Libera-mente: contributo di Claudio Zanesco

02/02/2013- Terzo appuntamento con la rubrica “Libera-mente” con Claudio Zanesco.   Premesso che quanto scritto sulla circolare dei cambiamenti, circolare senza padre e senza madre, è pazzesco, quello che non è chiaro èl’obbiettivo da raggiungere: dobbiamo aumentare i praticanti e per quel 10 per cento che pratica l’agonismo rendere il tutto un pò più agevole?   Allora decentriamo [...]

Pubblicato da il 6 set 2013 in

02/02/2013- Terzo appuntamento con la rubrica “Libera-mente” con Claudio Zanesco.

 

Premesso che quanto scritto sulla circolare dei cambiamenti, circolare senza padre e senza madre, è pazzesco, quello che non è chiaro èl’obbiettivo da raggiungere: dobbiamo aumentare i praticanti e per quel 10 per cento che pratica l’agonismo rendere il tutto un pò più agevole?

 

Allora decentriamo l’attività per i ragazzi fino a 15 anni alle regioni, puntiamo sugli accorpamenti interregionali: per loro non serve il campionato italiano ma sarebbe utile valorizzare i campionati regionali, magari utilizzando una ranking list. Togliamo il punteggio alle gare esordienti ed il gioco è fatto: a cascata verranno valorizzate le regioni e province.

 

Per cadetti e junior procederei con regionali, interregionali e in finale nazionale per un numero limitato di 10/20 ragazzi, all’interno di una manifestazione di propaganda con esibizione e magari, il giorno dopo, uno stage per tutti con tecnici nazionali.

 

Anche per i Senior vedrei bene una fase interregionale ed una finale a numero chiuso come per gli altri.

 

Gli Assoluti sono un’altra cosa: i primi 5/8 junior e senior, da li le squadre nazionali, libera partecipazione ai cadetti cintura nera.

 

Coppa Italia in questo modo si potrebbe anche abolire: non serve a nulla. Puntiamo a valorizzare trofei privati per junior e senior non militari:  praticamente scomparse, queste gare servivano a tenere viva la passione fra gli agonisti “da tre allenamenti settimanali”.

 

Eliminerei le gare di kata: non hanno portato nessun beneficio in termini di praticanti; lo studio del kata riguarda forse un centinaio di atleti in Italia che gira e rigira sono sempre gli stessi,  che se vogliono fare gare possono farlo benissimo in tornei privati. Se si studia il kata per sé o per i suoi principi non servono le gare.

 

Forse così avremmo anche qualche domenica più libera per rilassarci o stare con le famiglie, o allenarsi e studiare la disciplina del judo per far si che si pratichi anche dopo i 18/20 anni senza smettere al termine di una parentesi agonistica più o meno lunga.

 

Infine per quanto riguarda l’acquisizione della cintura nera, riproporrei l’esame qualsiasi sia la vittoria in gara: cosi avremmo qualche JudoKA in più, utile a diffondere la disciplina.

 

Buon Lavoro a Tutti.

 

Claudio Zanesco


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