Laura Zimbaro sull’incontro tra tra Abe e Maruyama

Laura Zimbaro sull’incontro tra tra Abe e Maruyama

Laura Zimbaro lascia ad Italiajudo il proprio commento sullo storico incontro tra Abe e Maruyama avvenuto lo scorso 13 dicembre 2020.

Pubblicato da Laura Zimbaro il 20 dic 2020 in Torino

In riferimento all’incontro tra Abe e Maruyama non è facile parlare di tecnica: infatti con avversari di questo calibro, che si conoscono molto bene, è molto difficile che esca fuori la tecnica. Piuttosto è stato un incontro di tattica pura. Solo chi è ad un certo livello e conosce davvero bene il judo può comprendere la grandezza di questo incontro e come lo hanno impostato entrambe le parti. C’è chi ha parlato di poca tecnica, qualcuno ha definito l’incontro come noioso o poco spettacolare. Abe e Maruyama hanno tecnica da vendere, tuttavia è difficile che esca fuori quando ci si conosce così bene. Ciò detto, l’incontro mi è piaciuto tantissimo.

Non sono molto d’accordo sulla scelta del match secco per decidere quale dei due atleti andrà alle Olimpiadi. Entrambi hanno dimostrato di meritare quel posto, magari si sono anche incontrati in gara più volte, forse sarebbe stato più giusto dare il posto al più alto in ranking alla fine delle qualifiche. Le lacrime di Abe e di Maruyama a fine incontro sono un segno evidente della tensione accumulata, dietro la quale vi erano anni di allenamento e di sacrifici. Abe per la vittoria e Maruyama per la sconfitta hanno entrambi scaricato la propria tensione.

A livello psicologico, affrontare un incontro di questo tipo è un carico molto difficile da sostenere. Io ho vissuto qualcosa di simile durante i miei 15 anni di nazionale. Infatti, ho sempre fatto selezioni tramite incontri arbitrati sia con il M. Monti sia con il M. Mariani, anche quando ho vinto gli Assoluti. Anche le campionesse del mondo Margherita De Cal e Teresa Motta hanno dovuto farle. Personalmente, mi é anche capitato di infortunarmi alla spalla che si sub-lussò durante le selezioni per quello che sarebbe dovuto essere il mio primo mondiale a New York, furono 7 incontri indimenticabili. Nonostante vinsi la selezione, l’infortunio non mi consentì di volare a New York; ricordo ancora bene che il Maestro Monti aspettò fino a pochissimi giorni prima della gara, con la speranza che potessi riprendermi. Questo piccolo episodio ve l’ho raccontato per farvi capire che sicuramente ci si può infortunare anche in un semplice randori, ma in un match così, la tensione e i rischi sono differenti.

A mio avviso, siamo lontani anni luce dalla cultura giapponese, sia per educazione, sia per struttura di lavoro. La parola Rispetto da noi non è stata ancora ben appresa, basti pensare a cosa accade in molte delle competizioni nostrane. Quando c’è un verdetto dubbio, lo si accetta difficilmente, soprattutto se ci si gioca qualcosa di importante, e spesso succede il finimondo. Dico ciò perché qualcuno potrebbe dubitare della validità del wazari di Abe, che rigurdandolo bene ci poteva stare tranquillamente. Ritengo tuttavia che nel momento in cui viene dato un verdetto, bisogna accettarlo, qualsiasi esso sia, giusto o sbagliato. È vero che si è avversari sul tatami, tuttavia fuori di esso ogni rivalità dovrebbe venir meno. Ho molto apprezzato la compostezza di Maruyama nell’accettare il verdetto. Ritengo che lo abbia fatto anche per rispetto di un avversario che é al suo stesso livello. Del resto, Maruyama è cresciuto judoisticamente ed è arrivato ai vertici mondiali nella propria categoria anche grazie ad avversari molto forti come Abe e ritengo che Maruyama nel momento dell’assegnazione della sconfitta fosse consapevole di ciò, e per questo motivo l’ha accettata senza batter ciglio. Mi è piaciuto molto quando ha ricordato il suo maestro ed i familiari che lo hanno sostenuto. Infatti, allenarsi molto duramente spesso porta a stare lontani dai propri cari. Dalla cultura giapponese dobbiamo apprendere ancora molto.

 

 

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