Maria Grazia Perrucci: «Dobbiamo focalizzarci sulle persone capaci»

Maria Grazia Perrucci: «Dobbiamo focalizzarci sulle persone capaci»

Italiajudo vi propone l’intervista a Maria Grazia Perrucci, candidata al Consiglio Nazionale della FIJLAKM in rappresentanza dei dirigenti per il settore Judo.

Pubblicato da Giovanni Di Cristo il 22 feb 2021 in Napoli

Lei è stata per quattro anni consigliere nazionale della FIJLKAM. Qual è il resoconto di questo mandato come dirigente della Federazione?

Non sono riuscita a portare a termine gli obiettivi che mi ero preposta ed è anche per questo che ho deciso di candidarmi con una squadra diversa, unita, con cui condividere degli obiettivi comuni. Se dovessi fare un bilancio, è stata comunque un’esperienza positiva, ho meglio appreso i meccanismi della Federazione ed ho conosciuto più da vicino la struttura organizzativa federale di base, e non parlo di quella politica. Dall’altro, in questi quattro anni, ho riscontrato grandi difficoltà nella condivisione di pensieri e nell’attuazione dei programmi. Era palese anche dall’esterno che ci fossero dei disagi, infatti a metà mandato il vicepresidente si è dimesso ed è stato un segnale molto forte di ciò che stava accadendo.

In un periodo difficile come questo, con quali strumenti pensa di aiutare le società sportive nel caso Lei dovesse essere eletta?

Dobbiamo puntare sulla comunicazione verso l’esterno facendo leva sui nostri valori positivi. Qualche giorno fa riflettevo sul fatto che la nostra caratteristica principale è il contatto, di cui siamo tutti stati privati nell’ultimo anno. Credo che in futuro ci sarà una necessità fisica da parte delle persone volta a ridurre il prima possibile le distanze sociali. Pertanto, può essere una leva su cui puntare. Una campagna di comunicazione è fondamentale per promuovere le nostre peculiarità. Dovremo poi essere molto bravi ad attingere dai finanziamenti che saranno disponibili dall’Unione Europea e dal Governo. In riferimento a questo aspetto, non siamo stati molto bravi negli ultimi anni. In verità, dei comitati regionali e alcune società sportive sono riusciti ad intercettare fondi europei grazie alla promozione di progetti interessanti, però la Federazione a livello centrale non ha fatto niente. Ciò potrebbe rappresentare un supporto importante per i nostri club, visto che la maggior parte è in grande difficoltà. Un altro aspetto riguarda la promozione del judo di alto livello. Infatti, i forti sostenitori della ripresa sono stati i club che fanno agonismo. Dobbiamo sfruttare la spinta che può arrivare da questo mondo, soprattutto dal punto di vista della visibilità.

Lei ritiene utile instaurare una scuola di formazione per i dirigenti? E se si, come dovrebbe funzionare?

Assolutamente si! Alcuni tecnici delle società si improvvisano dirigenti, genitori, psicologi, esperti di alimentazione; in realtà l’evoluzione della gestione dei club e anche della Federazione richiede maggiori specializzazioni. Si pensi all’accesso alle linee di credito disponibili in tutte le regioni e in tutti i comuni d’Italia, oppure alla gestione del bilancio, all’inserimento nel registro Coni, ai rapporti con l’Agenzia delle Entrate, tutto ciò richiede una conoscenza approfondita. Anche su questo aspetto, la Federazione è sempre stata molto carente. Per venirne a capo dovremo appoggiarci a delle strutture professionali specializzate, come ad esempio le università.

Che tipo di azione vede necessaria per la crescita degli ufficiali di gara? Sia in riferimento ai presidenti di giuria, sia per quanto riguarda gli arbitri?

Sono due aree distinte. In riferimento ai presidenti di giuria bisogna specializzarsi sulla gestione delle gare e sull’uso dei sistemi informativi più recenti e all’avanguardia, abbandonando la mentalità del “non l’abbiamo mai fatto prima”. È importante allargare la formazione a più persone possibili, assicurando un numero ampio di ufficiali di gara capaci di svolgere questo ruolo in maniera autonoma. Per esempio, a livello europeo, la gestione della gara viene fatta centralmente, mentre ai tavoli si possono trovare giovani arbitri. Bisogna essere al passo coi tempi, quindi dinamici, flessibili e smart.

Sull’aspetto arbitrale dobbiamo ridurre la distanza tra arbitri ed atleti. L’arbitro non deve essere visto come un nemico, piuttosto come la persona essenziale all’agonismo che ha il compito di far rispettare in maniera omogenea le regole. Bisogna partire dai più piccoli affinché vi sia un cambio d’approccio. A tal proposito, vi racconto un aneddoto molto carino relativo ad un episodio verificatosi in un paese dell’est Europa: a fine gara, mentre stavamo ultimando i lavori burocratici, alcuni bambini si erano cimentati in alcuni incontri dove vi era un terzo ragazzino che arbitrava. Se si sperimenta in prima persona, seppur per gioco, che cosa significa fare l’arbitro, si capisce più approfonditamente l’importanza del ruolo e le difficoltà ad esso legate. Ci sono poi degli aggiustamenti che devono essere fatti a livello di ranking list arbitrale. Non possiamo selezionare la persona che ci piace, piuttosto dobbiamo focalizzarci sulle persone capaci.

La trasparenza è stata già quattro anni fa un Suo cavallo di battaglia. Possiamo ritenerci soddisfatti dei progressi fatti nel quadriennio appena conclusosi?

Assolutamente no, non sono riuscita per nulla in questo intento. Innanzitutto le convocazioni dovrebbero essere pubbliche, dovremmo comunicare a tutte le società sportive quali sono gli atleti convocati per una gara internazionale o per un training camp. La Ranking list degli arbitri dovrebbe essere pubblicata dopo ogni competizione e non ogni sei mesi e lo stesso vale per alcune circolari, che a volte non vengono rese pubbliche. In tutta onestà, non capisco quali siano le difficoltà nel cambiare queste semplici cose.

Come vede la collaborazione tra i club e lo staff tecnico nazionale?

Questo è un punto dolente. Vi è una migliore collaborazione tra alcuni grandi club e la direzione tecnica federale, anche grazie ai propri atleti d’interesse nazionale. La commissione tecnica che si occupa del settore olimpico segue esclusivamente la squadra nazionale per tutto il quadriennio. Ciò crea una distanza tra la Federazione e le società che vivono il territorio e che magari non hanno grandi aspirazioni, come il qualificare un atleta alle olimpiadi. Per questo serve dare più considerazione al piccolo club che svolge un ottimo lavoro utile al territorio e alla regione. Bisogna lavorare per coinvolgere tutte le società sportive in un’ottica di crescita collettiva.

Nell’intervista che Andrea Regis ci ha ad Italiajudo, egli si è espresso a favore delle deleghe anche per i rappresentanti degli atleti e degli insegnanti tecnici. Ci può spiegare meglio questo aspetto?

Nel nostro attuale Statuto come in quello del CONI, c’è la possibilità di delegare il voto soltanto per la componente dirigenti, mentre i rappresentanti atleti e tecnici devono obbligatoriamente recarsi di persona a votare. In un anno molto difficile per i club ciò comporta dei costi eccessivi ed anche un’esposizione maggiore al pericolo pandemico. Ci sono altre strade da percorrere: potremmo rifarci ai sistemi ideati da altre federazioni, che hanno introdotto una sorta di voto periferico in regione, oppure si potrebbero usare gli strumenti on line.

La revisione dello Statuto è un punto importante di entrambi gli schieramenti nel settore judo. Come si distingue la vostra riforma delle Carte Federali?

Lo Statuto presenta al suo interno molte contraddizioni. Qualche giorno fa ne abbiamo scoperta un’altra: per le elezioni regionali si può convocare l’assemblea venti giorni prima, mentre le candidature devono essere presentate almeno trenta giorni prima. Un altro aspetto importante riguarda l’assegnazione del diritto di voto a tutte le società sportive e bisogna individuare come premiare quelle che fanno più attività e che quindi danno maggiore risalto alla Federazione. C’è da rivedere i ruoli del presidente e dei consigli dei settori. In questo momento, la figura del presidente è dominante rispetto alla gestione federale. Bisogna assicurare il voto anche a tutte le discipline associate, come ad esempio sumo ed aikido, che in questo momento vengono rappresentate esclusivamente dal presidente. Infine, bisogna allineare Regolamento Organico e Statuto in modo che non si smentiscano a vicenda.

Quali sono per lei le tre priorità su cui bisogna assolutamente agire?

Sicuramente bisogna riallacciare e stringere i contatti con tutte le società, avere una maggiore comunicazione con i comitati regionali e migliorare la promozione e la visibilità del nostro sport.

Vuole aggiungere qualcosa?

Il gruppo col quale mi sono presentata è straordinario, siamo molto coordinati e affini nel pensiero e nel modo di fare. Sono molto contenta anche dell’entrata di Andrea, è giovane ed intraprendente. Auspico che la Federazione possa intraprendere il cambiamento tanto desiderato!


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