Montpellier: parla Raffaele Toniolo

Montpellier: parla Raffaele Toniolo

  A conclusione del Campionato d’Europa Senior Individuale svoltosi dal 24 al 26 aprile a Montpellier, in cui l’Italia e’ tornata a casa con due quinte piazze e due settimi posti, doppiando di fatto la prestazione dello scorso anno, Italiajudo ha avvicinato il Presidente della Commissione Tecnica Nazionale, il Maestro Raffaele Toniolo, a cui va [...]

Pubblicato da Ennebi il 28 apr 2014 in Bruxelles

 

A conclusione del Campionato d’Europa Senior Individuale svoltosi dal 24 al 26 aprile a Montpellier, in cui l’Italia e’ tornata a casa con due quinte piazze e due settimi posti, doppiando di fatto la prestazione dello scorso anno, Italiajudo ha avvicinato il Presidente della Commissione Tecnica Nazionale, il Maestro Raffaele Toniolo, a cui va il merito di non aver voluto affrontare il discorso delle sanzioni meritate o non meritate da parte di alcuni atleti italiani. Pur ammettendo qualche errore arbitrale – del resto nei casi di Verde, Ciano e Basile come dargli torto – il Maestro Toniolo ha asserito: ‘’Non voglio appigliarmi o giustificarmi parlando delle sanzioni, non lo trovo giusto’’.

 

N. Qual e’ la tua impressione di questo Europeo 2014?

R. La mia impressione della gara e’ che vi siano state due Italie: un’Italia dei più esperti da cui, per background e per medaglie prese recentemente, mi aspettavo qualcosa di più; l’altra Italia, quella dei meno esperti, ci ha invece mostrato buone cose.

In verità, sia io che i tecnici ritenevamo che i miglioramenti potessero essere piu’ veloci, invece ci siamo resi conto che sono più lenti. Tuttavia, vedere Fabio Basile che combatte in quel modo con Paischer, Andrea Regis che combatte in quel modo con Rekhviashvili, Massimiliano Carollo che butta fuori di ippon il vice campione d’Europa Khabachirov, cosi’ come i combattimenti di Enrico Parlati, Odette Giuffrida e Valentina Giorgis, secondo me, sono un segno evidente di speranza. Poi e’ chiaro che c’e’ da lavorare.

N. Come mai i nostri atleti arrivano a medaglia nelle competizioni internazionali, mentre in  questo Campionato d’Europa non sono riusciti ad essere altrettanto prestanti?  

R. Faccio due riflessioni. La prima, pur lasciando a voi giornalisti le statistiche, riguarda il numero di atleti che e’ arrivato a medaglia senza essere testa di serie. In questi giorni mi sono divertito a fare quest’analisi e il risultato e’ davvero impressionante: mi sembra che fin’ora (ndr l’intervista e’ stata fatta prima delle finali di sabato 26 aprile) vi siano due atleti tra gli uomini e due o tre tra le donne. Cio’ significa che devi arrivare all’Europeo in una certa posizione in ranking per giocartela al meglio. Poi può anche succedere che la polacca numero 109 del ranking mondiale faccia ippon alla Gwend, ma questo fa parte del calcolo delle probabilità. L’altra osservazione che faccio e’ che gli atleti che arrivano a medaglia in una gara come questa hanno tutti un background di almeno 50 incontri in Continental Open e Grand Prix. Quando anche noi avremo questo volume di incontri alle spalle, allora cominceremo a tirare delle conclusioni.

N. C’e’ anche un aspetto psicologico che blocca in qualche modo i nostri atleti?

R. Certo. Faccio degli esempi. Walter Facente che arriva a quest’Europeo molto accreditato, testa di serie numero 6, primo ad Abu Dabi e secondo a Tbilisi, non ha un background di incontri a questo livello che gli permette di salire sul tatami contro il francese e pensare ‘’io sono più forte di te’’, nonostante in realtà lo sia. Infatti, sono sicuro che se Walter dovesse prendere il francese a Tbilisi, lo batterebbe senza problemi. Questo per dire che dentro di loro hanno ancora dei limiti e delle perplessità. Nonostante Valentina Giorgis abbia perso per solo due shido a uno con la numero 5 al mondo, siamo noi tecnici che dobbiamo dirle che lei é più forte; ciò perché ha ancora un background di massimo 20 incontri in European Open e Grand Prix. Non dimentichiamo che Toth, l’ungherese dei 90 kg classe 1994, che con molta probabilita’ oggi conquistera’ una medaglia (ndr l’intervista e’ stata fatta prima delle finali di sabato 26 aprile, in cui Toth effettivamente é andato a medaglia), ha battuto nel 2012 Roberto Meloni in una European Open a tre mesi da un’Olimpiade. L’Ungheria due anni fa lo portava a fare una Continental Open: parliamo di due anni fa. Come se qualcuno quella volta avesse preso Di Loreto, Basile, Carollo, Giorgis e gli avesse portati a fare quel tipo di esperienza nonostante non sarebbero andati all’Olimpiade. Se fosse successa davvero una cosa del genere, sono sicuro che oggi ragioneremo  in maniera diversa. Purtroppo stiamo scontando un gap non di un anno di ritardo, che pur sarebbe deficitario, ma di ben due anni di ritardo.

N. Mi pare di capire che da adesso in avanti l’attività internazionale degli azzurri incrementerà in modo importante al fine di colmare questo gap?

R. Intanto era gia’ deciso, indipendnetemente dal riusltato di questo Europeo, che a maggio andremo 15 giorni in Brasile ad allenarci con il team maschile. Anche per acclimatarci su quello che succedera’…  Siamo molto contenti di andare a fare questa eseprienza e sono sicuro che ai ragazzi servira’ tantissimo, cosi’ come e’ servita loro l’esperienza in Giappone. Per quanto riguarda le donne stiamo ancora decidendo la Nazione dove andare. Faremo prima il Grande Slam, e dopo questi allenamenti a maggio, andremo a fare le gare in Spagna e Ungheria.

Io ci credo e i tecnici ci credono.

N. Ci devono credere anche e sopratutto gli atleti; in questo Europeo ho avuto l’impressione, in alcuni casi confermata dagli atleti stessi, che sia mancata la grinta.

R. Io credo che fondamentalmente gli atleti ci credano, poi può esserci qualche caso particolare in cui non e’ cosi’, tuttavia e’ anche parte del nostro lavoro far capire loro dove possono arrivare e spingerli perfino oltre i propri limiti. Sicuramente Susy Galeone di oggi non e’ riconoscibile rispetto a Tbilisi, dove ha ammazzato tutte le sue avversarie, e non c’erano mica due gatti! Lo stesso vale per Walter, che in Georgia in un palazzetto pieno di gente come questo di Montpellier, pieno di georgiani che urlavano a squarciagola, e’ stato capace di battere il padrone di casa in modo esemplare. Oggi invece era irriconoscibile. Noi dobbiamo lavorare su questi aspetti e dobbiamo portare i nostri ragazzi in questi eventi come se fosse per loro una routine, un’abitudine. Tanto per fare un esempio, deve essere come quando la mattina ci si alza e si beve il caffè.

N. Alla luce di questa considerazione, pensi che non essere andati al Grand Slam di Parigi sia stato un errore, trattandosi di una gara di livello pari o superiore ad un Europeo?

R. Ti dico di no perché secondo me bisogna avere sempre un livello ascendente. Mi spiego meglio: ritengo sia giusto che un atleta faccia un Grand Prix a condizione che sia andato a medaglia ad una European Open, cosi’ come, scendendo di un livello, non ritengo sia giusto che chi non ha ancora fatto una medaglia in European Cup possa prendere parte ad un European Open. Tanto e’ vero che i primi judoka al mondo fanno solo i quattro Grand Slam e, forse, un Grand Prix per anno. Quindi secondo me bisogna andare sempre in ascesa.

N. Ti ringrazio per l’intervista e buon lavoro.

R. Grazie a te.

 

Europei Montpellier

 


  1. giulia says:

    Scusatemi, ma a me sembra che Toniolo si sia fatto un bicchierino di troppo.

    Prima di tutto, e chiaro che a vincere sono i primi al mondo, altrimenti sarebbe una classifica che non rappresenta  la realta. Bella osservazione quella che chi non e testa di serie arriva piu difficilmente a medaglia… ma guarda un po.

    Forse Toniolo vuole dire che bisogna fare tante gare facili come casablnca per avanzare in classifica e poter fare qualche incontro di piu ad un europeo. Ma questo e un discorso diverso. E cmq prima o poi i primi al mondo li devi beccare. Poi, Andrea Regis e Waltewr Facente non sono giovani, per niente. Facevano le loro prime World Cup nel 2011. Sono piu di tre anni fa o mi sbaglio? Andrea Regis credo che sia al terzo o quarto europeo di fila, ha fatto anche i mondiali, forse due o tre. Ed e giovane? Secondo voi ci possiamo accontentare di fare un bell’incontro con il georgiano? Mah… che poi cosa aveva di bello questo incontro? Stesso discorso per Assunta Galeone, Edwige Gwend e Valentina Moscatt.Poi voglio precisare che Assunta Galeone ha fatto tre incontri a Tbilisi e non ha beccato nessuna di forte. La mia riflessione e che questi qua devono stare a casa e bisogna investire sui giovani veri, a loro bisogna mandare in giro adesso per raccogliere i risultati nel prossimo quadriennio. A loro serve esperienza in gare come queste, a loro serve confrontarsi con il primo al mondo e con il numero 15 e poi con il numero 30. A loro serve capire i propri limiti e le proprie potenzialita, sentirle in gara, avvertirle nelle proprie braccia e nelle proprie gambe.Poi perche a 100 kg non c’era nessuno, perche a 52 l’assenza di rosalba non e stata rimpiazzata?ad esempio con le 57kg non mi sembra che abbiamo tutta questa esperienza.. Perche gli italiani non hanno partecipato alla gara a squadre che poteva dare agli atleti la possibilita di incrementare il proprio background in termini di numero di incontri, come dice toniolo stesso. Se un europeo deve diventare come bere un caffe,mi piace come paragone, belle parole, ma allora il grande slam va fatto, proprio perche la numero 1 al mondo la devo incontrare prima di arrivare all’europeo e non all’europeo per la prima volta. E se invece il livello deve sempre crescere allora l’europeo non si fa fin quando non sono pronti. Io vedo tante contraddizioni. O sono cieca o poco vedente io, oppure lo sono gli altri. 

    • amministratore says:

      Cara Giulia,
      Innanzi tutto ti ringrazio per aver condiviso con noi il tuo pensiero. Quando abbiamo fondato Italiajudo il nostro scopo (ancora attuale) era quello di creare un luogo di partecipazione e confronto. Devo dire che le numerose mail che riceviamo, i commenti e l’interazione che i nostri articoli suscitano sono una conferma di quanto siamo riusciti nell’intento. Aggiungo che la cosa ci rende alquanto orgogliosi, tanto piu’ perche’ riteniamo il nostro lettore fondamentale.

      Ora ti rispondo al commento, invece.
      Purtroppo i nostri atleti hanno avuto quasi un anno di stop all’indomani delle Olimpiadi. In questo lasso temporale gli azzurri hanno fatto una sola gara, e solo perche’ si svolgeva a Roma, altrimenti sarebbero stati a casa anche in quell’occasione.

      Non e’ colpa dei tecnici e non e’ colpa degli atleti, piuttosto di chi ha temporeggiato quasi un anno prima di nominare un nuovo staff tecnico. Sicuramente stiamo pagando questa assenza e cio’ vale anche per chi ha esperienza.

      Io ritengo, personalmente, che bisogna lasciarli lavorare serenamente e che sia prematuro, oggi, tirare delle somme.
      Solo il tempo potra’ dirci se la strategia adottata dal Maestro Toniolo e’ vincente oppure no. Del resto nessuno ha la bacchetta magica.

      Grazie,
      Ennebi

  2. Fabio says:

    Sicuramente il mestiere del DT non è semplice, men che meno in uno sport come il Judo dove non ci si inventa e dove la lungimiranza, il sapere guardare oltre, è un’arma vincente.
    Detto questo mi viene da dire che in fondo aveva ragione il Mº Paolo Natale, e con lui altri Maestri, quando sosteneva che bisogna fare le gare all’estero, le gare del circuito internazionale intendo, compresi i Gran Prix,
    anche a costo di investire in prima persona. Investire sul proprio futuro, questo è il concetto.
    È una tendenza già sperimentata nel tennis, quando per anni l’Italia è rimasta ai margini dei tabelloni principali perché non ha saputo investire non tanto nei giovani ma sulla crescita internazionale del movimento.

  3. Luca says:

    Colgo l’occasione per intromettermi in un discorso più grande di me…
    Non ho l’esperienza del nostro DT, e nemmeno degli altri commentatori ma ho potuto constatare che oggi come non mai è fondamentale fare gli investimenti sui giovanissimi e portarli a fare esperienza all’estero. E’ quasi 10 anni che collaboro con il Dojo Equipe Bologna (vedi M° Natale) e il ritornello è sempre lo stesso : andate all’estero.
    Ma non solo per per le competizioni, anche per far maturare i nostri giovani, per farli confrontare con loro coetanei che a mio giudizio affrontano in maniera più “matura” il loro cammino agonistico. Ho ancora negli occhi e nel cuore gli allenamenti in Kosovo a casa del DT Driton Kuka e di Majlinda Kelmendi … ragazzi che “mordono” la materassina già prima di salirci sopra… e se è vero che Majlinda era la star, le altre ragazze non erano qualitativamente inferiori… chi ha avuto l’occasione di testarle a Varallo ne sa qualcosa… Credo che il discorso sia molto più ampio della sola considerazione delle gare all’estero. Occorre un percorso di maturazione concreto che va fatto con degli investimenti importanti sui nostri ragazzi.
    Chi ha la fortuna di essere stipendiato per fare judo, non abbia paura di investire su se stesso, utilizzi le proprie ferie e prenda l’aereo per andarsi ad allenare dove la gente fa fatica a vivere… sicuramente tornerà più ricco di forza di volontà e di spunti per raggiungere gli obbiettivi che a noi piacciono tanto.
    E’ bellissimo esultare per i nostri ragazzi sui podi internazionali.

  4. laura says:

    Alla luce delle dichiarazioni del DT la considerazione a voce alta che mi viene istintiva è: perché i ragazzi italiani non hanno ancora questo volume di incontri? Perchè stiamo scontando un gap di ben due anni di ritardo? Se c’è, come lo stesso DT ammette, questa presa di coscienza, che cosa si è aspettato sino ad ora per incrementare il detto gap? Bisognava aspettare fino a questi Europei? Perché i ragazzi italiani non fanno più competizioni e raduni all’estero? Eppure sono tutti professionisti, hanno tutte le possibilità (anche economiche), perché non lo fanno allora? …o forse è più corretto dire, perché non gli viene fatto fare?
    Fare gare internazionali, ritiri all’estero o solo andarsene ad allenarsi dove la gente fa veramente fatica a vivere, prima ancora che a fare judo, come il Brasile (mi ci sono allenata in due occasioni e parlo con piena cognizione di causa) è vero, ti migliora come atleta e, soprattutto, come persona. Ti dà quella consapevolezza di te stesso (come persona ed atleta) e quella forza di volontà che ti permette di andare anche oltre i tuoi limiti e più lontano ancora.
    Anch’io sono pienamente d’accordo con quanto ha sempre sostenuto il Mº Paolo Natale in proposito, quando mi ripeteva dell’assoluta necessità di fare periodi di allenamento e gare all’estero, anche quando non si è informa o non si è “all’altezza”…altrimenti come si può fare esperienza? Allenandosi e combattendo sempre con le stesse persone forse?
    Infine, mi sia concesso, non condivido affatto la presa di posizione del DT su Parigi…se i “primi judoka al mondo fanno solo i quattro Grand Slam e, forse, un Grand Prix per anno” è proprio perché sono i primi….ed i nostri ragazzi non mi pare, purtroppo, che siano i primi al mondo, quindi forse dovrebbero fare moooolte più gare e Parigi compresa.
    Insomma, laddove si può andare che si vada ad abundantiam!

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