JUDO E SOCIETÁ 6

JUDO E SOCIETÁ 6

Siamo giunti al sesto appuntamento della rubrica “JUDO E SOCIETÁ” curata dal prof. Giuseppe Tribuzio, sociologo dell’Educazione. Quest’oggi il prof. Tribuzio analizza l’attualita’ del mondo judoistico italiano e palra della necessita’ di vedere il “mondo alla rovescia”, unico modo, probabilmente, per tornare alla normalità.    IL MONDO ALLA  ROVESCIA… Nel 1580 nella  cittadina  francese di Romans [...]

Pubblicato da G. Tribuzio il 21 mag 2015 in Bari

Siamo giunti al sesto appuntamento della rubrica “JUDO E SOCIETÁ” curata dal prof. Giuseppe Tribuzio, sociologo dell’Educazione. Quest’oggi il prof. Tribuzio analizza l’attualita’ del mondo judoistico italiano e palra della necessita’ di vedere il “mondo alla rovescia”, unico modo, probabilmente, per tornare alla normalità. 

 

IL MONDO ALLA  ROVESCIA…

Nel 1580 nella  cittadina  francese di Romans durante i festeggiamenti di carnevale come di consueto  ci si lasciò andare a comportamenti che non erano assolutamente permessi, ma tollerati solo nel periodo carnevalesco. Si tollerava che in quei giorni  si potessero invertire i ruoli sociali rigidamente rispettati, si consentivano sbeffeggiamenti, e perfino scherzi di cattivo gusto. Ma tutto aveva un limite temporale oltre il quale, tutto rientrava nella normalità. Una volta fatta calare la pressione sociale attraverso questo rituale collettivo, ognuno tornava al suo posto. Quell’anno, però, la popolazione di Romans esagerò e continuò a immaginare di poter veramente capovolgere la realtà sociale, per cui si passò, senza soluzione di continuità, dalla trasgressione alla rivolta. Il tutto durò solo qualche giorno in più del normale, perché l’euforia rivoltosa finì tragicamente, con l’impiccagione del capo rivolta, il cui corpo venne esposto a testa in giù, giusto per ristabilire l’ordine naturale delle cose.

Insomma la visione del mondo alla rovescia rappresentò,  per molto tempo ancora, la grande aspirazione degli strati più umili della società, che immaginavano un mondo nel quale finalmente sarebbero diventati protagonisti. Grazie a questa grande utopia proliferarono e si diffusero,  fino alla fine del ‘700, numerose stampe che rappresentavano,  appunto,  questo capovolgimento di ruoli.

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Nelle agenzie educative fondamentali come la famiglia e la scuola, a ben vedere, la grande illusione di poter immaginare un mondo alla rovescia di qualche secolo fa, è diventata una drammatica realtà. I genitori che non sanno più esercitare la loro autorità, diventano giorno per giorno vittime delle angherie dei loro figli, che fin da piccoli imparano l’arte subdola del ricatto, che li porterà in breve tempo a diventare i nuovi capi famiglia. Gli insegnanti, loro malgrado, sono costretti a contrattare con gli studenti la durata e i contenuti delle loro lezioni, per giungere  di conseguenza a esprimere giudizi finali che non sono né equi  e né opportuni. Il mondo alla rovescia  è diventata una realtà strisciante, anche quando non appare evidente, esiste e corrompe le fondamenta dell’educazione delle future generazioni.

Il modello educativo proposto dal Judo del prof. Kano,  propone  qualcosa che sembra anacronistico oggi, il rispetto dei ruoli. Attenzione,  questa proposta educativa non deve essere  etichettata come conservatrice, come qualcuno erroneamente in passato ha cercato di fare. Educare i giovani  è un’impresa difficile, complessa, che comporta enormi rischi, ma necessita di una guida, di un adulto che si assume questa  responsabilità. Per poter svolgere al meglio il suo lavoro, l’educatore necessita di mostrarsi autorevole, certo, ma  deve avere l’autorità del ruolo, altrimenti viene meno uno degli elementi portanti della trasmissione della conoscenza.

Da qualche anno molte famiglie, su consiglio anche dei pediatri, che non vedono più, finalmente, solo il nuoto come sport  completo, avviano i loro figlioli al Judo, convinti che non facciamo solo sport, ma che acquisiscano un modo di  pensare e di agire secondo delle regole, condivise e rispettate. I genitori sanno che in una scuola di Judo opera un  insegnante che si prenderà cura  del bambino e attraverso la pratica di questa disciplina  gli  farà comprendere che  il rispetto, il  merito, l’autorità, la solidarietà, la sincerità, la lealtà, sono valori senza  dei quali  la vita sociale  tenderebbe a  diventare una  giungla, dove vige la legge del più forte, del più prepotente.

Il mondo non va capovolto perché deve restare così com’è; non va capovolto perché così facendo si corre il rischio di smarrire la strada  che porta i giovani a  diventare adulti, consapevoli di essere titolari  di diritti, ma anche di doveri verso se  stessi e verso gli altri.

Raccogliere in sede di gara i rifiuti accumulati durante la giornata, non vuol dire vedere il mondo capovolto, perché dovrebbe, teoricamente toccare a qualcun altro addetto alle pulizie, ma mostrare  agli altri come si sta al  mondo, quando si fanno propri  certi valori.

Chiedere il rispetto della propria persona ai giudici di gara, all’arbitro, al tecnico accompagnatore, non vuol dire  rovesciare il mondo delle relazioni, ma  affermare i propri diritti.

Nello stesso tempo, denunciare un modo superficiale di  praticare e manifestare l’appartenenza al mondo judoistico; un certo modo di dirigere, alquanto opinabile dal punto di  vista dei principi democratici,  diventa un dovere per salvaguardare il buon nome del Judo e dei suoi principi.

Forse è giunto il momento per affermare che una certa tradizione judoistica che vorrebbe ancora una platea di praticanti seduta in ginocchio, sempre  pronta a dire di sì, in modo acritico, non può esistere  più se non  nell’album dei ricordi di alcuni nostalgici.

Il vero modo di pensare oggi può essere davvero quello di vedere il mondo alla rovescia,  perché è diventata una necessità, giusto  per riportarlo, semplicemente, alla sua normalità.

Continua…

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