Migliorare il PAAF: si può!

Migliorare il PAAF: si può!

“Il Consiglio di Settore auspica, anche con il contributo dei Tecnici Sociali, di individuare il criterio più funzionale alle esigenze degli atleti e delle Società Sportive.” Era il 7 gennaio 2013 quando, con queste parole, il Consiglio di Settore apriva le porte ad una collaborazione “dal basso”, rivolgendosi ai tecnici sociali come collaboratori nel processo [...]

Pubblicato da AC il 24 gen 2014 in Monza

“Il Consiglio di Settore auspica, anche con il contributo dei Tecnici Sociali, di individuare il criterio più funzionale alle esigenze degli atleti e delle Società Sportive.”

Era il 7 gennaio 2013 quando, con queste parole, il Consiglio di Settore apriva le porte ad una collaborazione “dal basso”, rivolgendosi ai tecnici sociali come collaboratori nel processo di definizione dell’attività agonistica federale.

L’elaborazione del Piano dell’Attività Agonistica Federale 2014 ha, almeno in parte, risentito in modo positivo delle critiche avanzate in questo senso, nell’ottica di una dialettica “fattiva” tesa a concretizzare delle proposte e delle alternative più funzionali al judo italiano: lo strumento di cui siamo stati dotati quest’anno, per quanto perfettibile, rappresenta infatti un’evoluzione “storica” rispetto ai precedenti. Esistono d’altronde alcuni aspetti migliorabili che numerosi addetti ai lavori hanno prontamente messo in evidenza.

E’ il caso per esempio dell’ammissione di tutte le donne alle finali nazionali. Criticata in toto, questa sperimentazione aveva fino a ieri anche un’aggravante: l’obbligo di partecipazione alle fasi regionali di qualificazione anche per le medagliate dell’anno precedente (Punto 3, Art.3 PAAF 2014). Portata all’esame degli addetti Federali, la norma è stata rettificata proprio ieri, accogliendo le critiche dei tecnici sociali che ne sottolineavano la mancanza di “obiettività”.

Restano invece ancora senza risposta alcune proposte di integrazione avanzate in queste settimane: sull’esempio di quanto occorso nella prima giornata della Coppa Italia 2013 e di quanto avviene a livello internazionale è stato richiesto di dare più risalto agli incontri di finale, a cui invece non viene riconosciuta la dignità del “punto d’arrivo” confondendole tra tutti gli incontri; è stato anche chiesto di porre più attenzione alle fasi di riscaldamento pre-gara, normando l’allestimento di spazi di riscaldamento adeguati o consentendo l’accesso diretto al campo di gara; l’attenzione si è anche rivolta all’illogico sistema di sorteggio che, a differenza di quanto avviene a livello internazionale, costringe le teste di serie a disputare un incontro in più invece di passare il turno: follia tutta italiana! In ultimo è  tutt’altro che priva di ragione la richiesta di consentire ai tecnici di spostarsi da un tatami all’altro per seguire i propri atleti in gara, sedendosi ad incontro iniziato ovvero allontanandosi dal tatami ad incontro concluso ma prima dell’assegnazione della vittoria, arrivando dai o raggiungendo i tatami attigui.

Se il riferimento di alcune queste direttive è il regolamento internazionale, va ponderata con attenzione la possibilità di adeguarsi a tali standard oppure di scegliere una strada differente: un insieme di norme concepito per l’alto livello alle volte rischia di non cogliere le peculiarità dell’attività nazionale. D’altro canto il regolamento italiano è già avvezzo a riadattare i protocolli ed i regolamenti internazionali in chiave tricolore ed in modo più o meno valido: basti pensare al positivo mantenimento del sistema di doppio recupero o all’uso della cintura bianca e rossa in luogo dei judogi bianco e blu, al peso in pantaloni o al divieto per i cadetti di gareggiare con gli atleti delle classi superiori compresa quella senior.

Se tra pochi giorni l’attività nazionale avrà inizio con la prima tappa del Grand Prix di Lignano per le categorie cadette e junior, i tempi sono ancora maturi per apportare alcune migliorie al PAAF nell’ottica di salvaguardare e favorire gli unici veri protagonisti del tatami: i nostri atleti.

Il senso di una regola d’altronde è permettere a loro di dare il proprio meglio….no?

 

 

Data una regola,

per quanto “fondamentale” o “necessaria”

ci sono sempre circostanze in cui è opportuno

non solo ignorare la regola,

ma di adottarne una opposta.

 

Paul Feyerabend


  1. JIGORO says:

    Forse non ho capito… Ma la norma è stata modificata semplicemente togliendo una parentesi dal documento del 10 Gennaio 2014. Tuttavia non è scritto che le medagliate dell’anno precedente sono qualificate di diritto alle finali nazionali senza disputare le qualifiche regionali. Dov’è che sbaglio? C’è qualche altro documento che dopo il 10 Gennaio (mi riferisco sempre al PAAF 2014) smentisca quanto ho detto?

    Grazie.

    Jigoro Kano per conto dell’ASD CENTRO CIRIE’ (TORINO)

    • AC says:

      Di seguito il testo della comunicazione federale inviata ieri alle società sportive in merito alla rettifica di cui sopra.

      “La scrivente Federazione ha stabilito che le Atlete medagliate dell’anno precedente sono qualificate direttamente alle Finali Nazionali previa iscrizione tramite il Comitato Regionale di appartenenza e pagamento ad esso delle prescritte quote di iscrizione (Punto 3, Art.3 PAAF). Inoltre viene eliminato il Punto 11, Art.3 del PAAF (certificato medico). Cogliamo l’occasione per precisare che nell’anno in corso, i vincitori del Trofeo Italia e del Grand Prix 2013 non sono qualificati di diritto alle Finali Nazionali. Infine, comunichiamo che gli Organizzatori del Trofeo Internazionale Vittorio Veneto hanno anticipato a sabato 01 marzo lo svolgimento del Grand Prix Seniores/Juniores. Cordiali saluti. FIJLKAM – Segreteria Settore Judo”

  2. alessandro says:

    …abbiamo ricevuto anche noi la comunicazione, ora non si capisce se vale anche per le atlete che cambiano classe…..

  3. JIGORO says:

    Grazie.

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