La storia di Daniel Kwadjo Anani: l’italiano impegnato ai Campionati Africani

La storia di Daniel Kwadjo Anani: l’italiano impegnato ai Campionati Africani

Raccontiamo oggi la storia di Daniel Kwadjo Anani, impegnato quest’oggi ai Campionati Africani in rappresentanza del Ghana. Lui però ha doppio passaporto, infatti, essendo nato a Brescia ha anche la nazionalità italiana. Affidato a diverse famiglie, all’età di 13 anni trova quella che puó chiamare Casa, dove incontra affetto e tranquillità. Il judo gli regala un sogno che sta inseguendo con passione e tanta dedizione. L’IJF gli dà la possibilità di gareggiare nei tornei del World Tour sponsorizzandolo. La sua storia ci rende pieni di orgoglio perché la nazionale italiana lo ha accolto come fosse uno di loro nonostante gareggi per il Ghana. Un esempio di fratellanza ed integrazione che andrebbe elevato a modello.

Pubblicato da Ennebi il 18 dic 2020 in Barcellona, ESP

Daniel raccontami di te e di come sei arrivato a fare judo? 

Sono nato a Brescia da genitori ghanesi. Ho vissuto con loro per i primi 10 anni, fin quando i miei hanno divorziato e sono intervenuti gli assistenti sociali ed un procuratore, che mi hanno affidato a diverse famiglie. Non mi sono mai sentito a mio agio, non mi sentivo al mio posto, fin quando,  all’etá di 13 anni ho avuto la fortuna di essere accolto dalla famiglia Brizzolari, dove ho deciso di rimanere anche dopo aver compiuto i 18 anni e dove vivo tutt’ora. Una famiglia stupenda che ospitava all’epoca più di 35 giovani in difficoltà. Ora ne siamo una quindicina. Tuttavia, sono sempre rimasto in contatto con mia madre naturale, che ho continuato a vedere molto spesso da quando sono stato affidato ad altre famiglie.

Dapprima ho cominciato a giocare a calcio, peró non mi piaceva. Ho poi provato anche basket e rugby. Dato che ero un ragazzo un po’ ribelle e indisciplinato, mia madre affidataria mi consiglió di fare judo e mi mando da Vittorio (ndr Serenelli). All’inizio nemmeno il judo mi entusiasmava, quando peró ho cominciato a fare le prime gare, mi sono appassionato. Da allora, ho cominciato a guardare i video dei campioni e mi sono allenato sempre più seriamente.

Quali erano gli atleti che guardavi e seguivi di più? 

All’inizio non conoscevo i nomi dei campioni e guardavo i video consigliati da youtube. Poi ho cominciato a conoscere anche chi erano i più forti ed il mio primo idolo è stato Teddy Riner. Non solo è grande e grosso, ma anche nero, come me. E poi aveva vinto competizioni molto importanti. Ho provato a studiare le tecniche che tirava lui.

Quali sono le tue tecniche preferite? 

Arai, uchi mata, ura nage e tani otoshi.

Mi ricordo di una scena molto simpatica relativa ad un tuo ippon di tani otoshi che hai fatto due anni fa ai campionati italiani juniores. Il video di quell’incontro è passato alla storia: come ti è venuto di dare il cinque all’arbitro centrale mentre ti stava assegnato l’ippon? 

In realtà non ho subito realizzato di aver battuto il cinque all’arbitro. Faccio la premessa che ero contentissimo di essermi giá solo qualificato alle finali dei campionati italiani dopo aver fatto solo un anno e mezzo di judo. Per questo motivo, quando ho fatto l’ippon non ho capito più nulla. Ero convinto di aver dato il cinque a Vittorio che era a bordo tatami. Quando ho realizzato la cavolata che avevo fatto, mi sono subito scusato con l’arbitro e sono contento che abbia deciso di non punirmi. Non è stato un gesto di arroganza, ma di pura felicità.

Hai fatto la tua prima gara dell’IJF World Tour a Budapest. Che esperienza è stata per te? 

Ero appena tornato da un ritiro ad Ostia. La federazione italiana mi ha aiutato molto e ringrazio Luigi Guido e Laura Di Toma per avermi permesso di allenarmi al Pala Pellicone. Anche Francesco Bruyere e il M. Murakami mi hanno seguito dal punto di vista tecnico come se fossi uno della squadra. Anche gli atleti mi hanno accolto molto bene. Fabio Basile in primis, anche Christian Parlati, i fratelli Esposito e Salvatore D’Arco mi sono stati vicini, fisicamente e mentalmente. In realtà ho legato un po’ con tutti. Grazie al supporto del team azzurro mi sono tranquillizzato prima della gara di Budapest e mi sono detto: “Andrá come andrá!”. Poi peró quando hanno squalificato la squadra azzurra per via della positività di alcuni atleti al COVID in aggiunta al fatto che ero senza allenatore, mi sono sentito un po’ disorientato.

Ai Campionati Africani sei senza allenatore per via delle tempistiche per ottenere il visto per Vittorio. Come affronterai questa gara? 

Ho la consapevolezza che non sono davvero solo e che Vittorio sarà davanti al monitor a guardarmi. Questa volta ho studiato bene gli avversari. Sono molto più calmo rispetto a Budapest. Sono anche più tranquillo per tutti gli aspetti burocratici, dal check in all’aeroporto, al cambio di volo, passando per l’accredito, il transfer all’hotel, fare il peso prova, eccetera. Quando viaggio da solo devo gestirmi a 360 gradi.

In questo periodo non è facile allenarsi per via delle restrizioni imposte dalla pandemia. Come hai affrontato questo periodo. 

All’inizio mi sono focalizzato di più sulla parte fisica, per esempio sul fiato, poi mi hanno aiutato mia sorella e mio fratello. Infatti, grazie al fatto che viviamo tutti nella stessa casa, ci è  permesso il contatto.

Quanti fratelli hai? 

In realtà mi riferisco ad altri ragazzi affidati alla famiglia a cui sono stato affidato anch’io. Tutti insieme formiamo un vera famiglia e quindi siamo fratelli e sorelle. Molti di noi facciamo judo da Vittorio.

So che lavori in un’azienda agricola. Come riesci a conciliare lavoro ed allenamenti? 

Prima di andare a lavoro la mattina, mi alleno sempre. A volte mi alleno anche durante la pausa pranzo. Quando finisco il lavoro, vado da Vittorio. Faccio due allenamenti al giorno, a volte tre.

Che hobby hai oltre al judo? 

Quando non mi alleno, lo guardo.

Come ti vedi nel futuro, qual è il tuo sogno?

Mi piacerebbe entrare in un gruppo sportivo militare e gareggiare per la nazionale italiana.

E chiaramente vuoi andare alle Olimpiadi, o mi sbaglio? 

Mi piacerebbe portare il mio allenatore alle Olimpiadi. Già mi immagino Vittorio sfilare alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi con i vestiti tipici del Ghana. Sono sicuro che fará un figurone.

Grazie per il tuo tempo, ti faccio un grande in bocca al lupo.

Grazie. Crepi il lupo.


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