In memoria di Luciano Di Palma

In memoria di Luciano Di Palma

Oggi si è spento l’Olimpionico di Monaco 1972, il maestro Luciano Di Palma, all’età di 71 anni. Italiajudo lo ricorda con le parole commoventi di un suo caro amico, Alberto Di Francia, che definisce il judo di Di Palma “straordinariamente moderno e tecnicamente completo” per poi concludere: “Luciano era un carattere sincero e caustico”. Oggi ci lascia un grande uomo della storia del judo italiano.

Pubblicato da M. Alberto Di Francia il 9 mar 2016 in Roma

Scrivo queste poche righe di ricordo su Luciano Di Palma faticando a trattenere il dispiacere e la commozione nonostante sapessi da tempo del male contro il quale combatteva e che alla fine ha avuto la meglio.

Luciano apparteneva a quella generazione di judoka che riportano alla memoria tempi che, con retorica, usiamo definire “eroici”.

La generazione che per tutti gli anni sessanta e metà dei settanta ha guidato il judo verso l’età adulta, quella delle prime medaglie olimpiche e di una nazionale che s’insediava stabilmente nell’élite del judo internazionale.

La generazione di Alfredo e Beppe Vismara, Tavolucci, Galimberti, Tommasi, Beltracchini e naturalmente Nicola Tempesta che, smessi da poco i panni di atleta di punta del judo italiano, ne diventava allenatore.

Ho definito poco fa quei tempi “eroici” e non vorrei essere frainteso, non si trattava di judo pioneristico e ingenuo. Al contrario il judo di Luciano era straordinariamente moderno e tecnicamente completo. Oltretutto il numero di praticanti era a un apice che non si ripeterà poi, purtroppo, nei decenni successivi.

Luciano, poi, aveva un judo completo, forte in piedi, in particolar sulle gambe (combinava Ashi Guruma con uno splendido O Uchi Gari) e implacabile nel Ne Waza.

L’eroismo derivava semmai dal fatto che – tranne per l’eccezione di Tempesta – il judo italiano non aveva tradizione internazionale, per cui Luciano insieme ai Vismara dovette rimontare un gap del quale poi usufruì la generazione di Mariani e Gamba.

Luciano in questo fu uno dei primi a salire i podi dei tornei internazionali dopo molti anni di affermazione in Italia. Un percorso che culminò con la sfortunata partecipazione alle Olimpiadi di Monaco. Un’edizione dominata dai giapponesi ma che per l’Italia fu accompagnata dalle polemiche e dal clamore per la squalifica (ingiusta, è ancora oggi la mia opinione) di Beppe e Alfredo Vismara e Andrea Veronese. Ne fecero le spese anche Di Palma e Tommasi che ebbero poco tempo per prepararsi.

Dopo le Olimpiadi Luciano si aspettava una chiamata dalla nazionale per un ruolo tecnico che sembrava naturale. La chiamata non arrivò (non aveva certo un rapporto facile con la Federazione anche per il suo carattere sincero e caustico) e fu per questo che io stesso ritenni di chiedergli di affiancarmi nel tentare di far crescere Felice Mariani, mio figlio Silvio e gli altri ragazzi del club soprattutto per la sua conoscenza del judo internazionale.

E’ stata l’ultima esperienza di Luciano con il Judo e con un ambiente che allora come oggi fatica a costruire un rapporto con le proprie radici e con la propria storia.

Addio Luciano grande uomo e grandissimo judoka. Che la terra ti sia lieve.

 

Nella foto il maestro Nicola Tempesta con Luciano Di Parlma (con la barba) e Nicola Ripandelli ai campionati Europei di Napoli del 1971.  


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