tutto e in diretta, penso sarebbe stato opportuno meditare un po’ di più sull’argomento. Specialmente per i minorenni.
  5. Il numero predefinito di atleti qualificati alle fasi nazionali, diverso per ogni categoria, a mio avviso è privo di logica. I numeri definiti per categoria di peso e classe ci età sembrano appartenere più a logiche politiche e di potere piuttosto che a delle analisi riferite al numero degli atleti partecipanti nelle varie categorie di peso.

La prima riunione si concluse con uno scambio di opinioni (contrastanti) sui punti appena citati. Durante la seconda riunione avvenuta sempre a mezzo Skype ho annunciato le mie dimissioni dal gruppo di lavoro per il PAAF, successivamente anche dalla Commissione Organizzazione Gare e da delegato provinciale di Roma.

Nonostante Lei si sia defilato, pare vi siano ancora dissidi nel gruppo di lavoro per il PAAF, visto che siamo a novembre e non l’abbiamo ancora ricevuto. 

Rimettere in ordine il PAAF dello scorso anno non è affatto una cosa facile, visto che è un pastrocchio. Abbiamo ricevuto una bozza del calendario pochi giorni fa. Ma del PAAF ancora nulla. Secondo me dovrebbero mettersi un po’ di cenere sul capo, gettarlo nel cestino e farne uno nuovo magari facendolo preparare a persone di buon senso.

Lei è sempre stata una persona che si è data molto da fare, super attiva. Che cosa farà ora che non ha un incarico nella FIJLKAM?

Hai ragione. Mi piace tenermi impegnato. Tant’è che sono stato recentemente incaricato quale Coordinatore Nazionale per le arti marziali per l’ente di promozione sportiva ENDAS.

Le faccio il mio in bocca al lupo per il Suo nuovo incarico. Cambio argomento: Lei è uscito sconfitto dalle ultime elezioni federali, dove si è candidato quale consigliere nazionale nella sezione Dirigenti. Secondo Lei, perché non è stato eletto? 

Sono mancati i voti dei grandi elettori. In un primo momento avevo il loro sostegno. Assieme a Gino Nasti, Franco Capelletti e Giovanni Strazzeri  ero stato indicato dal presidente Falcone quale membro della sua squadra di governo. La sera prima delle elezioni, Gino Nasti – visto il dissapore raccolto intorno alla ricandidatura di Capelletti ed intuita la possibilità di un fallimento – si accordò con un altro gruppo, non appoggiando più la linea del presidente. Mi fu chiesto di unirmi, ma mi sono rifiutato. Ho pagato per essere stato leale, fedele e di parola. I miei 715 voti sono stati raccolti tra molti club, ognuno dei quali esprime pochi voti, pertanto sono fiero del risultato ottenuto, che non identifico in un fallimento. Piuttosto, ho constatato di avere un movimento numeroso alle mie spalle che mi sostiene con forza.

Che cosa avrebbe fatto Lei al posto del presidente Falcone, se due dei membri della squadra di governo indicata prima delle elezioni non fossero stati eletti?

Io mi sarei dimesso.

Qual è la cosa più importante che farebbe se fosse lei il presidente della FIJLKAM? 

Prima di rispondere a questa domanda fammi fare una premessa: non ho mai aspirato a fare il Presidente (non credo di averne le capacità). Forse per il solo settore Judo si. Adesso vengo alla sua domanda. Proporrei all’Assemblea Straordinaria di modificare lo Statuto federale, che ritengo una priorità assoluta, visto che inficia in maniera diretta sulla vita di tutti i tesserati. A mio avviso vi sono tre aspetti importanti: da una parte il sistema di voto e dei relativi punti delle società sportive; vi sono delle divergenze abissali in termini di numero di voti tra i migliori club in ambito agonistico (alle quali va si riconosciuto il merito ma non con tanta differenza) e chi l’attività agonistica non la fa o non riesce a piazzarsi nelle prime posizioni in Italia; dall’altro lato trovo assurdo la richiesta di 30 candidature per settore (Judo, Lotta e Karate) per potersi presentare a presidente della FIJLKAM, che di fatto blinda il numero di candidati alla presidenza; in ultimo metterei mano all’organizzazione dei Comitati Regionali.

Maestro Di Maggio, La ringrazio per il Suo tempo e spero di parlare di nuovo con Lei in riferimento alle carte federali. 

Grazie per avermi dato la possibilità di chiarire alcuni aspetti che ritengo importanti per tutto il movimento judoistico italiano. Resto a disposizione della redazione di Italiajudo e dei lettori che abbiano voglia di approfondire il tema del PAAF e delle carte federali in senso più generale.

 


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