Giuseppe Maddaloni: campione olimpico, coach nazionale, arbitro internazionale

Giuseppe Maddaloni: campione olimpico, coach nazionale, arbitro internazionale

Nei giorni scorsi l’EJU (European Judo Union) ha intervistato Giuseppe Maddaloni, indimenticabile oro a Sidney 2000, soffermandosi sul sulla sua transizione al ruolo di arbitro, dopo l’esperienza da allenatore della Nazionale azzurra. Una nuova avventura che sembra celebrare l’ennesimo successo judoistico dell’ex campione campano. Italiajudo ha tradotto l’intervista per rendere accessibili ai propri lettori le impressioni del neo-arbitro internazionale. All’interno dell’articolo il link all’intervista originale.

Pubblicato da F.Massardo il 24 ago 2018 in Genova

INTERVISTA A GIUSEPPE MADDALONI

La tua esperienza come campione olimpico e allenatore della nazionale ti avvantaggia nella conoscenza arbitrale o tutto ciò è frutto di duro lavoro?

“Naturalmente mi avvantaggia ma arbitrare è tutta un’altra prospettiva. Devo lavorare ogni settimana come arbitro, sia in palestra sia nelle competizioni meno importanti, non è qualcosa che riesce automaticamente. Essere stato un atleta e un allenatore mi ha aiutato nell’arbitraggio ma certamente non è qualcosa da dare per scontato.

“Per me, rimane un po’ di tensione ed emozione perché essere sul tatami come arbitro è pur sempre una nuova esperienza, ci sono molte responsabilità. Capisco, più di altri, che il futuro di questi atleti dipende dal mio lavoro, come accadde a me in passato.”

Può essere difficile per gli atleti accettare le decisioni dell’arbitro talvolta. Tu credi, come campione olimpico e atleta di successo, che essi possano accettare le tue decisioni più facilmene dal momento che sanno che tu ti sei trovato in passato nella loro posizione?

“Proprio così. Nei miei primi giorni da arbitro, ricevevo questo feedback dagli atleti, lo accettavano più serenamente. Troverò chi mi criticherà ma sono sempre pronto a spiegare la mia decisione e questo è fondamentale per la loro comprensione.”

Per gli atleti, è importante avere un futuro dopo una carriera agonistica dal momento che alcuni studi hanno mostrato che uscire da una carriera sportiva può essere estremamente difficile. Pensi che questo programma per ex atleti di livello darà benefici agli attuali e futuri campioni?

“Diventa molto importante per un ex atleta continuare il proprio coinvolgimento, come allenatore o come arbitro. Il programma fast track è una buona opportunità, ma per quanto ne so, molti atleti sono ancora titubanti e non considerano questa possibilità, perciò è necessaria una maggior promozione. Per me è stata una grande esperienza che non mi aspettavo. Credo che sia importante lavorare ancora e coinvolgere più atleti. Ogni giorno passo minimo sei ore sul tatami, non potrei immaginare una vita senza judo, non saprei neppure come potrebbe essere.”

Ora che sei un arbitro, c’è mai stata una decisione importante presa quando tu eri atleta che non condividevi allora, ma che oggi accetteresti di più?

“Alle Olimpiadi juniores del 1991, avevo 15 anni e persi il mio primo incontro per una decisione attraverso le bandierine. Ero cert di vincere ma le bandierine mi condannarono. Vinsi in seguito altri incontri attraverso il doppio ripescaggio per raggiungere la finale per il bronzo, e nuovamente la decisione mi condannò. Rimasi furioso parecchio tempo dopo quel giorno perché non capivo la decisione.

“Da quel giorno in poi ho deciso che avrei accettato ogni decisione arbitrale e che le avrei superate attraverso l’allenamento in modo da convincere in gara gli arbitri di meritare la vittoria. Dal 1991 al 2008, a 32 anni, non mi sono mai lamentato per una scelta dell’arbitro. Le ho sempre subite e usate come motivo per migliorarmi.”

 


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