“Libera-mente”: il contributo di Piero Andreoli

01/02/2013- Secondo appuntamento con la rubrica “Libera-mente” con Piero Andreoli.   Chi  scrive è un insegnante di Judo che pratica da più di quarantacinque anni. Ho iniziato l’attività agonistica in gioventù ed ultimamente sto riassaporando il gusto della gara partecipando alle gare Master.   In questi ultimi anni sto acquisendo la sensazione che il Judo stia [...]

Pubblicato da il 6 set 2013 in

01/02/2013- Secondo appuntamento con la rubrica “Libera-mente” con Piero Andreoli.

 

Chi  scrive è un insegnante di Judo che pratica da più di quarantacinque anni. Ho iniziato l’attività agonistica in gioventù ed ultimamente sto riassaporando il gusto della gara partecipando alle gare Master.

 

In questi ultimi anni sto acquisendo la sensazione che il Judo stia perdendo una grossa fetta dei suoi praticanti. Non ho a disposizione statistiche europei o mondiali,  ma la sensazione che ho è questa e tornando al passato ad esempio, ricordo che trenta anni fa una gara regionale per esordienti in Italia a Roma aveva spesso un numero che superava i cento partecipanti per categoria di peso. Ora invece i numeri si sono ridotti considerevolmente e per la stessa tipologia di gara gli iscritti non superano quasi mai le trenta unità per le stesse categorie di peso.

 

Ora io credo che le cause di tutto ciò siano molteplici e non ultimo è la profonda differenza dei giovani di oggi rispetto a quelli di trenta anni fa, i quali sono poco propensi a praticare discipline faticose e poco spettacolari. Ecco secondo me il punto è proprio questo, il Judo è una disciplina bellissima ma è poco spettacolare e non è quindi ambita dai media, perché non da luogo ashare elevati, senza i quali però è difficile farsi conoscere, dato l’elevatissimo numero di ore che i giovani di oggi ed in particolare i ragazzi, a differenza di quelli dell’epoca di Jigoro Kano, passano davanti al televisore ammaliati dalle discipline sportive trasmesse.

 

Tempo fa ho potuto notare di persona quanto sto scrivendo. Ero nella sala pesi della mia palestra e, cosa rara, la RAI stava trasmettendo in diretta  in TV i Giochi del Mediterraneo di Judo che si svolgevano in Italia a Pescara. Nella sala è presente un televisore ed in quel momento si stava allenando un gruppo di giocatori di una squadra di Rugby di Tivoli, la mia città. Tutti si sono avvicinati al televisore con curiosità, anche perché il loro allenatore, Roberto Blasimme, è stato  a suo tempo Campione Italiano di Judo ed a loro aveva parlato del Judo in maniera entusiasta. Dopo la visione di alcuni incontri però un po’ alla volta tutti i ragazzi si sono allontanati dal televisore ed hanno ripreso la loro attività. Era accaduto che negli incontri trasmessi, come capita di sovente, non si era vista una proiezione degna di questo nome ma solo un continuo lottare sulle prese e sanzioni assegnate per passività.

 

Ora io mi domando, si può andare avanti così? Io credo di no  perché si deve fare qualcosa per rendere il Judo più spettacolare evitando un suo lento declino.

 

Questo qualcosa potrebbe esse una migliore preparazione di noi tecnici in maniera da insegnare ai nostri allievi un Judo migliore. La cosa è però difficile e richiederebbe moltissimo tempo e volontà da parte di molte persone che purtroppo molto spesso, non sono disponibili ad ammettere la loro impreparazione ed a sottoporsi a nuovi corsi per migliorare i loro insegnamenti.

 

Riflettendoci su ho pensato però che anche cambiando alcune regole arbitrali si potrebbe dare un volto più spettacolare agli incontri di Judo eliminando ad esempio la regola che l’incontro finisca prima con un Ippon o con due Waza Ari. Io credo che raddoppiando il numero degli Ippon e dei Waza Ari necessari per terminare l’incontro prima del limite, i contendenti lotterebbero a viso più aperto con un maggior numero di proiezioni e gli spettatori, vedendo più proiezioni, non cambierebbero canale TV e, di conseguenza, i gestori delle reti televisive, avendo uno share di ascolto maggiore, sarebbero incentivati a mandare in onda le gare di Judo. Oltretutto in questo modo vincerebbe sempre il migliore, cosa che ora non accade sempre. Una buona cosa è stata fatta eliminando i punteggi attribuiti per  passività attribuendoli soltanto a chi esegue tecniche. L’aspetto psicologico del premio assegnato a chi attacca in sostituzione della punizione data a chi non lo fa’ cambia le cose.

 

So bene che quanto sopra detto a molti, soprattutto ai Giapponesi, può sembrare una grande eresia, ma non vedo alternative e del resto la regola dei due Ippon e dei quattro Waza Ari è già in vigore anche nel Karate.

 

Dobbiamo quindi poi capire che i tempi cambiano e che a fine ottocento, quando il Judo è stato fondato, le televisioni non esistevano ed i giovani erano del tutto differenti da quelli di oggi.  Una buona cosa è stata inoltre fatta limitando le tecniche eseguite con presa alle gambe ma anche qui, secondo il mio parere, le commissioni arbitrali internazionali hanno, come spesso capita, esagerato. Il Kata-Guruma ed il Te-Guruma portati in piedi sono ottime tecniche, anche molto spettacolari, quindi assegnare l’Hansokumake in questi casi è un grosso errore. In quanto alle altre tecniche effettuate con prese alle gambe basterebbe non assegnare un eventuale punteggio e sanzionare l’azione con shido.

 

Del resto come dicevo prima a volte non si conoscono le mezze misure. Ci sono stati atleti nel passato che hanno vissuto la loro carriera agonistica facendo furbescamente prendere i Keikoku agli avversari costringendoli ad uscire dall’area di combattimento. Ora invece le sanzioni per uscita sono quasi inesistenti ed i combattimenti sono continuamente interrotti e spesso chi è in difficoltà si salva rifugiandosi costantemente fuori dell’area di combattimento.

 

Per avere una prova oggettiva della validità della mia opinione si potrebbero organizzare dei tornei sperimentali con le regole a cui ho accennato per verificare se quanto detto può aumentare la spettacolarità del Judo. Non so se quanto sopra può trovare consensi da parte dei praticanti di Judo e avrei piacere ad avere un vostro giudizio su quanto scritto.

 

Pietro Andreoli


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