“Maestro, posso far provare Judo a mio figlio?”

“Maestro, posso far provare Judo a mio figlio?”

Primo numero della rubrica “Educazione first of all!” ospita l’invito alla riflessione da parte di Vittorio Serenelli, ideatore e responsabile di Movi-Mente. Vittorio Serenelli, partendo da una delle classiche domande con cui un genitore spesso e volentieri si approccia ad un maestro di judo, si chiede quale sia la risposta da dare…

Pubblicato da Vittorio Serenelli il 24 apr 2017 in Solferino

Maestro posso far provare Judo a mio figlio? Voglio capire se gli piace!

Quante volte l’approccio iniziale tra un insegnante e  la famiglia di un potenziale iscritto parte con questa richiesta. Ma siamo sicuri che la domanda sia legittima?

Proviamo a fare un ragionamento per esempi e dividiamo le attività di un bambino o ragazzo tra quelle con finalità ludico-ricreativa da quelle con finalità educativa-formativa.

Attenzione ho detto “finalità” il che non vuol dire strumento di somministrazione. Ad esempio fare giochi di enigmistica anche se impegnativi rientrano tra le attività ricreative e quindi se un ragazzo non finisce le parole crociate e passa ad un sudoku è liberissimo di farlo senza che nessuno abbia da eccepire. Se al contrario deve fare i compiti sia di storia che di scienze non conta quanto una materia possa piacergli, magari perché l’insegnante è riuscito a farglielo piacere, non potrà scegliere ma dovrà ultimarli entrambi. Addirittura se una materia vede il nostro giovane insufficiente si scontrerà con il bravo genitore che gli farà fare degli esercizi integrativi oltre a quelli dati dall’insegnante per colmare il gap con il resto della classe.

Ma non a caso la materia in cui è risultato scarso sarà proprio quella che meno gli piace e che gli crea più difficoltà ed ansia.

Per queste ragioni il ragazzo/bambino non potrà essere autonomo nella scelta e decisione se e quando fare i compiti ma dovrà essere guidato dai genitori.

Ora pensiamoci, la nostra proposta di un corso di Judo dovrà rientrare tra le offerte ludico-ricreative o tra quelle educativo-formative? Di conseguenza quale sarà la risposta da dare al genitore?


  1. Zanesco Claudio says:

    Bell’argomento, da anni si dibatte su questo, e mi sono fatto un’idea,parto dal fatto che spesso nel nostro ambiente, visto il perno da cui deriva il judo di Kano, noi insegnanti saremmo “educatori” . Di fatto oggi, salvo rari casi, al massimo possiamo essere dei buoni tecnici di judo, a volte nemmeno questo in quanto se lo fossimo veramente dovremmo inseganre per la bellezza del gesto, per l’armonia del randori ecc. ecc. e non per la vittoria al torneo di Busto Arsizio (cito la mia città per non offendere nessuno). Quindi prima di andare a convincere i genitori su quello che siamo, dovremmo prima di tutto acertarci di cosa siamo, poi andare a convincere gli altri, personalmente mi reputo un buon insegnante di judo, con idee chiare sui miei obiettivi, faccio fatica a comunicare e a farmi comprendere ma ci provo!!!!

    • Vittorio Serenelli says:

      Ciao Claudio,
      ti ringrazio per l’intervento sempre attento. Ma questa volta qualcosa è sfuggito o a me o a te.
      “Si dibatte da anni”, ne sei certo?
      In quanti dibattono se adattarsi commercialmente alla richiesta o indirizzare l’utenza alla propria offerta.
      La maggior parte dei tecnici secondo me dice “beh intanto prendiamoli poi strada facendo gli spieghiamo”. Se poi quando gli spieghi a lui non va bene?
      Spesso non si spiega preventivamente proprio per quello che dici tu discrepanza tra idea ed azione. L’idea di cosa si propone il Judo magari ce l’ho ma non so come fare. Quindi faccio altro.

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