Meno quarantanove!

Meno quarantanove!

Quarantanove giorni al 2014 e l’Italia del judo attende ancora di conoscere le proprie sorti. E’ preoccupante che a poco più di un mese dal nuovo anno le perplessità maturate nel caos d’inizio 2013 non abbiano ancora trovato una direzione chiara in un Programma dell’Attività Federale agonistica capace di rilanciare il nostro settore nel 2014.   [...]

Pubblicato da AC il 12 nov 2013 in Monza

Quarantanove giorni al 2014 e l’Italia del judo attende ancora di conoscere le proprie sorti. E’ preoccupante che a poco più di un mese dal nuovo anno le perplessità maturate nel caos d’inizio 2013 non abbiano ancora trovato una direzione chiara in un Programma dell’Attività Federale agonistica capace di rilanciare il nostro settore nel 2014.

 

L’ultimo Consiglio Federale di quest’anno si riunirà a breve per definire questo piano: sarà un appuntamento irrinunciabile per le sorti del judo italiano, un’occasione per guardare al futuro con responsabilità e coraggio. Troppo si è infatti aspettato dopo l’alt del 7 gennaio 2013 e la decisione del Consiglio di Settore che il 22 febbraio scorso fermò l’Italia per un anno, cassando la prima bozza PAF 2013 e ripristinando a grandi linee le indicazioni dell’anno precedente, affinché il nuovo Consiglio e le commissioni di nuova nomina ne determinassero con senno i contenuti.

 

Ora, nonostante le difficoltà o le preoccupazioni del momento contingente è necessario ripartire da dove ci si è fermati: è fondamentale che il judo italiano ricominci a crescere sull’onda del cambiamento.

 

L’Italia non può più aspettare.

 

Forse è già tardi ma è bene ridire per non dimenticare quali furono i punti più caldi della discussione che a gennaio animò e riunì allenatori, comitati regionali, grandi e piccoli club per discutere, scrivere e dire “NO”.

 

Oggi, i punti più caldi all’ordine del giorno riguardano ancora e soprattutto i sistemi di ripescaggio, le modalità di qualificazione alle finali nazionali ed un dibattito sulle classi d’età.

 

Uno dei punti che fecero più scalpore tra le proposte di Dicembre 2012 fu l’istituzione del recupero ai quarti in sostituzione del recupero doppio, per tutte le manifestazioni federali ad eccezione della finale di Coppa Italia e del Campionato Italiano a Squadre per cui il recupero risultava addirittura abolito. Premesso che questa modalità adottata a livello internazionale per l’alto livello sia stata e sia ancora largamente criticata da numerose potenze europee e mondiali (al punto che il recupero doppio sia ancora in auge nelle gare di Coppa Europa per tutte le classi d’età), essa risulta inapplicabile al contesto nazionale che non possiede un sistema di Ranking List su base quadriennale ma soprattutto che non si rivolge esclusivamente agli atleti di vertice.

 

La possibilità di applicare in alternativa il recupero semplice, non cambia di certo in meglio questo scenario.

 

Rinunciare al recupero doppio significa aumentare il numero di atleti che escono di gara al primo turno: premesso che ogni atleta combatte oltre che per la medaglia, per fare il maggior numero di incontri e per divertirsi, quale tecnico, quale famiglia e quale atleta di medio livello perderebbero tempo e denaro per cimentarsi in una gara in cui la probabilità di tornare a casa dopo un incontro sarebbe almeno raddoppiata? E quale team straniero si avventurerebbe ancora in Italia, unico paese in Europa a adottare un sistema di recupero penalizzante per l’attività di base? E infine chi sarebbe così audace di reinvestire nell’organizzazione di un torneo col rischio di non avere più il consueto riscontro?

 

Se a motivare questo cambiamento vi è la necessità di snellire i tempi di gara, prima di infierire sugli atleti è bene fare appello, se non alla logica, almeno alla matematica: effettuando una simulazione che prende in considerazione la durata massima degli incontri di una manifestazione di 232 atleti della classe cadetta, la differenza del tempo totale di gara con il recupero doppio ed il recupero semplice è di circa il 15%; significa cioè che con sei tatami a disposizione, la gara dura 4 ore e 20 minuti se il ripescaggio è doppio, 3 ore e 40 minuti, se il ripescaggio e semplice. Un guadagno di 40 minuti su una giornata di gara, può valere lo stravolgimento del sistema di ripescaggio col rischio di penalizzare atleti, famiglie, club e organizzatori di tornei? Perché piuttosto non studiare dei criteri per organizzare in modo più efficiente le competizioni? Alcune esperienze non isolate di quest’anno hanno dimostrato, infatti, che le gare durano meno a fronte di una buona gestione dei tempi e degli spazi.

 

Il secondo punto ampiamente dibattuto riguarda la revisione dei sistemi di qualificazione. A questo proposito è fondamentale premettere che nel nostro ultimo intervento “Esordienti: è il caos!” non si criticava l’ammissione in sovrannumero alla finale Esordienti B dei vincitori delle tappe del Trofeo Italia di Taranto e Vittorio Veneto (probabilmente necessaria per compensare il vuoto decisionale a cui tra il 7 gennaio ed il 22 febbraio 2013, molte società italiane risposero investendo su questi tornei “forse qualificanti”) quanto le modalità che hanno accompagnato con imbarazzo la comunicazione che definiva il criterio in extremis.

 

La bozza PAF del 21 dicembre 2013, aboliva la fase di qualificazione alla finale esordienti, proponendo un criterio di selezione a punteggio: a definire i qualificati vi sarebbe stata una Ranking List stilata in base ai risultati di quattro tornei del circuito “Trofeo Italia”.  Due furono le critiche principali a questo sistema: da una parte, alla luce del periodo di ristrettezze economiche, il “tour nazionale” si rivelerebbe inadeguato in termini di giustizia sociale, precludendo la possibilità di qualificarsi alla finale nazionale a chi non avesse la possibilità di investire sulle trasferte; la seconda critica riguardava il fatto che il sistema delle Ranking List non farebbe i conti con la crescita naturale dei più giovani col rischio che un salto di una o più categorie di peso nel corso dell’anno, renda vano l’aver accumulato dei punti. Diverse sono state le ipotesi formulate: dal mantenimento del tradizionale sistema di qualificazione regionale, ad una proposta “per fasi” sul modello francese, ad un modello “ibrido” in risposta alle due critiche sopra esposte, che valorizzasse sia una Ranking List basata sui tornei che una qualificazione regionale o inter-regionale.

 

La bozza del PAF 2013 sanciva inoltre l’abolizione della qualificazione regionale al Campionato Italiano a squadre, per cui era prevista la sola fase finale disputata – ahinoi – senza recupero.

 

Sarà opportuno che la revisione del sistema di qualificazione alle finali nazionali sia estesa a tutte le classi d’età partendo da un criterio di giustizia sociale che dia a tutti le medesime possibilità, senza tuttavia rinunciare alla scrematura fondamentale per innalzare il livello delle finali, siano esse riservate ai giovani o agli adulti, agli uomini o alle donne, ai team o agli atleti, ai professionisti o agli “amatori”; d’altro canto i criteri individuati per l’ammissione alle finali nazionali potranno integrarsi al meglio col sistema di ripescaggio, se non si rivolgeranno agli atleti di base come a dei “piccoli atleti di vertice” col rischio di scoraggiare la partecipazione all’attività nazionale, penalizzando l’attività dei club.

 

Un altro argomento di grande importanza riguarda le classi d’età. Attualmente esiste una inspiegabile discrepanza tra il ROF pubblicato lo scorso marzo e la guida “Norme e Procedure per l’affiliazione ed il tesseramento 2014-2015-2016”, che entro il 1° gennaio prossimo, dovrà essere necessariamente colmata. In particolare sarà necessario chiarire se gli atleti nati nel 1999, nel 2014 saranno ancora Esordienti o passeranno, così come indicato dall’IJF tra i cadetti. In questa scelta potrebbe essere presa in considerazione l’esperienza di alcuni paesi europei in cui l’anno di passaggio tra le due categorie viene utilizzato per un inserimento graduale, soprattutto in relazione alle peculiarità fisiche e alle attitudini di ciascun atleta. L’anno appena trascorso in cui gli atleti nati nel 1998 si sono incontrati con i “colleghi” di due anni più grandi, ha infatti messo in luce un divario fisico ed esperienzale difficilmente colmabile, che calato sui grandi numeri ha probabilmente falcidiato gli atleti più giovani; tuttavia le indicazioni IJF e EJU che aprono l’attività internazionale a partire dai 15 anni, danno la possibilità di coltivare gli atleti più talentuosi in linea con quanto avviene negli altri Paesi.

 

Le medesime considerazioni potrebbero essere estese agli atleti della classe cadetta che attualmente in Italia si vedono preclusa la possibilità di gareggiare con la categoria senior, laddove nel resto del mondo questa strada sia non solo autorizzata ma anche ampiamente praticata. Riusciremo a definire dei criteri oggettivi per togliere i nostri atleti dalla culla senza avviarli a percorsi scellerati? La possibilità di ripristinare l’attività nazionale under 23 potrebbe agevolare d’altro canto un passaggio più efficace degli atleti della classe juniores al mondo dei grandi?

 

Un altro punto cruciale per la crescita del judo italiano riguarda il rilancio dell’attività senior di base. Se l’attività degli azzurri è infatti dinamica e costante e lo potrebbe essere ancora spianando la strada alla liberalizzazione degli European Open, diversamente chi fino ad oggi non ha nutrito ambizioni “internazionali” ha finito per perdere la voglia di mettersi in gioco di fronte alla scarsità di proposte “domestiche”. Se la famosa bozza PAF 2013 proponeva l’istituzione del Gran Premio Terzi Dan, col risultato che con tre gare all’anno e 150 punti da accumulare, probabilmente sarebbero occorsi 10 anni per l’acquisizione del grado,  perché piuttosto, non agevolare la nascita di un circuito  “amatoriale” o di un Grand Prix anche per la classe senior? Perché non dare la giusta dignità e centralità alla Coppa Italia, al Campionato Nazionale Universitario e, qualora tornasse in auge, al Campionato Italiano Under 23, perché siano appuntamenti ambiziosi anche per le “seconde e terze linee” che hanno il diritto di salire sul tatami per divertirsi e anche per cercare l’occasione della vita?

 

Tra alti e bassi il 2013 del judo italiano è tutt’altro che finito ed alle porte del nuovo anno crederci è ancora doveroso: più di prima. Ed ancora di più è doveroso ed urgente decidere ora e con responsabilità affinché il 2014 inizi con un PAF reale e non con una bozza efficace tre mesi più tardi.

 

E’ tempo di guardare avanti e l’Italia non può più aspettare.

 

 

“Il problema non è mai come farsi venire in mente qualcosa di nuovo e innovativo

 ma come eliminare le convinzioni vecchie.”

Dee Hock

 


  1. Manuela says:

    Vi inviamo di seguito un appello nostro e di altre società del Veneto inviato al consiglio di settore qualche settimana fa. Tutti i punti che abbiamo evidenziato sono perfettamente in linea con quanto da voi indicato.

    18/10/2013
    Alla C.A. Consiglio di Settore Judo
    Alla C.A. Responsabile Attività Nazionale

    OGGETTO: CONSIDERAZIONI sul prossimo programma attività federale 2014
    In considerazione di quanto avvenuto lo scorso anno, quando a dicembre è stato reso noto il nuovo regolamento con sostanziali modifiche delle norme su cui verte l’attività nazionale, con la presente desideriamo sottolineare alcuni aspetti prima che il regolamento 2014 venga divulgato, con la speranza che alcune regole, già applicate a livello mondiale, non vengano recepite per l’attività nazionale svolta in Italia.

    1- Recupero dai quarti.
    In particolare, chiediamo che non venga recepita la modifica relativa ai ripescaggi dai quarti, che già a livello mondiale sta provocando danni incommensurabili, in quanto come vediamo ormai troppo spesso, la sola ranking list non è sufficiente a garantire che i migliori atleti siano in poule differenti, e di conseguenza la classifica finale non rispecchia l’effettivo valore degli atleti. Avendo già visto di persona quanto male funzioni il sistema in campo internazionale, possiamo tranquillamente affermare che tale sistema non premi assolutamente i migliori, ma la gara diventa pura fortuna nel trovarsi in punto o in un altro del tabellone.
    Si pensi che danno potrebbe causare l’applicazione di tale sistema alle nostre competizioni nazionali, soprattutto a livello giovanile, dove le competizioni devono rappresentare non solo un test per identificare i migliori, ma hanno anche l’importantissimo compito di gratificare il maggior numero possibile di partecipanti, creando così un bacino di utenza il più ampio possibile. Gli atleti e i tecnici provenienti da tutta Italia investono tempo e denaro per partecipare alle competizioni, e non ha senso che un atleta dopo un incontro possa già essere escluso dalla gara senza poter sperare nel recupero.
    A partire dagli Esordienti A che si affacciano per la prima volta all’agonismo, infatti, la fortuna/sfortuna del sorteggio giocherebbe un ruolo fondamentale, creando in giovani atleti e genitori un’idea altamente diseducativa del nostro sport, dove verrebbero ad essere premiati solo i più fortunati in base al sorteggio, e non certo i più meritevoli. Inoltre la norma sarebbe assolutamente assurda anche a livello giovanile, dove esordienti B, cadetti
    e juniores cambiando categoria di peso o classe verrebbero a ritrovarsi privi dei punti guadagnati con la ranking list, e quindi totalmente in balia della dea bendata.
    In questi tempi di abbandono giovanile dello sport è necessario agire sulla base, che dev’essere il più ampia possibile, ed agire per limitare con tutte le nostre forze l’abbandono, che come evidenzia il CONI è una delle maggiori piaghe di tutti gli sport. L’attuale sistema di doppio recupero è talvolta lungo, ma è l’unico che garantisce che vengano premiati gli atleti migliori.

    2- Qualificazioni di diritto.
    Nell’ottica sovra descritta riterremmo molto utile anche ripristinare il fatto che vengano premiati gli atleti che raggiungono risultati nazionali di rilievo:
    - qualificazione di diritto per i primi e secondi classificati al Trofeo Italia o al Gran Prix Cadetti, anche se cambiano classe (tornando a dare un valore a questi circuiti, che ultimamente stanno perdendo completamente di significato)
    - qualificazione di diritto ai primi quattro classificati ai Campionati Italiani, anche se cambiano classe tutti aspetti che non danneggiano certo nessuno, e che danno un minimo di gratifica a quegli atleti che con fatica e costanza sono riusciti ad ottenere suddetti risultati.

    3– Criteri di qualificazione alle finali nazionali.
    Il sistema attuale è valido, garantisce una scrematura e premia gli atleti che partecipano alla finale. Proprio considerando le classi più giovani (Esordienti) o quelle a maggior rischio abbandono (Juniores), per i ragazzi spesso già partecipare alla finale è un traguardo. Non dimentichiamoci anche dell’importanza dei Seniores, che sono pochi, e che sono importantissimi veicoli nel trasmettere la loro esperienza ai giovani.
    E’ pur vero che lo scopo delle finali nazionali è quello di identificare gli atleti migliori, e su questo non c’è dubbio, ma anche chi non è un’eccellenza partecipando alle finali crea una base, e l’entusiasmo e la passione dei tanti permette anche ai migliori di allenarsi e di essere stimolati. Con una visione di lungo periodo, puntare solo alle eccellenze minerebbe la base, che, ribadiamo, dev’essere invece il più ampia possibile.
    Potrebbe invece essere valido un sistema di qualificazione misto, dove ad esempio i migliori 10 della ranking list sono qualificati di diritto (o meno, per categorie poco numerose), e gli altri si qualificano con il sistema attuale.

    4- Tecnici.
    Ribadiamo nuovamente che sarebbe auspicabile che ci fossero incontri a livello nazionale fra arbitri, tecnici ed addetti ai lavori, e con immediate comunicazioni da parte della Federazione quando vengono adottate modifiche arbitrali (spesso per modifiche minori gli arbitri stabiliscono nuove linee, ma i tecnici non ne vengono informati).

    5- Disposizione tabelloni di gara.
    Come già più volte segnalato ai preposti a livello nazionale, chiediamo che i tabelloni di gara che illustrano punteggi e tempi di combattimento siano disposti in modo tale da consentire ai tecnici e conseguentemente al pubblico di seguire l’incontro nel modo più consono. L’attuale disposizione dei tabelloni preclude ai tecnici di verificare tempo e punteggi, e impedisce al pubblico di capire qual è lo stato dell’incontro, visto che i punteggi non sono visibili. Nell’ottica di una maggiore fruibilità e diffusione del nostro sport, riteniamo fondamentale che i punteggi siano visibili.

    Confidenti che le nostre osservazioni saranno da voi analizzate e recepite nel prossimo regolamento federale 2014, attendiamo cortese riscontro

    Manuela e Michele Pasini AS Judo Mestre 2001

  2. 8FJudo says:

    non è che si potrebbe pubblicare tutti i qualificati esordienti ai campionati italiani? sarebbe ottimo

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