Intervista pre-mondiale a Lucia Tangorre

26/08/2011 Lucia Tangorre, giovanissima, compirà 23 anni ad ottobre, è la titolare della Nazionale italiana ai Campionati del Mondo Senior di Parigi. Campionessa Europea U23, bronzo europeo Under 23, vice campionessa europea Under 20 e bronzo agli Europei Cadetti. Un curriculum di tutto rispetto. Di recente quinta in Coppa del Mondo a Lisbona. Quando combatte, [...]

Pubblicato da A.C il 26 ago 2013 in

26/08/2011 Lucia Tangorre, giovanissima, compirà 23 anni ad ottobre, è la titolare della Nazionale italiana ai Campionati del Mondo Senior di Parigi. Campionessa Europea U23, bronzo europeo Under 23, vice campionessa europea Under 20 e bronzo agli Europei Cadetti. Un curriculum di tutto rispetto. Di recente quinta in Coppa del Mondo a Lisbona. Quando combatte, sembra di vedere Davide contro Golia, essendo la più piccola nella sua categoria dei + 78 kg. Leggiamo le sue parole.

 

Ormai sei abituata a calpestare le materassine delle competizioni più importanti: come ci si avvicina ad una manifestazione di così grande rilievo?

Anche se è da un po’ di tempo che indosso la maglia azzurra, partecipare a un mondiale di qualificazione olimpica è per me qualcosa di straordinario… durante il periodo che precede l’evento bisogna saper soprattutto controllare le emozioni e l’ansia, cercando di dare sempre il massimo ad ogni allenamento. In verità l’iter non cambia molto rispetto ad altre gare perché tutte, soprattutto con il metodo di qualificazione che c’è, hanno la loro valenza! 

 

 

Cosa è stato più difficile in questo periodo? E la cosa ti ha dato più forza?

Per preparare questa competizione ci abbiamo messo circa 40 giorni: nel periodo più caldo dell’anno riuscire a dare il massimo è veramente faticoso perché il fisico è messo a dura prova non solo da i faticosi allenamenti ma anche dalle temperature elevate. Proprio questa situazione di stress mi fa rimanere più concentrata su quello che faccio pensando che è un lavoro propedeutico a qualcosa che non ha eguali…

 

Cosa conta di più per te fuori dal tatami in un periodo così intenso ed importante come questo?

Quando si sale sul tatami bisogna riuscire a dimenticare  tutto il resto. Bisogna resettarsi e pensare solo a combattere e a migliorare se stessi. Credo che una volta  allacciata la “cintura” tutto il resto si annulla è c’è solo la voglia di combattere per vincere!

 

Tecnica, tattica, testa o preparazione fisica: cosa conta di più nella tua preparazione?

Preparazione fisica fatta fino a non sentirsi più le gambe e le braccia, polmoni quasi “collassati”… tutto questo ti rende più forte di testa perché ti senti pronto ad affrontare qualsiasi ostacolo anche se è la campionessa del mondo uscente.  Tattica e tecnica servono più che altro per lavorare nello specifico sulle varie avversarie.

 

Quali sono le tue carte vincenti sul tatami?

La mia forza sul tatami è di dare tutta me stessa fino a che “non mi sento male”, sia in gara che in allenamento … un buon lavoro premia sempre. Martellare finché gli altri cedono e poterli portare giù: d’altronde chi si ferma è perduto, occorre andare sempre avanti anche quando si sta perdendo.

 

Sei impegnata in una categoria “pesante” in tutti i sensi: com’è affrontare dei colossi di oltre 100kg?

Nella mia categoria sono considerata  il “Davide” della situazione , le avversarie più piccole che affronto mi danno 15 kg.  Però la forza non è tutto nel nostro sport: il mio punto forte è la tattica, ovvero non farmi “prendere”, altrimenti le altre userebbero al massimo il loro peso e mi proietterebbero con facilità; per me è fondamentale anche mantenere il ritmo della gara sempre a livelli massimi per farle stancare e poter attaccare per metterle al tappeto. La testa è importantissima in questi casi, credere in quello che si è fatto in allenamento e nei consigli dati degli allenatori: con la convinzione del “io posso” non ci sono ostacoli insormontabili.

 

Che caratteristiche deve avere un atleta per  diventare un campione?

Vorrei saperle anch’io! Penso che allenamento e dedizione per quello che si fa siano alla base di grandi atleti… poi anche un po’  di talento non guasta!

 

Chi è  o chi è stato il modello a cui ti ispiri? Perché?

Un grande atleta che ammiro è Giuseppe Maddaloni, non solo per la grande emozione che ci ha dato vincendo la splendida medaglia d’oro all’olimpiade di Sydney, ma avendo avuto modo di allenarmi con lui nello scorso quadriennio, mi rispecchio in lui perché era il primo e l’ultimo a salire e scendere dal tappeto, guardarlo negli occhi mentre si allenava era una botta di adrenalina: Pino dava sempre di più di quanto aveva da dare… che dire, un grande che amava quello che faceva e ha creduto nelle sue possibilità!

 

Un obiettivo ed un sogno da realizzare?

Credo che non ci siano dubbi sull’obbiettivo a breve termine: fare un grande mondiale e cercare di  mettere una certezza sulla qualificazione olimpica…è un sogno che dalle prime garette di bambini mi porto dietro! “Impossible is nothng” credo in quello che faccio e ci proverò fino  alla fine.

 


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