“Libera-mente”: il contributo del maestro Bruno Nibbi

29/01/2013- Il primo appuntamento con la rubrica “Libera-mente” col Maestro Bruno Nibbi       Dopo aver letto il PAF 2013 modificato (ancora in bozza), ci sentiamo di fare alcune osservazioni che si richiamano al buon senso e alla necessità di non perdere praticanti, in particolare agonisti, in un momento di grande difficoltà economica e anzi [...]

Pubblicato da Nibbi Bruno il 6 set 2013 in

29/01/2013- Il primo appuntamento con la rubrica “Libera-mente” col Maestro Bruno Nibbi

 

 

 

Dopo aver letto il PAF 2013 modificato (ancora in bozza), ci sentiamo di fare alcune osservazioni che si richiamano al buon senso e alla necessità di non perdere praticanti, in particolare agonisti, in un momento di grande difficoltà economica e anzi di proporre eventuali modifiche per aumentarne il numero.

Il presupposto fondamentale è che nella nostra disciplina, circa il 90% dei praticanti sono dilettanti appassionati i quali fanno grossi sacrifici, insieme alle loro famiglie, per coltivare la loro passione.

 

Esiste un’equazione semplicissima in merito:  IMPEGNO/PASSIONE = GRATIFICAZIONE

 

Evidentemente tutto funziona fino a che questi parametri si trovano in equilibrio, va da se che ogni sbilanciamento può portare all’allontanamento del praticante dall’attività, che per i più giovani può essere addirittura l’abbandono verso altri sport o peggio.

 

Altra considerazione di base è quella che le decisioni di vertice (IJF) in materia organizzativa, perché quelle arbitrali vanno prese e considerate a parte dagli organi competenti, non possono essere calate come una clava sul tessuto nazionale, prova ne è che chi ha girato un po’ il mondo, sa che in ogni nazione europea e non, ogni federazione nazionale fa quello che ritiene più idoneo ai propri scopi di crescita e diffusione della disciplina. Un esempio semplicissimo: al torneo di Marsiglia 2012, gara di alto livello, il judoka primo chiamato, non essendo obbligatorio il judogi blu, si metteva la cintura rossa. Ho domandato il perché a Jean-Paul Coche il quale mi ha risposto con semplicità: “va bene se ci sono i judogi bianco e blu, se no perché cambiare”, risposta pragmatica ed essenziale. Altro piccolo esempio: in Austria gli esordienti (classi 2001, 2000, 1999) eseguono normalmente leve e strangolamenti e a tutti va bene.

 

Allora perché non ragionare sui regolamenti di vertice i quali sono mirati per un’elite di professionisti o semi pro in maniera da prendere solo le cose positive lasciando stare quelle negative ?

 

Ma i praticanti, i tecnici e i dirigenti, compresi quelli nella stanza dei bottoni, si sono mai posti la domanda: a cosa servono le gare ? Questa domanda me la sono posta diverse volte e sono giunto a queste conclusioni:

 

A chi serve A cosa serve
Al judoka Verificare il propri progressi tecnici in modo da sperimentare cose nuove e attraverso successi graduali formarsi una forte autostima.
Al Tecnico Sociale Verificare se il suo metodo d’insegnamento è adatto al gruppo (o al singolo) e se il piano gare proposto è al livello giusto per far crescere la tecnica e la personalità del judoka.
Alla Società di base Verificare se il lavoro dei tecnici è valido e compatibile con gli obiettivi strategici della società e attraverso i risultati conseguiti, opportunamente amplificati dai media locali e dalla rete, promuovere ed ampliare la base sociale dei praticanti
Ai Tecnici Federali Individuare i nuovi talenti in modo da raccogliergli, seguirli ed indirizzarli, in collaborazione con le società di base, come fatto negli ultimi otto anni nel settore giovanile, verso obiettivi di valore assoluto. 
Alla FEDERAZIONE Mettere in condizione i judoka di valore, di esprimere al più alto livello le loro potenzialità. Cooptarli fornendo loro tecnici di valore che li facciano crescere tecnicamente, fisicamente ed agonisticamente per affrontare con successo le competizioni continentali, mondiali ed olimpiche.

 

Dopo queste considerazioni di base vorrei affrontare alcuni punti del PAF 2013, e suggerire alcune piccole modifiche che dovrebbero migliorare l’attuale situazione.

 

1. Recuperi

Credo fermamente che il doppio recupero sia il metodo più equilibrato per stabilire una classifica e nello stesso tempo dare maggiori chance a chi prende parte a una gara. Permette, specialmente per i giovani, di non sentirsi violentati da un sorteggio avverso o comunque di avere una successiva possibilità di affermarsi. Vorrei far presente che i tecnici federali hanno molto discusso la decisione dell’IJF di effettuare, nelle gare di Coppa del Mondo, nei Campionati Continentale e Mondiali, della regola in uso che è stata accettata “obtorto collo”. Per ridurre la lunghezza delle gare, quindi, vanno diminuiti i partecipanti per categoria di peso. Eliminare dalla Coppa Italia sia la qualificazione sia il recupero mi sembra un errore madornale che, nel tempo, può portare disinteresse alla gara stessa. Anche per la gara a squadre vale la stessa considerazione, i primi tempi avremo una gara fiume, poi dopo un po’ ci saranno solo le squadre molto competitive e strutturate a prendervi parte. Invece di una vetrina, potremmo avere, sul lungo periodo, un gruppo di elite e basta. Dobbiamo fare in modo, invece, che le società possano far crescere le loro squadre a partire dall’attività giovanile. Nella gara a squadre invece si può, a nostro giudizio, o effettuare le qualificazioni interregionali, o applicare il ripescaggio ai quarti o agli ottavi, in maniera da definire veramente le squadre più forti senza penalizzare, anzi incentivare a migliorare quelle di minor esperienza.

 

2. Qualificazioni

Per ridurre i tempi di durata di una finale nazionale e nello stesso tempo aumentarne il livello tecnico, credo che una soluzione percorribile sia quella delle qualificazioni interregionali. Infatti, un semplice calcolo numerico fa sì che i qualificati possono essere così determinati:

 

a – 4 (medagliati alla finale nazionale dell’anno precedente);

b – 2 (tra vincitori di Gran Prix e indicati dalla CTN);

c – 36 (uscenti dalle qualificazioni interregionali che potrebbero essere almeno sei per ogni raggruppamento di regioni). Starà agli organi organizzativi della FIJLKAM trovare i giusti equilibri sia per i numeri sia per le distanze da percorrere. Le isole potrebbero essere considerate a se stanti o meno, in dipendenza della loro disponibilità a spostarsi.

 

Questo per un totale di circa 42 unità per categoria di peso (più o meno) che essendo già predeterminate e non aleatorie in base al quorum regionale dei qualificandi, possono essere gestite al meglio sia nei tempi sia nelle premiazioni dando orari certi ai media che potrebbero seguire le finali in diretta con soddisfazione per i judoka e risalto sulle TV locali e nazionali.

 

Questo per le classi Esordienti, Cadetti e Junior; per i Campionati Italiani Assoluti, ci potrebbe essere un’altra soluzione altrettanto qualificante e semplice:

 

d – 8 (qualificati di diritto dal Campionato Assoluto precedente);

e – 8 (qualificati di diritto dalla Coppa Italia, alla quale non possono partecipare ovviamente gli otto del Campionato Assoluto);

f – 24 (uscenti dalle qualificazioni interregionali che potrebbero essere i primi quattro per ogni raggruppamento di regioni). Per dettaglio vale quanto detto al punto c del punto 2.

 

Questo per un totale di circa 40 unità per categoria di peso (più o meno). Si verrebbe a formare una gara di alto livello, agevole, bella e di soddisfazione per tutti: judoka, tecnici e società. Inoltre gli organi tecnici nazionali possono verificare agevolmente la qualità tecnica dei partecipanti e comportarsi di conseguenza.

 

Vorrei far presente che il Consigliere Stefano Stefanel , in tempi non sospetti, è stato un accanito sostenitore delle qualificazioni interregionali, sostenendo a ragione, che se in una regione c’erano due o tre judoka forti, alcuni di loro avrebbero smesso perché comunque chiusi dai più bravi.

 

Evidentemente la Coppa Italia dovrebbe essere lasciata così com’è, con una bella qualificazione regionale in modo, essendo una gara senza punteggio, che ci sia una folta partecipazione alla finale.

 

Una piccola considerazione sulla classe esordienti. Secondo la tabella di qualificazione dovrebbero partecipare alla finale 202 maschi e 150 femmine circa. Con questi numeri, considerando una media di 4 minuti a incontro (tre più i golden score cambi di atleti e ippon fatti questi sono i valori medi), sono 303 incontri per i maschi e 225 per le femmine. Se la gara si svolgerà, come fatto finora, su quattro tatami, quella dei maschietti durerà circa cinque ore e quella delle ragazzine circa tre ore e mezza. Gara da fare in una sola giornata, Partenza ore 10 e fine ore 18, ne vale la pena ?

 

3. Tornei 1° – 2° e 3° Dan

Premesso che nei nuovi punteggi le differenze nei punteggi d’acquisizione sono altamente sbilanciati, infatti, i differenziali che ne escono, sono questi:

 

  • Cinture marroni per 1° Dan – 50 pt;
  • Cinture nere per 2° Dan – 70 pt (differenziale al 1° dan 40%);
  • Cinture nere 3° Dan – 150 pt (differenziale al 2° dan 114%);

 

Ci sembra molto riduttivo, in particolare per i terzi Dan, una penalizzazione di questo genere, anche perché sparendo i tornei, e riducendo i punteggi acquisiti, specialmente per le donne, il raggiungimento di un passaggio agonistico diventa proibitivo. Inoltre il punteggio a combattimento vinto non qualifica il Dan, ma solo l’attitudine agonistica, che è una cosa ben diversa.

 

La nostra proposta è di riaggiustare i punteggi di acquisizione facendo in maniera di assegnare i punti judo fatti (qualità tecnica), anche perché non potendo i combattimenti finire più all’hantei, il punteggio judo minimo sarebbe di tre. Una breve considerazione: un judoka di 73 o 81 kg cintura marrone di medio livello, attualmente acquisisce il primo dan nell’arco di 10 – 15 gare. La rimodulazione potrebbe essere fatta su queste basi.

 

Ma guardiamo cosa succede ad un senior di livello medio che vuole acquisire il terzo dan. Egli ha  disposizione solo tre gare, delle quali, allo stato attuale una senza recupero.

 

Ammettiamo una partecipazione media che gli permetta nella qualificazione regionale per gli assoluti di passare tre incontri, acquisirà 3 punti. Si qualifica per detta finale, e siccome è abbastanza bravo passa due incontri e prende altri 6 punti. Va a fare la Coppa Italia e passa altri due turni e ne prende altri 6. Totale di score annuo 15 punti. Se facciamo il semplice conto della serva: 150 / 15 = 10 anni per acquisire un terzo dan. Se il senior ha 23 anni lo prenderà a 33 anni.

Tanto vale dirgli che il terzo dan lo può prendere solo con gli esami o meglio andare in un Ente di Promozione Sportiva.

 

Ultima cosa, e non per polemica, l’articolo 23 del PAF, punto 3 recita testualmente: “La gara si svolge con la durata dei combattimenti e nelle categorie di peso previste per la classe “Juniores” e ad eliminazione diretta senza recupero. Verranno utilizzate 16 teste di serie per categoria di peso, ricavate dalla Ranking list Seniores.”

Come mai al punto 5, dove si definiscono gli orari manca la categoria 55 kg? La dobbiamo reinserire con una mail il giorno avanti la gara come già avvenuto recentemente ?

 

Queste considerazioni mi sento di farle oltre che come società, anche personalmente, perché dopo 56 anni di militanza attiva e senza interruzioni, mi dispiacerebbe veder decadere la nostra disciplina e vederla superata da altri sport meno educativi.

 

Cordiali saluti.

 

Bruno Nibbi

 


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