Lezioni americane

Lezioni americane

Non me ne voglia Italo Calvino per il titolo rubato alle sue “proposte per il nuovo millennio”, poesia di poesia. Le nostre in vero, sono lezioni prese la scorsa settimana sul tatami americano di Fort Lauderdale: c’è chi vince e c’è chi impara, d’altronde. 1.       I nostri junior al “campetto”, gli altri alle Olimpiadi In [...]

Pubblicato da AC il 27 ott 2014 in Monza

Non me ne voglia Italo Calvino per il titolo rubato alle sue “proposte per il nuovo millennio”, poesia di poesia. Le nostre in vero, sono lezioni prese la scorsa settimana sul tatami americano di Fort Lauderdale: c’è chi vince e c’è chi impara, d’altronde.

1.       I nostri junior al “campetto”, gli altri alle Olimpiadi

In un’altra occasione parlavamo dei cadetti italiani come di “bamboccioni” a cui si vietava – e si vieta – il confronto col judo adulto (i.e. ai cadetti è vietata la partecipazione alle gare senior). Ora potremmo utilizzare lo stesso aggettivo per i nostri junior, campionissimi nel “campetto continentale”, meno campioni quando il confronto si fa vero e verace: bamboccioni. Purtroppo per i nostri ragazzi e purtroppo al quadrato per i nostri azzurri under 21, in Italia la classe juniores è volutamente tenuta bambina. A guardare il palmares dei judoka sul podio di Fort Lauderdale salta all’occhio come gran parte di questi atleti abbia già fatto almeno una medaglia  – e non una partecipazione sporadica – in un torneo senior tra Continental Open, Grand Prix e Grand Slam, senza guardare a chi ha partecipato e ben figurato ai campionati continentali o agli ultimi mondiali. Ad eccezione di Odette Giuffrida, il cui talento le ha permesso di scampare alla nursery azzurra, gli altri attendono ancora la patente dell’alto livello quando il resto del mondo è già a bordo di una fuoriclasse.

2.       C’è chi investe e chi punta tutto sulla dea bendata

Da quando junior e senior viaggiano sotto la stessa gestione è difficile capire quali siano gli investimenti destinati a far crescere i giovani. Alla mancanza di una minima progettualità diversa dal miraggio del calendario internazionale, in Italia non è notobasile, né visibile né quantificabile l’interesse verso le giovani generazioni. Al di là delle selezioni per questa o quella gara, oggettivabili in termini di risparmio (sappiamo tutti che a Fort Lauderdale erano in undici perché l’imperativo di partecipare alla gara a squadre con le donne è arrivato da molto in lato) non è percepibile una politica di investimento che guarda al futuro del judo olimpico italiano. Tagli, certo quelli non mancano a metà del quadriennio quando tutte le risorse vengono drenate verso la corsa alla qualificazione olimpica come se non esistesse una pianificazione a monte: tagli a partire dai giovanissimi che per esempio il prossimo dicembre non andranno più in Giappone come annunciato ad inizio stagione. Si vede che siamo già troppo bravi? O forse, a noi basta affidarci alla fortuna quando il primo anno senior i nostri talenti scoprono che le olimpiadi non sono soltanto un sogno.

3.       Fidarsi è bene, non fidarsi è peccato

Ci sono nazionali che sfiduciano i propri atleti e nazionali che nei propri talenti credono e continuano a credere anche quando le cose non vanno nel verso giusto. Troppo facile puntare sull’atleta che vince e dimostra di valere ed abbandonare senza un vero e proprio progetto chi attraversa un momento di fatica. Quando non sono economiche, le ragioni di una selezione vanno capite anche in termine di feeling e di fiducia verso gli atleti; a ben guardare i risultati del mondiale junior 2014, qualcuno dei nostri mancava:  Michela Fiorini e Matteo Medves, protagonisti di un europeo non brillante, nella stagione appena conclusa hanno saputo imporsi su qualche collega che ai mondiali c’è stato ed è anche salito sul podio.

4.       Non basta stare a bordo tatami

Chi cresce i nostri junior? Le indicazioni federali vogliono che la nazionale under 21 sia aggregata e quindi seguita dai tecnici della nazionale maggiore: auspicio sulla carta c1512703_10152825982091600_8696287232929791866_non poco riscontro reale. Non me ne vogliano Pino Maddaloni e Dario Romano: l’errore non è loro ma è politico. D’altronde in una nazionale seria, due tecnici come possono impegnarsi con gli atleti in corsa per Rio e con i giovani che devono ancora fare strada? La verità è che i nostri junior hanno fatto un anno e più da orfani. O meglio: laddove i tecnici dei club sono stati capaci e determinati, di orfani non ce ne sono stati, complice anche l’impegno di alcuni collaboratori federali aggregati ai più giovani in extremis, che si sono cimentati con professionalità e determinazione. Ma non basta. Chiunque abbia avuto l’occasione di stare a bordo tatami in Coppa Europa sa cosa significa improvvisarsi coach di atleti mai visti prima: si prova, si trova un feeling con alcuni, meno con gli altri, prima o poi si impara ad adattarsi all’ultimo, con la complicità della stupida regola del silenzio: poche parole, pochi danni…almeno in questi casi. Finché si tratta di una tappa di European Cup, l’improvvisazione a bordo tatami potrebbe essere tollerata, ma non quando il tatami in questione è quello europeo o mondiale: non basta sedersi a bordo tatami…occorrono interesse, passione e tempo – non solo sulla carta ma nella realtà – per accompagnare e crescere dei giovanissimi che combattono per il loto futuro. Benvenute le occasioni in cui i Bongiorno, i Toniolo e i Parlati sono stati aggregati ai quadri federali per seguire da vicino i propri talenti: maestri fino all’ultimo, e non solo a bordo tatami.

5.       Bocciati in politica estera 

In politica estera l’Italia del judo conta poco o nulla. Lo si vede in tutte le gare internazionali, quando nei momenti critici i nostri restano senza appello e le ammissioni di colpa o d’errore – degli arbitri per esempio – se arrivano, arrivano a giochi ormai conclusi. Non succede così per gli altri che con le spalle coperte possono godere del supporto dei loro uomini di punta: sarebbe andata diversamente a Odette se i “santi italiani” fossero stati nel momento giusto al posto giusto e se di fronte a lei, invece dalla Francia ci fosse stata l’ultima nazione del globo. Succede nell’altissimo livello, ma succede anche nei tornei internazionali più comuni, quando il classico match Italia vs. Qualsiasialtranazione viene gestito con l’occhio di riguardo verso lo straniero, quasi a difendersi a priori da eventuali attacchi di imparzialità di matrice patriottica: succede solo in Italia e tra italiani, ora per paraculismo  ora per soggezione.

6.       Il recupero ai quarti è un attentato al judo e ai judoka

Chi in Italia e all’estero sostiene ancora il sistema di recupero ai quarti, è scellerato e pecca di ignoranza: non può essere diversamente a fronte di un mondiale juniores, in cui sette atleti su undici hanno affrontato i migliori nei primissimi incontri. Si sa che la n1528601_10204971581039142_8813485752648691230_necessità di accorciare le gare eliminando i recuperi è una bizza dei vertici dell’IJF, frutto scelte di natura commerciale che col judo poco o nulla centrano. Il recupero ai quarti falsa le gare perché non dà a tutti le stesse chances, lasciando al caso la possibilità di incappare nei mostri sacri, vedendosi quindi preclusa la gara. D’altro canto, le Ranking Lists non bastano più a giustificare l’assenza dei recuperi: non bastano coi senior, ancor meno con gli junior che in molti casi non seguono il percorso under 21 in ragione degli impegni di qualificazione olimpica. Ai dictact di questo e di quell’altro presidente abituati alle autocrazie russe, forse l’unione democratica dei paesi che contano in Europa avrebbe potuto ed ancora potrebbe far cambiare le cose…pare che i signori dell’arbitraggio mondiale stiano sperimentando a casa propria – in Spagna per esempio – un nuovo sistema che ripristina il recupero doppio ma impone di disputare le fasi di ripescaggio al Golden Score: piuttosto che lo status quo ben venga questa novità!

Non sappiamo come direzione tecnica e consiglio di settore, pensino di affrontare le criticità che il mondiale ha palesato con drammatica oggettività. Purtroppo si vuole far passare il cambiamento per le vecchie abitudini senza rendersi conto che per cambiare occorrono coraggio e determinazione sia per pensare diversamente che per azzerare le convinzioni di ieri e costruire da capo il presente di domani. Ma forse alle volte è più comodo non cambiare…o no?

 

 


  1. laura says:

    L’ennesima SCADENTE prestazione della nazionale…ancora e ancora!
    Nonostante le fandonie che ci vengono propinate (nel sito federale si legge “ma non c’è nulla da recriminare”, “Anche se molto amareggiato, lo staff azzurro è soddisfatto da quanto dimostrato”, “soddisfazione per come ciascuno degli azzurri ha affrontato la gara, lottando all’altezza di qualsiasi situazione”,”la consapevolezza del team azzurro di valere quanto chi ha vinto” ecc ecc) come fossimo TUTTI DECEREBRATI, incapaci di vedere e capire, è EVIDENTE che (giovani o meno giovani non fa più differenza a questo punto) la NAZIONALE fa veramente acqua da tutte le parti…dai dirigenti, ai tecnici, agli atleti, nessuno escluso! Non sono bastate le batoste prese ai Mondiali, Europei, Continental Open, Grand Prix e Grand Slam? E’ un’ECATOMBE continua e senza sosta da anni oramai!
    Mi sono veramente stufata, come tesserata e come italiana prima ancora, di sentirmi dire che “lo staff azzurro è soddisfatto da quanto dimostrato” come se nulla fosse accaduto! Io non sono soddisfatta per niente e non dovrebbe esserlo né lo staff né la dirigenza, anzi, sono proprio ARRABBIATA NERA! Insomma, basta essere lì, che poi se si fa un pessima figura và sempre bene lo stesso…ma allora chiunque è capace di fare il tecnico/dirigente in questo modo!
    Se avessi risultati così carenti nel mio lavoro, altro che “molto amareggiato…[ma] soddisfatto da quanto dimostrato”, i miei clienti mi darebbero un bel calcio nel sedere (passatemi il termine poco fine) e si andrebbero a cercare qualcuno più competente! E noi invece, nonostante tutto, nonostante le innumerevoli possibilità accordate, continuiamo ancora a tenerci (visto che non hanno MAI minimamente pensato, nonostante i pessimi risultati ottenuti, alle proprie DIMISSIONI) questi dirigenti e questi tecnici (NB: tra l’altro pagati con i nostri soldi!)? Ma non ci è dovuta neppure un’ammissione di colpa da costoro (che è sempre di qualcun altro o della sorte avversa!)? Non sarà ora di cambiare atteggiamento, strategie, politiche, programmazioni….e, soprattutto, staff e dirigenza?

  2. 8FJUDO says:

    Sono daccordo, ad eccezionale del primo punto, perche paragonare il livello continentale a un “campetto” rispetto a quello mondiale non ha senso, i nostri azzurri sono stati tra i migliori in europa e avrebbero potuto esserlo anche a livrlo mondiale. Ricordiamo anche che nella gara europea la fortuna è stata dalla nostra parte. Ai mondiali assolutamente no!

  3. Fabio says:

    La prima cosa che noto è il poco dibattito generato da questi articoli, quasi come ci fosse timore a prendere una posizione. Eppure non dovremmo aver paura a farlo, in fondo si tratta del nostro sport e, in alcuni casi, del nostro futuro. Un sano dibattito, se mantenuto nei dovuti binari, non può che essere benefico.
    Entrando nel merito, che il mondo del judo sia in forte evoluzione non lo scopriamo certo ora, è un processo che è in atto da almeno due quadrienni, sarà inesorabile ed irreversibile, soprattutto necessario se vogliamo evitare la fine della Boxe e della Lotta. Inevitabile non vuol dire che non siano necessari aggiustamenti, anzi, ma o siamo attori protagonisti nei cambiamenti all’attuale regolamento oppure ci troveremo inesorabilmente a subirlo (come sempre).
    Tra questi cambiamenti, anche di mentalità, il cardine è la LIBERALIZZAZIONE delle gare internazionali, da questo non possiamo prescindere: sarà doloroso, sarà costoso ma la direzione non può che essere questa.
    Il secondo a mio avviso passa per un ripensamento degli allenamento collegiali: perché non tornare agli intercentri? Modificati certo, ripensati certo ma così avremmo più possibilità di confronto e una base più allargata.
    Terzo, perché non tornare ad una commissione tecnica giovanile che segua cadetti e junior? I risultati a suo tempo si sono visti, perché abbandonare qualcosa che funziona?
    Quarto, i recuperi, si è vero, recuperare dai quarti può essere limitativo ma tutte le nazioni sono nelle stesse condizioni, non può essere un giustificativo per una spedizione “negativa”, magari un punto di miglioramento ma attenzione alla durata delle competizioni.
    Arbitraggio, punto dolente….contiamo poco? Una ragione in più per intervenire a livello politico e federale…..però la stessa attenzione la gradirei anche a livello nazionale…
    Convocazioni, non voglio questionare su chi hanno portato, sono tutti ragazzi di valore, ma forse qualcuno in più ci poteva stare.
    Ultimo, i tecnici, è solo un mio pensiero ma se ognuno si deve portare il proprio tecnico personale che senso hanno i tecnici federali? è una provocazione chiaramente ma anche qui sarebbe meglio mettere delle regole certe e precise onde evitare personalismi e iniquità….che sia ancora l’intercentro la soluzione?

  4. Manuela e Michele Pasini says:

    Come ribadiamo da tempo, la formula di recupero ai quarti è allucinante!!! se non sei IL MIGLIORE, il risultato dipende solo dalla fortuna del sorteggio!!! così abbiamo perso anche la Giuffrida ai mondiali !!!! ma c’è qualcuno dei nostri che si fa sentire, quando a livello internazionale prendono queste decisioni AGGHIACCIANTI ???? Lo scopo è solo quello di finire PRESTO, poi però spalmano le categorie su 5 giorni, così aumentano i costi per tutti !! e pensare che qualcuno vorrebbe introdurre la formula anche in Italia !!! Chi vuole finire le gare presto, può anche restare a casa !!!

  5. m.g. says:

    sul fatto che i mondiali siano andati male non ci sono dubbi.
    l’analisi fatta mi sembra corretta ma incomincerei parlando dando uno sguardo indietro nel tempo.
    ovvero da quando la nazionale juniores e’ stata affidata allo staff che segue la nazionale maggiore.
    forse dovrebbero scorporare le tre categorie ca-ju-se come fanno all’ estero nelle nazionali dove la programmazione e’ primaria e girano piu’ squadre contemporaneamente .
    il fatto che non si faccia questo potrebbe essere un problema di budget, ma quando si sa’ che si porta una squadra femminile per una gara a squadre e la piu’ forte (odette) viene ritirata prima perche’ deve fare un altro torneo la settimana dopo e non ti tuteli portando un altra al suo posto o per lo meno riporti la squadra due giorni prima a casa per risparmiare, dove sta la programmazione di questi tecnici?
    sono soldi buttati
    non era meglio portare a questo punto una categoria in piu’? almeno quei nomi citati nell’ articolo o ad esempio il campione italiano 81 tagliato fuori anche agli europei? perche’?
    si sono portati atleti meno competitivi di altri in tutte e due le competizioni (europei e mondiali) frutto di un clima di amicizia e commiserazione ;che chi e amico di chi…. puo’ partecipare alle gare e altri no.
    un esempio futuro e’ il fatto che ci saranno gli europei u23 e ci sono gia’ degli atleti che sanno di essere convocati e altri no perche’? vi sembra giusto che qualche allenatore si avvivicini ad un atleta e gli confessa il fatto che lui fara’ una gara in cambio di un futuro appoggio di stima comprato? e come se la nazionale di calcio prima della convocazione ufficiale dei mondiali diceva gia’ da una settimana che rossi era tagliato fuori cosa sarebbe successo in quel caso a prandelli?
    lo stile della tangente della parola all’ orecchio delle lobbi per favoritismi non so quando finira’ ma questo e’ il risultato.
    teniamoci comunque i risultati positivi che ogni tanto escono fuori grazie alle capacita’ di atleti favolosi che anche noi possediamo

  6. giuseppe says:

    Ragazzi vq bene il dibattito e le critiche… ma non possiamo sparare fango con un prestazione così ed essere entusiasti per qualche colpo di fortuna.

    Sicuramente agli Europei abbiamo avuto fortuna, ma i ragazzi sono stati bravi ed avevano gli giusti stimoli… Dopo una prestazione del genere ci aspettavamo tanto ai mondiali e siamo rimasti delusi!!!… Magari hanno dato tanto… forse troppo agli europei e x questa gara sono mancati gli stimoli o si è dato troppo x scontato…

    Credo che il problema della Commissione Giovanile x JU e CA era una buona cosa, perchè un JU è un atleta ancora giovane ed in fase evolutiva fisica e tecnica e ha necessità di insegnanti che lo allenino ma anche che lo istruiscano, perchè spesso nei club mancano basi fondamentali che non permettono hai ragazzi di rimanere competitivi nelle successive classi.

    E’ altresì, vero che gli JU hanno necessità di confrontarsi (in gara ed in allenamento) più spesso a livello SE per crescere in esperienza.

    I club sono spesso troppo isolati ed ognuno fa per se… questo non ci fa crescere, perchè le grosse società sono sempre le stesse ed inserirsi in un circuito del genere è difficile se non impossibile, partendo da piccole realtà.

    Secondo me bisognerebbe migliorare il livello degli insegnati dei club… e poi formare realmente quelli della nazionale… perchè non è detto che un fortissimo atleta da un giorno all’altro passa dall’agonismo puro alla direzione tecnica…. devono studiare e dimostrare che sono capaci…

    cmq speriamo bene e buon World Judo Day a tutti

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