Mungai e Rosetta bronzi d’Italia

Mungai e Rosetta bronzi d’Italia

Con Mungai e Rosetta l’Italia non hanno sbagliato: altre due medaglie di bronzo nell’ultima giornata di gara hanno portato la formazione azzurra al terzo posto tra le nazioni impegnate nei Campionati Europei under 23 di Bratislava, segnando un passo decisivo nel medagliere che lo scorso anno – pur con otto atleti sul podio – fermava [...]

Pubblicato da AC il 16 nov 2015 in

Con Mungai e Rosetta l’Italia non hanno sbagliato: altre due medaglie di bronzo nell’ultima giornata di gara hanno portato la formazione azzurra al terzo posto tra le nazioni impegnate nei Campionati Europei under 23 di Bratislava, segnando un passo decisivo nel medagliere che lo scorso anno – pur con otto atleti sul podio – fermava l’Italia in quarta posizione. Le due medaglie di oggi vanno ad aggiungersi infatti all’oro di Fabio Basile, all’argento di Antonio Esposito e al bonzo di Martina Greci per un totale di cinque medagliati che hanno portato gli azzurri in terza posizione dietro a Russia (3 1 3) e Germania (3 0 2).

Sarà “solo” un Europeo under 23 ma con ben 9 atleti nel final block l’Italia ha ben figurato, confermando che le giovani generazioni possono puntare davvero eju-152313in alto.

Grande giornata oggi per Nicholas Mungai, inatteso protagonista di una gara eccellente: partito bene col bielorusso Mukete, ai quarti l’azzurro ha ceduto all’esperto olandese Michael Verhagen, ma ritrovata la rotta nell’incontro di recupero con il georgiano Khakichidze ha conquistato alla grande la finale per il bronzo con il polacco Tomasz Szczepaniak, coronata da un ippon fulmineo che il toscano ha sfoggiato in extremis con “una marcia in più”.

Successo anche per Melora Rosetta, che in mattinata ha centrato i due incontri di partenza con l’israeliana Yarden Myerson e con l’ungherese Evelin Salanki, prima della battuta d’arresto con la talentuosa croata Brigita Matic che ha dominato la semifinale sul piano tattico. E’ stata quindi l’azzurra ad avere una marcia in più nell’incontro di finale con la russa Aleksandra Babintceva, eju-152393contenuta con caparbietà e dominata in modo strenuo con un solo shido di vantaggio fino allo scadere del tempo.

Quinta piazza infine per Nicola Becchetti: subito l’ucraino Kolesnyk in apertura, l’azzurro si è imposto sul lituano Seniauskas nell’incontro di ripescaggio ma è stato l’ungherese Demeter Bendeguez a tagliargli la strada nell’incontro di finale.

Al termine della tre giorni slovacca sorgono spontanei due quesiti: “chi allena chi?” e “chi allena quando?” Se non è passato inosservato che sulla “sedia” di Bratislava ci fosse anche il maestro Pierangelo Toniolo, non può passare inosservato che ben tre dei cinque medagliati ed uno dei tre quinti posti siano frutto della “fucina” torinese di Toniolo stesso. Bratislava suggerisce che forse i vecchi sistemi debbano lasciare spazio e maggiore centralità ai club, che la Federazione con i suoi uomini di punta ha il compito di “supportare” e “fra crescere” e non di sostituire nei momenti chiave della stagione sportiva…numerose nazioni ormai da anni si muovono con successo in questa direzione, con i giovani e non solo.

 

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u23_2015

 


  1. Lucio says:

    Questi under 23 sanciscono definitivamente ciò che hai scritto nel tuo articolo come conclusione. Non abbiamo bisogno di parrucconi anacronistici, di allenatori mossi da stimoli nepotistici. Noi italiani siamo bravi a fare le cose quando ci mettiamo cuore ed ingegno. Siamo insuperabili e non lo dico io, ma lo dice il made in Italy che da anni sbanca nel mondo (e chi lo comprende sa di cosa sto parlando). Il cambiamento è ormai in corso ed il judo non potrà che migliorare e darci le soddisfazioni che appassionati come noi, ricercano.

  2. Gabriele Zema says:

    Pierangelo Toniolo è, per dirla con termini calcistici, il dodicesimo uomo in campo. Con lui alla sedia, i suoi ragazzi, hanno gli occhi della tigre. La Federazione deve fare delle serie riflessioni su questo.

    • Alessandro Comi says:

      Come Raffaele Parlati con i suoi, Corrado Bongiorno con i suoi…in tanti altri potrebbero essere il “Toniolo” della situazione. Il punte è “chi allenda chi e quando”: che non sigifica sminuire uomini come Roberto Meloni, Francesco Bruyere e Paolo Bianchessi che ci stanno mettendo esperienza, tempo e vita, ma sottolineare la necessità di un continuum in cui spesso è il “Maestro” a fare la differenza, soprattutto con i più giovani, soprattutto quando non ci sono veri percorsi in ci costruire con altri dei “rapporti” altrettanto vincenti.

  3. Fabio says:

    Alesandro, il senso di quanto dici era già senso nell’articolo precedente. Poi ognuno da l’interpretazione che vuole.
    Giusto il concetto “chi allena chi?”, ora più che mai serve una forte collaborazione fra club e nazionale.
    Spero solo che l’esperienza “Toniolo” non sia un episodio isolato ma faccia parte di un percorso che porti anche ad altri club.

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