Mondiali di Sarajevo: l’Italia è tra le quattro grandi

Mondiali di Sarajevo: l’Italia è tra le quattro grandi

Mai così in alto l’Italia dei giovani: i mondiali under 18 di Sarajevo si chiudono al quarto posto della classifica per nazioni dietro a Giappone (1 oro 1 argento 2 bronzi), Russia (2 1 6) e Olanda (2 1 0) e dopo il settimo posto ai campionati europei di Sofia e la storica vittoria agli [...]

Pubblicato da AC il 9 ago 2015 in Lugano (SUI)

Mai così in alto l’Italia dei giovani: i mondiali under 18 di Sarajevo si chiudono al quarto posto della classifica per nazioni dietro a Giappone (1 oro 1 argento 2 bronzi), Russia (2 1 6) e Olanda (2 1 0) e dopo il settimo posto ai campionati europei di Sofia e la storica vittoria agli EYOF di Tbilisi, gli azzurrini si confermano tra i grandi del mondo.

Dopo la straordinaria medaglia d’oro conquistata da Giovanni Esposito, gli argenti di Biagio D’Angelo e Sofia Petitto, purtroppo non sono arrivate altre medaglie per gli azzurrini, che nella giornata di chiusura delle gare individuali hanno conquistato il terzo settimo posto con Alice Bellandi.

Oggi la bresciana è partita carica e determinata superando alla grande l’argento europeo Dorine N Tcham Po, che ai campionati continentali di Sofia l’aveva privata della finalissima. Purtroppo è stato invece fatale lo scontro con la croata Karla Prodan – poi vincitrice della categoria – che non le ha lasciato spazio impendendosi con determinazione; è stata quindi la statunitense Nefeli Papadakis a fermare definitivamente la corsa di Alice ai ripescaggi.

Fermati al primo turno Annalisa Calagreti e Marco Truffo: Annalisa non ce l’ha fatta con la russa Kondrashova mentre Marco ha ceduto per mano del kazako Zhabborov.

Domani sarà la volta della gara a squadre a cui l’Italia purtroppo non potrà partecipare non avendo ottenuto la qualificazione dopo gli ultimi campionati continentali.

Più che positivo il bilancio del team azzurro che al termine di una stagione brillante ha raccolto consensi e successi nelle tre competizioni più importanti del mondo dei giovani: è l’ennesimo segnale che guarda al futuro e che grida all’Italia dei vecchi sistemi che è ora di cambiare. I risultati raccolti dai figli dell’Italia “liberalizzata” vanno infatti riconosciuti a chi lavora quotidianamente per questi ragazzi: non certo alla mancanza di investimenti e di progettualità di una nazione scandalosamente indifferente ai giovani, ma all’iniziativa privata dei club, alla professionalità dei tecnici, al portafoglio delle famiglie e alla determinazione della Commissione Nazionale Attività Giovanile capace di tessere la rete delle migliori sinergie per raccogliere il meglio dai migliori. Uno spunto interessante per rianimare il judo di vertice?

 

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