La messa è finita (andate nei palazzetti)

La messa è finita (andate nei palazzetti)

Kuzushi, rompere l’equilibrio.  Rubrica a cura di Chiorbaciov   I Campionati Italiani Juniores di Fidenza sono già storia. Si porteranno dietro polemiche e incongruenze che, come da norma, si placheranno via via col tempo. Parlando di cose positive, complimenti ai tifosi del Kyu Shin Do Kai Parma, che hanno fatto sentire la propria presenza in maniera importante, [...]

Pubblicato da Chiorbaciov il 3 apr 2014 in Prato

Kuzushi, rompere l’equilibrio. 

Rubrica a cura di Chiorbaciov
 

I Campionati Italiani Juniores di Fidenza sono già storia. Si porteranno dietro polemiche e incongruenze che, come da norma, si placheranno via via col tempo. Parlando di cose positive, complimenti ai tifosi del Kyu Shin Do Kai Parma, che hanno fatto sentire la propria presenza in maniera importante, dando un bell’esempio di tifo. Ecco di cosa vorrei parlare oggi: TIFO.

“Mi pare d’essere in chiesa”. Così mio padre, uomo nerboruto e pittoresco con pochi peli sulla lingua, esordì ai Campionati Italiani Junior a Genova un paio d’anni fa. Quella frase lì per lì mi fece sorridere. Poi, a distanza di mesi, ridere. Infine mi fece capire. Palazzetti giganti per finali nazionali pieni di un nulla siderale. Non so voi, ma una competizione sportiva nel silenzio mi mette i brividi. Ora, le ragioni di un palazzetto mezzo vuoto sono molteplici: tanti soldi per muoversi, sfacchinate chilometriche, capienza esagerata per gare con un numero ridotto di pubblico.

Eppure non trovo il modo di giustificarle. E non lo faccio perchè i genitori della mia società d’appartenenza, quando ci sono le gare, si muovono in massa. Anche per un solo atleta, anche se loro figlio non gareggia. Addirittura, a volte, perfino se ha smesso proprio di venire in palestra.

Alcuni portano cibo per un’armata. In quella gara specifica ricordo che due di loro tirarono fuori un indefinibile chilometraggio di focacce, uccisero un maiale sul posto e presero a distribuire schiacciate ripiene a chiunque passasse nel raggio di quindici gradini. Alle finali Juniores a Napoli, qualche anno prima, un genitore del posto entrò nel palazzetto con una scatola di pizza che faceva ombra a tre quarti degli spalti, guardando una atleta negli occhi prima della finale e dicendole solo “Mangia! Mangia!”.

I viaggi, poi, sono stati delle vere e proprie epopee. Partiamo tutti insieme (orari di peso e distanze permettendo), ci dividiamo nelle macchine e partiamo. Il capofila è quello che ha il TomTom più aggiornato. Dopo circa 10 Km dall’imbocco dell’autostrada partono le bestemmie perchè “abbiamo perso qualcuno”. Una volta, per una gara in Croazia, ci perdemmo (è il rischio che corri con il TomTom non aggiornato) e, muniti di cartina, passammo per strade che farebbero rimpiangere quelle piene di buche in stile safari che ci sono nelle nostre città. Arriviamo (quasi) sempre in tempo, anche perchè se mio padre scende sotto i centotrenta orari rischia l’orchite.

Ma il bello arriva a gara in corso. Grida, pianti di gioia, esultanze smodate. E questo solo durante il riscaldamento. Il combattimento è una sofferenza vera, di quella che abbiamo provato tutti quando un nostro amico sta là sopra vacillando tra la vittoria e la sconfitta. Polemiche con gli arbitri, certo. Ma fa tutto parte del gioco: è il prezzo che la federazione deve pagare se vuole avere un movimento passionale. Polemiche, badate bene. Mai offese rivolte a nessuno. Nè agli ufficiali, nè tantomeno agli avversari. Insomma, in una parola: tifo.

Ora, il nostro non è certo il solo gruppo che fa queste cose (vedi ragazzi e ragazze muniti di trombetta del Kiy Shin Do Kai). Ma converrete con me che di palestre così ce ne sono troppo poche. Gli allenatori devono muoversi in questa direzione, creare un gruppo che non lascia indietro nessuno e tenta di coinvolgere tutti. Niente gelosie, niente battibecchi. E’ più importante e formativo questo per un judoka, piuttosto che conoscere il seoi nage. Ma in fondo è quello che ci ha lasciato Jigoro Kano: lavorare insieme per la mutua prosperità.

E la Federazione? Certo non può fare molto in questo caso. Però tentiamo di semplificare le cose a chi le gare si sbatte per organizzarle, no? Almeno gli arbitri potrebbero essere pagati dalla Fijlkam. Un signore mi ha detto: “E’ come se ti lavo la macchina gratis: il sapone e la spugna dammeli tu”.

Insomma, riempiamo noi questi benedetti palazzetti, facciamo sentire sempre il nostro appoggio ad i judoka che conosciamo, tiriamo fuori questa passione che abbiamo dentro. In fondo è solo un altro modo per trasmetterla.


  1. Vascellari Gianpietro says:

    Di proposte per vivacizzare lo sport che qualche coraggioso ha definito il più’ bello del mondo se ne possono far tante, ma non è’ di certo mettendo i combattenti in gabbia o con i petardi in gara che possiamo invertire lil lento ma continuo abbandono del Judo agonistico. Tutti i cosiddetti “rimedi” fino ad ora non hanno fatto altro che accelerare l’ allontanamento di atleti e pubblico dalle gare di Judo. I motivi sono tanti e per sentirli basta andare in una qualsiasi gara ed ascoltare i commenti (a microfono spento)dei pochi insegnanti rimasti in trincea a lottare per far sopravvivere il nostro sport. Il problema vero e’ però’ un altro, perché basta chiedere a chi brontola e si lamenta di farsi avanti che l’agitarsi delle mani si spegne ed ogni bocca si chiude improvvisamente. In altre parole l’ italico male del ” ci pensino gli altri” o del ” tanto non cambia nulla” per non parlare del ” meglio non esporsi con opinioni che potrebbero non piacere a qualcuno” e pienamente presente anche nel Judo come in qualsiasi altro ambiente del nostro paese. Un banale esempio su mille, che chiunque potrebbe citare nel normale vivere quotidiano, l’ ho avuto proprio nella recente finale Junior, dove al mattino è’ stata ufficializzata in una riunione con i rappresentanti di Società, la presenza di un rappresentante degli insegnanti tecnici quale tramite col settore arbitrale. Dopo aver raccolto al mattino le più’ disparate lamentele non tanto per la buona volontà’ di chi si prestava all’ennesimo volontariato federale non retribuito, ma per la concreta impossibilità’ di seguire contemporaneamente quanto accadeva su ben cinque tatami, mi aspettavo che almeno uno di quelli che si erano lamentati alzasse la mano per dir la sua. Alla classica domanda finale ” c’ e’ qualcuno che desidere chieder qualcosa? ” nessuno però (come in ogni altra occasione) ha però alzato la mano o aperto bocca. Che ci sia bisogno di qualcuno che si esprime l’ho però’ visto subito dopo, quando ho stimolato i presenti che stavano per andarsene con alcune personali osservazioni in merito. Le osservazioni sono state infatti subito condivise da più’ d’ uno, con un assenso riassumibile nella proposta alternativa di un “rappresentante di collegamento” per ogni tatami. E’ solo un piccolo ma significativo episodio della rassegnazione trasversale che dilaga nel settore agonistico, ma che potrebbe trovare sponda solo a livello di vertice, con la nomina o meglio l’elezione di ” Pietro Micca” votato al sacrificio personale pur di arrestare il lento ma fino ad ora inarrestabile declino del Judo agonistico.

    • GB says:

      Hai pienamente ragione. Mentre i “vertici” continuano a pontificare dicendo: il nostro è lo sport migliore,siamo i più bravi ecc ecc” Gli altri ridono e ci soffiano tutti i tesserati. Il judo agonistico così com’è non è più attraemte per la maggior parte dei ragazzi del giorno d’oggi. E la federazione, i delgati provinciali ecc ecc cosa fanno? Pensano alle gare Master come se questo fosse il futuro.

  2. Chiacchierone says:

    Ma è normale che le altre discipline soffino via tesserati… Ci rendiamo conto che i sacrifici che un atleta compie durante tutta la stagione possono essere vanificati perchè se anche involontariamente la mano va al pantalone si becca la squalifica?

    Ora la mia è un’esagerazione provocatoria…Ma è normale se, capitando sempre più spesso cose come queste, l’atleta si stufa e cambia disciplina.

    Altro discorso quello del pubblico che condivido al 100% con quanto scritto nell’articolo! Bisognerebbe essere insegnanti anche di affiatamento :)

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