Paolo Natale: “Solo un’etica del buon senso ci può salvare”

Paolo Natale: “Solo un’etica del buon senso ci può salvare”

Con il nuovo anno, Italiajudo dà il via ad una serie di interviste che vedranno ogni mese protagonista un personaggio del mondo judoistico italiano. Cominciamo con il M. Paolo Natale, responsabile tecnico del Dojo Equipe Bologna, fondatore e direttore sportivo del progetto “AtletiInRete”.

Pubblicato da Ennebi il 23 gen 2018 in Barcellona, ESP

Caro Maestro Paolo Natale, hai alcuni decenni di esperienza sia come insegnante tecnico di judo che come educatore. Di cosa vai particolarmente fiero relativamente alla tua carriera in tale ambito? 

Ho sempre lavorato sul Judo cosi detto agonistico. Oltre ad una normale soddisfazione per i risultati dei miei studenti, credo di aver tenuto fede a due impegni per me imprescindibili:

1. Allenare anche l’atleta meno titolato come se dovesse fare una Olimpiade;

2. Non cercare scorciatoie con niente e nessuno ed affrontare sempre le situazioni.

C’è una cosa che non rifaresti se dovessi tornare indietro nel tempo? Quale e perché?

La lista è lunga e ve la risparmio! In realtà, non ho rimpianti ed ho il privilegio di fare il lavoro che mi sono scelto.

Sei il Direttore Sportivo e fondatore del movimento “AtletiInRete”. Prima di tutto, è corretto chiamarlo “movimento”? Ci puoi spiegare meglio di che cosa si tratta?

Penso che la definizione giusta sia “Progetto AtletiInRete”. Semplice e banale. Il nostro sport è individuale e come tutte le cose richiede un’altissima specializzazione. All’interno di AtletiInRete ogni singolo atleta condivide con il proprio Tecnico di riferimento e con la Direzione Sportiva un programma di gare e di lavoro. Ci tengo a precisare che in AtletiInRete non si tronca il rapporto con il proprio Tecnico di appartenenza, il quale ritengo non debba essere by-passato. Io esprimo il mio punto di vista circa le criticità e allo stesso tempo Atleta e Tecnico mi possono contattare sempre, quando lo ritengono opportuno. Tutto va condiviso in questa triangolazione che prevede coerenza, capacità decisionali ed ha come obiettivo non solo il risultato, ma anche e soprattutto la crescita e maturazione degli Atleti; teniamo conto del fatto che la generazione 2.0 vive un periodo di transizione epocale dal punto di vista della comunicazione e della gestione delle informazioni che non possono essere più filtrate.

Nel sito web di AtletiInRete si legge lo slogan “Liberi di fare Judo”. É particolarmente curioso come slogan, perché fa quasi pensare che non ci sia tale libertà. Da cosa deriva questa scelta? E perché questa tua iniziativa ha così grande successo? 

Liberi di fare Judo è un auspicio ed un invito. La percezione, appartenendo ad un sistema complesso, è da anni quella di fare le cose “perché ce lo dice l’Europa…!!!”. É un parallelo inevitabile con la situazione politica e sociale che viviamo e che chiaramente influenza tutti i “massimi sistemi”. Chiedo continuamente ad Atleti, Arbitri, Tecnici e Dirigenti di elaborare le proprie strategie e progettualità senza accettare passivamente quello che arriva dall’alto o dal basso, sotto qualsiasi forma. Più che di successo parlerei di necessità. AtletiInRete risponde ad una esigenza di programmazione e prospettiva per piccole e medie società che si vedono tagliate fuori da cambiamenti e strategie di crescita – o di occupazione dei territori – che non comprendono e che vanno contrastate.

Molti ti hanno etichettato come un rompiscatole. Che cosa rispondi a chi  ti muove questo attacco? 

Non so come mi etichettano e chi mi etichetta. Non seguo le chiacchiere da bar e nemmeno quelle da Facebook. Sono sempre a disposizione per confrontarmi con tutti, nessuno escluso. Comunque meglio rompiscatole che zerbino.

Alcuni sostengono che ambisci alla Direzione Tecnica Nazionale. È forse questo il motivo per cui sei divenuto un “disturbatore molto attivo” –  con azioni di proteste un po’ goliardiche? 

La prima volta che sono stato citato (da altri) come possibile D.T. risale al 1993! Chi fa questo di mestiere ed ha come obiettivo la performance agonistica deve contemplare anche questa possibilità e quindi sono aperto ad ogni opportunità. Quello che ritengo sostanziale è che la partita della Direzione Tecnica si debba giocare sul piano delle idee, delle competenze globali e della onestà. Non mi pare di aver mai fatto azioni di protesta goliardiche o sopra le righe. Credo di aver sempre difeso Idee, metodi di lavoro e meritocrazia per Atleti e Tecnici, senza mai barattare niente. Continuo a farlo anche se, come tutti sanno, costa fatica.

Che cosa ne pensi del primo anno di lavoro del nuovo consiglio di settore judo, rinnovato per il 50% rispetto alla precedente gestione? 

Penso che un Consiglio di Settore frutto di una battaglia elettorale con più competitor dopo 24 anni  – dal 1993! – non possa che essere il frutto di un clima mutato, di cambiamenti oggettivamente forti e continui del panorama sportivo nazionale ed internazionale. Credo che si arriverà ad un assestamento degli equilibri e non ho dubbi sulla assoluta buona fede di tutti i componenti del Consiglio. Li invito a FARE PRESTO! Non posso fare di più. Sono comunque fiducioso; la materia del Judo che amministrano è di una complessità inaudita e, anche se cerco di contattarli il meno possibile, i dati che analizzo mi fanno vedere un impegno serio e continuo.

Che cosa noti di diverso nella gestione della Federazione attuale rispetto a quella con il presidente Matteo Pellicone?

Credo che il Presidente ed il Consiglio debbano cavalcare il cambiamento e dimenticarsi di qualsiasi rendita di posizione. La globalizzazione applicata al Judo ed allo sport in genere non permettono più paragoni con il passato. Nel 1996 mi permisi di dire che l’idea di “Nazionale” in cui  si credeva già non esisteva più. Parlai di “Tatami globale”. Poi nel 2009 è partito  il “Sistema Vizer” del neo presidente IJF. Purtroppo nel 2018 ancora non lo abbiamo metabolizzato…

Torniamo all’attualità: la Direzione Tecnica ha subito nell’ultimo quadriennio dei cambi bizzarri. Da Raffaele Toniolo, dimesso dopo un un anno e mezzo, si è passati ad una Commissione Tecnica  “politica” che ha incluso lo stesso presidente Falcone, assieme al M. Capelletti; dopo un anno e mezzo le redini sono state assegnate al M. Murakami a 10 mesi dalle Olimpiadi. Quale lettura dai a questo scenario?  

Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

Una critica mossa al DTN Raffaele Toniolo da alcuni tecnici è stata quella di aver tutelato in particolare gli atleti dei propri club o gruppi sportivi. Tu condividi questa critica?  

Cesare – ovvero un Direttore Tecnico di ogni ordine e grado – deve essere al di sopra di ogni sospetto. La moglie di Cesare pure!

Come giudichi l’attuale lavoro della CNAG e cosa è cambiato rispetto alle precedenti commissioni? 

La CNAG è una macchina costruita negli anni da Nicola Moraci, Laura Di Toma e Raffaele Toniolo. Le società, al netto di fisiologiche fibrillazioni, hanno appoggiato sempre la CNAG perché il 90% del lavoro è svolto dai Club e l’intelligenza sta sempre nel non escludere i Tecnici sociali dal percorso di preparazione e formazione del risultato. Lo scenario non è cambiato, anzi: è cresciuto in maniera esponenziale l’impegno dei Club e degli Atleti per stare al passo con un circuito sempre più faticoso, competitivo e costoso. É necessario non disperdere il lavoro di questi anni. A mio parere l’attuale CNAG non deve chiudersi nella torre d’avorio. Confrontarsi, includere e decidere; saper rivedere decisioni e analizzare le critiche oltre a saper giustificare ogni tipo di risultati. Vale per tutti i segmenti della Nazionale.

Cosa ne pensi del fatto che non vi sia uno staff tecnico dedicato alla classe Juniores come invece accadeva prima del 2012 con la CNAG? 

Ogni segmento dovrebbe avere un responsabile ed uno staff dedicato, oltre alla collaborazione de facto dei Tecnici sociali che sono costantemente in prima linea.

Pensi che sia possibile affiancare tecnici di club e tecnici federali, non solo in gara ma anche in collegiale? 

Non è possibile. E’ indispensabile.

Sei soddisfatto di come la formazione dei tecnici è organizzata in Italia?  

Tema enorme. Sicuramente bisogna rivedere un po’ tutto ma rientra nel “Fate Presto” di cui ha l’onere sopra tutto il Consiglio.

Come ristruttureresti la formazione?  

Ribadisco: tema enorme. Penso che sia i corsi tecnici che gli aggiornamenti debbano essere modulati a seconda del tipo di atleti che gli insegnanti devono affrontare nella quotidianità.

Ti sei sempre particolarmente focalizzato sull’aspetto agonistico. Secondo te è giusto che lo Statuto valorizzi anche i club che operano in altri ambiti? 

Credo che ottenere un punto in Assemblea attraverso quattro anni di attività agonistica sia un minimo sindacale accettabile, a meno che non vogliamo trasformare tutto in una pseudo democrazia basata sul numero di tessere.

Che cosa modificheresti dello Statuto federale, sempre che vi sia qualcosa da cambiare. 

Non sono un costituzionalista ma sono un Italiano. Statuti e regolamenti generalmente sono applicati ai nemici e interpretati per gli amici. Solo un’etica del buon senso ci può salvare.

Cambio discorso: secondo te qual’è il punto di forza della FIJLKAM? Ne puoi indicare uno solo. 

La convivenza di più discipline olimpiche.

Quale invece il punto debole? Anche in questo caso ne puoi indicare uno solo.  

La convivenza di più discipline olimpiche, quando diventa appiattimento.

Quali sono le cinque cose più importanti che faresti se ti trovassi ai vertici della FIJLKAM?  

Non sono bravo in matematica, conto fino a 3.

  1. Liberalizzare la partecipazione degli Atleti a TUTTE le gare di circuito IJF
  2. Liberalizzare la partecipazione degli Arbitri a TUTTE le occasioni di aggiornamento
  3. Implementare e valorizzare la partecipazione dei Tecnici a TUTTI  i seminari e corsi specifici oltre al corsi Federali

Come pensi che ognuno di noi possa apportare un cambiamento nella FIJLKAM? 

Il cambiamento nasce sempre da un atto di volontà: se vogliamo possiamo cambiare il corso delle cose.


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