Nicola Moraci sui Campionati del Mondo Juniores di Zagabria

Nicola Moraci sui Campionati del Mondo Juniores di Zagabria

Dopo aver intervistato il M. Nicola Moraci sulla stagione della nazionale cadetti per il 2017 e considerato il grande successo in termini di visite – è stato l’articolo più letto nel mese di settembre – Italiajudo e il M. Moraci hanno deciso di instaurare una collaborazione volta a fornire la chiave di lettura di occhi esperti come quelli del M. Moraci a valle degli appuntamenti più importanti dello scenario judoistico mondiale. A tal proposito, Italiajudo vi propone quest’oggi l’analisi del M. Nicola Moraci sui recenti Campionati Mondiali Juniores ultimati a Zagabria lo scorso fine settimana.

Il Maestro Nicola Moraci ha cominciato a collaborare con le nazionali giovanili a fine degli anni 80, seguendo in questi anni tantissimi campioni come Pino Maddaloni, Roberto Meloni, Paolo Bianchessi e più recentemente Fabio Basile, Odette Giuffrida ed Elios Manzi, tanto per citarne alcuni. Nicola Moraci assieme a Laura Di Toma per ben 12 anni (dal 2005 al 2016) ha condiviso l’onere e l’onore di seguire le nazionali giovanili in seno alla neo costituita CNAG. Moraci e Di Toma furono coadiuvati in un primo periodo da Raffaele Toniolo e successivamente, quando quest’ultimo è diventato D.T. della nazionale maggiore, da Sandro Piccirillo.

Foto: Franco Di Capua

Pubblicato da Nicola Moraci il 25 ott 2017 in Roma

Per la seconda volta sono stato interpellato da Italiajudo per fornire il mio parere del tutto personale su un avvenimento importante: i Campionati del Mondo Juniores appena ultimati in quel di Zagabria.

E’ logico che la mia voce non sempre potrà accordarsi all’armonia delle laudi che si levano al cielo – ed giusto che sia così – provenienti dal sito federale. Piuttosto, credo sia giusto che quanto dico attraverso le pagine di Italiajudo sia inteso come uno strumento critico di analisi che intende migliorare il sistema judo-nazionale. Veniamo al dunque.

Da questi mondiali il Giappone esce con un bottino di 8 ori, 2 argenti e 4 bronzi. Schiacciante la supremazia con le donne: 6 ori, 2 argenti ed un quinto posto. Solo l’olandese Gersjes Amber nei 48 kg ed una mia vecchia conoscenza, la teutonica Giovanna Scoccimaro nei 70 kg ne hanno contrastato l’assoluto dominio. Nel medagliere maschile, invece, è primo l’Azerbaijan che si pone di fronte al Giappone con 2 ori, 2 argenti ed un quinto posto. A seguire, nel medagliere generale troviamo 5 nazioni europee rispettivamente nell’ordine Russia, Germania, Olanda, Belgio e Georgia. A seguire, all’ottavo posto troviamo il Brasile, al nono il Kazakhstan, in decima piazza la Mongolia. La nostra Italia che un mese fa aveva conquistato un 13esimo posto all’Europeo, scivola al 22esimo posto su 82 nazioni partecipanti.

Solo 6 nazioni hanno superato l’Italia come numero di partecipanti; ovvero Giappone, Russia e Kazakhstan hanno iscritto il massimo di atleti possibili, vale a dire 20, mentre l’Italia ne ha iscritti 17.

Da una prima disamina di questi risultati si può notare che almeno nel settore juniores maschile il Giappone si sia fatto raggiungere e superare da una nazione come l’Azerbaijan e che altre nazioni europee tentano di contrastarne la leadership. Questo è dovuto al fatto che il livello tecnico delle squadre europee si è alzato notevolmente. Una ulteriore chiave di lettura può essere fornita dal fatto che i coach europei si impegnano a trovare nuove soluzioni che non ricalchino in maniera pedissequa i fondamentali canonici, ma propongono nuove soluzioni e nuovi studi soprattutto nella fase del kuzure. Basta studiare i video delle gare più importanti per notare questo grande cambiamento.

Inoltre, bisogna mettere in rilievo che nazioni come la Germania, l’Olanda ed il Belgio lavorano molto sulla fase del recupero essendo una parte importantissima dell’allenamento, non gravando gli atleti di carichi di lavoro di vecchio stampo che possono portare ad eccessivi infortuni.

Per quanto riguarda l’Italia bisogna annotare che siamo lontani dal trend del recente passato. Ciò non è dovuto al valore degli atleti schierati ma a dei fattori contingenti quali arbitraggio, infortuni e preparazione che non hanno permesso ai nostri alfieri di esprimersi al meglio. Inoltre, non è spiegabile l’esclusione di alcuni atleti ed il parametro di scelta che secondo me non può e non deve essere vincolato solamente alle medaglie vinte ma che deve essere condizionato da una visione più ampia che una direzione tecnica deve avere la possibilità di esercitare. Questa Italia ha delle enormi potenzialità e non voglio citare nomi che sono noti a tutti – ritengo pertanto che la domanda che dobbiamo porci è come mai tra tanti atleti schierati, solo uno centri l’obiettivo minimo!

Cosa accade nel passaggio da cadetti a juniores? E’ mia opinione che si interrompe una filiera e solo gli atleti che la riescono a  mantenere non entrano in crisi. Voglio citare l’esempio di Parlati: padre coach di club, allenatore del gruppo militare di appartenenza ed allenatore nazionale juniores.

Il filo che lega l’atleta al vecchio club di appartenenza non dovrebbe essere interrotto in Nazionale perché, contrariamente a quello che qualcuno dice, esiste di fatto una scuola italiana che ha, secondo me, almeno una trentina di coach che non sfigurerebbero affatto in altre nazioni. E’ mia ferma convinzione che il livello e la preparazione dei nostri tecnici sono alti. Merito del lavoro costante che la nostra federazione ha fatto in questo settore. L’esperienza ci insegna che molte volte gli atleti che hanno la possibilità di essere seguiti dai loro “vecchi” maestri riescono a mantenersi ad un alto livello.

Ritornando al mondiale penso che il criterio di scelta adottato sia stato discriminante per alcuni atleti. Mi spiego meglio: cosi come è stato giusto aver fatto gareggiare dei cadetti che si erano distinti all’Europeo, altrettanto sarebbe stato giusto consentire al campione europeo U18 dei 90 kg, Enrico Bergamelli, di fare questa importante esperienza. Inspiegabile anche l’esclusione in base ai parametri “oggettivi” di Anna Fortunio che si era classificata al settimo posto all’Europeo e che aveva battuto per waza-ari la portoghese Sampayo, che in questo Mondiale conquisterà poi la medaglia di bronzo. Inoltre perché non schierare nella competizione individuale Annalisa Calagreti? Come si può pensare che un atleta migliori ed acquisti sicurezza se non le si consente di gareggiare a livello individuale ad alti livelli? Queste scelte sicuramente non possono essere state condizionate dal budget, visto che la federazione non ha avuto problemi con il Mondiale U18 cileno; la domanda è: chi ha selezionato la squadra? Ciò che non è chiaro è se esiste per il settore juniores un responsabile tecnico a cui fare riferimento.

Leggi anche l’intervista a Nicola Moraci sull’attività cadetti del 2017. 


  1. berny says:

    bravo Nicola , il judo italiano ha sempre avuto una forte tradizione e solo qualche stolto non consce, ma la cosa che più fa tristezza e che si ci sottomette a questo pensiero tacitamente per paura o per impreparazione? e perchè al di fuori degli ambienti o nei luoghi di gara poi si critica l’operato di chi ne indica l’esecuzione? abbiamo atleti che fanno invidia a molte nazioni

  2. Daniele Arculeo says:

    Salve, vorrei ringraziare il Maestro Moraci per il suo interessantissimo contributo e vorrei segnalare che il link “Leggi anche l’intervista a Nicola Moraci sull’attività cadetti del 2017.”che dovrebbe puntare alla pagina http://www.italiajudo.com/intervista-a-nicola-moraci-presidente-della-cnag-dal-2005-al-2016/ non funziona, cordiali saluti

    • Ennebi - Amministratore says:

      Grazie per la segnalazione. Il link funziona correttamente ora.

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