Intervista pre-mondiale ad Andrea Regis

18/08/2011 Classe 1991 e già molti risultati in tasca, tra cui 7 titoli italiani individuali, con la consapevolezza che la strada è ancora molto lunga e tutta in salita. Mamma e Papà lo seguono in ogni dove e la sorella Alessia vola direttamente dalle Universiadi in Cina per vederlo nell’area di Bercy. È questo il [...]

Pubblicato da Cinzia Bonfante il 26 ago 2013 in

18/08/2011 Classe 1991 e già molti risultati in tasca, tra cui 7 titoli italiani individuali, con la consapevolezza che la strada è ancora molto lunga e tutta in salita. Mamma e Papà lo seguono in ogni dove e la sorella Alessia vola direttamente dalle Universiadi in Cina per vederlo nell’area di Bercy. È questo il mondo di Andrea Regis che supportato da amici e familiari ha portato sul gradino più alto del podio il nome dell’Italia in occasione degli Europei Junior nel 2010. Unico atleta civile del team azzurro ai prossimi mondiali, Andrea si accinge a confrontarsi con atleti di tutt’altra esperienza e qualità, ma ha già dimostrato di essere all’altezza, di regalare emozioni e continui miglioramenti.

 

Andrea, sei appena tornato dalla trasferta di San Salvador dove hai conquistato il bronzo e la convocazione per questo mondiale. Cosa hai pensato all’ultimo matè della gara, quando il bronzo era tuo?  E prima della gara?

Diciamo che stavo attraversando un momento non troppo positivo per quanto riguarda il judo espresso in gara; il risultato degli ultimi tornei disputati a livello internazionale aveva cominciato a pesare sul mio morale, che non accetta volentieri di perdere sempre ai primi turni, sebbene il livello delle competizioni fosse elevato.

Comunque a dire la verità, non ho avuto la certezza della convocazione per il mondiale fino a due giorni dopo la gara, quindi, all’ultimo matè  a San Salvador, ero sì contento per il risultato finalmente ottenuto, ma non ancora sicuro al 100% per Parigi… Forse, la prima cosa che mi sono detto appena sceso dal tatami è stata: “era ora cavolo… ci voleva proprio!”

 

Sei l’atleta più giovane di questa trasferta ai Mondiali a Parigi, e l’unico civile presente, è una grande responsabilità. Come vivi questa situazione?

Penso che siano proprio queste due caratteristiche a rendermi  più sereno e a togliermi un po’ di responsabilità dalla testa!

L’anno scorso ad esempio, ultimo anno under 20, nelle competizioni di categoria, sentivo tutto il peso del risultato, per di più, essendo ai vertici della ranking list, ero costantemente studiato dai coach stranieri. La situazione ora è diversa, la mia posizione in ranking list è piuttosto bassa e ciò significa che non sono tra i “judoka di spicco”, quelli cioè che vengono studiati nei minimi particolari . Spero perciò di poter fare qualche ”brutto scherzo” ai miei avversari più esperti cioè coglierli di sorpresa… Scherzo naturalmente e so che sarà dura anzi durissima..

 

Nel 2010 hai conquistato il titolo assoluto individuale, a squadre e il titolo europeo junior. Quest’anno invece non ti abbiamo visto agli assoluti causa infortunio, di che si trattava?

Ho avuto un problema alla schiena che mi ha bloccato per 2 mesi senza conoscerne la reale causa, poi dopo aver diagnosticato il problema, mi sono dovuto fermare per altre 5 settimane oltre il tempo necessario per trovare confidenza sul tappeto…

 

Ora hai recuperato? Puoi tornare ad allenarti nei migliore dei modi?

Penso di aver recuperato piuttosto bene dall’infortunio anche se la mia schiena è un po’ il mio tallone d’achille e devo essere cauto e controllato come tutti quelli reduci da un infortunio.

Credo comunque di essere già tornato da un po’ di tempo ad allenarmi nel migliore dei modi, anche perché con una preparazione non adeguata, probabilmente non avrei ottenuto il bronzo a San Salvador.

 

Quanto è importante per te allenarti con degli amici oltre che con dei semplici compagni di allenamento?

In questo momento della mia carriera di judoka, ho assoluto bisogno di presenze fisse in cui riporre tutta la mia fiducia per allenarmi al meglio; queste presenze sono le persone con cui mi alleno, “quelle” che non se la prendono se una sera le mando a quel paese per motivi veramente futili legati a momenti di maggior pressione, “quelle” che capiscono il mio stato d’animo e continuano a farmi allenare per migliorare insieme… A tal proposito sento di dover menzionare e ringraziare  3 persone in particolare:  il maestro Pierangelo Toniolo, il mio “maestro” di sempre che mi conosce fin da piccolo, mi ha cresciuto e insieme proviamo a “crescere ancora”; e  i miei due ukè (che in realtà non sono ukè e basta, ma “amici” e a loro volta torì!) Matteo Piras e Nicholas Burello.

 

Che sensazioni provi pensando all’appuntamento dei Mondiali di Parigi? Siamo curiosi di sapere come un atleta abituato a calpestare materassine importanti si approcci ad un appuntamento come il Mondiale.

Direi che non esiste “ABITUDINE“ a questi eventi!! La squadra nazionale italiana è composta da atleti che hanno tutti molta più esperienza di me, ma al di là di questo, non credo proprio, ribadisco, che si possa mai fare l’abitudine a questo tipo di competizioni! E’ sempre un’emozione unica e irripetibile salire sulle varie materassine mondiali, e per quanto mi riguarda, il brontolio allo stomaco è sempre presente fino ad un attimo prima dell’ajimè.

Mi è stato detto che il Grand Slam di Parigi è forse il torneo più emozionante al mondo, ed ogni volta che si entra dentro a quel palazzetto, non è importante quante volte una persona ci sia stata, ma le gambe cominciano a tremare per via dell’atmosfera incredibile che si respira… Mi immagino allora il Mondiale a Parigi  cosa possa essere, e sono molto ansioso che arrivi il giorno della competizione per provare anch’io per la prima volta queste sensazioni…

  

Italiajudo sarà ai Mondiali a tifare per te e per tutto il team azzurro. Speriamo con il nostro supporto di esserti d’aiuto ad affrontare al meglio i mondiali.

Per ogni atleta credo sia molto gratificante avere del tifo intorno.

Per quanto mi riguarda, adoro quando mi si fa il “tifo”; dal tatami sento sempre la voce dei miei genitori o di mia sorella durante le mie competizioni, e questo mi aiuta molto… probabilmente sono uno di quelli che più tifo c’è, chiaramente a mio favore, meglio è. Ciò mi carica e mi sprona.

È magnifico quindi avere tifo, ma in caso di sconfitta è altresì tremendo sapere che hai deluso qualcuno che seduto là sopra, desiderava il meglio per te…

Sono molto grato a Italiajudo per l’impegno e l’attenzione che dedicate a questo sport e sarò felice di vedervi a Bercy il 24 agosto p.v.!!!

 

Ultima domanda: un tuo sogno da realizzare? 

Scusate ma per scaramanzia non rispondo!

 

Un grande in bocca al lupo!

Crepi il lupo e grazie!

 


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