Intervista ad Antonio Di Maggio (terza parte)

Intervista ad Antonio Di Maggio (terza parte)

Pubblichiamo il terzo appuntamento con il maestro Antonio Di Maggio. Nella prima parte, pubblicata due settimane fa, Di Maggio ci ha spiegato le ragioni che lo hanno portato a rassegnare le proprie dimissioni da Presidente della Commissione Organizzazione Gare. La chiacchierata aveva toccato diversi temi, tra cui il rifacimento dello Statuto della FIJLKAM. Martedì scorso Antonio Di Maggio ci parla della sua visione di Comitato Regionale e dell’autonomia dei settori che, secondo lui, andrebbe ristabilita. Quest’oggi affrontiamo con lui il tema del CONI e della propria organizzazione, tema molto attuale visto il braccio di ferro tra Malagò ed il Governo che sta riempiendo molte pagine di giornali. Di Maggio si sofferma anche sul PAAF, fornendoci le ultime indiscrezioni del momento. Il maestro Di Maggio è un ottimo conoscitore degli ambienti federali e ha un trascorso importante in diverse federazioni sportive.

Pubblicato da Ennebi il 21 nov 2018 in Berlino, GER

Maestro Antonio Di Maggio, a proposito del braccio di ferro tra il Comitato Olimpico Nazionale e il Governo, visto che Lei ha lavorato al CONI, che idea si è fatto di ciò?

Il CONI era motivo di studio da parte di tantissimi Paesi stranieri che ammiravano il nostro sistema organizzativo, con la sua autonomia dalla politica e con le entrate del Totocalcio che consentivano una totale autogestione. Se penso a tutto ciò, mi viene tanta tristezza.

Mi faccia capire meglio, ritiene sia giusto che il CONI resti cosi com’è?

Assolutamente no e mi spiego. Ho speso la mia vita occupandomi di sport senza mai farmi inquinare dalla politica. Sotto questo punto di vista, sono per il CONI così com’è. Tuttavia, da quando lo hanno modificato con la riforma Melandri che ha fatto si che il CONI si inchinasse ai partiti politici, ne abbiamo viste delle belle. Non ha molto senso che il personale del CONI sia passato da dipendente pubblico a privato – ovvero delle Federazioni Sportive Nazionali – ma pagato con il contributo del CONI stesso, che a sua volta prende finanziamenti statali. Al CONI si è affiancato un’azienda a tutti gli effetti, la CONI Servizi S.p.A. Ma se parliamo di sport cosa centra una Società per Azioni? E sopratutto chi e come è andato ad occupare tutte quelle poltrone? Potendo assumere liberamente personale per di più senza concorso, lascio a voi l’immaginazione di quale nepotismo si sia potuto mettere in atto.

Mi pare di capire che Lei auspica ad un cambiamento?

Mia mamma diceva sempre: “il peggio non è mai morto”. Pertanto sono sempre molto preoccupato quando arrivano i rinnovatori della giornata – si veda il Consiglio del settore judo. Tuttavia, visto il degrado di tutto il movimento sportivo, ben venga qualsiasi rottura della situazione attuale.

Come vede Lei l’organizzazione dello sport in Italia?

Ritengo che non si possa più proporre il CONI come quello del 1942, pertanto credo sia opportuno istituire un Ministero dello Sport, così come accade nella maggior parte dei Paesi. Ovviamente con la speranza che vengano riformate le regole per le Federazioni Sportive Nazionali che dovrebbero avere norme uguali. Oggi invece abbiamo Statuti diversi tra le Federazioni Nazionali Sportive e i criteri di erogazioni dei fondi non sono chiari e trasparenti, piuttosto cambiano a seconda degli accordi politici. Porto alcune considerazioni: ogni sport Olimpico dovrebbe avere una sua Federazione, questo lo dice anche il Comitato Olimpico Internazionale. Per gli sport non ancora olimpici ci dovrebbe essere un percorso diverso. Altro esempio: credo sia giusto che ogni sport olimpico possa essere rappresentato da 9 consiglieri più il Presidente. Questo fa sì che non ci sia tanta conflittualità alle elezioni e il territorio è rappresentato al meglio. Per quanto riguarda gli Insegnanti Tecnici, questi dovrebbero essere formati con un percorso che permetta loro di specializzarsi. Io identifico quattro indirizzi principali che ritengo validi per ogni sport, non solo per il judo:

  1. Tecnico di base (può insegnare in palestra);
  2. Tecnico per la scuola (insegnante scolastico);
  3. Tecnico per i Disabili (può insegnare ad Atleti con disabilità)
  4. Tecnico per Agonismo di Alto livello e le Nazionali (può allenare gli atleti delle Nazionali).

Inoltre, ritengo opportuno che tutti gli sport abbiano diritto a pari dignità e spazi pubblicitari garantiti, mi riferisco non solo a TV a Giornali, ma persino al mondo del web. Con queste poche ma sostanziali riforme si metterebbe un po’ d’ordine e – sopratutto – un po’ di equilibrio.

A proposito di Federazioni e regole del gioco, Lei che è ben informato nonostante si sia da poco dimesso da Presidente della Commissione Organizzazione Gare, sa se vi sono dei progressi per quanto riguarda il PAAF per l’anno 2019?

Ancora non c’è un accordo. Recentemente i comitati regionali si sono uniti nell’esprimere preoccupazione e nel richiedere un incontro per discutere i principali punti, prima che il PAAF sia approvato dal Consiglio. Credo sia questa la ragione per cui il Consiglio di settore previsto per venerdì 16 novembre sia stato rimandando a data da destinarsi. Probabilmente si svolgerà il 7 dicembre. Tuttavia, un incontro ufficiale con i vice presidenti regionali di settore non è stato convocato, quanto meno alla data attuale.

Approfitto della possibilità che mi offre Italiajudo per dire quello che penso in riferimento ad un punto del PAAF. Mi permetto di dare una soluzione al quiz: “come equilibrare la Ranking List che dà tanti punti a chi partecipa ai Campionati Regionali e non ne dà a chi per regolamento non vi può partecipare”. La proposta che faccio è far svolgere prima i Campionati Regionali di qualificazione con la partecipazione di tutti, inclusi i qualificati di diritto. Ciò significa che tutti possono accedere ai punteggi della Ranking List. Tutti coloro che non sono riusciti a qualificarsi, potranno partecipare alle gare di Gran Prix e Trofeo Italia nell’arco dell’anno, alle quali potranno partecipare anche i già qualificati.

Maestro, le Sue due precedenti pubblicazioni su italiajudo.com hanno registrato un boom di visite. Lei che riscontro ha avuto?

Grazie della domanda che mi da la possibilità di ringraziare tutti coloro che mi hanno fatto sentire il proprio sostegno o la propria approvazione in riferimento a quanto ho espresso. Molti di loro, per ovvi motivi, preferiscono non comparire pubblicamente. Se ognuno che mi ha contattato in privato avesse lasciato un commento per iscritto, avrebbero intasato Italiajudo. Di nuovo, grazie a tutti, sarò la vostra voce finché avrò la possibilità di farlo.

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